In occasione dell’incontro con l’autore al Festival della Letteratura di Atene, il 28 marzo 2026
Il libro di Matteo Nucci, Le lacrime degli eroi, si configura come un dispositivo critico complesso che attraversa, in forma ibrida, il saggio, la narrazione e la riscrittura del mito, interrogando uno dei nodi più profondi della cultura occidentale: il rapporto tra emozione, memoria e costruzione dell’eroico.
Al centro dell’indagine si colloca una figura apparentemente marginale e tuttavia decisiva: l’eroe che piange. In opposizione a una lunga tradizione che ha progressivamente associato il pianto alla debolezza, Nucci riporta l’attenzione sulla dimensione originaria dell’epos omerico, dove la lacrima costituisce non una caduta, ma una forma eminente di esperienza. Achille, Odisseo, Priamo: l’eroismo arcaico si manifesta come capacità di attraversare il dolore senza sottrarsene, fino a farne luogo di riconoscimento.
È proprio questa evidenza, apparentemente ovvia, a essere rimossa nel passaggio alla classicità. Il momento paradigmatico individuato da Nucci, la scena di Pericle che crolla sul corpo del figlio, segna simbolicamente la crisi di un modello antropologico. Lì dove l’eroe omerico piange senza perdere statura, l’uomo politico della polis viene invece giudicato e delegittimato proprio in virtù del suo pianto.
L’operazione di Nucci consiste nel mettere in luce la genealogia di questa trasformazione, individuandone il punto di svolta nella riflessione platonica. Platone, impegnato nella costruzione di una nuova paideia, avvia una vera e propria riforma dell’immaginario, in cui la poesia omerica, e con essa il modello emotivo che essa veicola, viene sottoposta a un processo di purificazione. Le lacrime degli eroi diventano incompatibili con l’ideale del cittadino-filosofo, fondato sul controllo delle passioni e sulla subordinazione dell’emotivo al razionale.
In questa prospettiva, Le lacrime degli eroi può essere letto come una contro-storia dell’Occidente, che si oppone alla rimozione della dimensione affettiva operata dalla tradizione filosofica. La lettura di Nucci si colloca così in dialogo implicito con quella linea di pensiero contemporaneo che, da Roland Barthes a Massimo Recalcati, ha restituito centralità alla dimensione dell’affetto e della ferita come luoghi di verità.
Il riferimento a Barthes e al suo punctum appare qui particolarmente fecondo: la lacrima, nel suo carattere irriducibile, funziona come elemento che incrina la superficie del discorso e apre una breccia nell’ordine del senso. Allo stesso modo, nella prospettiva psicoanalitica di Recalcati, il soggetto si costituisce non nella rimozione della mancanza, ma nel suo attraversamento. In questo senso, il pianto omerico può essere interpretato come figura di un desiderio che non si chiude, ma si espone.
Un altro asse fondamentale del libro è rappresentato dalla nozione di memoria (Mnemosyne), che Nucci assume non in senso archivistico, ma come dinamica attiva di immedesimazione. La memoria omerica non conserva semplicemente il passato: lo riattiva, lo rende presente attraverso l’esperienza emotiva del racconto. Il pianto diventa così il segno di una partecipazione totale, il punto in cui la distanza tra chi narra e chi ascolta si annulla.
È in questo circuito tra memoria, racconto ed emozione che si colloca la forza del libro. La scrittura di Nucci, pur mantenendo un rigore filologico, si apre a una dimensione narrativa capace di restituire la vitalità dei testi antichi. Le pagine dedicate alla discesa verso il Pireo, ad esempio, si configurano come una vera e propria catabasi contemporanea. Un attraversamento simbolico degli spazi della marginalità, in cui la filosofia si confronta con ciò che tende a escludere.
In questo senso, il libro non si limita a proporre una rilettura dell’antico, ma costruisce un ponte tra passato e presente. La questione delle lacrime diventa una questione politica e culturale attuale: in un contesto in cui l’emozione è spesso neutralizzata o spettacolarizzata, Nucci invita a ripensare il valore della vulnerabilità come forma di conoscenza.
L’incontro con l’autore al Festival della Letteratura di Atene, il prossimo 28 marzo, acquista così un significato ulteriore. Non si tratterà soltanto di una conversazione con il professor Plantzos, professore di Archeologia Classica presso la NKUA (National and Kapodistrian University of Athens) dal titolo La ricezione del “classico” nel mondo contemporaneo, ma di un ritorno nei luoghi che il libro stesso attraversa: Atene, il Ceramico, il Pireo. Luoghi che non sono semplicemente scenari storici, ma spazi simbolici in cui si è definita la tensione tra pathos e logos, tra poesia e filosofia.
In questa circolarità, tra testo, luogo e esperienza, si gioca forse il senso più profondo dell’opera di Nucci. Restituire alle lacrime degli eroi la loro dignità originaria e, insieme, interrogare il nostro rapporto con ciò che, ancora oggi, continuiamo a rimuovere.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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