La foto di copertina è di Edo Irons
Ho ricevuto questo libro in dono in un momento che oggi ne orienta inevitabilmente la lettura: quando Anna Onesti è venuta ad Atene per l’inaugurazione della sua mostra Paper Clouds / Paper Kites, presso Triton & Shell – Paper Art Hub. Un incontro che ha avuto il valore di un passaggio, quasi di una consegna simbolica, considerando che Dietro l’arazzo è ormai fuori commercio e appartiene, in un certo senso, a una circolazione più intima e sotterranea.
Il romanzo, scritto da Lenny McGee e tradotto da Riccardo Duranti, si presenta fin dalle prime pagine come un’opera stratificata, costruita su una pluralità di voci, documenti, lettere, frammenti. Il lettore non entra in una narrazione lineare, ma in un archivio narrativo, in cui il racconto si compone progressivamente attraverso materiali eterogenei: corrispondenze, diari, testimonianze, memorie familiari.
Già dalle prime pagine emerge una cassa di documenti, “quintali di fogli sciolti, corrispondenza personale, annotazioni di diario”, che diventa il vero dispositivo narrativo del romanzo: non tanto una storia, quanto il processo stesso del suo emergere. È un libro che si legge come si sfoglia un archivio, o meglio, come si tenta di ricostruire un’identità dispersa.
Una scrittura archivio
L’elemento più interessante di Dietro l’arazzo è proprio questa struttura: il romanzo non racconta semplicemente una vicenda, ma mette in scena il modo in cui le storie sopravvivono nel tempo. Le lettere, come quella di Cardenio Jeroens alla figlia Miranda, carica di memoria e trasmissione, non sono solo documenti narrativi, ma atti di consegna: passaggi di senso tra generazioni.
In questo senso, l’arazzo del titolo non è solo metafora: è dispositivo epistemologico. Dietro l’arazzo si nascondono le storie minori, le vite laterali, le traiettorie che la grande Storia non registra, ma che costituiscono il tessuto reale dell’esperienza.
Lingua, esilio, formazione
Il romanzo attraversa spazi geografici e culturali molteplici, Irlanda, Spagna, Nuovo Mondo, e si costruisce attorno a una condizione fondamentale: quella dell’esilio. I personaggi sono continuamente dislocati, costretti a ridefinirsi attraverso lingue diverse, appartenenze instabili, sistemi di sapere in trasformazione.
Particolarmente significativa è la dimensione linguistica: il passaggio da una lingua all’altra non è mai neutro, ma segna una trasformazione dell’identità. Il giovane Thomas, ad esempio, vive la lingua come esperienza sonora, quasi musicale, prima ancora che come sistema grammaticale. La lingua straniera non è solo difficoltà, ma anche apertura, fascinazione, promessa di conoscenza.
Qui il romanzo tocca uno dei suoi nuclei più profondi: la formazione non è accumulo di sapere, ma attraversamento di differenze.
Traduzione come gesto creativo
Non è un caso che nel testo emerga anche una riflessione esplicita sulla traduzione, intesa non come semplice trasposizione, ma come atto creativo: “mettere un’altra toppa su una delle lacerazioni provocate dalla torre di Babele nel tessuto dell’umano commercio”.
In questa prospettiva, il lavoro di Riccardo Duranti acquista un valore particolare: la traduzione non è invisibile, ma parte integrante dell’opera, quasi un ulteriore strato dell’arazzo.
Un libro fuori commercio, e una casa editrice che non esiste più
Il fatto che Dietro l’arazzo sia oggi fuori commercio contribuisce, paradossalmente, a rafforzarne il fascino. Ma c’è un elemento ulteriore che ne accresce il valore quasi “archeologico”: la casa editrice che lo ha pubblicato, Coazinzola Press, non esiste più.
Questo dato non è secondario. Il libro diventa così non solo un oggetto raro, ma una vera e propria traccia editoriale, testimonianza di una stagione culturale conclusa. Come i documenti che popolano il romanzo, anche il volume stesso si trasforma in reperto, in frammento sopravvissuto.
Riceverlo in dono, in un contesto artistico come quello della mostra di Anna Onesti, significa inserirlo in una rete di relazioni che va oltre la lettura: tra arti visive e scrittura, tra carta e memoria, tra gesto artistico e gesto narrativo.
Dietro l’arazzo è un romanzo che richiede tempo, attenzione, disponibilità alla dispersione. Non offre una trama compatta, ma una costellazione di storie che si intrecciano lentamente.
È, in fondo, un libro sulla persistenza: delle voci, delle lingue, delle memorie.
E forse è proprio per questo che continua a circolare, nonostante l’assenza dal mercato e la scomparsa della sua casa editrice, come tutte le storie che non vogliono essere dimenticate.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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