Il volume complessivo Ποιήματα 1974–2024 (Ypsilon Edizioni, 2025) di George Veis consente di leggere l’opera del poeta come un percorso unitario che si estende lungo circa cinquant’anni. La raccolta delle sue sillogi in un unico volume offre l’opportunità di un approccio globale alla sua fisionomia poetica e mette in luce i principali assi tematici e formali della sua scrittura.
La poesia di Veis si sviluppa in uno spazio in cui si incontrano la tradizione poetica greca del secondo dopoguerra e le acquisizioni estetiche del modernismo europeo. Nel suo lavoro è possibile individuare affinità con la dimensione riflessiva di Giorgos Seferis, con la tensione metafisica di Odysseas Elytis e con l’intensità esistenziale che caratterizza la scrittura di Nikos Karouzos. Tuttavia, la poetica di Veis non si limita a proseguire questa tradizione: si configura piuttosto come una costante esplorazione delle possibilità dell’immagine poetica e del linguaggio.
Già nelle prime raccolte, come Φόρμες και άλλα ποιήματα (Forme e altre poesie, 1974), la scrittura si presenta come uno spazio di sperimentazione intensa. Le immagini assumono spesso una dimensione onirica o surrealista, ponendo la poesia di Veis in dialogo con la grande tradizione del surrealismo greco, da Andreas Embirikos a Nikos Engonopoulos. Tale dimensione, tuttavia, non si esaurisce in un’imitazione estetica, ma si trasforma in uno strumento di indagine poetica della realtà.
Uno degli elementi più caratteristici della sua scrittura è la consapevolezza dell’atto poetico. Numerosi testi funzionano come riflessioni metapoetiche, interrogando la natura stessa della poesia. Nel componimento Come guardi una poesia, la creazione poetica si presenta come un tentativo incessante di avvicinarsi all’elemento linguistico “essenziale” dell’esperienza, che resta tuttavia sempre in parte inaccessibile.
Questa problematica si collega alla concezione moderna della poesia come atto linguistico consapevole, già delineata da Mallarmé e profondamente influente nella poesia europea del Novecento.
Nel volume emerge inoltre la polifonia formale della scrittura di Veis. Accanto ai componimenti estesi in versi liberi, si incontrano forme brevi come l’haiku e il tanka. La scelta di tali forme non è casuale: riflette il rapporto del poeta con la tradizione letteraria asiatica, e in particolare con la poetica giapponese. In questi testi brevi, l’immagine funziona come condensazione dell’esperienza, ricordando l’osservazione di Octavio Paz secondo cui l’haiku rappresenta “un momento di percezione pura in cui il mondo si rivela attraverso l’immagine”.
L’immagine costituisce infatti il principale principio organizzativo della poesia di Veis. Nei suoi testi essa non è un semplice ornamento estetico, ma una forma di pensiero. Attraverso la successione di immagini si costruisce una vera e propria cosmografia poetica, in cui il reale e l’immaginario coesistono in una relazione dinamica.
Al centro di questa poetica si trova una marcata sensibilità esistenziale. Il poeta appare spesso come un osservatore solitario, intento a interrogare il rapporto dell’uomo con il tempo e con la caducità. L’affermazione secondo cui i poeti “saranno sempre isolati e insaziabili” riassume efficacemente questa condizione. La solitudine del poeta, tuttavia, non è solo psicologica: è esistenziale e conoscitiva, in quanto legata alla natura stessa del sapere poetico.
Parallelamente, nell’opera di Veis emerge una forte dimensione etica del linguaggio. Nel componimento Non sprecare le parole, la lingua è presentata come una materia fragile e preziosa, che richiede cura e rispetto. Questa posizione rimanda alla concezione moderna della lingua poetica come spazio di responsabilità, rintracciabile tanto nel pensiero di Paul Valéry quanto nella successiva filosofia del linguaggio.
Infine, un aspetto rilevante è il rapporto tra la poesia di Veis e l’esperienza storica. Pur non essendo esplicitamente politica, la sua scrittura contiene riferimenti alla violenza, alla memoria e alla finitezza umana, suggerendo che la poesia funzioni come luogo d’incontro tra esperienza individuale e storia collettiva. In questo senso, la poesia di Veis può essere interpretata come una forma di testimonianza poetica della condizione umana.
Il volume Poesie 1974–2024 rende così visibile la coerenza di un percorso poetico che coniuga sensibilità lirica e riflessione filosofica, tradizione greca e apertura a un orizzonte internazionale. La poesia di Veis si configura come una vera e propria cosmografia poetica, in cui immagine, memoria e linguaggio costruiscono una peculiare modalità di comprensione del mondo.
ΣΑΝ ΚΟΙΤΑΣ ΕΝΑ ΠΟΙΗΜΑ
Μόνι οἱ λέξεις, τ’ ἀρίφνητο κοπάδι οἱ λέξεις σοῦ ἔχουν ἀπομείνει
Μάρκος Αὐγέρης
Λέω, ὡραῖα:
ὅ,τι γράφεις, ὅ,τι σκέφτεσαι ποιητικά
καί συνάμα ὅ,τι ἀποβλέπει στήν αἰσθητική πληρότητα.
Ἀρέσουν πολύ ἐξάλλου στό κοινό
οἱ παρομοιώσεις, οἱ μεταφορές
καί κυρίως τά εὑρήματα.
(καί τό ξέρεις: τά πρωτότυπα εὑρήματα εἶναι πού σέ ἀναβιβάζουν).
Ἐπίσης οἱ παρηχήσεις τῶν στίχων, οἱ ἀρνήσεις
καί μιά κάποια πόζα
συμβάλλουν θετικά στό κείμενό σου.
Δέν λέω, οἱ ἐπιδράσεις θά εἶναι καταφανεῖς
τό σύνολο τῶν ξένων στίχων θά εἶναι ἐνοχλητικό
οἱ ἐπαναλήψεις καί οἱ ξερές ἐκφράσεις θά σέ τυραννοῦν.
Πλήν ὅμως ἡ ζωή, τό νόημα τῆς ἐποχῆς
θά κυριαρχεῖ,
θά εἶναι ἕνα παλλόμενο κύτταρο.
Ἀλλά καί πάλι κάτι θά λείπει.
Ἀλλά καί πάλι κάτι θά περισσεύει.
τό καίριο,
τό ἀπόλυτο,
τό λεκτικό τῆς ποίησης τῆς μιᾶς καί μόνης
θ‘ ἀπουσιάζει…
Καί τότε δέν θά σοῦ μείνει, παρά νά πεῖς:
—Τί κρίμα, ἔμεινα ἕνας ἐγκεφαλικός ποιητής
ἕνας κουτός ποιητής
καί προπάντων ἕνας ἀνώφελος γέρος.
Ἀλλά θά ἰσχυριστεῖς πάλι:
—Ἴσως νά ὑπάρχει ἕνα πουλί
ἕνα ἀστέρι, ἕνα ψάρι κ
άτι πού μπορεῖ νά βρεῖ ὡραῖον τό ἔργον
νά τό δεῖ καί νά τό ἀγαπήσει.
Κι ἀκόμα νά τ’ ἀποστηθίσει, νά τό ἀπαγγείλει
περήφανα στά ἄλλα πουλιά, στά ἄλλα ψάρια
στά ἄλλα «κάτι».
Ἴσως καί ν’ ἀνθολογηθεῖ σέ βίβλους καί σέ τόμους.
Οἱ τύψεις ὅμως καί τότε θά σέ κυκλώνουν,
γιά τό ὅτι δέν ἔδωσες τό ἕνα, τό μόνο
ἐκεῖνο ποίημα, πού θά ’βαζε φωτιά
πού θά κήρυχνε πολέμους.
Κι ἀποσταμένος θά γέρνεις
ὅπως σέ παρέλαση στίχων νεκρῶν
σέ κιτρινισμένες σελίδες ἔγκριτου περιοδικοῦ.
Καί θά ’ρθουν οι ἄλλοι – οἱ πολλοί πού
τά ἴδια θά σκεφθοῦν, ὄμορφα καί ποιητικά.
Κι ἐσύ θά πεθαίνεις ἀκούγοντας διαβάζοντας…
APPENA GUARDI UNA POESIA
Ti sono rimaste solo le parole, un gregge infinito. (Markos Avgeris)
Dico, bene;
quello che scrivi, quello che pensi in modo poetico,
quello che mira ad una forma compiuta.
Al pubblico piacciono molto
le similitudini, le metafore,
soprattutto le invenzioni.
(lo sai: sono le invenzioni vere
che ti potenziano).
Anche le assonanze dei versi, le negazioni,
una certa posa
contribuiscono positivamente al tuo testo.
Certo: le influenze si vedranno,
l’insieme dei versi degli altri daranno fastidio,
le ripetizioni e le parole secche ti tormenteranno.
Eppure la vita, il senso del tempo
prevarranno,
saranno una cellula palpitante.
Qualcosa comunque mancherà.
E qualcosa sarà di troppo,
l’essenziale,
l’assoluto,
il lessico dell’unica vera poesia
mancherà.
E non rimarrà altro che dire:
Peccato!
Sono rimasto un poeta cervellotico,
un poeta ingenuo,
e soprattutto un vecchio privo di ogni utilità.
E allora penserai:
Forse da qualche parte
un uccello, una stella, un pesce,
qualcosa
troverà bello questo lavoro,
lo guarderà e lo amerà.
E magari lo imparerà a memoria,
lo reciterà con orgoglio,
agli altri uccelli, agli altri pesci, agli altri “qualcosa”.
Forse finirà anche in un’antologia, in un volume.
Ma il rimorso rimarrà:
perché non hai scritto quell’ unica poesia
capace di incendiare tutto,
di aprire una frattura.
E stanco ti pieghera
tra file di versi morti,
sulle pagine ingiallite di una rivista prestigiosa.
E arriveranno gli altri, e saranno tanti
a dire le stesse cose, in modo bello, poetico.
E tu morirai ascoltando, leggendo…
ΜΗΝ ΞΟΔΕΥΕΙΣ ΤΙΣ ΛΕΞΕΙΣ
Συνέλαβαν τίς λέξεις τίς ὕποπτες στόν δρόμο.
Νάνος Βαλαωρίτης
Ι
Νά τίς ἀγαπᾶς τίς λέξεις, νά τίς προσέχεις…
Νά προσεύχεσαι γι’ αὐτές, νά τίς ἀγγίζεις μέ στοργή
σάν νά ’ναι τ’ ἀστέγνωτα μάτια σου,
σάν νά ’ναι οἱ μικρές κρυφές πληγές σου.
Νά τίς σέβεσαι τίς λέξεις, νά τίς καλημερίζεις
τήν κάθε φορά πού θά τίς συναντᾶς,
χωρίς φόβο νά μιλᾶς γι’ αὐτές.
Κρύψε βαθιά τίς καλύτερες ἀπ’ αὐτές,
σ’ ἕνα μέρος βαθιά στή γῆ,
μακριά ἀπ’ τίς Μοῖρες, τίς Σκουριές καί τούς Χοίρους
σ’ ἕναν τόπο σκοτεινό, ἤρεμο χωρίς νά τό πεῖς πουθενά.
Κι ἄν παρ’ ὅλα αὐτά ἔρθει ἡ στιγμή νά σ’ τίς πάρουν μέ τό ἔτσι
θέλω,
ἀγωνίσου γι’ αὐτές,
δεῖξ’ τους τό γυμνό σου στῆθος,
ἄνοιξέ τους τήν καρδιά σου,
μίλα τους σάν νά ’ναι Χριστιανοί.
Μήν ξοδεύεις τίς λέξεις στά καφενεῖα,
σάν μικρές κόκκινες μπάλες,
σάν προδομένες φευγαλέες βροχές.
Νά βρεῖς γιά τίς λέξεις μιά μικρή χώρα δίχως σημαῖες…
(Πιό καλά ὅμως νά σταματήσουμε, ἄς μή μιλᾶμε πιά γι’ αὐτό
τό θέμα.)
NON SPRECARE LE PAROLE
“Hanno arrestato per strada parole sospette.” (Nanos Valaoritis)
I
Ama le parole, abbia cura di loro.
Prega per loro, toccale con affetto,
come se fossero i tuoi occhi ancora umidi,
come si fossero le tue piccole ferite nascoste.
Rispetta le parole, salutale
ogni volta che ti passano accanto.
Senza paura parla di loro.
Le migliori, nascondile.
Sotto terra, in profondità,
lontano dalle Parche, dalle Ruggini , dai Porci,
in un luogo oscuro, quieto, senza dirlo a nessuno.
E se verrà il momento
in cui qualcuno vorrà portartene via,
difendile.
mostra il petto,
apri il cuore,
parla come si parla ad un Cristiano.
Non sprecarle nei bar,
come piccole palle rosse,
come fugaci piogge tradite.
Trova per loro un piccolo paese,
senza bandiere.
(ma forse è meglio fermarsi qui,
non aggiungere altro.)
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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