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Una “macchina ottica” del poetico

La foto di copertina è di Fadua Raba

La raccolta di poesie View-Master (ed. Saixpirikon, 2023) è una scrittura in cui l’immagine non serve la rappresentazione, ma funziona come evento. Il titolo, preso in prestito dall’omonimo gioco ottico, non costituisce semplicemente una metafora. Costruisce un’intera condizione poetica. La percezione del mondo è una sorta di successione di frammenti, come alternanza di “fotogrammi” che non compongono una narrazione unitaria.

Possiamo dunque rintracciare una parentela con il pensiero di Roland Barthes, soprattutto per quanto riguarda il concetto di punctum, vale a dire quell’elemento che attraversa l’immagine e ferisce lo sguardo. Nella poesia di Kimoulis, il punctum non è un punto isolato, ma una condizione permanente del linguaggio, poiché ogni immagine funziona come perforazione del significato.

L’immagine come frammento e non come un insieme

Le poesie della raccolta non costruiscono un’immaginazione coerente, ma una serie di tensioni discontinue:

“distese in cui galoppa la mente / felicità per noia”

La coesistenza di termini opposti non conduce a una sintesi, ma a una destabilizzazione. Qui possiamo parlare di una “poetica del frammento” nel senso attribuito da Maurice Blanchot all’écriture du désastre. Una scrittura che non costruisce il mondo, ma ne espone la dissoluzione.

L’immagine, dunque, non è portatrice di significato, ma traccia di un’assenza.

Il linguaggio come fallimento

In View-Master il linguaggio si trova in una crisi permanente. Da un lato trabocca di metafore, colori, materialità; dall’altro viene esplicitamente dichiarata la sua insufficienza:

“Parli/ Inarticolatamente / / tastando / con enigmi”

Questa contraddizione può essere letta attraverso il prisma di Giorgio Agamben, che concepisce il linguaggio come luogo in cui il dire e il non dire convivono. La poesia di Kimoulis si muove proprio in questa zona di confine. La parola appare al tempo stesso necessaria e insufficiente.

Il linguaggio non rivela. Espone il limite stesso della rivelazione.

La città e il corpo come campi di dispersione

L’esperienza urbana nella raccolta non è realistica ma decostruita, quasi incubo:

“noi usciamo a schiere dalle metropolitane / con nasi spezzati occhi bucati”

La città funziona come campo in cui i corpi perdono la loro coesione. Non si tratta di critica sociale nel senso tradizionale, ma di un’esperienza di dispersione del soggetto. L’“io” si decompone in molteplici tracce sensoriali.

In questo punto, la poesia di Kimoulis si avvicina a una scrittura post-soggettiva, in cui il soggetto non è centro ma risultato.

L’ironia metapoetica

La raccolta non evita di rivolgersi verso se stessa, decostruendo l’idea stessa di poesia:

“La poesia come forma
è comoda
[…] mentre in fondo
vuoi cambiare vita”

L’ironia qui è di importanza decisiva. La poesia viene presentata come una “comodità”, un sostituto della vita. Questa posizione dialoga con la diffidenza post-romantica nei confronti dell’arte. La poesia non salva. Non redime. Rende soltanto visibile l’impossibilità della redenzione.

La fine come conoscenza: memoria della morte

Nelle ultime pagine, la raccolta culmina in un ripiegamento riflessivo:

“è come sapere quando morirai […] forse alla fine l’ultima poesia […] è la migliore”

L’idea dell’“ultima poesia” funziona come allegoria dell’esistenza stessa. Qui possiamo rintracciare una parentela con il concetto di memento mori, non come ammonimento morale ma come principio estetico: è la fine a dare forma all’opera.

View-Master non è una raccolta che cerca la comunicazione in termini di trasparenza. Al contrario, costruisce un’esperienza poetica fondata sulla discontinuità, sul sovraccarico e sulla frattura.

In termini teorici, potremmo dire che attiva il punctum di Roland Barthes come perforazione permanente dell’immagine, si inscrive nella “scrittura del disastro” di Maurice Blanchot e attraversa il limite del dire, così come lo pensa Giorgio Agamben.

La poesia di Kimoulis, in definitiva, non chiede di essere interpretata ma vissuta. Non mostra il mondo: lo ricompone come frattura. E dentro questo processo il lettore non conquista un significato, ma si espone all’esperienza della propria ricerca.

Due poesie

Η ποίηση ως φόρμα

βολεύει

όπως πετάς πέτρες πλατιές

στο κύμα

ενώ κατά βάθος

θες ν’ αλλάξεις ζωή

αλλά τίνος ζωή

 

La poesia come forma
è comoda

come lanciare pietre piatte
sull’acqua

mentre in fondo
vuoi cambiare vita
ma la vita di chi

 

Το ποίημα της τελευταίας σελίδας

είναι πάντα ριγμένο

γιατί δεν έχει χώρο

κι έχει άγχος

γιατί είναι το τελευταίο

αλλά δεν το ξέρει

άρα άτυχος είναι ο ποιητής

γιατί πρέπει ν’ αποφασίσει

πού θα σταματήσει

είναι σαν να ξέρεις πότε θα πεθάνεις

καθένας αντιδράει αλλιώς

κάποιοι ηρωικά άλλοι σπάταλα

ή σαν χελώνες

το πιο τραγικό είναι

ότι δεν έχει σημασία

ίσως τελικά το τελευταίο ποίημα

της τελευταίας σελίδας

να είναι το καλύτερο

όχι λογοτεχνικά

αλλά ως μνήμη θανάτο

 

La poesia dell’ultima pagina
è sempre sacrificata
perché non ha spazio
e ansiosa
perché è l’ultima
ma non lo sa

dunque sfortunato è il poeta
perché deve decidere
dove fermarsi

è come sapere quando morirai
ognuno reagisce in modo diverso
alcuni eroicamente altri con spreco
o come tartarughe

la cosa più tragica è
che non ha importanza

forse alla fine l’ultima poesia
dell’ultima pagina
è la migliore
non letterariamente
ma come memoria della morte

Breve nota biografia

Vassilis Kimoulis è nato ad Atene, dove vive e lavora nel settore editoriale come consulente di comunicazione e traduttore. Ha pubblicato la raccolta poetica View-Master (ed. Saixpirikon), la raccolta di racconti Gkanian (ed. Logotypos) e il volume in prosa Όνειρο αληθινό [Sogno vero] (ed. Aiora).

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.