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“cercare tracce ed interpretare il mondo”

Un libro (P. Francesco Zarcone, Spagna libertaria. Storia di collettivizzazione e di una rivoluzione sociale interrotta (1936-1937), Massari 2007) che ho trovato molto difficile se non fosse per la miriade di associazioni che sorgono in Spagna tra il 1936 e 1939. La voglia ed il desiderio di associarsi e di autogestirsi e sfuggire a quel mondo autoritario da cui erano stati afflitti per secoli. Impero, Chiesa e Famiglia, l’Imperatore, il Papa e il Padre. Bisogna cogliere il legame tra la borghesia capitalistica e le dittature. Italia, Germania, Francia non sono diverse. La paura del cambiamento, del nuovo determinano l’affermarsi dei conservatori che governeranno attraverso le dittature. C’è una incapacità politica di fondo, una riottosità  delle forze politiche, di centro e di sinistra di governare insieme; l’esempio più eclatante è la Repubblica di Weimar, un inutile richiamo al classicismo illuminista, non si vuole ricorrere al compromesso tra i partiti e non ci si sforza di pensare che compromesso potrebbe, è anche cooperazione, e che cooperare significa sì rinunciare a qualcosa ma trovare una strada comune. Gli uomini sono così, ognuno pensa di avere in mano la giusta soluzione e non solo, anche la migliore. Ognuno afferma principi diversi e quindi inconciliabili. Nelle coalizioni antifasciste si verificano due costanti quando la situazione si fa critica: 1) la componente borghese preferisce la vittoria del nemico al trionfo della rivoluzione sociale, 2) in caso di vittoria si affretta ad eliminare la componente rivoluzionaria utilizzando i resti dei nemici sconfitti. La prima si è verificata in Spagna e la seconda in Italia nel secondo dopo guerra. La Spagna è la prima nazione in cui si apre il palcoscenico di ciò che sarà la seconda guerra mondiale, Mussolini ed Hitler appoggeranno Franco e solo successivamente ci sarà l’intervento di Stalin. Si può dire che la rivoluzione sociale venne sconfitta in Spagna non nel 1939 ma nel 1937 con l’alleanza tra borghesi antifascisti e stalinisti. Stalin non sosterrà le forze libertarie, la spontanea collettivizzazione di lavoratori, moltissimi rurali ma anche urbani, e l’alleanza con l’Unione Sovietica fu per la borghesia una manna dal cielo!

Le idee anarchiche di Bakunin si diffondono soprattutto nel ceto rurale. Forse la reazione doppia di questa classe sociale all’autorità dello Stato e della Chiesa? Lo stato di profonda solitudine ed abbandono che pervade le classi rurali? La ricca borghesia non intraprenderà quel profondo cambiamento sociale, avvenuto in altre nazioni, non sarà una classe imprenditoriale ma una classe che si alleerà sempre con quella feudale, sarà quindi fagocitata all’interno di un mondo autoritario e non aperto al nuovo. Di fronte alla incapacità di lavorare nel segno delle riforme, l’unica risposta   fu con la Repubblica del 1931. La nuova Costituzione sancì l’assenza di religione, introdusse la separazione tra Stato e Chiesa. L’ordine dei gesuiti fu sciolto e  le sue proprietà confiscate. Il crocifisso fu tolto dalle scuole, divieto di insegnare per i religiosi, i cimiteri furono secolarizzati. Il poter economico della Chiesa era però rimasto intatto. La Chiesa si atteggiò a martire e i borghesi repubblicani iniziarono ad impensierirsi. Venne avviata una riforma agraria che consentiva di espropriare le terre della nobiltà senza indennizzi,  mentre le altre con indennizzo eccedendo alcuni limiti.

Rileggere tutto ciò che il comunismo libertario affermava mi fa tornare indietro all’idealismo nel senso di un io produttore di idee, e come Lukacs diceva: “abbiamo scoperto la produttività dello spirito” e l’idealismo classico di Goethe sarà un’altra cosa e di una saggezza infinita: la vita, i rapporti sociali devono fondarsi sull’”Ausgleich”, equilibrio tra mondo esteriore ed interiore di cui il nostro Io è alla ricerca. Bisogna saper mediare e per mediare necessita l’”Entsagung”, la rinuncia non intesa come sconfitta ma necessaria per dare spazio a tutti.

Trovo avvincente l’ingenuità che accompagnava i  protagonisti della comune libertaria. Da dove nasceva? Se non dagli anni dell’Inquisizione,  delle persecuzioni degli eretici e cioè degli uomini liberi? Viene abolito non solo lo Stato ma il principio di autorità! Tutto questo accadrà quando sarà terminato l’aspetto violento della rivoluzione. Quindi sarà stata giudicata giusta solo la propria violenza e inoltre si afferma che l’uomo non è malvagio per natura. E’ malvagio perché è l’autorità degli altri che lo rende malvagio, ma quella basta abolirla sulla carta e l’uomo diventerà buono. Il sistema libertario è incompatibile con ogni regime di correzione; carceri e penitenziari ed altro dovranno scomparire e una sana terapia pedagogica si farà carico di curare il suo squilibrio e stimolare negli uomini il senso etico di responsabilità sociale e questo varrà in tutte le manifestazioni e rapporti, anche l’amore sarà libero e sempre nel rispetto della cura dei figli. Il disarmo del capitalismo implicherà la consegna delle armi alle comuni, che si incaricheranno della loro conservazione e di organizzare le misure difensive. Sembrerebbe tutto molto facile e fantastico. La libertà, l’unicità, la diversità, l’umanità  che loro stessi maieuticamente propongono  di portare fuori  attraverso una terapia pedagogico-educativa, sembra essere posta in modo deterministico, è come se un clic potesse attivare il giusto neurone per il giusto comportamento. La nostra esperienza psichica è nella sua natura contradditoria e dialettica. Per essere veri anarchici dovremmo essere in grado di risolvere le antinomie che sono in noi: aggressività, furia omicida, sentimento di colpa, competitività. Come individui avvertiamo un limite da parte dell’esteriorità. Dobbiamo sempre partire da un ordine dialettico interno – esterno. Oppure, e non so dove ho letto questa bellissima espressione: “il soggetto è un palcoscenico da cui assiste ad un dramma cosmico”. Non siamo che  un copione scritto da qualcun altro e l’individuo è un puro strumento scisso tra i suoi pensieri e l’esteriorità? La Comune spagnola aveva i suoi nemici all’interno del proprio gruppo. Nel settembre del 1936 il generale Vladimir Goriev, dopo essere arrivato in Spagna, riferì a Mosca: ”Una lotta contro gli anarchici è assolutamente inevitabile dopo la vittoria contro i bianchi. Sarà una lotta molto dura”. Adré Marty, rappresentante del Comintern, il 10 ottobre affermò: “Dopo la vittoria pareggeremo i conti con gli anarchici. Il repulisti dei trotskisti e degli elementi anarcosindacalisti sarà effettuato con la stessa energia di quanto avvenuto nell’Unione Sovietica”. Bastano queste affermazioni per capire che mai nessuna Comune sarà possibile. Nonostante tutte le buone intenzioni!

Solo la cooperazione ed il desiderio di lavorare insieme e di non vedere nell’altro il nemico,  ascoltare l’altra parte è la via.

Il tutto mi riporta alla memoria l’Ifigenia in Tauride che Goethe fa parlare con profonda tolleranza ed umanità, non vi è colpa né debolezza umana che non possa essere espiata tramite atti di pura umanità:

….ANCHE IL MIGLIORE, ABITUA IL SUO ANIMO

ALLA FEROCIA E DIVENTANO LEGGE CON IL TEMPO

PER LUI ANCHE LE COSE CHE ABORRE, SPIETATO

SI FA PER L’ABITUDINE, QUASI NON LO RICONOSCI.

——

…..ANCH’EGLI HA UNA SPADA E HA UN BRACCIO

PER DIFENDERE I DIRITTI DEL SUO CUORE.

IO NON HO CHE LE PAROLE…

Così parla Ifigenia

maurizia.berenicemaiano@gmail.com

 

L'autore

Maurizia Maiano
Appartengo al Sud di questa bellissima Italia, antica terra che una volta si chiamava Italia e il cui nome fu dai Romani traslato a tutta la  penisola. Vivo a Catanzaro Lido, cittadina posta nel golfo di Squillace. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che  fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici,  quello privato a Vibo Valentia, Liceo Linguistico Pentecoste e poi negli Istituti Statali: Istituto Tecnico per il Turismo a Marina di Gioiosa Ionica e al Liceo Linguistico Enrico Fermi di Catanzaro Lido. Il lavoro, il mio impegno nella Scuola e la famiglia sono stati la Stella polare della mia vita. Mi sono adoprata per la realizzazione  di progetti europei come Socrates, Comenius ed ho partecipato a progetti Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della Scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. La lettura occupa molto tempo della mia giornata e se il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli. Mi affascina cogliere il non detto o immergermi tra  le metafore delle pagine letterarie per cercare di raccontarle come materia viva del nostro presente, forse per questo leggere del passato mi affascina di più. Scrivo  per la rivista letteraria Il Randagio. Collaboro con la la Rivista trimestrale di SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA - Casi e questioni tra diritto e organizzazione - Rivista scientifica ANVUR Euroedizioni Torino.