In occasione dell’incontro del 19 maggio presso l’Istituto Italiano di Cultura di Atene con lo scrittore Andrea Bajani, autore del romanzo L’anniversario, tradotto in greco da Demetra Dotsi per la casa editrice Ikaros, vale forse la pena interrogarsi non tanto sulla trama del libro, quanto sul movimento sotterraneo che lo attraversa: quello della memoria come ferita che continua a parlare anche quando il linguaggio sembra averla ormai rimossa.
L’anniversario è uno di quei romanzi che non cercano l’effetto, ma la persistenza. Bajani costruisce una narrazione in cui il non detto pesa quanto la parola pronunciata, e dove la famiglia non appare come luogo rassicurante dell’origine, bensì come spazio ambiguo di formazione, silenzio e sopravvivenza emotiva. In questo senso il romanzo si inserisce pienamente nella traiettoria più matura della narrativa contemporanea italiana, che negli ultimi anni ha scelto di confrontarsi con la fragilità delle relazioni, con la disgregazione dei legami e con la difficoltà di nominare il trauma senza trasformarlo in spettacolo.
Il titolo stesso, L’anniversario, suggerisce un ritorno rituale. Ogni anniversario implica una data che insiste, che torna a chiedere conto del passato. Ma Bajani evita accuratamente ogni monumentalizzazione del ricordo. La sua scrittura procede per sottrazione, per minimi spostamenti emotivi, quasi come se il romanzo fosse costruito sul tentativo di avvicinarsi a qualcosa che non può essere detto frontalmente. Ed è proprio qui che risiede una delle qualità più profonde del libro: la capacità di trasformare la reticenza in forma narrativa.
La lingua di Bajani possiede una precisione quasi chirurgica, ma non fredda. È una lingua che osserva, che registra le incrinature, che si avvicina ai personaggi con una delicatezza rara nella narrativa contemporanea. Non c’è compiacimento psicologico, né volontà di giudizio. Al contrario, il romanzo sembra interrogare continuamente il rapporto tra memoria e identità: quanto di ciò che siamo deriva dalle parole che abbiamo ascoltato nell’infanzia? Quanto del nostro silenzio adulto nasce da silenzi ereditati?
In alcuni momenti, L’anniversario ricorda quella tradizione letteraria europea che ha saputo raccontare la famiglia come luogo di tensione invisibile più che di conflitto manifesto. Vengono in mente certe pagine di Annie Ernaux o di Natalia Ginzburg, ma anche quella linea narrativa in cui l’intimità diventa dispositivo di indagine antropologica e quasi filosofica. Bajani, tuttavia, mantiene una voce assolutamente personale: la sua scrittura non mira alla confessione, bensì a una forma di lucidità emotiva che attraversa il lettore lentamente.
Particolarmente interessante è il modo in cui il romanzo affronta il tema della distanza. Non soltanto la distanza fisica tra le persone, ma quella distanza interiore che si crea quando il linguaggio non riesce più a contenere l’esperienza vissuta. I personaggi sembrano muoversi all’interno di uno spazio sospeso, in cui ogni gesto quotidiano conserva una traccia di assenza. È una narrativa dell’eco, più che dell’evento. E forse proprio per questo il libro riesce a toccare qualcosa di profondamente contemporaneo: il senso di estraneità che può nascere persino nei luoghi più familiari.
La traduzione greca assume, in questo contesto, un significato particolare. Portare Bajani nel panorama editoriale greco significa offrire al pubblico ellenico un autore che lavora sul confine tra esperienza privata e riflessione collettiva, tra autobiografia e interrogazione esistenziale. Non si tratta semplicemente di “tradurre” un romanzo, ma di trasferire una sensibilità letteraria che dialoga profondamente con alcune delle inquietudini del nostro tempo: la memoria familiare, la difficoltà dell’appartenenza, la ricerca di una voce autentica.
L’incontro presso l’Istituto Italiano di Cultura di Atene assume dunque anche il valore di un dialogo culturale più ampio tra Italia e Grecia. In un’epoca in cui molta narrativa tende alla velocità e alla semplificazione emotiva, Bajani sceglie invece il ritmo lento dell’ascolto e dell’interiorità. È una letteratura che chiede al lettore di sostare dentro le sfumature, dentro le crepe minime dei rapporti umani, dentro ciò che spesso rimane invisibile.
Forse è proprio questa la forza più autentica di L’anniversario: ricordarci che la letteratura non serve necessariamente a dare risposte, ma può ancora essere uno spazio in cui riconoscere le nostre fragilità più silenziose. Bajani non scrive per chiudere le ferite della memoria, ma per mostrarne la persistenza. E nel fare questo consegna al lettore un romanzo di grande maturità narrativa, capace di trasformare l’esperienza individuale in una riflessione universale sulla vulnerabilità umana.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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