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Dino Buzzati al… settimo cielo!

Come omaggio a Dino Buzzati (1906-1972), per i 120 anni dalla nascita, la Disney ha pubblicato sul numero 3677 di «Topolino», uscito in edicola il 13 maggio 2026, la storia intitolata «Paperino al settimo cielo», liberamente ispirata a un racconto di Buzzati, Sette piani, uscito, originariamente, il primo marzo del 1937, sulla rivista «La Lettura», storico mensile de «Il Corriere della sera», fondata nel 1901, in vita fino al 1946 (e poi rinata nel 2011, con altra veste editoriale, e con altra cadenza), con il titolo I sette piani, e poi variamente inserito in altre sue raccolte di racconti (da I sette messaggeri, nel 1942, ai Sessanta racconti, del 1958, che si aggiudicò il «Premio Strega»). Da questo racconto, nel 1953, fu ricavato un adattamento teatrale, Un caso clinico; e, nel 1967, il film Il fischio al naso (diretto e interpretato da Ugo Tognazzi, nel ruolo del protagonista, un industriale lombardo, che si lascia convincere dalla moglie e dalla figlia, a ricoverarsi in una clinica, per via di un fastidioso fischio al naso, dove, però, verrà traferito di reparto in reparto, in una curiosa ascesa dal primo all’ultimo piano, fino a morirne, anche se nel racconto di Buzzati, il paziente Giuseppe Corte, ricoverato in un prestigioso sanatorio, per una non meglio precisata lievissima forma incipiente di malattia, si vedrà trasferito, al contrario, rispetto al film, dal settimo piano, quello riservato ai casi lievi, appunto, via via, senza alcuna reale necessità medica, ai piani inferiori, per giungere al primo piano, quello dei casi disperati, dove, in effetti, morirà). Il numero 3677 di «Topolino», che ospita questo omaggio a Dino Buzzati, è destinato a passare alla storia della Disney, perché contiene, tra le altre cose, anche la prima ri-scrittura parodica dell’Eneide di Virgilio, la Papereneide – Il viaggio dell’eroe, mai tentata prima (la Paperodissea, per esempio, uscì, in prima edizione, già nel 1961, in due puntate, il 15 e il 22 gennaio, per poi essere ripresentata ai lettori nei decenni successivi, e sempre con grande successo).

L’omaggio a Buzzati, Paperino al settimo cielo, è firmato, per il soggetto e la sceneggiatura, da Michele Medda, e, per i disegni e la supervisione del colore, da Stefano Intini. Ovviamente, nella versione parodica Disney, destinata a giovanissimi lettori, l’atmosfera inquietante del racconto di Dino Buzzati, Sette piani, con la sua singolare (e tragica) discesa agli inferi, di piano in piano, da parte del “malato” Giuseppe Corte, fino al primo piano, quello riservato ai casi più disperati e di morte certa, svanisce del tutto nel fumetto, per lasciare posto a una buffonesca e progressiva degradazione, in stile, direi, “paperinesco”, di un soggiorno vacanza, che Paperino, stressatissimo, per via delle solite angherie e vessazioni di zio Paperone, avrebbe misteriosamente vinto, all’interno di un favoloso albergo, l’«Hotel Settimo Cielo – Sette Piani di Comfort e Benessere», e dove, appunto, scenderà, dal settimo piano dell’hotel, riservato alla clientela vip, ultra lussuoso, via via, fino al miserando seminterrato dell’hotel, totalmente privo d’ogni minimo comfort, per scoprire, una volta giunto in basso, che, in effetti, se avesse letto per intero la e-mail ricevuta, si sarebbe accorto di non aver vinto affatto un soggiorno extra-lusso in quell’hotel, bensì la semplice aggiudicazione di un posto di lavoro, in qualità di addetto alle pulizie.

Ad ogni modo, nella versione Disney, dopo aver preso atto delle debite (e necessarie) differenze di stile, di linguaggio, e di ambientazione, ci si accorge che resta identico l’intreccio, rispetto al racconto originario, visto che il protagonista (Corte per Buzzati, Paperino per Disney), giunto nel rispettivo “favoloso” edificio composto da sette piani, si vede progressivamente (e inspiegabilmente) retrocesso, di piano in piano, fino a occupare la parte più infima e degradata dell’edificio. Il racconto di Dino Buzzati, comunque, più che all’inferno dantesco, andrebbe paragonato al purgatorio dantesco, per una serie di coincidenza strutturali: in entrambi i casi, infatti, le zone sono sette (7 sono le cornici purgatoriali di dantesca memoria, e 7 sono i piani del sanatorio di Buzzati); l’ordinamento delle colpe, in Dante, e quello dei malati, in Buzzati, sono, in entrambi i casi, dal più grave (prima cornice del Purgatorio, primo piano del sanatorio), al meno grave (settima cornice purgatoriale, e settimo piano del sanatorio); inoltre, ad ogni cornice / piano è preposto uno specifico personale (nel racconto, il medico del piano, sovrintende alle cure dei malati; nel poema dantesco, un angelo, di cornice in cornice, sovrintende alla cura delle anime purganti); ancora: la scomparsa finale del paziente Giuseppe Corte, nel buio pesto che lo avvolge progressivamente, disteso e rassegnato com’è, in un anonimo letto di una stanza del temibilissimo primo piano, rinvia all’analoga scomparsa, nella settima cornice dantesca, delle anime purgatoriali, che, com’è noto, son destinate a volar via, a scomparire, per passare al Paradiso celeste). L’unica differenza, per la scena finale, tra il racconto di Buzzati e la cantica dantesca, è data dalla opposta ambientazione luminosa: il buio pesto in Buzzati, la luce accecante dell’imminente Paradiso in Dante. Dino Buzzati, del resto, non era nuovo al ri-uso di suggestioni e di situazioni dantesche, come, per esempio, fece nel racconto Viaggio agli inferni del secolo (nel 1966), ed anche nel suo Poema a fumetti (nel 1969), sui quali tornerò a scrivere, a breve.

Il racconto Sette piani, è del 1937, cioè, fu scritto e pubblicato da Buzzati in pieno ventennio fascista, come, del resto, anche tanti altri suoi racconti e romanzi fantastici (il suo stesso capolavoro, Il deserto dei Tartari, è del 1940, anno nel quale Buzzati è inviato di guerra, da Addis Abeba), verso il quale, però, egli non assunse mai, nemmeno nel periodo tragico della Repubblica Sociale Italiana, e durante  l’occupazione nazi-fascista di Milano, con gli eccidi dei partigiani e con la guerra di liberazione in atto, alcun atteggiamento critico, non dico di aperta opposizione, ma almeno critico, nei confronti del fascismo (e del nazismo). Al «Corriere della sera», Buzzati era entrato sin dal 1928, a soli 22 anni, dapprima come praticante, per poi diventare redattore e inviato. Tra il 1935 e il 1936, si era occupato della cura redazionale del supplemento mensile «La Lettura». Dino Buzzati, e non fu il solo intellettuale italiano a farlo, tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, si sistemò in quella che zona che poi Primo Levi avrebbe definito «grigia», cioè, in quella terra di nessuno nella quale restare senza schierarsi. Egli infatti non fu né fascista, e né anti-fascista. Quando il «Corriere della sera», dopo l’8 settembre 1943, con la nascita della RSI, tornò sotto il diretto controllo di Benito Mussolini, Dino Buzzati non abbandonò il giornale, per aderire alla lotta partigiana, o per darsi, semplicemente, alla macchia. No. Nulla di tutto ciò. Egli restò tranquillissimamente (direi, candidamente) al suo posto, al «Corriere». Forse, nemmeno rendendosi conto, così facendo, di diventare, di fatto, un collaborazionista della Repubblica Sociale Italiana di Salò. Per Buzzati, definito il «Kafka italiano», questo episodio resta, indubitabilmente, una macchia. Il 26 aprile del 1945, nel suo Diario, annotò il seguente appunto: «Milano occupata dai partigiani», senza alcuna altra considerazione (sul giornale, invece, firmò l’editoriale Cronaca di ore memorabili). Anche i pezzi scritti negli anni del conflitto mondiale, dal fronte, come inviato, tendevano, tutti, sempre al tono fiabesco e onirico, quasi prescindendo dalla tragicità della guerra in atto (giungendo ad annotare, sempre nel suo Diario, nel giugno del 1944, che fosse da imputare alla guerra il suo inaridimento artistico, la scomparsa della sua vena fantastica).

trifone.gargano@uniba.it

 

L'autore

Trifone Gargano
Trifone Gargano
Trifone Gargano è professore presso l’Università degli Studi di Bari, con l’insegnamento «Lo Sport nella Letteratura». Ha insegnato «Linguistica italiana» al Corso di Laurea Magistrale in «Scienze della Mediazione Linguistica», e «Didattica della lingua italiana» per l’Università degli Studi di Foggia, e «Storia della lingua italiana» in Polonia (Università di Stettino). È autore di numerose pubblicazioni e collabora con la Enciclopedia Treccani, con il quotidiano «Corriere del Mezzogiorno» («Corriere della sera»), e con diversi blog letterari. Realizza lezioni-spettacolo sui Classici della Letteratura italiana, ed è commentatore televisivo e radiofonico.