L’Inventario dell’Archivio Generale della Sottoprefettura di Garfagnana, conservato presso l’Archivio di Stato di Massa, elenca, tra le altre, le lettere che Ludovico Ariosto, governatore della Garfagnana dal 1522 al 1525, ricevette da Alfonso I d’Este duca di Modena.
L’incarico di commissario della Garfagnana fu ricoperto dall’Ariosto dal 20 febbraio del 1522 al giugno del 1525, in una fase in cui la corte estense di Ferrara non era più nelle condizioni di stipendiarlo come uomo di corte.
Delle 214 lettere sopravvissute di Ludovico Ariosto, che vanno dal 1498 al 1532, ben 157 risalgono al triennio della sua attività nella turbolenta provincia della Garfagnana, un territorio che rappresentò per il Ducato estense una fonte continua di preoccupazioni per le continue scorribande di uomini dediti al brigantaggio. L’epistolario garfagnino dovette essere molto più cospicuo se si pensa che molte delle missive andarono distrutte in un incendio che colpì l’Archivio Estense di Modena nell’Ottocento e molte andarono disperse o furono trafugate.
Di questa intensa attività epistolare di stampo governativo è lo stesso Ariosto a darci testimonianza nella Satira IV:
Convien che […] ogni dì scriva et empia fogli e spacci,
al Duca or per consiglio or per aiuto
sì che i ladron, c’ho d’ogni intorno, scacci.
Ludovico, durante il suo mandato, risiedeva a Castelnuovo, nella Fortezza oggi chiamata Rocca Ariostea, ed è da quella torre che Ludovico spedì la maggior parte delle sue lettere ad Alfonso I.
Se le quarantasei lettere inviate dall’Ariosto al Duca Alfonso I d’Este si trovano oggi conservate presso l’Archivio di Stato di Modena e sono state ampiamente studiate, le 166 lettere che il poeta ricevette dal Duca, per la maggior parte spedite da Ferrara, fanno parte del patrimonio dell’Archivio di Stato di Massa e risultano alcune ancora inedite.
In particolare 34 lettere del 1522 (18 febbraio-20 dicembre), 49 lettere del 1523 (8 gennaio-12 dicembre), 29 lettere del 1524 (12 gennaio-12 dicembre), e 23 lettere del 1525 (17 gennaio-26 dicembre).

Dell’importanza della corrispondenza conservata nell’Archivio governativo massese era ben consapevole Giovanni Sforza, primo direttore dell’Archivio di Stato di Massa che, attraverso un confronto molto attivo con l’allora direttore dell’Archivio regio di Modena, riuscì a collazionare tutto l’epistolario dell’Ariosto, anche le lettere ricevute.
L’opera Documenti inediti per servire alla vita di Lodovico Ariosto raccolti e illustrati da Giovanni Sforza che vide la luce anni dopo la sua morte è il frutto di anni di lunghe ricerche e ancora oggi è uno strumento prezioso, benché poco conosciuto. Nella introduzione Giovanni Sforza si dilunga sulle diverse edizioni e ritrovamenti dell’epistolario ariosteo per poi concentrare la sua attenzione sulle lettere indirizzate al poeta constatando come «quelle messe alle stampe si riducono a un numero scarsissimo; a più centinaia invece ascendono quelle che restano da pubblicare».
Sforza conclude affermando come per conoscere la vita di questo importante poeta fosse necessario pubblicare le lettere a lui indirizzate da Alfonso I e conservate nell’Archivio governativo della Garfagnana. L’epistolario tra i due corrispondenti ci restituisce un’immagine poco conosciuta della figura dell’Ariosto che in queste vesti dimostrò di avere delle doti di governatore inattese nonostante in una lettera del 2 ottobre del 1522 osasse affermare:
io ’l confesso ingenuamente, ch’io non son homo da governare altri homini, ché ho troppo pietà, e non ho fronte di negare cosa che mi sia domandata.
Il 14 agosto del 1896, Giovanni Sforza scrive al Direttore dell’Archivio di Stato di Modena segnalando, tra le altre scritte da Alfonso I d’Este a Ludovico Ariosto nel 1524, la lettera del 31 gennaio con incipit: «Noi havemo».
La lettera, dunque, era conservata già dal 1896 nell’Archivio di Stato di Massa e fu successivamente pubblicata nell’opera Documenti inediti per servire alla vita di Lodovico Ariosto raccolti e illustrati da Giovanni Sforza edita nel 1926 dalla Società tipografica Modenese nella collana “Monumenti di Storia Patria. Cronache e Statuti”.

Da una ricognizione effettuata a seguito di recupero sul mercato antiquario librario di un’altra lettera appartenente allo stesso fondo archivistico, è emerso come la missiva del 31 gennaio 1524 segnalata dallo Sforza, risultasse mancante.
A seguito di una lunga perlustrazione bibliografica (cataloghi online, cataloghi antiquari, repertori bibliografici), effettuata durante la mia direzione dell’Archivio di Stato di Massa, si sono ricostruite le vicissitudini della lettera mancante la quale, molto probabilmente trafugata dall’Istituto archivistico massese negli anni settanta, fu messa all’asta il 27 febbraio del 1973. Nel Catalogue of Music, musical, manuscripts, Russian printed books, Continental autograph, letters and historical documents della Sotheby & Co. del 1973, precisamente al lotto 409 la lettera è in vendita e indicata come “inedita” in quanto non segnalata nella Vita di Ludovico Ariosto di M. Catalano.
I risultati di vendita dell’asta tenutasi il 27 febbraio del 1973 informano che il lotto 409 raggiunse la cifra di £ 240.00 con la quale i librai Pickering & Chatto si aggiudicarono il pezzo.
L’anno successivo per celebrare i cinquant’anni dalla fondazione della Pierpoint Morgan Library, la preziosa lettera fu donata all’istituto newyorkese come risulta dal volume Gifts in honor of the Fiftieth Anniversary. An Exhibition, 3 September-3 November 1974, (New York, The Pierpoint Morgan Library, 1974) e nel Seventeenth Report to the Fellows of the Pierpoint Morgan Library 1972-1974, edit by Charles Ryskamp (New York, Pierpont Morgan Library, 1976).
Segnalata anche nel V volume dell’Alia itinera and Italy dell’importante Iter Italicum di Paul Oskar Kristeller, l’epistola era stata descritta nell’OPAC della Morgan Library & Museum di New York, con consegnatura MA 2910.
Il ritrovamento della lettera nel catalogo della Pierpoint Morgan Library, la ricostruzione bibliografica, e la trascrizione di Giovanni Sforza hanno permesso alla Direzione generale archivi, diretta da Antonio Tarasco, e al Comando carabinieri tutela patrimonio culturale di avviare le operazioni necessarie per il suo rientro in Italia. La procura di Manhattan, il 23 marzo scorso, ha restituito nelle mani del ministro Alessandro Giuli, in una cerimonia pubblica, non solo la lettera ma anche altri reperti culturali trafugati appartenenti al patrimonio italiano.

Ad aprile, i reperti, tra cui la lettera all’Ariosto, sono rientrati in Italia e il 30 aprile scorso si è tenuta presso la Caserma La Marmora di Roma, alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, la presentazione di una selezione di opere d’arte rimpatriate dagli Stati Uniti, nell’ambito delle attività di recupero e contrasto al traffico illecito di beni culturali condotte dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale in collaborazione con le autorità statunitensi.
All’iniziativa, a cui ha preso parte il Direttore generale Archivi Antonio Tarasco, sono intervenuti l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America Tilman J. Fertitta, il Comandante Carabinieri CUMS “Palidoro” Generale Massimo Mennitti, il Comandante Carabinieri TPC Antonio Petti e l’onorevole Alessandro Amorese della Commissione Cultura del Governo.

Nel corso della presentazione di una selezione dei 377 beni restituiti, è stata illustrata anche la restituzione all’Italia della lettera inviata il 31 gennaio 1524 da Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, a Ludovico Ariosto, all’epoca governatore della Garfagnana.
Il recupero e la restituzione della lettera sono stati resi possibili grazie al lavoro congiunto della Direzione generale Archivi, dell’Archivio di Stato di Massa durante la mia direzione e del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
La sinergia con il Manhattan District Attorney’s Office, l’FBI e l’Homeland Security Investigations ha consentito, dal 2021 a oggi, il rimpatrio in Italia di centinaia di opere d’arte.
«Il recupero e la restituzione di beni culturali sottratti al patrimonio nazionale rappresentano un segnale forte di tutela e rispetto verso la nostra storia». Così il Direttore generale Archivi, Antonio Tarasco, esprime il proprio plauso per l’iniziativa promossa dal Ministro Alessandro Giuli. «Tra i beni recuperati – prosegue Tarasco – assume un valore straordinario la restituzione della lettera del 1524 di Alfonso I d’Este a Ludovico Ariosto: un documento che tornerà finalmente nel suo contesto originario, presso l’Archivio di Stato di Massa, ricomponendo l’unità di un patrimonio e restituendo pieno significato alle fonti».
Un recupero importante, reso fattibile da una lunga e tortuosa indagine bibliografica e archivistica attraverso la quale è stato possibile ricostruire i passaggi di mano, di vendita e di donazione fino al rientro in Italia da New York dove era conservata fino a qualche settimana fa dalla Morgan Library.
Rientrerà dunque a Massa, all’Archivio di Stato, la lettera che Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, inviò il 31 gennaio del 1524 a Ludovico Ariosto, governatore della Garfagnana per conto degli Estensi dal febbraio 1522 al giugno 1525.
La lettera, di particolare rilievo storico, testimonia l’attività amministrativa di Ariosto in Garfagnana e riguarda questioni di ordine pubblico, controllo del territorio e gestione delle cariche locali, offrendo uno sguardo concreto sul ruolo politico e istituzionale svolto dal poeta al servizio dello Stato estense. Come si comprende dal tenore della lettera, ma tutto l’epistolario garfagnino riporta contenuti simili, la zona della Garfagnana, devastata da lunghe contese tra Lucchesi e Fiorentini (alleati del papa), si presentò particolarmente afflitta quando il poeta assunse l’incarico di commissario.
I mezzi a disposizione, dodici balestrieri compreso il capitano, sono scarsi per il ripristino dell’ordine in un territorio infestato dai briganti contro cui il poeta agì con ferrea determinazione incendiando addirittura chiese e canoniche dove i banditi trovavano rifugio complice il clero.
Già a sette giorni dal suo insediamento a Castelnuovo, il 27 febbraio 1522, emanava la sua prima grida minacciando pene pecuniarie e corporali, non solo verso i ricettatori dei banditi ma anche verso chi non avesse collaborato a segnalarli e catturarli.
I nomi dei banditi non sono molti, dai sei ai dieci, ma alcuni sono molto ricorrenti nell’epistolario ariostesco: primo fra tutti Battistino Magnano, il bandito che più di ogni altro impegnò il poeta nei quaranta mesi del suo commissariato. Dopo appena un mese Alfonso comprendendo le difficoltà scriveva da Ferrara il 21 marzo del 1522:
Messer Ludovico, intendendo noi li frequenti disordini et scandali che si fanno in quella nostra provincia, et sapendo che con così pochi balestrieri, come havete, potete mal rimediare et provedere alle cose che bisognariano, havemo pensato, per beneficio comune et per quiete de la detta nostra provincia, darvi maior braccio et accrescere li detti balestrieri fin al numero XXV, per qualche mese, fin tanto che le cose si reducano in miglior forma.
Dopo un anno dal suo arrivo la situazione non pareva mutata, come si apprende nella Satira IV, indirizzata al cugino Sismondo Malegucio:
Qui vanno li assassini in sì gran schiera ch’un’altra, che per prenderli ci è posta, non osa trar del sacco la bandiera. Saggio chi dal Castel poco si scosta!
L’atteggiamento arrendevole del duca e la mancanza di mezzi stremarono il poeta tanto che arrivò a proporre di distruggere alcune chiese e canoniche dei preti sospettati di proteggere nei luoghi sacri, dove non potevano entrare le sue milizie, i briganti.
Eppure, per ripulire la Garfagnana basterebbe secondo Ludovico Ariosto
impiccare quattro o cinque che sono in questa provincia… Battistino Magnano e Donatello e certi suoi compagni… de li quali tutti (ho) fatto più volte querela.
Alfonso I purtroppo non diede seguito alle suppliche e lagnanze del poeta in “esilio” nella Rocca della Garfagnana il quale, stremato, dopo tre anni di governatorato rassegnò le dimissioni nelle mani del Duca.
francesca.nepori@cultura.gov.it
L'autore
- Archivista di Stato e attuale Direttore dell’Archivio di Stato di La Spezia. Studiosa di bibliografia, biblioteconomia, storia dell’editoria e bibliofilia da anni collabora con riviste accademiche e specialistiche. Ha concentrato la propria attenzione sulla storia delle biblioteche ecclesiastiche e religiose.
Ultimi articoli
In primo piano14 Agosto 2026Giuseppe Fumagalli e il nome di Napoleone
avvenimenti1 Luglio 2026La lettera del 31 gennaio 1524 di Alfonso I d’Este a Ludovico Ariosto: storia di un ritrovamento
avvenimenti1 Febbraio 2023Albert e Maria: un amore epistolare e altro ancora
Interventi29 Ottobre 2020Una nuova stagione per Formíggini
