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Pro Aristarcho Samio Oratio   

La lampante contraffazione della verità: l’appropriazione di Copernico e la “sua” millantata “rivoluzione copernicana”

 Tutti, scienziati e non, considerano il polacco Mikolaj Kopernik (1473-1543), di origine tedesca (Nicolaus Kopperlingk de Thorn) con studi anche a Bologna, iscritto nel catalogo degli studenti tedeschi, come lo “scopritore” della teoria eliocentrica che “vede” il Sole al centro del nostro sistema solare e i pianeti a “girargli intorno”, teoria che ovviamente annulla la precedente geocentrica dell’astronomo greco Claudio Tolomeo, Κλαύδιος Πτολεμαίος (±100 – ±178 d.C.), alunno di Teone da Smirne, che poneva la Terra al centro dell’universo con il Sole e gli altri pianeti intorno.

Una teoria, quest’ultima che, sebbene sin dal VI sec. a.C. ampiamente contraddetta e addirittura smentita, poté comunque conservarsi dogmaticamente integra ed efficace, sostenuta dall’avvallo conforme della secolare dominante riflessione aristotelica (il famoso ipse dixit), da una parte e, di seguito, della stessa ugualmente onnipotente Chiesa cattolica, addirittura fino alle soglie dell’Illuminismo!

Certo, è confermato che lo stesso Copernico – il quale conosceva bene la lingua greca e latina, e quindi poté leggere non solo in greco le risultanze eliocentriche dell’antichità greca, ma anche i testi greci tradotti in latino per il tramite delle versioni arabe che li salvarono – nella premessa della sua opera maggiore De revolutione orbium coelestium Libri VI asserisce nientemeno di non aver trovato da nessuna parte cenni della teoria eliocentrica. Tale asserzione tuttavia viene messa in dubbio dal manoscritto dell’opera, ora custodito presso la Biblioteca di Varsavia, nel quale egli accenna ad Aristarco e alla sua “sententia” sul movimento della Terra (che non può non nascondere, intuitivamente, i due precisi e noti movimenti del pianeta): “Credibile est hisce similibusque causis Philolaum mobilitatem terrae sensisse, quod etiam nonnulli Aristarchum Samium in eadem fuisse sententia”, una proposizione più tardi cancellata (anche se comunque ancora leggibile) quando il testo fu stampato e pubblicato alla morte di Copernico, una dichiarazione riferita vagamente a un certo ”movimento” della terra!

Comunque sia, in tale “dichiarazione” si ha tutta l’impressione che Copernico senza alcun ritegno si esprima come “per sentito dire”, nonostante avesse letto, e soprattutto assimilato, cose scritte e reali: un modo quindi di sottile astuzia, ipocrisia e inganno per sottovalutare al minimo, se non annullare del tutto l’importanza delle tesi degli astronomi Greci antichi, come se volesse dire: “sì, qualcuno ne ha parlato, astrattamente, una semplice opinione, nulla di preciso”, mentre nei testi da lui studiati vi sono pertinenti indicazioni di ciò che essi avevano scoperto, accertato e apertamente affermato. E già con l’espressione “Credibile est”, cioè “è verosimile”, “si potrebbe anche credere”, “potrebbe essere anche vero”, viene indicata una supposta possibilità di credibilità, Copernico vuole chiaramente far capire che Filolao ed Aristarco potrebbero anche non “far testo”, “se proprio vogliamo credervi”.

Per “attenuare” i legittimi sospetti, certuni sostengono che non sia stato davvero Copernico a cancellare la propria iniziale dichiarazione di riconoscimento verso Aristarco, sia pure superficiale, ma invece l’editore per paura che avrebbe ridotto il valore del contenuto dei volumi che pubblicava. A nostro parere e considerando quanto or ora esposto sul poco o nessun valore pratico riconosciuto agli antichi, la cancellazione “autografa” di Copernico appare più che sicura e la “versione” dell’ipotetico intervento dell’editore deve essere stata pensata più che altro per evitare che una brutta nomea “macchiasse” il nome del più grande scienziato polacco tacciato di essere un “copiatore”. Ma di questo torneremo ad occuparcene più sotto. Il fatto sta che da quel momento in poi è iniziata a vigere nel mondo degli scienziati la c.d. rivoluzione copernicana, indebitamente, come appare ovvio, perché in realtà legittimamente avrebbe dovuto chiamarsi invece rivoluzione aristarchea, dal nome di colui che per primo ne fu lo scopritore e soprattutto ne formulò in chiari termini e con precisione l’ipotesi, che poi, in verità, era in ogni caso una vera e propria tesi, matematicamente provata in seguito, un secolo dopo, da Sèleuco di Selèucia, Σέλευκος Σελεύκιας (… – 150 a.C.), secondo quanto riferiscono le fonti (Strabo, Geographica, III, 5, 9 e sopra tutto Plutarco, Platonicae Quaestiones, VIII, I: “come poi Aristarco e Sèleuco hanno provato” (la sottolineatura nostra), ὡς ὓστερον Ἀρίσταρχος καὶ Σέλευκος ἀπεδείκνυσαν).

Ma tornando un attimo, per inciso, a Copernico, non possiamo non rilevare il fatto molto strano che egli in vita non sia mai stato “perseguitato” o scomunicato per le idee – già di per sé eretiche – sui moti della Terra e del Sole (cosa che invece un secolo dopo sarebbe costata a Galileo una tormentosa abiura), sia pure espresse in certo modo blando con molta diplomazia e “per l’interposta persona” degli antichi Greci, una “astuzia espressiva!”, anche se questa “stranezza” si lega al fatto che Copernico era un sacerdote, pertanto un religioso cattolico: c’è da immaginare quanto scalpore scandalistico avrebbe potuto innescare e quindi quanto potuto nuocere alla stessa Chiesa cattolica.

Lo stesso Papa ha certamente chiuso tutt’e due gli occhi sui contenuti, sia pure ascritti agli antichi Greci, della lettera indirizzatagli da Copernico. Solo dopo la morte di quest’ultimo, l’Inquisizione si sbizzarrirà in un simulacro di persecuzione senza nessuna pratica conseguenza. Non sono stati nemmeno bruciati i libri di Copernico, né, che si sappia, il suo editore ha avuto qualche “fastidio”. Tutto quindi calcolato!

Dopo Sèleuco quindi (II sec. a.C.) un “vuoto di eliocentrismo” si spande per tutto il mondo allora conosciuto, un vuoto che giunge quasi alle porte del XVIII secolo. Dallo stesso II sec. d.C. in poi la madornale erroneità (pseudo)scientifica di Claudio Tolomeo (Trattato matematico o Almagesto, dall’arabo al-Kitab al-Mijisti, piuttosto derivato dal greco μέγιστον) regnerà incontrastata e troverà nella Chiesa Cattolica il suo più fedele e direi anche più feroce sostenitore. A questo proposito e facendo un passo indietro, a mo’ di completezza informativa, è più che interessante confrontare il “modello del mondo” di Eudosso, Εὒδοξος (408-355 a.C.) articolato in 27 sfere concentriche, l’una contenuta nell’altra, con nel centro la Terra e tutt’intorno le sfere degli astri stabili, del Sole, della Luna e dei quattro pianeti (Mercurio, Venere, Marte e Saturno) con quello noto di Tolomeo. Praticamente Eudosso è il diretto precursore di Tolomeo e il primo a concepire la realtà della “ciclica regolarità” come oggi vige nella scienza matematica.

Certo, bisogna riconoscere che il “sistema” genialmente escogitato da Tolomeo, e con perfetta conformità alle cogenti “disposizioni” della casta sacerdotale, sulle tracce di Apollonio da Pergamo, Ἀπολλώνιος ὁ Περγαίος (±240 – ±190 a.C.), ma sopra tutto di Eudosso, ha mantenuto soggiogata l’intera umanità e la società scientifica, pur rinnovatasi nei secoli, nella travisata logica di una falsa scienza senza fine, foriera comunque di una stasi culturale e in particolare di natura astrofisica, piena altresì di non poche innocenti vittime umane.

E come per l’antichità greca, anche per il periodo cristiano dal III sec. d.C. in poi, non è possibile non incolpare l’establishment e la nomenclatura religiosa di tale secolare e perfino violenta stasi oscurantista e, in ultima analisi, profondamente anacronistica.

Ma facciamo un necessario passo indietro di circa 2000 anni perché solo così capiremo la “storià” della fasulla “rivoluzione copernicana”. Già negli Inni di Orfeo a Museo, detti Inni Orfici (queste 87 poesie in esametri dattilici, circa 1200 versi nel complesso), poeticamente splendidi, ma nel contempo anche ricchi di luminosi contesti non solo di carattere religioso-cultuale attinente al “supremo essere” (monoteismo) fattore dell’universo e alla reale esistenza della Luce nel centro del Tutto (Λαμπρὸν ἂγων φάος ἀγνὸν, σὲ Φάνητα κεκλήσκω), troviamo anche interessanti contenuti astronomici. Ed è per questo quindi che si è soliti cominciare la “storia” dell’eliocentrismo da alcuni di questi Inni, sopra tutto il n. 8 nei versi dove il “Τu, Titano dorato [il Sole] che cammina in cerchio con quattro piedi [le stagioni] nell’immenso rombo [il rombo non dà il senso dell’ellisse?] con movimenti rotatori” (Τιτὰν χρυσαυγὴς… τετραβάμασι ποσσὶ χορεύων… ρόμβον ἀπειρέσιον δινεύμασιν οἶμον ἐλαύνων, κόσμου τὸν ἐναρμόνιον δρόμον ἒλκων, κοσμοκράτωρ… κυκλοέλικτε), “trascinando il mondo [ma il mondo nello spazio di allora non erano i pianeti?] in una traiettoria tondeggiante, dominatore del mondo”, automaticamente non può che riferirsi al Sole che è il centro d’ attrazione dei mondi/pianeti nelle loro traiettorie entro la zona zodiacale. Come pure nell’Inno n. 84 riferito alla Ἐστὶα che “tiene l’interno della dimora dell’eterno massimo fuoco” (ἡ μέσον οἶκον ἒχεις πυρὸς αενάοιο μεγίστου), dove già il solo termine Ἐστία conduce direttamente alla Ἐστία di Filòlao, Φιλόλαος (470-385 a.C.): “il primordiale Uno che sta nell’interno della creazione ha il nome di Estìa” (Τὸ πρᾶτον ἀρμοσθὲν, τὸ Ἔν, ἐν μέσω τὰς σφαίρας ἐστία καλείται) (Περὶ Φύσιος ΑΒΓ frammento 7 in Stob. Ecl. I 21, 8), dove il μέσον è il centro focale, il centro del fuoco che di nuovo non può non essere il Sole.

Il dossògrafo ellenista Aetiο (inizio II sec, d.C.) riferisce un’informazione tratta da Teòfrasto secondo la quale “Filolao sostiene che esiste il fuoco intorno al centro dell’Universo, un fuoco che egli chiama ἐστία τοῦ παντὸς e οἶκος τοῦ Δία”, che non può essere che il “centro” intorno al quale ruotano tutti i corpi celesti (allora noti). E palesemente tutto ciò comunque non è che la derivazione, ad opera dello stesso Filòlao da Crotone, allievo di Pitagora (570-495 a.C.), delle “ipotesi” dei Pitagorici (Vi sec.a.C.) e della relativa Scuola a Crotone nella Magna Grecia fondata, a quanto sembra, sul modello delle comunità orfiche. Sono stati appunto gli alunni di Pitagora a rovesciare per primi, esplicitamente in proposizioni scientifico-filosofiche, l’insegnamento del loro maestro che, come sappiamo, considerava la Terra come una sfera immobile nel cielo, [concetto della sfericità dei corpi e dei moti celesti già riconosciuto da Eraclito, Ἡράκλειτος (VI-V sec. a.C.) e Anassagora, Ἀναξαγόρας (500-428 a.C.)], quale centro del Mondo, pur esso sferico, nel commento tramandatoci da Diogene Laerzio in Vite di Filosofi VIII, 25, 8-11.

I Pitagorici, quindi, preconizzano un Σύμπαν dove il fuoco costituisce il primo principio del Creato (teoria pirocentrica), un fuoco che, raccolto nel centro dell’Universo, attrae i materiali celesti che gli stanno vicino e produce la formazione e lo statuto dell’insieme dei corpi che formano tale Universo (sistema solare?). Un “qualcosa” in fiamme che stranamente somiglia al Sole, anche se non viene pronunciata questa parola “magica”

Eraclide Pontiaco, Ἠρακλείδης Ποντικὸς (388-310 a.C.), Ecfanto da Siracusa, Ἒκφαντος Συρακούσιος (IV sec.a.C.), Iketa da Siracusa, Ἰκέτας Συρακούσιος (400-335 a.C.), Filòlao Crotoniate, Φιλόλαος ὁ Κροτωνιάτης pongono così le fondamenta del movimento di pensiero che, più specificatamente e propriamente poi Filolao porterà più avanti rappresentando la ragione spermatica della teoria chiaramente eliocentrica che Aristarco condenserà in puntuali formulazioni astronomiche, nel seguente sec. III a.C., con la nominativa indicazione del Sole al posto di un sino allora indistinto, sia pure compatto, Fuoco dei predecessori o Ἐστία che arde.

Senza mezzi termini dunque Aetio (Act. III, 13, 1. 2) pone in chiaro che “gli altri sostengono che la Terra sta immobile; invece, Filolao Pitagorico insegna che [la Terra] gira intorno al fuoco in cerchi obliqui simile al Sole e la Luna” (οἱ μἐν ἂλλοι μένειν τὴν γὴν, Φιλόλαος δὲ ὁ Πυθαγόρειος κύκλω περιφέρεσθαι περὶ τὸ πὺρ κατὰ κύκλον λοξὸν ὁμοιοτρόπως ἡλίῳ καὶ σελήνῃ). Non solo, perchè secondo Diogene Laerzio altri ancora sostengono che la Terra si muove e ciò per primo ha insegnato il pure Pitagorico Iketa da Siracusa: “dicono che per primo è stato Iketa Siracusano a dire che la Terra gira in cerchio” (καὶ τὴν γὴν κινείσθαι κατὰ κύκλον πρῶτον ειπεὶν οἱ δ’ Ἰκέταν ‹τὸν› Συρακούσιον φάσι) (Dio.Laer.VIII, 84, 85). Allo stesso modo Ecfanto si esprime considerando una “forza divina” quale forza motrice del Mondo, un νοὺς ο ψυχὴ, “immagine del quale è il mondo, sferico, che ruota a motivo di tale “forza divina”. E la Terra, nel centro di tale mondo, si muove intorno al proprio asse con direzione verso Oriente” (Hippol. Ref. I, 15). In conclusione, il concetto del movimento della Terra è stato concepito e dichiarato dagli allievi di Pitagora sin dal VI sec. a.C., ponendo come centro del Mondo un Nucleo di Fuoco chiamato Ἐστία. Filòlao codifica, pertanto, il moto rotatorio della Terra e la sua rivoluzione circolare intorno al Fuoco Centrale. Così, la Terra e gli altri pianeti girano intorno alla Ἐστία nella medesima direzione a diversi però livelli di traiettoria e secondo diverse velocità, come d’altronde anche la contemporanea scienza insegna.

Una proposta davvero rivoluzionaria, decisamente contraria alle credenze e perfino alla “ragione di stato” e alla “ragione” del potere religioso – talmente dissacratoria da provocare la reazione del potere politico, sulla spinta dello “sdegno” sacerdotale, che non esitò minimamente ad accusare Filolao di ateismo. All’ “eresia scientifica” di Filolao, contraria al dogmatismo appunto sacerdotale-religioso, vennero ad aggiungersi l’ostilità e reazione politica dei fautori del demos (=democratici) fondamentalmente nemici delle tendenze aristocratiche dei Pitagorici, il tutto culminato con la rivolta dei primi, capeggiati da Chilone, contro i secondi così da costringere Filolao a rifugiarsi a Tebe per salvarsi la vita (Iambl. Vita Pytagorae 248-249). Non v’è dubbio che le idee astronomiche di Filolao erano avanzatissime per l’epoca in cui egli visse e le espresse (V-IV sec. a.C.), un’epoca comunque ricca di straordinarie conquiste nell’ambito dell’arte e delle lettere, oltre che in quello politico. E non sarebbe proprio da escludere che Filolao, temendo per la propria sorte, memore di precedenti fatti sanguinosi nel sud Italia appositamente (un camuffamento) pone anche lui un indeterminato Fuoco Centrale nel centro dell’Universo, anzichè il ben determinato e reale Sole, con troppa evidenza opposto al dogmatismo geocentrico regnante e incombente.

Sembra comunque che perfino lo stesso Platone (427-347 a.C.) abbia studiato l’opera e il pensiero di Filolao (v. ad es. nel Timeo) e addirittura verso la fine della sua vita si diceva che avesse addirittura mutato la propria precedente convinzione che la Terra si trova nel centro dell’Universo: Θεόφραστος προϊστορεὶ τῶ Πλάτωνι πρεσβυτέρω γενομένω μεταμέλλειν, ὡς ου προσήλουσα αποδόντι τῇ γῇ τὴν μέσην χώραν τοῦ παντὸς (Dio.Laer. VIII, 85).

Νaturalmente tutto ciò cum grano salis. Il fatto sta, comunque, che Platone, secondo quanto narra sempre Diogene Laerzio (Dio.Laer. III, 9): “dicono alcuni, tra i quali anche Satiro, che [Platone] abbia scritto a Dione in Sicilia per comprargli tre libri pitagorici da Filolao per 100 minae” (λέγουσιν δὲ τινες, ὣν ἐστι καὶ Σάτυρος, ὅτι Δίωνι ἐπέστειλεν εἰς Σικελίαν ὠνήσασθαι τρία βιβλία Πυθαγορικὰ παρὰ Φιλολάου μνὼν ἐκατὸν).

Se ciò è vero, e non v’è motivo per non crederci, la figura di Filolao campeggia quale geniale teorico di fondamentale importanza nella scienza astronomica. Insieme a lui, nondimeno, una posizione centrale di avanguardia spetta ai citati Eraclide Pontiaco ed Ecfanto Siracusano per i quali Aetio non esita ad affermare (Aet. III, 13, 3) che “sostengono che la Terra si muove, non spostandosi dal suo posto nello spazio, ma roteando, come gira la ruota intorno al suo asse, da occidente verso oriente, intorno al proprio centro”. Analoga notizia, peraltro, fornisce anche Aristotele (388-322 a. C.) nella sua opera De coelo dove riferisce: “Nel centro dicono [i Pitagorici] che esiste il fuoco, mentre la Terra, che è uno degli astri, si muove ciclicamente intorno al centro e produce il giorno e la notte (Aristotele, De coelo B, 13, 293a, 21-23). Nello stesso testo viene ribadito che i Pitagorici sostengono una teoria pirocentrica del Mondo secondo la quale la Terra gira intorno ad un fuoco centrale chiamato “Fortezza di Giove” (Διὸς Φυλακὴ).

A questo punto non sarà ozioso precisare che già nel VI sec. a.C. e prima dei Pitagorici il precursore astronomo greco che affermò l’esistenza del movimento della Terra nel vuoto, nel mezzo del Mondo, e forse intendendo attorno al Sole, fu Anassimandro, Ἀναξίμανδρος (611-547 a.C.). La sua lezione predicava il c.d. μεμονωμένον della Terra, ossia la sua posizione isolata, “a mezz’aria” nello spazio. Nell’opera di Teone di Smirne (70-135 d.C.) Expositio rerum mathematicarum ad legendum Platonem utilium viene fatta espressa citazione di Anassimandro che nel suo insegnamento “[dice] che la terra sta a mezz’ aria e ruota intorno al centro del mondo” (Ἀναξίμανδρος δὲ ὅτι ἡ γὴ μετέωρος καὶ κινείται περὶ τὸ τοῦ κόσμου μέσον), un indirizzo peraltro seguito anche dai filosofi immediatamente successivi e comunque posteriori, da Empedocle, Ἐμπεδοκλὴς (494-434 a.C.), quando dichiara che τὴν γὴν εἶναι μετέωρον, e Parmenide, Παρμενίδης (515-470 a.C.), fino a Cleomede, Κλεομήδης (metà II sec d.C.). Naturalmente il percorso anassimandreo attinente al movimento della Terra intorno al proprio asse fu seguito anche dai Pitagorici, come sappiamo, ma anche prima accolto con favore dallo stesso Pitagora che già peraltro dichiarava la sfericità della Terra. In tal senso quindi Anassimandro e la Scuola Pitagorica furono i primi a contestare la prevalente, allora, teoria geocentrica dell’Universo. Dopodiché si giunge al primo vero elaboratore e promotore della teoria eliocentrica, Aristarco di Samos, Ἀρίσταρχος ὁ Σάμιος, nel IV-III sec. a.C. (310-230 a.C.). E la grandiosa “novità” di Aristarco consiste nel fatto che egli per primo collocò nel centro dell’intero sistema il Sole partendo dall’idea che qualsiasi fatto astronomico possa trovare la propria interpretazione nella congiunta combinazione di due moti, quello di rivoluzione della Terra intorno al Sole e quello di rotazione della Terra intorno al proprio asse.

I presupposti della sua ricerca e i corollari cui pervenne erano troppo sconvolgenti per non suscitare profondo turbamento presso i suoi contemporanei e conterranei, sopra tutto nell’ambiente sacerdotale-cultuale, sempre influente e inflessibile. L’opera di Aristarco che produsse tanta agitazione non è stata trovata. Ne fa comunque diretta testimonianza nientemeno che Archimede, Ἀρχιμήδης, di poco a lui posteriore (287-212 a.C.) che nel suo libro Arenario (Ψαμμίτης) scrive a chiare lettere che escludono qualsiasi incertezza o incomprensione: “ma Aristarco ha redatto un libro che contiene determinate proposte dalle quali si deduce che il mondo reale è molto più ampio. Ritiene poi che le stelle e il Sole siano immobili e che la Terra si muova intorno al Sole, che sta nel centro, in una traiettoria circolare e inoltre che la sfera dei pianeti immobili, che si trova nello stesso centro del Sole sia così grande…” (Ἀρίσταρχος δὲ ὁ Σάμιος ὑποθεσίων τινῶν ἐξέδωκεν γραφὰς, ἐν αἷς ἐκ τῶν ὑποκειμένων συμβαίνει τὸν κόσμον πολλαπλάσιον εἶμεν τοῦ νῦν εὐρημένου. Ὑποτίθεται γὰρ τὰ μὲν ἀπλανέα τῶν ἂστρων καὶ τὸ ἂλιον μένειν ἀκίνητον, τὰν δὲ γᾶν περιφέρεσθαι περὶ τὸν ἂλιον κατὰ κύκλου περιφέρειαν, ὂς ἐστιν ἐν μέσῳ τῳ δρόμῳ κείμενος, τὰν δὲ τῶν ἀπλανέων ἂστρων σφαίραν περὶ τὸ αὐτὸ κέντρον τῴ αλίῳ κειμένaν τῴ μεγέθι τηλικαῦταν εἶμεν…)

Archimede però non è il solo, perchè ugualmente lo Pseudo-Plutarco, Ψευδο-Πλούταρχος, nella sua opera Dottrine dei Filosofi (Placita Philosopharum), Περὶ τῶν ἀρεσκούντων τοῖς φιλοσόφοις, così si riferisce ad Aristarco: “Aristarco ha posto il Sole insieme alle stelle immobili, e fa muovere la terra intorno al circolo del Sole in una traiettoria obliqua, nel contempo essa stessa ruotando intorno al proprio asse”, Ἀρίσταρχος τὸν ἢλιον ἵστησι μετὰ τῶν ἀπλανῶν, τὴν δὲ γὴν κινεῖ περὶ τὸν ἡλιακὸν κύκλον ἐξελίττεσθαι δὲ κατὰ λοξὸν κύκλον τὴν γὴν, ἃμα δὲ καὶ περὶ τὸν αὐτῆς ἂξονα δινουμένην, per concludere poi che Aristarco considera il Sole facente parte “delle stelle immote”, ἐν τοῖς ἀπλανέσιν ἀστράσιν. Ma anche Stobeo, Ἰωάννης ὁ Στοβαῖος (V sec.d.C.) nella sua opera Anthologion scrive che “Aristarco pone in alto il Sole”, Ἀρίσταρχος τὸν ἣλιον ἴστασι, mentre Aetio (II 24,8) non esita a ricordare che “Aristarco colloca il Sole tra le stelle stabili e ritiene che la Terra ruota intorno al ciclo del Sole”. Parimenti Sesto Empirico, Σέξτος Ἐμπειρικός (±160-±210 d.C.), nella sua opera Contra Physicos ( II 174, 6) riferisce di quelli che “hanno sostenuto che la Terra si muove, come il matematico Aristarco”, τὴν δὲ γὴν κινείσθαι δοξάσαντες ὡς οἱ περὶ Ἀρίσταρχον τὸν μαθηματικὸν.

A parte il complesso delle questioni legate alla teoria eliocentrica che esplicitamente Aristarco pone in esame e in particolare afferma che le stelle si trovano ad una distanza immensa, ciò che considera anche sufficiente spiegazione del fatto della assenza di una visibile parallassi, cioè dell’osservazione dell’apparente movimento delle stelle nel corso del movimento della Terra intorno a sé e al Sole. Certo, la perfetta dimostrazione di tale fenomeno di parallassi astrale avrà luogo molto più tardi con l’invenzione dei telescopi.

Ma tornando a Copernico, nella lettera inviata “a Sua Santità il Papa Paolo III” che costituirà il Prologo al suo De Revolutionius orbium coelestium Libri VI, sostiene bugiardamente di non aver trovato da nessuna parte la teoria eliocentrica che egli espone, implicitamente intendendo essere una sua personale scoperta! Tuttavia, nel manoscritto del libro riferisce degli antichi Greci che preconizzavano il moto della Terra su se stessa, senza mai accennare alla “invenzione” eliocentrica di Aristarco(!):

“Per questa ragione ho assunto il dovere di studiare di nuovo le opere di tutti i filosofi che ho potuto trovare, per sapere se mai qualcuno avesse proposto, per le sfere dell’universo, movimenti diversi da quello che presentano i maestri dell’astronomia nelle varie scuole. E davvero ho trovato dapprima in Cicerone che Iketa aveva formulato l’ipotesi che la Terra si muove. Più tardi ho scoperto in Plutarco che alcuni altri ancora concordavano con questo parere. Decisi dunque di esporre le sue ragioni qui, in modo che ognuno possa leggerle: Alcuni ritengono che la terra rimanga immobile. Filòlao il Pitagorico però crede che, come il Sole e la Luna, così anche la Terra gira intorno al fuoco tracciando un cerchio obliquo. Eraclide dal Ponto e Ecfanto il Pitagorico ritengono che la Terra si muove, non spostandosi nello spazio ma come la ruota che gira da occidente ad oriente intorno al proprio centro”.

In queste espressioni sono palesi due cruciali intenzioni di Copernico:

1) da una parte ben riconosce che il moto della Terra era noto agli antichi Greci moltissimo tempo addietro, e fa i nomi di Filolao, Eraclide, Ecfanto e pure Aristarco, e quindi trattarsi di una non sua scoperta, ma di una scoperta avvenuta 17 secoli prima di lui, e

2) si dissimula non meno però dietro le ipotesi e le tesi degli antichi per non far vedere che: a) sta copiandoli e b) acconsente alle loro teorie, che egli espone molto semplicemente perché “ognuno possa leggerle”, semplicemente “ad ogni buon fine”, senza alcuna responsabilità.

Copernico riferendosi a Plutarco non lo dice, ma ha di certo in mente ciò che quegli dice riportando il testo di Περί τῶν ἀρεσκόντων τοῖς Φιλοσόφοις φυσικῶν δογμάτων, dove comunque Plutarco (che poi in realtà è lo Pseudo-Plutarco) espone anche, e sopra tutto direi, il pensiero di Aristarco e la sua interpretazione eliocentrica che, guarda caso, è uguale a quella che lo stesso Copernico intende formulare e poi in effetti formula e pubblica come sua!! Sennonché nel predetto testo Copernico ignora completamente le affermazioni di Plutarco in merito ad Aristarco e la sua teoria, troppo “forte” per non suscitare sospetti vari. Ad Aristarco accennerà solo come ad uno che accettava la realtà del moto della Terra. Niente di più! Nessun rimando invece al suo maggior merito, e cioè alla sua “struttura eliocentrica”. Copernico dice di aver letto tutto. Non aveva letto anche Archimede? Comunque, come già ricordato, anche questo “brano” su Aristarco sarà cancellato dal manoscritto e sparirà quindi nella edizione definitiva stampata. Spariti gli antichi scienziati Greci!

Un’altra “cura” di Copernico sta nel cercar di convincere tutti, e per primo il Papa, che il suo libro non intende proporre questioni cosmologiche, ma solo tentativi matematici e pertanto non riguarda filosofi e teologi (!) che di certo non possono approvare un fantasioso modello eliocentrico, ma interessa solo gli astronomi e i matematici nelle loro astratte operazioni di calcolo, ciò che ovviamente faceva anche ben comodo alla Chiesa e al suo dogmatismo biblico della Genesi che così non rischiava di essere stravolto ab imis e dolorosamente smentito. In questi termini l’eliminazione dell’accenno ad Aristarco, sia pure en passant (mentre Copernico conosce perfettamente tutti i particolari eliocentrici del Greco), è ovvia e si direbbe perfino imposta. Solo “tacendo” Aristarco, Copernico avrebbe potuto più tardi, pur post mortem, nella sua opera presentarsi al mondo intero e farsi passare come il primo ed unico “inventore” del sistema eliocentrico, il padre dell’eliocentrismo, addirittura nel XVI secolo, l’ autore nientemeno di quella che passerà come la “rivoluzione” copernicana”, gettando nell’oblio immeritato il vero e solo creatore di tale sistema, Aristarco, e praticamente il “suo” sistema che, un secolo dopo di lui, era stato anche matematicamente provato da Sèleuco di Seleucia, implicitamente così convalidando il postulato dell’opera aristarchea non giunta a noi perchè con molta probabilità distrutta (data al fuoco?) dai suoi conterranei capeggiati dal filosofo stoico Cleante, allievo di Zenone (noto per un libello appunto contro Aristarco, Πρὸς Ἀρίσταρχον) dove, confutando le teorie di Aristarco, istigatava “tutti i Greci” a punirlo essendo accusato di empietà in quanto “muove il centro del mondo e così turba la quiete degli dèi Olimpi”, ὡς κινῶν τὴν τοὺ κόσμου ἐστίαν καὶ ταράσσων οὕτω τὴν τῶν Ὁλυμπίων ἡρεμίαν!

***

A partire da quanto scritto, è del tutto evidente chi possa essere annoverato e a tutti gli effetti considerato il precursore e il πρώτος διδάξας della concezione eliocentrica, e a chi quindi debba essere attribuito l’onore del relativo titolo nominativo. E di certo questi non può essere Copernico. Bisogna essere completamente ignoranti per non capire che Copernico riprodusse Aristarco, e non solo, asserendo poi – la cosa più grave e inaccettabile – che le formulazioni da lui proposte costituiscono una sua propria teoria, non avendo da nessuna parte trovato alcun cenno di precedenti ad essa, e ciò è notoriamente del tutto falso, come sappiamo. In ultima analisi le contradditorietà di Copernico sono palesi, da una parte scopiazzando a piene mani gli antichi astronomi/matematici Greci, che non potevano “difendersi” e rivendicare la loro “primizia”, e dall’altra nascondendosi appunto, con ammirevole sottigliezza dialettica, dietro le loro scoperte per non incorrere nelle ire della Chiesa, da una parte traendo fondamentali, ben sfruttate poi utili informazioni dalla lettura degli antichi scrittori Greci e dall’altra cancellando l’unico “momento di sincerità” avuto nell’aver ammesso per iscritto di aver “ascoltato” i loro propositi, ossia che qualcun altro prima di lui aveva detto quello che egli presenta e dichiara come sua conquista! Praticamente l’opera sull’eliocentrismo che Copernico ha pubblicato è la sua unica opera di provato valore scientifico, e guarda caso, purtroppo, ampiamente minata da “prestiti” tematici appartenenti ad altri, guarda caso ancora, lontanissimi nel tempo scienziati Greci, che non possono chiedere diritti di copyright! A quanto sembra l’opus magnum copernicano presenta molti testi copiati da opere greche antiche, come ad esempio: dal De coelo (Aristotele), Arenario (Archimede), Tavole manuali di Tolomeo (Teone di Alessandria), Teoria ciclica delle stelle (Cleomede), Timeo (Platone), Eclogarum Physicarum et Ethicarum Libri II (Stobeo), Alessandro Etolo (Teone di Smirne), Vitae Philosophorum – Pithagora (Diogene Laerzio). Nell’opera copernicana non manca altresì la copiatura da Tolomeo della distanza Terra-Sole e quella della distanza Terra –Luna effettuata da Ipparco, Ἳππαρχος (190-120 a. C.). Addirittura la copiatura da testi arabi della variazione dell’inclinazione dell’ellittica.

Per curiosità e per concludere trascriviamo alcune semplici proposizioni che Copernico presenta come proprie, ma appartengono ad altri:

Copernico: Il mondo è sferico – Diogene Laerzio: Pitagora dice che il mondo è sferico (Vitae Philosophorum- Pithagora).

Copernico: La sfera costituisce la forma di maggior capacità contenutiva – Platone: La sfera è maggiormente contenutiva (Timeo III,160F).

Copernico: L’infinito non può in nessun modo muoversi – Aristotele: Per nulla l’infinito può muoversi (De coelo I, 3).

Copernico: Ѐ necessario che la terra abbia simile forma sferica – Aristotele: La Terra è necessario che sia sferica.

Copernico: Il Sole, la Luna e le stelle sono sferici – Stobeo: I Pitagorici dicono che il Sole è sferico (Ecl., Phisic. et Ethic. Libri II) – Aristotele: Sferica la Luna (Problemata 15) – Aristotele: Le stelle sferiche (De coelo II, 4, 290s) solo limitatamente a quanto concerne il concetto della sfericità.

Naturalmente, con tutti questi “prestiti”, oltre a quello massimo da Aristarco per il tramite di Ecfanto, Eraclide e sopra tutto Filolao, Copernico ha avuto buon gioco nell’organizzare un intero complesso di enunciazioni presentate come “farina del proprio sacco”, in mancanza di qualsiasi opposizione, contestazione o almeno perplessità, “tecnicamente” impossibile!

Rimane un dubbio. Chissà se non conoscesse anche le conquiste del sommo Ipparco di Rodi[1], uno dei massimi astronomi di tutti i tempi (media parallassi della Luna, perimetro della Terra, differenza tra anno astrale e anno solare, parallassi del Sole, disuguaglianza delle stagioni e delle ore dell’anno, metaptosi dei meridiani, catalogo con 1000 stelle)! Insieme ai tanti che Copernico dice di aver letto, può mancare Ipparco?!

In sostanza Copernico poggia la sua sintassi scientifica eliocentrica sulle seguenti realtà:

– il Sole e non la Terra sta nel centro dell’Universo (allora conosciuto);

– la Terra e i pianeti ruotano intorno al Sole;

– la Terra ruota intorno a se stessa sul proprio asse in ventiquattro ore;

– la Terra ruota intorno al Sole in un anno.

Ma ecco che Aristarco enuncia i medesimi relativi canoni già nel III sec. a.C.! Originalità e primizia, dunque, di tali enunciati spettano di diritto ad Aristarco.

Per questi motivi:

onestà e eticità crediamo esigano che scienziati, e non solo – ma sopra tutto gli scienziati – abbiano il coraggio morale di operare acchè ciò avvenga in modo reale, costruttivo ed esteso nei libri, congressi, conferenze, nella prassi e nella memoria.

Ammettendo pure che lo stesso Copernico non abbia davvero voluto dare il proprio nome alla “rivoluzione”, ma siano stati i successivi scienziati a definirla e ad imporla come “copernicana”, i contemporanei, oggi, devono assumersi le proprie responsabilità etiche e riparare l’errore compiuto nel passato e sinora tramandato. Pertanto, non rimane che, come giustizia vuole, la c.d. “rivoluzione copernicana” – COPIA venga concretamente sostituita erga omnes dalla “rivoluzione aristarchea” – ORIGINALE!

 

[1] Personalità troppo importante e in particolare troppo determinante è quella del sommo Ipparco per non enumerarne – sia pure “fuori tema” – qui di seguito le sue scoperte, alcune delle quali davvero mirabili tenuto conto dei mezzi “tecnici” allora in possesso. Elenchiamole:

1) ha stabilito con grande precisione la durata delle stagioni: 92,5 gg. la primavera, 92,5 gg. l’estate, 88,125 l’autunno e 90,125 l’inverno;

2) ha definito la durata dell’anno solare in 365,246667 giorni, mentre con le attuali avanzate misurazioni risulta di 365,242217 giorni. Gli Egizi l’avevano stabilito in 356,25 giorni;

3) ha calcolato la lunghezza della massima circonferenza della Terra in 39.960 chilometri, mentre oggi sappiamo che è di 40.075 chilometri;

4) ha calcolato l’inclinazione dell’ellittica, cioè l’angolo che forma la traiettoria della Terra in rapporto al meridiano, in 23o e 51’, quando con i calcoli odierni tale angolo ai tempi di Ipparco doveva essere di 23o e 43’;

5) ha calcolato la distanza della Terra dalla Luna in 60 raggi terrestri. ossia circa 382.260 chilometri. Oggi sappiamo che di 60.40 raggi terrestri pari a circa 384.400 chilometri;

6) ha calcolato il diametro della Luna nella misura di 1/3 di quello terrestre. ossia 0,333, mentre oggi si sa che è 0,27;

7) ha calcolato lo spessore dell’ombra della Terra nella media distanza Luna-Terra in 2,5 diametri lunari, esattamente come risulta oggi;

8) ha determinato l’inclinazione della traiettoria lunare rispetto all’ellittica, nonchè il tempo di rivoluzione sinodica della Luna intorno alla Terra;

9) ha introdotto per primo l’uso dell’orologio astrale.

L'autore

Crescenzio Sangiglio
È nato a Thessaloniki (Grecia) e tuttora risiede a Plaghiari (Thessaloniki). Studi Classici e Giurisprudenza. Servizio presso il Ministero degli  Affari  Esteri.  Studioso e traduttore di letteratura greca, di poesia in particolare, oltre che traduttore di poesia italiana in lingua greca. Circa 450 collaborazioni con riviste italiane e greche, nonchè siti internet su tematiche di letteratura, archeologia, etnologia (folclore), politica, religione, attualità. È autore del primo studio edito in Italia sulla canzone popolare urbana greca (Canzone Rebètika). È altresì in via di preparazione il correlato studio sulla canzone popolare rurale greca (Canzone Demòtica). È Membro Onorario della Società Ellenica degli Scrittori e Membro Onorario della Società degli Autori di Salonicco(Thessaloniki). Premio “Didò Sotirìu” 2021 della Società Ellenica Scrittori per l’opera di diffusione all’estero della letteratura greca. Premio 2026 della Società Traduttori Greci di Letteratura per il contributo a favore delle lettere greche.