Ci sono opere che tornano in scena perché appartengono al repertorio classico, e opere che tornano perché ogni epoca riconosce in esse qualcosa della propria inquietudine. La «Lisistrata» di Aristofane appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nella traduzione di Konstantinos Bouras e con la regia, l’adattamento drammaturgico e la resa scenica di Asterios Peltekis, è stata una delle produzioni estive più accolte dal pubblico del Teatro Statale della Grecia Settentrionale. Il suo percorso è iniziato al di fuori dei festival greci: il 4 e 5 luglio è stata presentata nell’antico teatro romano di Ostia, nell’ambito del Teatro Ostia Antica Festival e in collaborazione con il Teatro di Roma. La lingua greca, accompagnata da soprattitoli in italiano, ha raggiunto circa quattromila spettatori, confermando che la commedia aristofanea continua ad attraversare lingue, luoghi e confini culturali.
La calorosa accoglienza in Italia ha avuto un seguito al Teatro Antico di Epidauro. Il 21 e 22 agosto, circa 17.000 spettatori hanno assistito alla produzione e, al termine, hanno premiato i protagonisti e l’intera compagnia con un applauso prolungato ed entusiasta. Non si tratta semplicemente del successo di un grande spettacolo estivo. La risposta del pubblico rivela che si è creato quel canale vivo tra scena e platea senza il quale anche il testo più attuale rischia di rimanere un reperto da museo.

Asterios Peltekis non affronta la «Lisistrata» soltanto come un’ingegnosa commedia sulla guerra, sull’amore e sulla privazione. Cerca al suo interno un’opera profondamente politica e, soprattutto, antropocentrica. Al centro della sua lettura vi è una società stremata da un conflitto prolungato, ormai incapace di immaginare una via d’uscita. L’astensione delle donne dall’atto sessuale non funziona semplicemente come punizione degli uomini. Si trasforma in un consapevole rifiuto di partecipare al circolo vizioso della violenza, in una pausa capace di aprire la strada alla rinascita della comunità.
Determinante per il funzionamento scenico dello spettacolo è la traduzione di Konstantinos Bouras. La parola conserva l’acume satirico e l’audace volgarità di Aristofane, acquisendo l’immediatezza richiesta da una lettura scenica contemporanea. La lingua suona viva e accessibile, senza appianare i contrasti né smussare la punta politica dell’opera e offre agli attori un terreno fertile per l’azione comica. Quando incontra le scelte registiche più marcatamente attualizzanti, il risultato si avvicina talvolta allo stile del teatro della rivista (Marcello Marchesi), consentendo alla parola aristofanea di risuonare nella sensibilità linguistica dello spettatore di oggi.
La regia traduce questo pensiero attraverso un linguaggio scenico chiaramente contemporaneo. Il ritmo veloce, l’estroversione delle interpretazioni e il dialogo costante con gli spettatori generano momenti di autentica euforia: l’umorismo aristofaneo conserva la propria vitalità e i riferimenti all’oggi attivano il presente. Il testo non viene modernizzato meccanicamente, ma cerca piuttosto di ritrovare il proprio posto nell’esperienza contemporanea.
Questa scelta non opera con la stessa precisione per tutta la durata dello spettacolo. In alcuni punti, l’intensità dell’estroversione, l’enfasi sulla battuta immediata e la ricerca di una rapida risposta comica spostano il linguaggio scenico verso il varietà. Questi momenti assicurano il riso e rafforzano l’immediatezza, ma limitano alcune delle sfumature più sottili della parola aristofanea. Soprattutto, rendono più difficile il passaggio dalla farsa alla dimensione politica e lirica dell’opera. Si tratta più di uno spostamento temporaneo che di un arretramento complessivo dell’intento registico, ma è comunque uno spostamento percepibile.
Nel ruolo centrale, Elisavet Konstantinidou possiede una forte presenza scenica, istinto comico e quell’immediatezza che le permette di conquistare rapidamente la fiducia del pubblico. La sua Lisistrata è una donna pratica, determinata, profondamente consapevole delle contraddizioni della natura umana, non un simbolo distante. La solidità e la nobiltà popolare della sua recitazione mantengono l’eroina in un equilibrio fecondo: tra l’esagerazione comica e la determinazione politica, tra il riso e la serietà del suo gesto.
Intorno a lei si sviluppa una compagnia numerosa ed energica. Katerina Papoutsaki, Krateros Katsoulis, Alexandra Palaiologou, Panagiotis Petrakis, Nikos Georgakis, Kostas Santas, Giannis Charisis e Sofia Kalemkeridou, insieme a tutti gli attori del Teatro Statale della Grecia Settentrionale, sostengono generosamente il ritmo intenso e la fisionomia collettiva della produzione. La fisicità, la precisione comica e la comunicazione aperta con il pubblico non funzionano come qualità isolate. Compongono un mondo scenico organizzato, nel quale ogni personaggio rimane parte di un movimento comune.
All’identità peculiare dello spettacolo contribuiscono in modo sostanziale la musica originale di Giorgos Andreou e la coreografia di Konstantinos Rigos. La musica non si limita ad accompagnare l’azione; partecipa alla sua costruzione, illuminandone ora la dimensione comica, ora quella lirica. Analogamente, il linguaggio del movimento organizza i corpi come un insieme e conferisce ai confronti scenici tensione, ritmo e una dinamica riconoscibilmente contemporanea.
L’ambiente scenico di Frosso Lytra, i costumi di Nikos Charlavtis e le luci di Stelios Tzolopoulos costruiscono un mondo limpido, contemporaneo e funzionale nella grande scala di Epidauro. La composizione visiva non tenta di riprodurre un mondo antico storicamente determinato. Crea uno spazio aperto d’incontro, nel quale il passato non viene trattato come un’immagine immobile, ma come materia che continua a dialogare con il presente.
La «Lisistrata» di Asterios Peltekis è uno spettacolo popolare nel senso più sostanziale del termine: aperto, generoso, accessibile e orientato alla comunicazione con il pubblico. Le sfumature da teatro della rivista verso il varietà, semplificano in alcuni punti la complessità dell’opera, senza tuttavia annullarne l’asse fondamentale. Dietro l’euforia e il riso insiste la domanda di Aristofane: che cosa può fare una società quando la guerra ha cessato di essere un mezzo ed è diventata un fine in sé?
La risposta dello spettacolo risiede nella collettività, nella cura e nel deciso rifiuto di partecipare alla violenza. Le donne della «Lisistrata» non aspettano che il mondo cambi; attraverso i loro corpi e la loro volontà creano lo spazio nel quale il cambiamento può diventare concepibile. E forse proprio qui si trova il motivo per cui questo spettacolo ha comunicato in modo così diretto con gli spettatori di Ostia e di Epidauro. Ha affrontato la commedia come un atto politico vivo. Perché, a volte, il riso non ci aiuta semplicemente a sopportare la realtà. Ci permette di immaginare di poterla cambiare.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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