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L’Italia paese ospite d’onore al 9° Festival Internazionale di Poesia di Patrasso

Dal 16 al 20 settembre 2026 Patrasso è tornata a essere un luogo d’incontro fra lingue, culture e diverse tradizioni poetiche, ospitando il 9° Festival Internazionale di Poesia, organizzato dal Poetry Office e dal portale culturale Culturebook.gr. All’edizione hanno partecipato, in presenza oppure online, 72 poeti e poetesse provenienti da 23 Paesi, nell’ambito di un programma articolato di letture, incontri e iniziative culturali collaterali. L’ingresso a tutti gli eventi è stato gratuito.

Il tema centrale del Festival è stato «La rivoluzione inizia con le parole – Revolution Begins with Words». Il punto di partenza dell’edizione era l’idea che la lingua non è soltanto uno strumento con cui descriviamo la realtà, ma una forza attiva capace di plasmarla, mettere in discussione convinzioni consolidate e aprire nuove vie di comunicazione e comprensione. In una fase di intense trasformazioni sociali e storiche, la poesia è stata proposta come spazio di resistenza e riflessione, ma anche come terreno comune di convivenza pacifica.

Il tema dell’edizione si è inoltre legato a due importanti ricorrenze: i duecento anni dall’Esodo di Missolungi e i cento anni dalla nascita del poeta Nikos Karouzos. La prima ha richiamato la rivendicazione storica e collettiva della libertà; la seconda, la rivoluzione interiore, esistenziale e linguistica che la poesia può compiere. Fra questi due poli – l’azione pubblica e la trasformazione interiore – le parole sono emerse come veicoli di memoria, libertà e rinnovamento creativo.

La poesia italiana al centro

L’Italia è stata il paese ospite d’onore del 9° Festival Internazionale di Poesia di Patrasso. Il Festival si è svolto con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene e ha messo in luce i profondi legami culturali che uniscono da sempre la Grecia e l’Italia.

Nel corso della manifestazione è stato premiato anche Francesco Neri, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene. Il 18 settembre 2026, allo Stadio Romano di Patrasso, gli è stato conferito il Premio «Elaias Kotinos» per il suo sostanziale contributo alla promozione della cooperazione, della comunicazione e del dialogo creativo fra le lettere italiane e greche, rafforzando i legami intellettuali e culturali tra i due Paesi.

Si tratta di due Paesi le cui letterature dialogano da secoli attraverso riferimenti comuni, traduzioni, scambi e affinità creative. La vicinanza fra le due culture non è soltanto geografica: è storica, linguistica e spirituale. Patrasso, città rivolta verso lo Ionio e la penisola italiana, si è rivelata un luogo particolarmente adatto a questo incontro.

La poesia italiana è stata rappresentata da cinque autori: Mariangela Gualtieri, Elisa Biagini, Rossella Paolicchi, Vincenzo Bagnoli e Giorgio Fontana. Gli ospiti non costituivano un gruppo omogeneo, ma rappresentavano generazioni, orientamenti estetici e modi diversi di accostarsi alla lingua poetica: dalla poesia performativa e teatrale alla scrittura sperimentale, fino al rapporto della poesia con la musica, l’immagine, il corpo, la natura e il paesaggio urbano.

Mariangela Gualtieri poetessa e drammaturga, una delle voci più rappresentative della poesia italiana contemporanea. Nel 1983 ha fondato, insieme al regista Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca. Ha sviluppato una scrittura strettamente legata, all’oralità e alla dimensione corporea della parola poetica. Nella sua opera la poesia non si limita alla lettura silenziosa: diventa respiro, ritmo e presenza scenica.

Elisa Biagini, poetessa, traduttrice e docente universitaria, ha vissuto e lavorato in Italia e negli Stati Uniti. La sua poesia esplora il linguaggio come esperienza corporea e come spazio di relazione con l’altro e con il mondo naturale.

Vincenzo Bagnoli poeta e saggista, nonché uno dei fondatori della rivista «Versodove». Nella sua opera la parola poetica dialoga con la musica, l’immagine e il paesaggio urbano contemporaneo. La raccolta Waves intreccia poesia, suono, memoria musicale ed esperienza della città. Alcune poesie tratte da questa raccolta saranno pubblicate nel prossimo numero della rivista greca Poetix, in una mia traduzione. Sabato 19 settembre 2026, nell’ambito della giornata di studi «La generazione poetica degli anni Ottanta», è stata inoltre presentata la rivista «Versodove», con la partecipazione di Vincenzo Bagnoli e la mia, nel ruolo di traduttrice e collaboratrice della rivista. L’ultimo numero ospita un mio saggio e alcune poesie di Maria Lainà, poetessa greca scomparsa nel 2023.

Rossella Paolicchi e Giorgio Fontana hanno completato il gruppo dei poeti italiani, accrescendo la polifonia dell’edizione e confermando che la poesia italiana di oggi non è uno spazio unitario e chiuso, ma un campo multiforme di ricerche.

Il mio incontro personale con Mariangela Gualtieri

La presenza di Mariangela Gualtieri al Festival ha avuto per me un significato particolare. Il mio rapporto con la sua opera non si limita infatti all’esperienza di lettrice: all’inizio dell’emergenza sanitaria del 2020 ho avuto l’opportunità di tradurre in greco la sua poesia «Nove marzo duemilaventi», che nel giro di pochi giorni è stata tradotta in numerose lingue. La versione greca è stata pubblicata da LiFO il 24 marzo 2020.

La traduzione di questo lungo componimento di Gualtieri ha rappresentato una sfida particolare. La lingua della poetessa è indissolubilmente legata al ritmo, alle pause, al respiro e all’oralità della parola. Chi traduce è quindi chiamato a restituire non soltanto il significato delle parole, ma anche la fisicità della loro voce: la musica, la tensione, il silenzio e il movimento interiore della poesia. La traduzione diventa così un atto di ascolto attento e, successivamente, di accoglienza nella lingua d’arrivo, affinché la voce poetica straniera possa trovare un nuovo e vivo luogo di esistenza nella lingua greca.

La partecipazione di Gualtieri al Festival di Patrasso ha offerto l’occasione di proseguire questo dialogo. La poesia tradotta è tornata, in un certo senso, alla voce da cui era nata, dopo aver acquisito nel frattempo una seconda esistenza linguistica.

L’edizione bilingue della raccolta poetica di Giorgio Fontana

Un ulteriore anello del dialogo poetico greco-italiano è rappresentato da Giorgio Fontana. L’edizione bilingue delle sue poesie, dal significativo titolo Essere per tanto tempo essere // Να υπάρχεις για πολύ στο χρόνο να υπάρχεις, pubblicata da Campanotto Editore nel 2023, nella versione greca di Dimitris Deliolanis e mia, è stata presentata il 22 novembre 2023 nella sede di quella che allora era la Fondazione Ellenica per la Cultura, a Psychiko.

Il titolo stesso della raccolta condensa un’aspirazione eminentemente poetica: il desiderio dell’esistenza di permanere nel tempo, non come qualcosa di immobile, ma come presenza, traccia e memoria. La forma bilingue dell’edizione permette al lettore di muoversi parallelamente fra l’originale italiano e la versione greca, di osservare corrispondenze e scarti e di ascoltare il diverso ritmo delle due lingue.

Un’edizione poetica bilingue non è soltanto uno strumento pratico per accedere a un’opera in lingua straniera. Mette in risalto il processo stesso della traduzione e rende visibile la compresenza di due lingue. L’originale e la traduzione si illuminano a vicenda, creando un nuovo spazio di lettura.

La poesia come luogo d’incontro

Il 9° Festival Internazionale di Poesia di Patrasso non ci ha invitati soltanto ad ascoltare letture poetiche: ci ha chiamati a credere nuovamente nella forza della parola. L’Italia e la Grecia si sono incontrate a Patrasso non come due culture separate, ma come due sponde che da secoli comunicano attraverso lo stesso mare. Fra queste sponde hanno viaggiato le voci degli autori italiani, incontrando la lingua e il pubblico greci attraverso la traduzione.

Ogni poesia che passa in un’altra lingua attraversa un confine invisibile. Non abbandona la propria patria: ne acquisisce una seconda. Ogni traduzione è un atto di ospitalità, ma anche una piccola rivoluzione, perché dimostra che ciò che è nato dentro una lingua può emozionare e trasformare le persone di un’altra.

Per cinque giorni, dunque, Patrasso non è stata soltanto una città rivolta verso l’Italia. È diventata un porto di parole, un luogo di arrivo e di partenza per voci e lingue, un laboratorio vivo di convivenza, memoria e libertà. Perché la poesia non cambia il mondo imponendo un potere: lo cambia in silenzio, con una parola, una voce, una traduzione, una persona alla volta. E forse è questa la verità più profonda del motto di questa edizione: la rivoluzione inizia con le parole, ma si compie quando le parole diventano incontro.

La poesia di MARIANGELA GUALTIERI

Nove marzo duemilaventi

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare.

E poiché questo

era desiderio tacito comune

come un inconscio volere –

forse la specie nostra ha ubbidito

slacciato le catene che tengono blindato

il nostro seme. Aperto

le fessure più segrete

e fatto entrare.

Forse per questo dopo c’è stato un salto

di specie – dal pipistrello a noi.

Qualcosa in noi ha voluto spalancare.

Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.

E c’è dell’oro, credo,

in questo tempo strano.

Forse ci sono doni.

Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.

C’è un molto forte richiamo

della specie ora e come specie adesso

deve pensarsi ognuno. Un comune destino

ci tiene qui. Lo sapevamo.

Ma non troppo bene.

O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.

Io la sento pensante d’un pensiero

che noi non conosciamo.

E quello che succede? Consideriamo

se non sia lei che muove.

Se la legge che tiene ben guidato

l’universo intero, se quanto accade mi chiedo

non sia piena espressione di quella legge

che governa anche noi – proprio come

ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo

tenersi insieme di tutto in un ardore

di vita, con la spazzina morte che viene

a equilibrare ogni specie.

Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,

guidata. Non siamo noi

che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,

tingere d’ocra un morto.

Fare per la prima volta

il pane. Guardare bene una faccia. Cantare

piano piano perché un bambino dorma.

Per la prima volta

stringere con la mano un’altra mano

sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.

Un organismo solo. Tutta la specie

la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto oranoi torneremo con una comprensione

dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro

 

 

Εννέα Μαρτίου Δύο Χιλιάδες Είκοσι

Αυτό θέλω να σου πω,

έπρεπε να είχαμε σταματήσει.

Το γνωρίζαμε. Όλοι νιώθαμε

πόσο ξέφρενο ήταν

ό,τι κι αν κάναμε. Παρόντες στα πράγματα.

Απόντες  από τον εαυτό μας.

Ξεζουμίζαμε κάθε ώρα – για να αποφέρει καρπούς.

Έπρεπε να είχαμε σταματήσει,

αλλά δεν τα καταφέραμε.

Έπρεπε να το είχαμε κάνει όλοι μαζί.

Να επιβραδύνουμε το τρέξιμο.

Αλλά δεν τα καταφέραμε.

Δεν υπήρχε ανθρώπινη δύναμη

που να μπορούσε να το σταματήσει.

Μιας και αυτό ήταν

μια σιωπηρή κοινή επιθυμία,

σαν υποσυνείδητη βούληση –

ίσως γι αυτό το είδος μας να υπάκουσε,

να έσπασε τις αλυσίδες που κρατούσαν φυλακισμένο

τον σπόρο μας. Να άνοιξε

τις πιο μύχιες ρωγμές

και να επέτρεψε την είσοδο.

Ίσως γι ‘αυτό έγινε ένα άλμα

μεταξύ των ειδών – από τη νυχτερίδα ως εμάς.

Κάτι μέσα μας θέλησε να ανοίξει διάπλατα.

Ίσως, δεν ξέρω.

Τώρα μένουμε σπίτι.

Είναι υπέροχο αυτό που συμβαίνει.

Και υπάρχουν θησαυροί, νομίζω, σ’ αυτούς τους παράξενους καιρούς.

Ίσως υπάρχουν δώρα.

Ψήγματα χρυσού για μας. Αν βοηθήσουμε ο ένας τον άλλον.

Υπάρχει ένα πανίσχυρο κάλεσμα

του είδους τώρα, και ως είδος τώρα ο καθένας μας ας σκεφτεί

τον εαυτό του. Μια κοινή μοίρα

μας κρατάει εδώ. Το γνωρίζαμε. Αλλά όχι πολύ καλά.

Ή όλοι μαζί, ή κανείς.

Είναι ισχυρή η Γη. Ζωντανή πραγματικά.

Εγώ την αισθάνομαι να σκέφτεται κάτι,

που εμείς δεν γνωρίζουμε.

Κι αυτό τελικά συμβαίνει; Ας θεωρήσουμε

πως δεν το προκαλεί εκείνη.

Αν ο Νόμος που κρατά σε ορθή πορεία

το σύμπαν ολόκληρο, κι αν αυτό που συμβαίνει, αναρωτιέμαι

δεν είναι παρά η απόλυτη έκφραση αυτού του Νόμου

που κυβερνά κι εμάς, ακριβώς όπως κάθε αστέρι –

κάθε σωματίδιο του κόσμου.

Αν η σκοτεινή ύλη είναι εκείνη

που κρατά ενωμένα τα πάντα,

με μια λαχτάρα για ζωή και η αποκομιδή του θανάτου καθώς έρχεται

για να εξισορροπήσει κάθε είδος.

Το κρατά μέσα στο καθορισμένο μέτρο,

στη θέση του, καθοδηγούμενο.

Δεν είμαστε εμείς που δημιουργήσαμε τον ουρανό.

Μια φωνή επιβλητική, άλαλη,

μας λέει τώρα να μείνουμε σπίτι, σαν τα  παιδιά

που έκαναν μια μεγάλη αταξία, δίχως να ξέρουν ποια,

και δεν θα δεχθούν φιλιά, ούτε αγκαλιές.

Καθένας μέσα σε ένα φρενάρισμα,

που μας πάει προς τα πίσω, ίσως στον αργό ρυθμό

των αρχαίων προγόνων, των μητέρων.

Για να κοιτάξουμε περισσότερο τον ουρανό,

να βάψουμε με ώχρα έναν νεκρό. Να ζυμώσουμε

για πρώτη φορά ψωμί. Να κοιτάξουμε προσεκτικά ένα πρόσωπο.

Να τραγουδήσουμε σιγά σιγά για να κοιμηθεί  ένα μωρό.

Για πρώτη φορά να σφίξουμε με το χέρι μας ένα άλλο χέρι,

και να αισθανθούμε έντονα την εναρμόνιση. Ότι είμαστε μαζί.

Ένας μόνον οργανισμός. Ολόκληρο το είδος μας.

το κουβαλάμε μέσα μας. Εντός μας το διασώζουμε.

Με αυτό το σφίξιμο

της μίας παλάμης με την παλάμη του άλλου,

με αυτή την απλή πράξη που μας είναι απαγορευμένη τώρα –

εμείς θα επανέλθουμε με αντίληψη διευρυμένη.

Θα είμαστε εδώ πιο συνειδητά.

Πιο ευαίσθητο το χέρι μας θα είναι μέσα στο γίγνεσθαι της ζωής

με περισσότερη ευαισθησία.

Τώρα γνωρίζουμε πόσο δυσάρεστο είναι

να βρισκόμαστε σε απόσταση ενός μέτρου.

 

 

 

 

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.