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Ricordando Margherita Morreale

La figura di Margherita Morreale (Milano 1922 – Padova 2012) rappresenta un’eccezione alla tendenza consolidata che vede gli intellettuali della nostra epoca cercare di continuo visibilità nei media. Tra i massimi ispanisti a livello internazionale, membro delle più importanti accademie del mondo — in Italia quella dei Lincei (dove il 10 maggio in un incontro è stata ricordata da Alberto Varvaro e da Giuseppe Di Stefano) — la Morreale ha infatti preferito vivere nell’ombra, rifuggendo per quanto possibile da qualsiasi evento che la ponesse al centro dell’attenzione. Qualche anno fa, in occasione di una conferenza che monsignor Gianfranco Ravasi, all’epoca prefetto della Biblioteca Ambrosiana, tenne a Padova le proposi di fermarsi a parlare qualche minuto con lui. La Morreale però, nonostante fosse una sua appassionata lettrice, scappò immediatamente alla fine della relazione. Il giorno dopo mi telefonò per ringraziarmi e per scusarsi della fuga repentina: «Non era giusto che Ravasi perdesse tempo a parlare con me, una vecchia maestra di grammatica spagnola». La scelta del termine non era affatto casuale: amava spesso paragonarsi ai maestri di un tempo che, con abnegazione e senso del dovere, educavano i propri allievi. E a questa maestra si devono studi fondamentali su tematiche e autori soprattutto quattro-cinquecenteschi: l’umanesimo, le relazioni italo-spagnole — in particolare Castiglione e Boscán (Castiglione y Boscán: El ideal cortesano en el Renacimiento español, Madrid, Imprenta de S. Aguirre Torre, 1959) — Enrique de Villena (Los doce trabajos de Hércules, Madrid, s.n., 1958), Fray Luis de León (Homenaje a Fray Luis, Salamanca, Universidad de Salamanca, 2007); senza trascurare i suoi lavori sulle traduzioni spagnole della Bibbia (La «Bibbia di Ferrara»: 450 anni dopo la sua pubblicazione, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1994).

margherita morreale

Si svegliava prima dell’alba come se volesse, pur da laica, seguire le ore canoniche. Passava poi il resto della giornata a studiare. Fra le poche distrazioni la lettura de «L’Osservatore Romano», quotidiano al quale era abbonata da lunghissimo tempo.

Da sola la Morreale non era in grado nemmeno di farsi un tè, si diceva scherzando fra amici. A tutte le occupazioni domestiche pensava la sua governante, la signorina Anna, alla quale diede per tutta la vita del lei. Non si trattava di un segno di distanza o di superiorità, ma era semplicemente il suo modo di entrare in contatto col prossimo, al punto che quando la governante non ebbe più la forza di lavorare, la Morreale continuò a tenerla presso di sé, pagando due badanti che si prendessero cura di lei e di Anna.
Credo che uno dei dolori più grandi dei suoi ultimi anni di vita sia stata la perdita della vista con la conseguente impossibilità di studiare. Alcune sue meritevoli allieve si proposero di leggere settimanalmente i libri e gli articoli che continuava a ricevere, ma era ormai evidente che un ciclo si era chiuso. Nonostante ciò, non la vidi mai disperarsi. Sorretta dalla sua incrollabile fede, un giorno mi confidò che si riteneva fortunata dal momento che nel corso della sua lunga vita non si era mai ammalata. Senza che me ne rendessi conto, mi iniziò a parlare anche della sua famiglia, delle due sorelle: di Gabriella, chimico di fama internazionale e delle sue scoperte nel campo della medicina, di Maria, bravissima artista della quale mi esortava a vedere i quadri appesi alle pareti.

Soprattutto del padre, Eugenio, corrispondente de «Il Popolo d’Italia» e in seguito funzionario diplomatico in Austria, Stati Uniti e Spagna. Si emozionò visibilmente quando le portai un articolo del «Corriere della Sera» che parlava di lui. Mi disse che mi avrebbe fatto recapitare l’intera documentazione conservata a Malaga, il che avvenne nel giugno scorso. Si tratta di un migliaio di carte di straordinaria importanza che permettono di ricostruire vicende storiche tra gli anni Trenta e Quaranta nelle quali suo padre è stato protagonista o quanto meno testimone diretto. Man mano che le studiavo, andavo a leggergliele per avere un suo ricordo da inserire nel lavoro che le avevo promesso di scrivere. Grazie alla generosità di Margherita e delle sorelle queste carte sono state donate all’Archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari esteri italiano. A chi scrive resta il rimpianto di non essere riuscito a finire l’articolo su Eugenio Morreale prima della morte della figlia.

(questo articolo è stato pubblicato su “L’Osservatore Romano” del 12 marzo 2013).

Successivamente a questo articolo, chi scrive ha pubblicato i seguenti lavori su Eugenio Morreale:

Eugenio Morreale e Adolf Hitler. Sulla prima fortuna del Partito Nazionalsocialista tedesco nei media italiani

Un corrispondente e diplomatico italiano poco noto: Eugenio Morreale

Una lettera inedita di Eugenio Morreale e l’eterna immutabilità della politica italiana

Un fascista contro Hitler

Mussolini antitedesco