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“L’altra metà della vita”. Intervista ad Andrea Mattioli  

Romanzo di formazione, memoir “mediato”, riflessione sulla Storia e le smarginature del presente: il suo è un testo che attraversa i generi, che rompe le convenzioni dei codici. Perché ha scelto questa forma?

Ho scelto questa forma perché la complessità della storia e dei temi trattati non poteva essere contenuta in un solo genere. Il romanzo è un ibrido tra memoir, romanzo di formazione e riflessione storica, nonché sul momento attuale. Questa scelta mi ha permesso di narrare le molte sfaccettature delle vite dei protagonisti. Volevo che il lettore vivesse un viaggio non lineare, che rispecchiasse le incertezze, le contraddizioni e le ferite che compongono l’esistenza. Ogni personaggio, infatti, poteva essere il protagonista. Simone è la voce narrante solo perché è colui che vive l’intera narrazione. Anche per me è stata una sfida.

Al centro de L’altra metà della vita c’è il rapporto intenso e divergente tra due giovani, prima vicinissimi e poi distanti, come spesso accade per le amicizie di infanzia, segnate dal furore degli inizi. Vien facile pensare che Luca e Simone siano una sorta di doppio, o meglio due facce della stessa medaglia esistenziale… cosa puoi dirci in merito?

Tutto parte dal mal d’anima che ognuno di noi si porta appresso. Luca e Simone rappresentano due percorsi opposti eppure complementari nella ricerca di un senso alla propria esistenza. Il loro legame, inizialmente intenso, è carico di energia e di promesse, ma, come spesso accade, il tempo e le scelte personali li allontanano. Nonostante la distanza, restano legati da un filo invisibile, quello delle esperienze condivise e del dolore non risolto. In un certo senso, sono due facce della stessa medaglia: Luca incarna la fragilità e la vulnerabilità che non riescono a trovare riscatto, mentre Simone rappresenta il tentativo di razionalizzare il caos della vita e di cercare un ordine, pur portando dentro il peso del fallimento. Il loro rapporto è una metafora della dualità insita in ognuno di noi: il conflitto tra il desiderio di fuggire dal dolore e il bisogno di affrontarlo.

È il tema della fuga, in fondo, il vero centro del testo. Attraverso eccessi di natura differente, eppure in parte convergenti, i protagonisti scappano, si rifugiano in “mondi artificiali”, cercano il proprio posto in un universo che par loro ostile, violento. Come sei arrivato a definire le loro personalità, anche in rapporto a questa idea di smarrimento e ricerca?

La fuga è il cuore pulsante del romanzo, ed è stata la chiave per definire le personalità di Luca e Simone. Entrambi, pur attraverso modalità diverse, (Luca ricordiamoci che vive col la lacerazione psichica di un abuso sessuale subito a 8 anni), cercano di sottrarsi a un mondo che percepiscono come opprimente e ostile. Luca si rifugia in un universo di eccessi e dipendenze, cercando sollievo in mondi artificiali che però amplificano la sua fragilità. Simone, invece, tenta di costruirsi una maschera di controllo e razionalità, ma anch’egli non sfugge al senso di smarrimento.

Per creare questi personaggi, ho studiato a fondo la tensione tra il desiderio di evasione e il bisogno di trovare un senso nella realtà. Ho lavorato sulla loro vulnerabilità e sulla loro umanità, cercando di mostrarli non come vittime, ma come individui comuni. Le loro scelte sono un atto di ribellione ma anche una forma di ricerca, un tentativo disperato di trovare il proprio posto in un universo che sembra rifiutarli.

Luca è un personaggio dolente, che ha subito abusi ed è incline alle dipendenze. Quanto è stato difficile caratterizzarlo? C’è, in lui come in Simone, qualcosa di te o delle persone che hai conosciuto?

Luca è stato un personaggio complesso e doloroso da caratterizzare, proprio per il suo vissuto fatto di abusi e dipendenze. Raccontare una storia come la sua richiede un grande rispetto per il dolore umano e una profonda attenzione nel rappresentarlo in tutta la sua autenticità. La difficoltà maggiore è stata rendere Luca reale, senza idealizzarlo o ridurlo al solo trauma: è un essere umano con le sue fragilità, ma anche con una dignità che resiste, nonostante tutto. E, alla fine, mi sono chiesto: quanti Luca ci sono intorno a noi? Quante persone portano cicatrici invisibili che condizionano ogni loro gesto, ogni loro decisione? Luca non è solo un personaggio, è la voce di molti che vivono il proprio dolore in silenzio, cercando rifugio in mondi artificiali o in fughe che spesso aggravano il loro smarrimento. In questo senso, più che attingere a una parte di me, mi sono ispirato a ciò che ho osservato nelle persone intorno a me: volti, storie, frammenti di vite che trasmettono la stessa sofferenza e la stessa sete di riscatto. Luca è un simbolo di questa umanità dolente, un richiamo alla necessità di ascoltare, di guardare oltre le apparenze e di non giudicare. Scriverlo è stata una sfida, ma anche un invito a riflettere su come la società spesso ignori i segnali di chi è in difficoltà, lasciandoli soli nel loro dolore. Simone semplicemente è la fuga, e spesso una fuga fortunata, che si traduce nel crollo definitivo, quando ormai non c’è più tempo per le scelte. Più che parti di me, i personaggi sono spesso i simboli del nostro tempo.

I motivi della droga e degli abusi sessuali sono trattati con estrema grazia, senza indulgere in particolari scabrosi o gratuitamente violenti. È una scelta apprezzabile, che par calibrata su un registro letterario standard, segnato dalla focalizzazione interna. Mi piacerebbe sapere come sei arrivato a questo punto, quali riflessioni ti hanno portato a privilegiare una prima persona caratterizzata da uno sguardo “distanziante”?

La scelta di trattare temi come la droga e gli abusi sessuali con grazia e senza cadere in dettagli scabrosi è stata profondamente meditata. Per me era essenziale rispettare la dignità dei personaggi e, al tempo stesso, preservare il lettore da una rappresentazione che rischiasse di scivolare nel sensazionalismo. Non volevo che questi temi fossero ridotti a meri strumenti narrativi o che il loro peso si perdesse in una ricerca di shock. Al contrario, desideravo che emergessero attraverso il vissuto emotivo dei personaggi, con tutta la complessità che portano con sé. La scelta della prima persona, in particolare quella di Simone, con il suo sguardo “distanziante”, è nata dalla necessità di creare un equilibrio. Simone è parte della storia, ma è anche un osservatore che, pur vivendo intensamente le vicende, mantiene una certa lucidità. Questa focalizzazione interna permette al lettore di avvicinarsi ai fatti attraverso il filtro della sua sensibilità, senza che la narrazione diventi invadente o opprimente. È come se Simone si facesse carico del dolore, lasciando spazio al lettore per riflettere e metabolizzare. La distanza emotiva che Simone impone è anche una protezione per lui stesso. La sua voce è quella di chi tenta di comprendere e dare un senso, ma al tempo stesso è incapace di immergersi completamente, forse per paura di affrontare fino in fondo il dolore altrui e il proprio. Questo sguardo mediano, né troppo intimo né troppo freddo, mi è sembrato il più adatto per raccontare una storia così complessa senza tradirne l’umanità. In definitiva, questa scelta stilistica nasce da una riflessione etica e letteraria: volevo che il lettore sentisse il peso delle vicende, ma in modo che fosse lui a colmare gli spazi lasciati dalla narrazione, a trovare la sua chiave interpretativa, senza essere sopraffatto da una crudezza che non avrebbe aggiunto valore.

Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari? Qualcosa che intreccia la musica, tua altra passione e attività di successo?

Il mio prossimo progetto letterario (che ho già concluso) è un romanzo che affronta le nuove forme di relazioni, esplorando il cambiamento epocale nel modo in cui viviamo l’amore e le connessioni umane. Si tratta di una riflessione sulle trasformazioni sociali e culturali che stanno ridefinendo i legami affettivi e i dogmi che per secoli li hanno condizionati. È un viaggio narrativo fatto di storie di coming out, dedicato a chi vive amori non convenzionali e cerca di trovare il proprio posto in una società in continua evoluzione. Questo progetto nasce dalla volontà di raccontare e dar voce a esperienze spesso ignorate o fraintese, mostrando la bellezza e la complessità di queste nuove relazioni. Sono temi che sento particolarmente vicini e che credo abbiano bisogno di essere affrontati con empatia e autenticità. Inoltre, il romanzo si è trasformato in un podcast, che uscirà il 5 marzo. Attraverso questo formato, desidero ampliare la portata del messaggio, creando uno spazio di ascolto e riflessione che possa raggiungere un pubblico ancora più vasto. Il podcast rappresenta una nuova sfida e, al tempo stesso, una straordinaria opportunità per esplorare il potere della narrazione in un contesto diverso.

 

L'autore

Costanza Pulsoni
Amante della lettura ed economista per professione. Nuotando alterna lo stile libero e la rana, ma non ama giocare a carte.