Franz Anton Mesmer (1734 – 1815) era un medico tedesco che dapprima a Vienna e poi a Parigi divenne molto famoso. Egli ebbe sostenitori e detrattori. A distanza di quasi tre secoli, poco sembra essere cambiato: ancora oggi egli ha estimatori e detrattori. Ci si potrebbe chiedere perché? In fondo Mesmer è stato un personaggio famoso del Settecento, un seguace dell’Illuminismo, un rappresentante di quel secolo incredibile che ha trasportato l’occidente nella modernità ma che ormai è una passione più di storici e di poeti che di altri. Eppure, le cose non sono così semplici. Il fatto che la medicina attuale, a torto o a ragione, si scagli ancora con tanta acrimonia contro di lui è un elemento sociologico interessante: lo si ritiene un ciarlatano o, al meglio, qualcuno che si sia sbagliato in buona fede; i suoi sostenitori lo ritengono invece un luminare che scoprì qualcosa di sensazionale. Così c’è chi vede in lui il precursore dell’ipnosi, colui che avrebbe intuito l’inconscio ben prima di Sigmund Freud, uno psicologo ante litteram, un misterioso studioso di forze soprannaturali, un sensitivo smascherato dalla scienza rappresentata da una commissione a Parigi (come vedremo), un Paracelso redivivo…e chi ne ha più ne metta. La bibliografia su Mesmer è molto vasta e va dai testi più seri a quelli più improbabili, e non mancano i romanzi. Egli stesso ha lasciato alcune opere. Senza dubbio era un personaggio carismatico.
Franz Anton Mesmer nacque nel 1734 in una cittadina del sud della Germania sul Lago di Costanza (Bodensee). La Germania era allora divisa in alcuni regni, e suo padre era il capo dei guardiacaccia del principe (che era anche il vescovo) del regno. Non si hanno informazioni sulla sua infanzia, ma sappiamo che all’università studiò filosofia e teologia per poi diventare un medico. Accanto a questi interessi, Mesmer coltivò anche quello della musica, sappiamo che sapeva suonare vari strumenti ma soprattutto, molto bene, uno chiamato Glasharmonika (in italiano, armonica a bicchieri) che era venuto di gran moda in quel tempo e che sarebbe stato usato anche in due brani di Mozart. Si trattava di vari bicchieri, i quali disposti in un certo modo e riempiti d’acqua quando venivano sfiorati producevano delle delicate note musicali. Egli lo aveva spesso con sé durante i suoi viaggi. Poco più che ventenne dopo essere stato in alcune città universitarie, Mesmer si trasferì a Vienna, la grande capitale. Regnava allora l’imperatrice Maria Theresia, l’Austria si chiamava ancora Sacro Romano impero e i suoi confini erano molto più estesi di oggi, era uno degli imperi più potenti d’Europa. Vienna era una città cosmopolita in cui approdavano tedeschi, svizzeri, slavi ed italiani (tra i quali Metastasio, Salieri, Lorenzo Da Ponte, Cimarosa). Qui Mesmer continuò a esercitare la sua professione di medico e nel 1768 a 34 anni si sposò con Maria Anna von Posch. Lei aveva dieci anni più di lui ed era nobile, vedova ricchissima di un militare diventato ministro e aveva un figlio. Il padre di lei era stato il proprietario della più antica ed importante farmacia della città, ed ella aveva vari possedimenti tra cui una bellissima Villa nella Landstraße. Il loro matrimonio durò circa 10 anni e non si conosce nessuna altra relazione sentimentale di Mesmer.
Mesmer organizzò la sua vita nel modo più piacevole: organizzava rinfreschi e pomeriggi musicali nel vasto giardino, ospitava artisti tra i quali Leopold Mozart con il figlio, l’adolescente Wolfgang Amadeus, si parlava dell’Illuminismo francese e della sua corrente tedesca (der Aufklärung) di cui il dottore era un seguace. Egli era un appassionato lettore dei testi libertari del filosofo ginevrino Jean Jacques Rousseau. Era abbastanza avvenente, come risulta da un busto giovanile che gli aveva fatto un amico scultore, assai alto per l’epoca, 1,76 cm., con occhi e capelli scuri. Nel susseguirsi del tempo e della Storia questo dottore stimato e amante della musica sarebbe stato dimenticato, se nel 1774 un gesuita studioso di astronomia non avesse pubblicato un articolo su una Gazzetta locale su alcune guarigioni dovute – secondo lui – a dei magneti (o calamite), che egli poneva sul corpo dei malati. Ciò attrasse l’attenzione di Mesmer, che si recò nella città dello studioso per verificare di persona le guarigioni.
Tornato a Vienna applicò alcuni magneti o calamite sul corpo di una ragazza molto malata, chiedendo ad altri medici di assistere alla terapia. Seppure in modo discontinuo la ragazza, che tutti credevano in fin di vita, riuscì a guarire tanto da potersi poi addirittura sposare e avere dei figli. Il caso suscitò grande interesse, ammiratori e detrattori, ma fu Mesmer stesso ad attribuire la guarigione non ai magneti, bensì a un fluido di origine divina che era nell’universo e che avrebbe attraversato anche il corpo umano: se armonico avrebbe costituito il fondamento della salute, ma se bloccato da qualcosa avrebbe invece favorito o creato alcune malattie. In sintesi, questa fu la sua idea di base che sconvolse l’Europa. In realtà non si sa come egli fosse giunto a questa ipotesi, denominata magnetismo animale, che era per lui una certezza e che non spiegò mai del tutto scientificamente ma semmai in termini più filosofici, portando come prove le testimonianze delle guarigioni che, spesso, avvenivano.
Mesmer curava persone con ogni genere di malattia e di ogni classe sociale; aristocratici e, gratuitamente, gente del popolo. La sua guarigione più celebre fu quella di Maria Theresia von Paradis tra il 1776 e il 1777. Ella era una ragazza diventata cieca da bambina che aveva imparato a suonare il clavicembalo ed in seguito fu una brava compositrice. Aveva ottenuto per il suo talento musicale e la sua invalidità una cospicua pensione dall’imperatrice. Ella si trasferì a casa di Mesmer, la sua villa era così ampia da poter ospitare dei malati gravi con il supporto della moglie e dei domestici. Dopo parecchi tentativi Paradis riprese la vista. È interessante notare come ella fosse rimasta colpita favorevolmente dai cani ma fosse spaventata dalle persone. Egli ottenne un unico riconoscimento a Monaco di Baviera ma l’ambiente medico, di fatto una casta, fu (quasi) interamente contro di lui accusandolo di essere un ciarlatano. Addirittura, il padre della Paradis si presentò con la spada sguainata alla villa per andare a riprendersi la figlia. È anche vero che, essendo lei guarita, rischiava di perdere la pensione dell’imperatrice. Tornata a casa ella perdette nuovamente la vista. Su questa vicenda sono state fatte successivamente le ipotesi più inverosimili, ma l’idea di un fluido di origine divina andava contro il materialismo e l’ateismo dell’ambiente scientifico. Profondamente turbato, Mesmer attraversò una crisi interiore e nell’inverno del 1778 lasciò Vienna per Parigi. Lasciò anche per sempre sua moglie, non avevano avuto figli.
La Parigi vicina alla rivoluzione dapprima ignorò o quasi il medico tedesco per poi rimanerne affascinata. Parigi era allora il cuore dell’Europa. Come dimostrano i romanzi settecenteschi, da “Manon Lescaut” di Des Grieux a “Le relazioni pericolose” di Laclos, era allora straordinariamente interessante umanamente e culturalmente. Era insieme a Napoli, la città più abitata d’Europa. Mesmer voleva certamente riabilitare la sua reputazione dopo la storia della Paradis, ma non tenne conto o forse non sapeva di quanto effimero fosse il successo parigino: nell’espace d’un matin nella cinica e libertina capitale francese, si poteva essere portati alle stelle ma, altrettanto facilmente, essere gettati nel fango.
Egli scrisse un testo in cui spiegava in una ventina di articoli il magnetismo. Fece costruire delle grandi tinozze dove i malati si bagnavano perché pensava che l’acqua facilitasse lo scorrimento del famoso fluido, nelle tinozze c’erano bottiglie d’acqua magnetizzata e sbarre di ferro, a volte, egli suonava l’armonica a bicchieri che aveva un suono rilassante. I malati potevano avere delle crisi nervose e taluni delle convulsioni durante il trattamento. C’era perciò una sala in cui venivano portati per far riprendere loro la calma. Tutto ciò veniva attribuito a questo fluido che si “risvegliava”. Le guarigioni avvenivano, almeno in parte. Tuttavia, non mancavano i detrattori.
Mesmer, esausto dal lavoro incessante e dal fatto che le accademie scientifiche, in lite tra loro, lo rifiutavano, si rivolse allora con una lettera a Maria Antonietta, ultima regina di Francia, austriaca, che si interessava al magnetismo. Mesmer ventilava di partire per la Russia e la regina gli propose, tramite un intermediario, un’alta sovvenzione purché il suo lavoro fosse controllato da una commissione e se avesse formato alcuni allievi di medicina. Egli rifiutò. Non sono del tutto chiare le ragioni ma, sembra, che egli non volesse denaro ma solo che la sua teoria venisse approvata ufficialmente.
Mesmer fondò a Parigi una Società dell’Armonia costituita come una società segreta i cui aderenti dovevano pagare una cospicua quota. Erano medici assai facoltosi ma anche persone dell’alta società e Mesmer, che fino ad allora aveva vissuto modestamente separato dalla sua ricchissima moglie, divenne benestante. Guarì anche persone famose che scrissero favorevolmente su di lui. La fortuna sembrava essere giunta dopo tante peripezie. Ma nel 1784, il governo ordinò un’inchiesta e La Societé Royale nominò una commissione di nove scienziati per formulare un ultimo giudizio sul suo lavoro e la sua teoria tra i quali c’erano due celebrità: Antoine Lavoisier, geniale chimico e biologo, che sarebbe stato ghigliottinato nel 1794, e Benjamin Franklin, americano, inventore del parafulmine, un amabile democratico, ma anche il dottor Guillotin, conosciuto soprattutto per l’invenzione della ghigliottina, considerata allora umanitaria in rapporto ai metodi di esecuzione precedenti più cruenti. Il verdetto fu completamente negativo: il fluido magnetico non esisteva, i malati credevano di essere guariti ma era solo frutto della loro immaginazione, il trattamento poteva procurare anche dei danni. Da un punto di vista scientifico (anche del 1784) la prima affermazione era logica e prevedibile. Per la scienza esiste solo ciò che è dimostrabile e replicabile. La seconda era invece discutibile perché è vero che esiste l’effetto placebo o il suo opposto, l’effetto nocebo, ma è statisticamente improbabile che tutti i pazienti di Mesmer lo avessero avuto. A Parigi, nel tempo del grande successo, risulta che egli vedesse circa 60 o 70 pazienti al giorno con la collaborazione dei medici suoi collaboratori. Delle guarigioni esistevano documenti scritti nonché testimoni che non si possono ritenere storicamente tutti apocrifi. Infine, che il trattamento potesse procurare dei danni era in parte vero perché alcuni malati manifestavano forti sintomi e crisi convulsive. Mesmer lo considerava come il segno che la terapia stessa funzionando e anche oggi, spesso, i medici omeopatici, dicono la stessa cosa delle loro terapie. In realtà, se il fluido a cui lui credeva esista o non esista è una domanda di cui non si conosce la risposta. Venne anche redatto un documento segreto per il re e la regina: un’accusa a Mesmer e ai suoi seguaci di “violazione del buon costume”. Lettere anonime li avevano infatti accusati di parlare con i malati “contro la religione e il governo”. Delle donne, mentre facevano le cure, avrebbero rimproverato alla regina di avere delle storie sentimentali, e infine accusarono Mesmer (ma in un altro rapporto segreto solo per il re) di risvegliare emotivamente – come diremmo noi oggi – nelle donne ricordi ed emozioni nonché desiderio sessuale. Questi documenti segreti erano solo un attacco politico ad uno straniero progressista. Il mesmerismo avrebbe avuto infatti un ruolo nella imminente Rivoluzione francese. I medici che avevano aderito dovettero abiurare, chiunque lo praticasse era minacciato di essere internato a Charenton, il manicomio di Parigi. Ma più che le minacce, ottenne grande successo una campagna di screditamento presso il popolo: i giornali e una commedia comica presero in giro il medico tedesco suscitando l’ilarità generale.
Mesmer ritornò in Austria ma con lo scoppio della rivoluzione in Francia si rivelò essere un giacobino, coerentemente con i suoi ideali precedenti. Venne brevemente arrestato e poi espulso e si ritirò in Svizzera. Nel 1790 morì sua moglie, Maria Anna. Soltanto Mozart si ricordò dell’amico del padre e nell’Opera “Così fan tutte” si trova questa Aria:
“Questo è quel pezzo
Di calamita
Pietra mesmerica
Che ebbe l’origine
nell’Alemagna,
Che poi sì celebre
Là in Francia fu”
Ma non solo la scienza ufficiale era (ed è) contro di lui, ma anche il cattolicesimo di allora vedeva nel mesmerismo qualcosa di poco ortodosso, anche se nei testi di Mesmer non si trova nulla contro la religione cristiana. Mesmer aveva aderito anche alla massoneria che nel 1700 attrasse vari progressisti. Oggi egli viene indicato come un precursore della psicologia che studia appunto la mente umana e anche dell’ipnosi che, tuttavia, sarebbe stata usata in medicina dopo di lui, nel 1800. Durante l’Impero napoleonico, Mesmer tentò invano di farsi riabilitare. Tornò infine in Germania dove morì a 81 anni, nel 1815, tre mesi prima della battaglia di Waterloo. Lasciò la sua eredità ai suoi nipoti, figli di una sorella, e anche loro un clarinetto, un fagotto e la sua armonica a bicchieri.
Bibliografia
Franz Anton Mesmer, Mémoire sur la découverte du magnétisme animal (Memoria sulla scoperta del magnetismo animale).
Franz Anton Mesmer, Lettres De M. Mesmer À Messieurs Les Auteurs Du Journal De Paris (Lettere del Signor Mesmer ai signori autori del Giornale di Parigi).
Stefan Zweig, Franz Anton Mesmer (edizione italiana).
Bruno Belhoste, Franz Anton Mesmer: Le magnétiseur des Lumières (Il magnetizzatore del Secolo dei Lumi).
L'autore
- Lavinia Capogna è una scrittrice, poeta e regista. È figlia del regista Sergio Capogna e di Giuliana Scappino, produttrice cinematografica. Ha pubblicato finora otto libri: "Un navigante senza bussola e senza stelle" (poesie); "Pensieri cristallini" (poesie); "La nostalgia delle 6 del mattino" (poesie); "In questi giorni UFO volano sul New Jersey" (poesie), "Storie fatte di niente", (racconti), che è stato tradotto e pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien” ; il romanzo "Il giovane senza nome" e il saggio "Pagine sparse – Studi letterari" e "Poesie 1982 - 2025". Ha scritto 200 articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Ha studiato sceneggiatura con Ugo Pirro e scritto tre sceneggiature cinematografiche e realizzato come regista il film "La lampada di Wood" che ha partecipato al premio David di Donatello, il mediometraggio "Ciao, Francesca" e alcuni documentari tra Londra e Zurigo. Collabora con le riviste letterarie Insula Europea, Il Randagio e un paio website. Da circa vent’anni ha una malattia che le ha procurato invalidità.
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