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Lavinia Capogna intervista Katia Guido

In questo periodo mi sono imbattuta in molte poesie e brevi racconti di Katia Guido e li ho trovati molto belli. Le poesie sono scritte con grande pathos, un’armonia e una scioltezza linguistica inusuale, semplici nella forma ma profonde nell’introspezione; una voce autentica che sa ben mettere a fuoco stati d’animo ed emozioni evitando accuratamente banalità e superficialità. Poesie di spessore spirituale e, a volte, di una raffinata sensualità (le due cose non sono in contrapposizione) in cui molte persone sensibili potrebbero ritrovarsi.

Katia Guido è nata a Bressanone, vive in Trentino-Alto Adige ed è “cresciuta in una realtà bilingue, si esprime in italiano e tedesco e ha scritto poesie anche in inglese. La scrittura accompagna da sempre il suo percorso personale, diventando uno strumento per dare voce alle emozioni e trasformare l’esperienza vissuta in parole”, come si legge in una sua biografia. Mi sembra molto interessante questo incrociarsi di lingue e di culture e trovo che sia un arricchimento che consente a Katia Guido di usare sia l’italiano, sia il tedesco e spesso l’inglese per esprimersi.

Katia Guido vive con il suo compagno, ammalato di Encefalomielite mialgica (M.E.), e il loro gatto bianco con una macchia nera, Leo. Nella biografia si legge infine: “Per Katia la poesia rimane prima di tutto un luogo di verità: uno spazio in cui fragilità, domande e meraviglia possono trovare voce.”

Com’è nata l’ispirazione di scrivere in poesia?

Non so indicare con precisione il momento in cui è nata la mia passione per la poesia. Ricordo però che alle scuole medie scrissi una poesia e la inviai alla rivista “Cioè”. Con mia grande sorpresa vinse il premio come poesia del mese. Oggi quel ricordo mi fa sorridere: l’emozione che provai allora fu immensa, come se avessi ricevuto un importante riconoscimento letterario.

Negli anni la scrittura è diventata molto più di una passione. È stata una forma di terapia, uno strumento per convivere con gli enormi sbalzi d’umore che mi accompagnano dall’adolescenza e che sono stati successivamente diagnosticati come depressione ricorrente. Quando le emozioni diventavano troppo intense da contenere, quando sentivo di essere sul punto di esplodere, prendevo taccuino e penna e scrivevo. Non importava dove mi trovassi o che ora fosse: il mio taccuino era sempre con me. La poesia è diventata il luogo in cui dare voce a ciò che non riuscivo a esprimere diversamente, trasformando il caos interiore in parole.

Vivendo in Trentino-Alto Adige puoi esprimerti anche in altre lingue, il che mi sembra un arricchimento espressivo. Hai già provato?

Sì, vivere in Alto Adige, o Südtirol, significa crescere in un contesto in cui italiano e tedesco convivono quotidianamente. Spesso, come nel mio caso, si cresce in famiglie bilingui e si imparano entrambe le lingue fin da piccoli. Lo considero un grande privilegio e un vero arricchimento, non solo dal punto di vista culturale ma anche espressivo.

Ho sempre amato le lingue, tanto da scegliere il liceo linguistico per i miei studi. Subito dopo il liceo, ho fatto un corso presso una scuola inglese a Canterbury. Dopo il mese di studio, quando tutti sono tornati a casa, ho deciso di restare per un anno in Inghilterra. Con il tempo ho scoperto che ogni lingua possiede sfumature, suoni ed emozioni che la rendono unica. Per questo ho scritto poesie non solo in italiano, ma anche in tedesco e in inglese, e in qualche occasione persino in francese.

Quali sono i poeti e gli scrittori e le scrittrici che preferisci leggere?

Leggo prevalentemente in lingua inglese e, tra i molti autori che ho amato nel corso degli anni, citerei Oscar Wilde, John Irving, Sylvia Plath e Jonathan Coe. Un altro scrittore che continua a esercitare su di me un grande fascino è Haruki Murakami, con la sua capacità di muoversi tra realtà e dimensione onirica. Se però dovessi scegliere un libro che mi accompagna da sempre, che riesce ogni volta a sorprendermi e meravigliarmi come la prima volta, sceglierei “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll. È uno di quei rari libri che, a ogni rilettura, svela significati nuovi e continua a parlare a parti diverse di noi.

Trovo le tue poesie belle, piene di pathos e penso che meriterebbero di essere pubblicate in un volume. Che ne penseresti?

Mi piacerebbe moltissimo. In passato ci ho pensato e mi è stato anche chiesto di pubblicare una raccolta delle mie poesie. Però il passo mi è sempre sembrato troppo grande. Non solo per l’investimento economico, che all’epoca non potevo sostenere e che anche adesso dovrei valutare con attenzione, ma soprattutto per quello emotivo. L’idea di dover promuovere il libro, partecipare a presentazioni o leggere i miei testi davanti a un pubblico mi ha sempre terrorizzato. Sono molto più a mio agio dietro le parole scritte che al centro dell’attenzione. Nonostante questo, considero le tue parole un complimento prezioso. Sapere che qualcuno pensa che le mie poesie meritino di essere raccolte in un volume è già, in qualche modo, una forma di riconoscimento che mi emoziona profondamente.

Abusivo

In questi giorni abiti i miei pensieri:
un allegro abusivo
con un bagaglio troppo pesante.
Verso parole leggere dentro di te.
La mia mente piena di pensieri
è a suo agio per una volta.
Dipingi un sorriso dopo l’altro
su una tela rimasta vuota per troppo tempo.
Non sogno di te:
i sogni sono per gli speranzosi
e io ho abbandonato la speranza
tanto tempo fa.
Ma se non avessi bisogno di sognare?
Se la realtà vincesse una volta tanto?
Qualsiasi cosa succeda, però,
come un amico o un amore,
resta per un po’,
nella mia testa e nel mio cuore,
che hanno stabilito una tregua, per adesso.

Link alle poesie di Katia Guido

https://www.aphorism.it/autori/katia-guido/

 

 

L'autore

Lavinia Capogna
Lavinia Capogna è una scrittrice, poeta e regista. È figlia del regista Sergio Capogna e di Giuliana Scappino, produttrice cinematografica. Ha pubblicato finora otto libri: "Un navigante senza bussola e senza stelle" (poesie); "Pensieri cristallini" (poesie); "La nostalgia delle 6 del mattino" (poesie); "In questi giorni UFO volano sul New Jersey" (poesie), "Storie fatte di niente", (racconti), che è stato tradotto e pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien” ; il romanzo "Il giovane senza nome" e il saggio "Pagine sparse – Studi letterari" e "Poesie 1982 - 2025". Ha scritto 200 articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Ha studiato sceneggiatura con Ugo Pirro e scritto tre sceneggiature cinematografiche e realizzato come regista il film "La lampada di Wood" che ha partecipato al premio David di Donatello, il mediometraggio "Ciao, Francesca" e alcuni documentari tra Londra e Zurigo. Collabora con le riviste letterarie Insula Europea, Il Randagio e un paio website. Da circa vent’anni ha una malattia che le ha procurato invalidità.