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40° Anniversario del Premio Mondiale di Poesia Nosside

Il contributo che qui presento – una poesia inedita e un breve saggio dedicato all’opera di Odysseas Elytis – nasce come omaggio ai quarant’anni del Premio Nosside, un’iniziativa che considero molto più di un semplice concorso poetico.

Il Nosside è, prima di tutto, un progetto linguistico e culturale globale, una voce plurale che attraversa confini, idiomi, tradizioni e forme espressive. Nel rispetto di tutte le lingue del mondo – comprese le lingue minoritarie e i dialetti – il Premio costruisce uno spazio di dialogo e di condivisione in cui la poesia si fa ponte tra i popoli e rifugio per la dignità umana. È un laboratorio permanente della parola, dove il locale e l’universale si incontrano in un movimento reciproco di ascolto e riflessione.

In questo spirito, ho voluto contribuire con un breve saggio che riflette sul rapporto tra Grecia e poesia, prendendo come punto focale l’opera di Elytis, poeta che ha saputo restituire alla lingua greca una dimensione ontologica, solare e metafisica, capace di parlare a tutto il mondo. A chiusura del saggio una mia poesia.

Desidero ringraziare sentitamente il Professore Pasquale Amato per la sua fiducia e per il rinnovo pluriennale della mia nomina come Delegata del Premio Nosside per la Grecia. Lo ringrazio anche per avermi guidata, attraverso il Premio Speciale Nosside-Europa e il Nosside-Teàgene di Reghion, a voler contribuire attivamente alle celebrazioni del quarantesimo anniversario. Partecipare al Nosside significa oggi – più che mai – credere nella poesia come atto di libertà e nella lingua come luogo dell’incontro.

La Grecia come poesia: Odysseas Elytis e la luce del mondo ellenico

Odysseas Elytis, una delle voci più luminose della letteratura greca del XX secolo, ha vissuto e creato in un secolo carico di contraddizioni, conflitti ideologici e trasformazioni culturali. Eppure, la sua poesia non si limita a riflettere il tempo: lo trasfigura. Riportando alla luce la Grecia non come spazio geografico ma come qualità esistenziale, Elytis costruisce un mondo poetico in cui la parola acquisisce densità ontologica e la patria si trasforma in una promessa metafisica.

Il greco e l’universale

La presenza di Elytis nella letteratura europea testimonia la capacità della lingua greca moderna di dialogare con i grandi movimenti del Novecento senza perdere la propria identità. Influenzato dal surrealismo francese – in particolare da Paul Éluard e André Breton – il poeta assorbe e rielabora le tecniche della disarticolazione linguistica e dell’immagine sorprendente. Tuttavia, la sua origine poetica rimane profondamente greca, non come “folclore” ma come visione.

Elytis stesso osserva: «La natura greca non è semplicemente ‘natura’. È un modo di essere, di vedere, di sentire il mondo». La luce, il mare, gli ulivi e le pietre si fanno archetipi. Il suo mondo non è realistico, ma mitico: un universo in cui il materiale e lo spirituale si intrecciano. La Grecia non si descrive: si rivela. E la poesia è il mezzo privilegiato di tale rivelazione.

La luce e l’oscurità: un’ambiguità esistenziale

Una delle caratteristiche più affascinanti della poesia di Elytis è l’intreccio di luce e oscurità. La luce, simbolo centrale in Axion Esti, non rappresenta un ottimismo facile: è una conquista, spesso dolorosa. È la luce che ha attraversato la storia, la guerra, la perdita, la malattia. Come scrive nella sua Autopresentazione orale: «L’Albania è stata per il mio corpo un’avventura insopportabile, ma per la mia anima una frattura profonda».

Questa profondità vissuta non sfocia nel nichilismo, come in Karyotakis, ma diventa una spinta alla trasfigurazione. Elytis rifiuta «il pessimismo che rende il mondo invivibile» e cerca invece una sintesi tra vita e morte, sensuale e sacro, effimero ed eterno.

Il linguaggio come luogo dell’essere

Per Elytis, la poesia non è ornamento ma fondazione. La parola non è un mezzo, ma una forza creativa. Le sue immagini – la conchiglia, il ragazzo nudo, il sole, la ragazza in bicicletta – non alludono semplicemente a oggetti: incarnano uno stile di vita, una visione dell’esistenza. La sua tendenza al paradosso non è un gioco retorico, ma una postura filosofica. Come scrive: «L’arte non deve rassicurare. Deve turbare con la sua verità più profonda».

Il suo linguaggio attinge dalla poesia popolare greca, dalla lirica antica, da Romanos il Melode, ma anche da Cavafis e Rimbaud. Non è un collage, ma una nuova sintesi. Nella raccolta Maria Nefeli troviamo aforismi-paradossi che condensano pensiero e immaginazione. La tradizione, in Elytis, non è passato ma materia viva.

La poesia come atto di libertà

Il suo rapporto con la poesia è esistenziale. Elytis non scrive per conquistare la fama, ma per difendere un modo di essere. Il suo distacco dalla politica non significa neutralità: Canto eroico e funebre per il sottotenente dell’Albania è un testo politico nel senso più alto, in quanto rivela la dignità umana e l’ingiustizia della storia. Sole il primo non è solo un inno, è una dichiarazione etica ed estetica. Il Monogramma non è solo una storia d’amore, ma una liturgia dell’incontro.

Con questa poesia, Elytis ha realizzato qualcosa di raro: ha parlato in modo profondamente greco e al tempo stesso universale. Il Nobel del 1979 non fu solo un riconoscimento letterario, ma la conferma della capacità della lingua greca di illuminare il mondo contemporaneo.

Qui di seguito la mia poesia:

Ευρώπη: Ποίημα που ακόμη γράφεται

Ευρώπη —
σε βρήκα σε σελίδες παλιών βιβλίων,
σε σταθμούς τρένων, σε τραγούδια διασποράς,
σε γκραφίτι, σε διαδηλώσεις, σε βλέμματα
που ψάχνουν κάτι πέρα από εθνόσημα.

Φορούσες ρούχα ιταλικά και παριζιάνικα,
μα μέσα σου ακόμα πάλλονταν
η καρδιά του Δουβλίνου, της Λέσβου,
του Σαράγεβο και της Λισαβόνας.

Μιλούσες για ιδανικά —
κι εμείς σε πιστέψαμε.
Σε είπαμε Μάνα, σε είπαμε Μνήμη,
σε είπαμε Αρχή δίχως Τέλος.

Αλλά είδα και την άλλη σου όψη.

Είδα φράχτες από σύρμα
να χαράζουν το δέρμα των προσφύγων.
Είδα καράβια να γυρνούν πίσω
και μάτια να αποστρέφονται σιωπηλά.

Είδα διακηρύξεις —
δίπλα σε παζάρια.
Προγράμματα, κονδύλια, γραφειοκρατία,
κι έναν άνθρωπο μονάχα να ζητά
μια θέση στο «εμείς».

Ευρώπη —
τι είσαι τελικά;

Χάρτης; Ιδέα; Παζλ από συμφωνίες;
Ή ένα ποίημα που ξέχασε πώς τελειώνει;
Ένα όνειρο που χρειάζεται
νέους στίχους.
Και φωνές.
Και ανάσες.

Και ναι — χρειάζεσαι εμάς.
Όχι να σε προσκυνήσουμε.
Αλλά να σε ξαναγράψουμε.
Μαζί.

 

Europa: Una poesia ancora in divenire

Europa —
ti ho trovata tra le pagine di vecchi libri,
nelle stazioni dei treni, nei canti dell’esilio,
nei graffiti, nelle piazze, negli sguardi
che cercano qualcosa oltre le bandiere.

Indossavi abiti italiani e parigini,
ma dentro di te palpitava ancora
il cuore di Dublino, di Lesbo,
di Sarajevo e di Lisbona.

Parlavi di ideali —
e noi ti abbiamo creduta.
Ti abbiamo chiamata Madre, Memoria,
Inizio senza Fine.

Ma ho visto anche il tuo altro volto.

Ho visto fili spinati
incidere la pelle dei rifugiati.
Ho visto navi tornare indietro
e occhi voltarsi in silenzio.

Ho visto dichiarazioni —
accanto a mercanteggiamenti.
Programmi, fondi, burocrazie,
e un uomo solo che chiedeva
un posto nel “noi”.

Europa —
che cosa sei, davvero?

Una mappa? Un’idea? Un puzzle di trattati?
O una poesia che ha dimenticato come finire?
Un sogno che ha ancora bisogno
di versi nuovi.
E voci.
E respiri.

E sì — hai bisogno di noi.
Non per essere venerata,
ma per essere riscritta.
Insieme.

 

Europe: A Poem Still in the Making

Europe —
I found you in the pages of old books,
in train stations, in songs of exile,
in graffiti, in protests, in eyes
searching for something beyond emblems.

You wore clothes of Italy and Paris,
yet inside you still throbbed
the heart of Dublin, of Lesbos,
of Sarajevo and Lisbon.

You spoke of ideals —
and we believed you.
We called you Mother, Memory,
a Beginning without End.

But I saw your other face too.

I saw barbed wire
etching the skin of refugees.
I saw ships turn back
and eyes avert in silence.

I saw declarations —
beside negotiations.
Programs, budgets, bureaucracy,
and a single person simply asking
for a place within the “we.”

Europe —
what are you, really?

A map? An idea? A puzzle of accords?
Or a poem that forgot
how to end?
A dream still in need
of new verses.
And voices.
And breath.

And yes — you still need us.
Not to bow before you,
but to rewrite you.
Together.

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.