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A proposito di Maria Kant (Kantonidou)

Maria Kant (Kantonidou) è nata a Cipro ma vive ad Atene. Ha studiato Letteratura inglese e greca presso l’Università Nazionale e Capodistriaca di Atene, dove ha completato anche i suoi studi post-laurea in Scienze dell’Educazione. Ama la scrittura e la fotografia. I suoi testi e le sue fotografie sono stati pubblicati su riviste cartacee e online, antologie e volumi collettivi. Alcuni suoi scritti sono stati tradotti in inglese, italiano, spagnolo, tedesco e rumeno. Nel 2022 e nel 2023 è stata premiata al Concorso Mediterraneo di Poesia MPP 2021/2022 e MPP 2022/2023. È stata invitata a numerosi Festival Internazionali di Poesia in Grecia e a Cipro.

La sua prima raccolta poetica, stanza, pubblicata dalla casa editrice Gutenberg nel 2021 (prima ristampa nel 2023), è stata selezionata nella shortlist dei Premi Letterari della rivista Anagnostis, del Premio Internazionale di Poesia Jean Moréas e dei Premi del Pubblico della libreria Public,. L’opera ha ricevuto il Premio “Giannis Varveris” della Società degli Scrittori della Grecia per un poeta emergente, nonché il Premio Statale di Poesia della Repubblica di Cipro. Recentemente, nel maggio 2025, alcune poesie tratte da questa raccolta sono state pubblicate in spagnolo dalla casa editrice Padilla Libros Editorial y Librería a Siviglia, su proposta e traduzione dell’ellenista José Antonio Moreno Jurado.

La registrazione del mito, il respiro del corpo: considerazioni sulla raccolta stanza di Maria Kant
(Editore Gutenberg, Atene 2021)

Con la sua prima raccolta poetica intitolata stanza, Maria Kant (Kantonidou) si inserisce sin dall’inizio in una tradizione di scrittura audace e decostruttiva, dove la memoria, il genere, il corpo, il mito e il linguaggio si confrontano con ostinata acutezza. L’accoglienza da parte del pubblico, che continua a essere calorosa, rivela una voce poetica matura che fonde lirismo, teatralità, ironia e coscienza sociale.

La voce di Kant si muove con agilità tra l’esistenziale e lo scenico, tra l’autoironia e il dramma. La poesia ‘nel frattempo un MITO in estro’ riassume questa estetica: un ‘MITO’ passeggia per la via Ermou, scivolando tra la città e il simbolo, ‘un poco autosufficiente, un poco suicida, un poco di vetro’; metafore limpide che non intendono rassicurare, ma scuotere. Nella sua scrittura, lo spazio urbano frantumato diventa lo scenario di un’attenta coreografia di destabilizzazione.

Il corpo, scena più insistente della poesia, appare come limite e strumento, come luogo di prestazione e di invocazione. In ‘ob – bedisce il corpo’, sentiamo ‘rumori, vapori e passi’ provenienti da fantasmi: da ‘acqua stretta’, da un ‘gufo anziano’, da una ‘fanciulla scalza’ — immagini che infestano il racconto in termini di assenza e di memoria corporea. Il corpo non è solo tema; è anche struttura. Così come la raccolta, costruita come un insieme di stanze-momenti, piccoli tableau teatrali con materiali quotidiani e sacri.

Kant non esita a incorporare nella poesia teatralità e oralità. La lunga, sconvolgente poesia ‘mi chiamo Medea Tal dei Tali e’ adotta una voce insieme tragica e reclusa, una confessione che parte dal trauma personale e esplode in colpa collettiva: ‘così abbandonata, così offerta, così profondamente studiata dai tragici’. Qui, il soggetto femminile non si limita a parlare — recita, testimonia, si autoannienta. La madre e la figlicida, la danzatrice e la suicida, la cantrice e la condannata convergono nella stessa voce.

La poetica di Kant è intrinsecamente polimorfa: affronta la forma con libertà, combina narrazione e lirismo, ellissi e umorismo. La poesia “paso doble” è una coreografia di conflitto erotico: un abito rosso stirato diventa il campo di battaglia tra corpo e memoria; una lettura dove ferro da stiro e taffetà funzionano come portatori di simboli e desideri. Il suo linguaggio è spesso ellittico, con punte intertestuali e inclinazioni ironiche, senza mai indebolire il carico emotivo: ‘Il nulla non è vuoto. Il nulla è nulla’.

Una particolarità della raccolta è anche l’attenzione riservata allo spazio urbano come corpo di memoria e desiderio: via Mavromichali, Ermou, Eptachalkou — toponimi trasformati in scene di desiderio, riflessione o solitudine. Nella poesia ‘a Eptachalkou’, l’atto erotico coesiste con l’ironia dell’insegna ‘mantenere pulita la roccia’; l’Atene contemporanea si insinua nella poesia sia come metafora sia come esperienza.

L’ultima sezione, ‘STORIE di D.Ch.’, restituisce momenti di un quasi alter ego; un ‘collezionista di onde’ che archivia interiorità e perdita diaristica. Qui il soggetto poetico diventa deliberatamente ossessivo, introverso, quasi rituale, plasmando un tempo secondario in cui ‘la settima onda pianse’ e ‘la solitudine si infittisce con le onde che affoga’.

Maria Kant, già con la sua prima raccolta, dimostra maturità autoriale, autocoscienza artistica e intensa intertestualità. Il dialogo con la tragedia greca, l’adesione alla scrittura femminile, la relazione con la quotidianità e la corporalità, tutto concorre a una scrittura che rifiuta di essere decorativa o semplicemente estetizzante. Al contrario, insiste sulla registrazione, sull’integrazione del trauma e sulla teatralità della memoria. stanza è una stanza poetica in movimento pulsante: stimola, magnetizza, sconvolge e al contempo ascolta.

Notevole è anche la presenza di fotografie che accompagnano alcune poesie — non come semplice complemento estetico, ma come interlocutore attivo del discorso. Le immagini, sobrie e in bianco e nero, mantengono una distanza intenzionale dalla descrizione, funzionando piuttosto come spazi di silenzio o intercapedini di introspezione. Non illustrano la poesia; piuttosto, la riflettono. Così propongono un ulteriore livello di lettura, dove l’elemento visivo e quello poetico si alimentano a vicenda. L’uso delle fotografie rafforza la consistenza sensoriale e corporea della raccolta, dando spazio al silenzio, alla pausa, allo sguardo. Una scelta che richiama alla mente le edizioni foto-poetiche della poesia europea contemporanea.

Alcune poesie

ουδόλως ντρεπόταν

Να εξηγούμαστε:

ουδόλως ντρεπόταν για τα καράτια στα φτερά του,

ίσως γι’ αυτό να πέθανε

άγγελος μόνο

μόνο άγγελος

 

σε ράφι βιτρίνας με θέα.

 

Σαν πιάνει η άνοιξη κι η περσεφόνη, ψάχνω τους από μηχανής θεούς μου και τ’ αγάλματα, δηλώνει αγωνιωδώς και αμέριμνος. Και κείνη την αντηλιά την όλο νάζι.

Έξω οι άνθρωποι τρώνε αμίλητοι.

Non provava vergogna

Sia chiaro:
non provava vergogna per i carati sulle sue ali.
Forse per questo morì angelo —
nient’altro che angelo —

su uno scaffale da vetrina con vista.

Quando la primavera sorge insieme a persefone,
vado alla ricerca dei miei ex macchina dèi e le statue, dichiara con ansia ma nello stesso tempo sciolto. E quel riflesso pieno di civetteria.

Fuori, gli uomini mangiano in silenzio.

 

αλτ! τις ει;

– Αλτ! Τις ει;

– Η ψυχή σου γυμνή

[απειλή]

– Πιο ψυχή η ψυχή σου σε σώμα, ψυχή μου

Alt! Chi sei?

– Alt! Chi sei?
– La tua anima, nuda
[minaccia]
– Più anima della tua anima nel corpo, anima mia.

 

όταν φυσάει το ά δ ε ι ο  

Όταν φυσάει το ά δ ε ι ο,

οι καρέκλες παύουν να είναι καρέκλες

(ουδόλως τρίζουν, ουδόλως τρεκλίζουν,

ουδόλως τρίβονται με το σώμα που λείπει).

 

Quando soffia il v u o t o

Quando soffia il v u o t o,
le sedie smettono di essere sedie
(non scricchiolano affatto, non barcollano affatto,
non si sfregano affatto col corpo che manca).

 

είπε ο χρόνος

Είπε ο χρόνος:

Ψάχνω τόπο να γεννήσω τ’ αυγά μου. Ή και τοπίο “άλλοθι που”, έχω τους κοιλιακούς γυμνασμένους. Εξ αρχής αποκλείω τις φωλιές, το χιόνι και το άσπρο σεντόνι. Αντιθέτως, προκρίνω τα χωρίς κοίτες ποτάμια. Πώς αλλιώς οι έμμηνες ρύσεις μου, πώς η απόχη – στον Κηφισό συνωστίζονται πλακούντες και τσόφλια με ονομασία προέλευσης και κάτι νεαρά νεροκάλαμα σε κομψό ασημί και πώς στοιχίζονται εν τάξει και πώς καλπάζουν in situ (εν δύο, εν δύο, στροφή και ξανά) και πώς εν αγνοία και γνώσει.

Είπε ο χρόνος:

Αδιάκοπα η γέννησή μου επανέρχεται

κι ούτε στιγμή ο λώρος χορτασμένος

– ναι, είχα κι εγώ ομφάλιο.

 

Disse il tempo

Disse il tempo:
Cerco un luogo dove deporre le mie uova. O forse un paesaggio, ‘un alibi dove’,
ho gli addominali ben allenati. Escludo sin dall’inizio i nidi, la neve e il lenzuolo bianco. Preferisco invece i fiumi senza letto. Come altrimenti i miei cicli mestruali, come la rete –nel Cefiso si affollano placente e gusci con denominazione d’origine, e giovani canne d’acqua in elegante argento si allineano in ordine e galoppano in situ (destra sinistra, destra sinistra, voltarsi e …da capo), e come a loro insaputa e con consapevolezza.

Disse il tempo:
Incessante, la mia nascita ritorna
e mai sazio il cordone
– sì, anch’io avevo un cordone ombelicale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.