Tra i vincitori del Premio Intersezioni Italia-Grecia 2026, che sostiene la traduzione e la pubblicazione in greco di opere italiane, figura Destinazione errata di Domenico Starnone, pubblicato da Einaudi nel 2025. La sua edizione greca è annunciata presso la casa editrice Patakis. Il romanzo sarà la prossima lettura del gruppo dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene.
Ci sono errori che possiamo correggere subito, con una spiegazione, una parola restituita al suo contesto. Altri, invece, aprono uno spazio nel quale qualcosa comincia a muoversi prima ancora che riusciamo a comprenderlo. La possibilità di rimediare rimane, ma incontra un’esitazione. Il desiderio di vedere che cosa accadrà, di sostare per un momento dentro una vita diversa. È in questa esitazione che prende forma la materia inquieta di Destinazione errata.
Il protagonista ha trentotto anni, scrive sceneggiature per la televisione, è sposato con Livia e ha tre figli piccoli. Durante un’assenza della moglie, impegnata in un convegno, la gestione dei bambini si sovrappone alle comunicazioni di lavoro con Claudia, la collega. Nella confusione, il messaggio amoroso destinato a Livia raggiunge Claudia. La risposta della donna, che accoglie quelle parole come una dichiarazione attesa, modifica improvvisamente il significato della relazione tra i due.
L’incidente appartiene a una quotidianità riconoscibile: la fretta, le richieste simultanee, l’attenzione divisa tra lo schermo e lo spazio domestico. Proprio questa familiarità rende efficace la premessa narrativa. Basta una piccola distrazione per mettere in crisi l’immagine che un uomo ha di sé e della propria vita. Il marito affidabile, il padre presente, il collega con cui si condivide un lavoro diventano figure improvvisamente esposte a una diversa interpretazione.
La frase ‘un errore generatore di errori’ racchiude questo movimento. Il primo sbaglio può essere involontario; ciò che viene dopo coinvolge progressivamente la responsabilità. Tra il messaggio e le sue conseguenze si collocano silenzi, rinvii, possibilità di chiarimento. Ogni esitazione concede alla situazione un tempo ulteriore per trasformarsi. Il caso offre un’occasione, ma sono le risposte umane a darle durata.
È forse qui che il romanzo pone la sua domanda più scomoda. Fino a quando possiamo attribuire all’incidente iniziale ciò che continuiamo ad alimentare? Pensarsi trascinati dagli eventi può diventare una forma di protezione. Permette di vivere una possibilità senza riconoscersene pienamente autori, di chiamare destino ciò che prende corpo anche attraverso la propria disponibilità.
Il desiderio si inserisce in questa zona incerta. La risposta di Claudia precede una consapevolezza del protagonista e comincia a orientarne lo sguardo. Una donna conosciuta attraverso il lavoro acquista un’evidenza diversa perché si è dichiarata innamorata. Essere desiderati modifica il modo di guardare e di guardarsi: rende percepibile una versione di sé che fino a quel momento non aveva trovato spazio.
Da questa prospettiva, il desiderio appare legato all’immaginazione. L’altro diventa anche il luogo nel quale proiettare possibilità personali, gesti ancora incompiuti, un’esistenza sottratta per qualche momento alla ripetizione. La domanda riguarda allora la conoscenza: quanto vediamo della persona che ci attrae e quanto dell’immagine che stiamo costruendo intorno a lei?
La prima persona narrativa rende questo interrogativo ancora più delicato. Il lettore incontra gli avvenimenti attraverso la voce dell’uomo che li vive e li interpreta. La prossimità ai suoi pensieri richiede attenzione: comprendere una spiegazione non significa accettarla, e l’intimità di una confessione non garantisce la trasparenza di chi parla. Nel racconto di sé possono convivere lucidità e difesa, ammissione e desiderio di apparire meno responsabili.
Anche il mestiere del protagonista assume, in questa lettura, un valore particolare. Uno sceneggiatore conosce il peso di una battuta, di un’attesa, di un’informazione trattenuta. Eppure, la competenza nel costruire storie non assicura la capacità di comprendere quella che si sta vivendo. Può anzi offrire strumenti più raffinati per giustificarsi, per dare coerenza a posteriori a ciò che nasce dalla contraddizione.
La presenza dell’anziano scrittore Carlo amplia ulteriormente il rapporto tra vita e narrazione. Il suo intervento nelle vicende altrui suggerisce una domanda sul potere di chi osserva e interpreta: raccontare un’esperienza significa anche orientarla? Un consiglio, una lettura dei comportamenti, una parola pronunciata con autorevolezza possono entrare nelle decisioni degli altri e modificarne il corso. La scrittura si avvicina così a una questione etica: che cosa accade quando le persone diventano, nello sguardo di qualcuno, personaggi disponibili a una trama?
Dentro questo intreccio rimane la concretezza della famiglia. I bambini, le necessità domestiche, il lavoro e la cura quotidiana danno consistenza a ciò che il desiderio rischia di trasformare in semplice sfondo. Ogni possibilità individuale incontra legami già esistenti, tempi condivisi, persone che subiranno conseguenze senza aver partecipato alla scelta. È questa presenza degli altri a impedire che l’errore possa essere considerato soltanto un’avventura privata.
L’ironia di Starnone mette in luce come un piccolo errore possa sconvolgere un’intera vita.
Il comico rende riconoscibili le esitazioni e le contraddizioni; lascia però emergere anche il disagio di chi avverte quanto sia fragile l’immagine rassicurante che ha costruito di sé. In questa vicinanza tra sorriso e inquietudine si colloca una delle ragioni d’interesse del romanzo.
La discussione del gruppo potrà partire proprio da questa difficoltà di separare caso e scelta, sentimento e rappresentazione, comprensione e giustificazione. Sono domande che acquistano profondità nel confronto, quando una stessa esitazione viene letta da esperienze e sensibilità diverse.
La traduzione in greco porterà questa storia a nuovi lettori, invitandoli a riflettere sui desideri e sulla responsabilità delle proprie scelte. Quanto comprendiamo ciò che vogliamo? Come giustifichiamo le nostre azioni quando raccontiamo noi stessi? Il romanzo lascia aperte queste domande e richiama l’attenzione sul momento in cui l’equivoco potrebbe ancora essere chiarito, ma il protagonista sceglie di tacere.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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