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Broken, il potere del frammento

Prima di Petrarca gli unici frammenti ai quali viene data considerazione sono quelli delle reliquie. Petrarca estende la dimensione delle reliquie cristiane alle opere della civiltà antica e dei corpi dei santi anche a quelli dei poeti. Chiamerà non a caso il corpo poetico che custodisce la sua tormentata frammentata soggettivazione amorosa Rerum vulgarium fragmenta.

Un percorso che intende mostrare la genealogia che porta all’estetica del frammento non deve tanto, in questo caso lavorare sulle “cose” cioè su frammenti indiscriminatamente presi da qualsivoglia contesto, ma lavorare ricercando il momento in cui l’oggetto frammento è nominato come tale. Questo non avviene prima di Petrarca. Fondatore non solo dell’estetica del frammento, ma anche di una nuova considerazione dell’antichità di cui Winckelmann è un’ulteriore evoluzione e non certo il punto di partenza. I frammenti costituiscono non documenti storici, ma documenti di storia della storia, di storia che documenta un certo modo di rivolgersi al passato e farne storia.

Ignorare che anche la storia ha storia, nel caso dell’Occidente e precipuamente dall’umanesimo e rinascimento in poi, vuol dire aver dimenticato in che modo si è fatta la storia europea.

Se nell’antichità i frammenti si lasciavano disperdere era, a volte, perché si voleva che dalle tracce che recavano non si ricostituisse la loro forma integra, e che questa potesse agire contro le stesse forze che l’avevano frammentata.

A partire dall’umanesimo, con Petrarca e il recupero dell’antico, il frammento viene a essere considerato come “gesto” che significa la “forma produttiva” che non soltanto potrà servire a ricostituire l’intero, ma soprattutto in grado di creare nuovamente opere capaci di parlare a chi interagisce con loro. Quando questa componente gestuale verrà messa da parte e dimenticata a favore di un’idea “rappresentativa” delle opere e dei loro frammenti, Burckhardt prima e poi più decisamente Warburg si ricorderanno della gestualità dell’arte e del gesto che è il frammento. Non ogni frammento è tale, ma solo quello che è in grado di articolare un gesto in chi lo guarda. Frammento è l’eco che è in grado di riportare alla voce di una singolarità vivente. Voce senza significato, ma dotata di gesto energia attraverso la quale articolare altri significati. Più importante del messaggio, che in genere interessa soprattutto i distruttori di monumenti e gli iconoclasti, agli umanisti antiquari interessa appunto il possibile riverbero della dinamica energetica del gesto che promana dai frammenti. È proprio su questa dinamica energetica del gesto che gli artisti rinascimentali percepiscono nei frammenti antichi che Warburg dopo Burckhardt riporta l’attenzione.

Il frammento è il documento della storia assunta come storia naturale che ci ha trasmesso l’opera. Il logorio del tempo è la cristallizzazione della tradizione che ci ha trasmesso l’opera.

È significativo, ma secondo i crismi di una “storia notturna” o, meglio, “inconscia”, che alla fine della mostra sia rappresentato cadente ma pur sempre in sella Otto Von Bismarck – proprio colui verso il quale Burckhardt – ispiratore di Warburg – aveva polemicamente rivolto quella “Kultur” che veniva dai frammenti della civiltà del rinascimento, e che proprio grazie a Bismarck si stava risignificando nell’integralismo identitario del nazionalismo che farà scuola in Europa. Lo stesso nazionalismo culturale bismarckiano (Kulturkampf) per il quale, oltre a Burckhardt e Warburg, anche Nietzsche e Freud proveranno un soffocante “disagio”.

mpacioni@ualberta.ca

 

 

 

L'autore

Marco Pacioni
Marco Pacioni si è addottorato in italianistica all’Università di Roma La Sapienza, ha conseguito il Ph.D. negli Stati Uniti all’Indiana University (Bloomington) e la specializzazione in estetica all’Università di Roma Tor Vergata. Insegna estetica, archeologia e storia delle arti nel rinascimento e classicismo per la University of Alberta (Canada) School in Cortona di cui è coordinatore accademico. Fa parte della redazione di Frontiere della psicoanalisi (Il Mulino) e collabora alle pagine culturali del quotidiano «il manifesto». Ha pubblicato, fra gli altri, Neuroviventi. Politica del cervello e controllo dei corpi (Mimesis); Lo spettacolo della distruzione. Rovine, immagini, terrore (Alpes); la trilogia poetica Il bollettino dei mari alla radio (Aguaplano), Lo sbarco salato del risveglio (Interno Poesia), Ammare (Aguaplano). Ha curato di Luca Della Robbia, La condanna a morte di Pietro Paolo Boscoli (Quodlibet). È co-autore di Dante, Petrarca, Boccaccio e il paratesto. Le edizioni rinascimentali delle tre corone (Edizioni dell’Ateneo), di Dante 700. Approcci interdisciplinari all’opera dantesca (Aras) e del catalogo La forza delle rovine (Electa). È in via di pubblicazione Roland Barthes. Il gesto della voce (Feltrinelli).