La foto di copertina è di Dino Ignani
Il titolo esotico e assai suggestivo, al quale alludono le cupole appena sfumate di grigio azzurro e quasi oniriche della copertina disegnate da Giulia Napoleone, ci conduce a un’opera che fa della memoria il perno attorno al quale sconfiggere l’assenza e far ritornare al presente tempi e persone ormai lontani, ma che hanno molto contato nella propria vita. Con Biancamaria Frabotta, qui citata: “ho rimesso al mondo i morti”, ma si pensi anche a La spiaggia di Vittorio Sereni, alle «toppe d’inesistenza, calce o cenere /pronte a farsi movimento e luce». È Roberto Deidier, poeta, l’autore di Altre Samarcande (Giometti § Antonello, Macerata 2025) che ci dona prose sfiorate sempre dalla poesia e per questo tanto più preziose. Si tratta di un libro autobiografico, che non solo ci guida, nella premessa Al lettore, a ripensare, con Mercurio, dio della metamorfosi, luoghi frequentati e abitati in un continuo spostamento e movimento, ma soprattutto a ritrovare i poeti che hanno molto contato nell’apprendistato e nel corso della propria vita. La Roma dell’infanzia e degli studi diviene la città d’elezione, la città nella quale il bambino si misura con la “scrittura, che tenta di imprigionare il mondo, e poi ne apre tanti altri più ampi”, mentre affina le sue sensazioni e disegna, sognando mondi, ora un Oriente di cupole notturne ora spazi aperti e pieni di luce, finché la musica prima e la letteratura poi creano per lui “nuovi spazi e nuove geografie” e lo avvicinano alla poesia.
Molte sono le riflessioni su quest’arte che è, scrive, “un mare aperto” nel quale “perdersi felicemente, anche pagando con il silenzio”. Ma Deidier conosce il chiaroscuro dell’invenzione poetica, sa che ogni verso porta le tracce del tempo mutevole, perché la poesia è “l’arte della metamorfosi in assoluto”, ma è anche la via che conduce all’incontro con chi la pratica e la fa propria. Ed è per questa via che egli ci guida a quelle che definisce le Grandi Ombre. Grandissima, tra queste, Amelia Rosselli. È un verso incantevole “La notte era una splendida canna di giunco” a rimanere nella memoria, flessuoso e così vero nel rivestire di buio la fragilità della bellezza e nel farsi metafora di un “momento di grazia che contiene in sé il suo improvviso, inevitabile svanire”. Da qui, da questo verso, nasce il percorso della memoria, che ridona la voce profonda e musicale come “suono prodotto dalle mani di Bach sulla tastiera” di Rosselli; si arresta sulla sua solitudine, sulle ore silenziose di Via del Corallo abitate dai fantasmi della sua storia familiare e politica; sul primo incontro; sulla sua dolorosa morte. Quella che altri avevano definito “oscura Sibilla”, torna in queste pagine con un’altra definizione del suo poetare, “con maestà e furore”, (“Io decidevo di esprimermi con maestà e furore anche se le parole /assumevano a volte un contegno più che irrispettoso”, Nota), che ben rappresenta il suo romanticismo, la sua fede nell’alloro poetico e la tensione di una mente che è “arco teso oltre ogni forza” e che aveva “al suo interno, proprio il furore delle sue tempeste mentali”.
Con Amelia, Deidier ci fa conoscere altre persone amiche ed è sempre la poesia o un particolare di vita a suscitare il ricordo. Un verso, “Ma non saprai giammai perché sorrido” dalla Chimera di D’Annunzio, fa apparire Dario Bellezza, disperato e puro, inquieto e solitario, maschera amletica dall’”energia assoluta e rabbiosa, spesso autodistruttiva che non poteva condensarsi in alcun sentimento, ma che si sperperava in una leggerezza anch’essa finta, assestandosi sulla superficie di rapporti troppo occasionali”. Una favoletta poetica sulla speranza ci introduce a Piero Bigongiari, mentre un addio a Nelo Risi rivela il dono della poesia; il dandysmo di Valentino Zeichen lo rende “novello Marziale o disilluso Petronio”; le “ali di un impermeabile” e i suoi libri, L’ippopotamo, primo fra tutti, ridonano la levità di Luciano Erba; ; le fotografie conservano la bellezza intatta di Elsa De’ Giorgi; un incipit di romanzo tra realtà e immaginazione risarcisce Francesca Sanvitale “ombra sentita e forse mai compresa a fondo”; il sorriso e lo sguardo di Bianca Maria Frabotta invitano a ripensare al suo magistero cordiale e generoso; i biglietti, le carte colorate e i piccoli doni sono ora le madeleines di Anna Cascella.
Sono i capitoli della memoria a filtrare il vissuto e a rivestirlo di sentimento, rinnovando momenti del passato ormai perduto e rendendoli vivi per noi. Li seguono alcuni racconti, che mettono in luce uno sguardo attento e partecipe su luoghi frequentati, In Sicilia, e descritti su di uno sfondo di malinconica lontananza di esule. E non stupisce infine che il poeta Deidier si misuri con un ultimo racconto in terza persona La bocca dei morti è un pozzo nero, che chiude il suo profondo rapporto con gli assenti.
L'autore
- Gabriella Palli Baroni laureata in Lettere Classiche a Pavia, allieva di Lanfranco Caretti, perfezionata a Chicago e a San Diego sul pensiero scientifico rinascimentale e su Machiavelli, vive a Roma. Scrittrice e saggista, è studiosa di letteratura dell’800 e del 900 ed è critica di letteratura contemporanea. Collaboratrice di «Strumenti Critici», «L’Illuminista», «Il Ponte» e di altre riviste italiane e straniere, si è dedicata in particolare ad Attilio Bertolucci, del quale ha curato il Meridiano Mondadori Opere, le prose Ho rubato due versi a Baudelaire, gli scritti sul cinema e sull’arte, e a Vittorio Sereni, del quale ha curato i carteggi con Bertolucci (Una lunga amicizia. Lettere 1938-1983, Garzanti 1993) e con Ungaretti Un filo d’acqua per dissetarsi. Lettere 1949-1969, Archinto, 2013). Ha inoltre pubblicato l’antologia Dagli Scapigliati ai Crepuscolari (Istituto Poligrafico dello Stato 2000) e Tavolozza di Emilio Praga (Nuova SI, 2008). È autrice di saggi sulla poesia di Amelia Rosselli e ha collaborato al Meridiano L’opera poetica, uscito nel 2012 e al numero monografico XV, 2-2013 di «Moderna» (Serra, 2015). Nel 2020 ha pubblicato di Attilio e Ninetta Bertolucci, Il nostro desiderio di diventare rondini. Poesie e lettere (Garzanti).
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