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L’incanto del tradurre poesia: Jammes e Vitale

Attilio Bertolucci in una pagina di diario del 1957, in cui confessava la nevrosi che lo aveva colpitodopo il trasferimento nella Capitale, rammentava che un tempo, nel giardino di Baccanelli, la poesia, a lui figlio «dell’età impressionista», fioriva immediata e naturale:

È già il tempo delle lucciole, ma nel giardino su cui m’affaccio non ce n’è una. Quando andrò a Baccanelli saranno finite, meno una o due moribonde sull’erba già secca in luglio. Erano cose queste che mi straziavano tanto, ma deliziosamente, perché le sentivo già pronte per la poesia, già bell’e fatte col simbolo dietro come l’alone che ha la luna.

Si ripensa a questa pagina di diario leggendo le liriche meravigliose di Francis Jammes, che esprimono lo stesso nascere spontaneo dei versi al tempo della giovinezza:

Un poète disait que, lorsqu’il était jeune,
il fleurissait des vers comme un rosier des roses.
Lorsque  je pense à elle, il me semble que jase
une fontaine intarissable dans mon coeur.

Un poeta diceva che quando era ragazzo
gli fiorivano i versi come rose a un rosaio.
Se penso a lei mi sembra che sussurri
una fonte inesauribile nel cuore.

La versione è di Marco Vitale che firma un prezioso libretto dalla copertina d’artista di Gianluigi Bellucci e dal titolo assai suggestivo: Nevicherà tra qualche giorno. Diciotto piccole infedeltà (Puntoacapo, Pasturana 2026).  Si noti il sottotitolo: piccole infedeltà. Non tanto l’attenuazione, che l’aggettivo porta con sé, importa, quanto il sostantivo caratterizzato dal significato del tradurre poetico. Infedeltà sostituisce infatti il termine “Imitazione” utilizzato da Bertolucci e da lui mutuato da Leopardi e da Robert Lowell per le sue Imitazioni, pubblicate nel 1994, ma usato come omaggio al poeta parmigiano anche da Vitale per alcune traduzioni inserite nel suo Canone semplice. Ora, se tradurre poesia vale ricreare e pronunciare in nuovo modo e secondo una partecipazione, che nasce da ascolto musicale e dall’osservare le leggi interne all’oggetto poetico, indagate e fatte proprie, è evidente che l’essere infedele comporta, con Nicola Gardini di Consigli a un giovane poeta, trasferire l’originale visione ad altra visione, altrettanto originale, e proiettare ritmo e parola ad altro ritmo e ad altro suono.

Qui, in questa scelta dalle Poésies di Jammes si esprimono, da parte del poeta italiano, una sensibilità del cuore e dello stile che ridonano ai versi incanto musicale e levità formale. Del suo autore, scoperto attraverso Malte di Rilke anni fa a Parigi, Vitale ha sicuramente lo sguardo carezzevole sulla natura, il passo quieto e paziente nel far emergere l’occasione e nel trasfigurarla, trasferendola, come diceva Vittorio Sereni, dalla “regione del sentimento” alla “regione della poesia”. Non disperde il tono elegiaco delle tristezze, che tanto piacque ai Crepuscolari, ma l’affievolisce, mantenendo assai vive le immagini di fiori e di erbe, di gigli e di greggi; della bambina che nella “fiera del cielo”( “le marché du Ciel “)  immagina l’almanacco delle costellazioni; dell’asino “minuto e zuppo d’acqua” (“petit  et plein de pluie”), che tirava la carretta di pigne  per il fuoco di Natale; di  un’allodola dall’ ”ala così lieve” ( “l’aile est si legère”) o della cicogna che “degna davvero di un poeta” (“bien digne d’un poète”) è protagonista di una sorridente e scherzosa favola.

La ricchezza dei temi e la delicatezza lirica di Jammes, che colpì Mallarmé, hanno trovato una voce amica e consonante, capace di rendere indimenticabili con un dettato a noi contemporaneo  lo sguardo del poeta sul passare e ritornare delle stagioni, (“Les lilas qui avaient fleuri l’année dernière”/vont fleurir de nouveau dans les tristes parterres”- “I lillà che l’anno scorso erano in fiore/fioriranno di nuovo nelle tristi aiuole” ) e il sentimento dell’anima che sogna (“Mon âme rêve sourdement sur vos genoux” – “ La mia anima chiusa sulle vostre ginocchia/sogna”),  così intimamente  presenti alla poesia di Marco Vitale.

 

 

L'autore

Gabriella Palli Baroni
Gabriella Palli Baroni laureata in Lettere Classiche a Pavia, allieva di Lanfranco Caretti, perfezionata a Chicago e a San Diego sul pensiero scientifico rinascimentale e su Machiavelli, vive a Roma. Scrittrice e saggista, è studiosa di letteratura dell’800 e del 900 ed è critica di letteratura contemporanea. Collaboratrice di «Strumenti Critici», «L’Illuminista», «Il Ponte» e di altre riviste italiane e straniere, si è dedicata in particolare ad Attilio Bertolucci, del quale ha curato il Meridiano Mondadori Opere, le prose Ho rubato due versi a Baudelaire, gli scritti sul cinema e sull’arte, e a Vittorio Sereni, del quale ha curato i carteggi con Bertolucci (Una lunga amicizia. Lettere 1938-1983, Garzanti 1993) e con Ungaretti Un filo d’acqua per dissetarsi. Lettere 1949-1969, Archinto, 2013). Ha inoltre pubblicato l’antologia Dagli Scapigliati ai Crepuscolari (Istituto Poligrafico dello Stato 2000) e Tavolozza di Emilio Praga (Nuova SI, 2008). È autrice di saggi sulla poesia di Amelia Rosselli e ha collaborato al Meridiano L’opera poetica, uscito nel 2012 e al numero monografico XV, 2-2013 di «Moderna» (Serra, 2015). Nel 2020 ha pubblicato di Attilio e Ninetta Bertolucci, Il nostro desiderio di diventare rondini. Poesie e lettere (Garzanti).