La foto di copertina è di Dino Ignani
Waves di Vincenzo Bagnoli non è semplicemente un libro di poesia, ma un dispositivo intermediale, un’opera composita in cui parola, musica e memoria culturale si intrecciano fino a diventare indistinguibili. Pubblicato nel 2022 da Industria & Letteratura, con musiche di Nicola Bagnoli e Marzio “Mars” Manni, il volume si colloca in una zona di confine tra poesia scritta, performance sonora e archivio generazionale, assumendo la forma di una lunga onda mnestica che attraversa stagioni, corpi, paesaggi urbani e costellazioni interiori.
La poesia come onda lunga: tempo, ritorno, persistenza
Il titolo stesso, Waves, funziona come chiave ermeneutica dell’intero progetto. L’onda non è qui solo immagine ricorrente, ma struttura temporale: moto di ritorno, risacca, ripetizione differente. La poesia di Bagnoli si muove secondo una temporalità non lineare, fatta di stagioni che ritornano, di mesi ricorrenti (novembre, l’autunno, l’inverno), di albe e crepuscoli che si assomigliano senza mai coincidere.
Il tempo non procede: insiste. È un tempo atmosferico prima ancora che cronologico, misurato attraverso nebbie, piogge, luci oblique, cieli grigi, come se la soggettività lirica potesse esistere solo dentro una meteorologia dell’anima. In questo senso Waves si iscrive in una linea della poesia contemporanea che pensa il tempo come clima e non come narrazione.
Paesaggio urbano e paesaggio mentale
Uno degli assi portanti del libro è il rapporto tra spazio urbano e interiorità. Le città di Waves, Bologna, le periferie industriali, le stazioni, i viali, le tangenziali, non sono mai luoghi identitari, ma zone di attraversamento, spazi senza centro, spesso visti dal margine o in movimento. La città è osservata più che abitata, percepita come superficie grigia, come accumulo di cemento, nebbia, luce artificiale.
Questo paesaggio esterno si riflette costantemente in un paesaggio interno fatto di stanchezza, disincanto, memoria e perdita. La poesia di Bagnoli lavora per specularità: ciò che accade fuori accade anche dentro, secondo un principio di risonanza continua. L’urbanità non è sfondo, ma condizione esistenziale.
La matrice musicale: new wave, post-punk, ritmo
Elemento decisivo di Waves è la sua radice musicale, esplicitata sia nella collaborazione con i musicisti sia nella fitta trama di riferimenti culturali: Joy Division, Cure, New Order, Echo & the Bunnymen, Siouxsie, Magazine. Tuttavia, la musica non agisce come semplice citazione nostalgica. È piuttosto una grammatica emotiva, un modo di organizzare il ritmo del testo.
Molte poesie funzionano come tracce, come brani con un andamento ipnotico, reiterativo, in cui la sintassi si allunga, accumula, ritorna. Il verso di Bagnoli spesso rifiuta la chiusura netta, preferendo una deriva controllata, simile a una linea di basso che sostiene senza imporsi. La poesia diventa così una forma di ascolto, una scrittura che nasce dal suono e vi ritorna.
Scienza, cosmologia, entropia
Un tratto distintivo dell’opera è la presenza costante di lessico scientifico e cosmologico: astronomia, fisica, entropia, stelle, galassie, coordinate, orbite. L’universo non è evocato come spazio metafisico, ma come orizzonte freddo e impersonale, che ridimensiona l’esperienza umana.
In Waves il cosmo non consola: amplifica il senso di distanza, di marginalità, di finitudine. Eppure, proprio questa sproporzione tra umano e cosmico diventa il luogo di una possibile poesia: una poesia che non promette salvezza, ma consapevolezza.
Una scrittura anti-retorica della generazione
Pur essendo profondamente attraversato dalla memoria degli anni Ottanta, Waves evita con rigore ogni forma di revival o nostalgia compiaciuta. Non c’è celebrazione, ma ricognizione critica. La generazione evocata è una generazione stanca, disillusa, che guarda al proprio passato come a un archivio di intensità ormai spente.
In questo senso, la scrittura di Bagnoli è anti-epica: non costruisce miti, non offre risarcimenti simbolici. La poesia registra, misura, osserva. È una poesia della sottrazione, della lucidità, del disincanto, che trova la propria forza proprio nella rinuncia a ogni enfasi.
Conclusione
Waves è un libro complesso, stratificato, che chiede al lettore un ascolto lento e partecipe. La poesia di Vincenzo Bagnoli si muove sul confine tra parola e suono, tra memoria individuale e immaginario collettivo, tra paesaggio urbano e cosmologia. Ne emerge una scrittura coerente, rigorosa, profondamente contemporanea, capace di restituire la forma emotiva di un tempo senza indulgere alla nostalgia né alla retorica. Un libro che non cerca di spiegare il mondo, ma di risuonare con esso, come un’onda lunga che continua a tornare.
Due poesie
FADE TO GREY
wishing life wouldn’t be so long
La luce obliqua polverosa e opaca nel primo pomeriggio di novembre
si spenge, cede il passo poco a poco, affonda sempre più nella foschia;
il rosso dalle case si arrampica nel cielo sulle antenne all’orizzonte.
Siamo arrivati al limite incerto sull’orlo dell’emisfero notturno
crepuscolo perenne in cui ci esilia il giorno corto, la nebbia violetta
gelida che si affaccia da nord, la fredda e pallida luna d’autunno.
Ora ti guardo e mi chiedo se l’ora abbia per te quello stesso sapore
e se la luce metallica e grigia dica le stesse cose che diceva
a me tanti anni fa sempre a novembre: lo stesso vuoto che io sento ora
o quello che sentivo, lo spavento dei pochi anni già messi alle spalle
(ora invece per quelli rimasti), le ore adulterate dalla noia
in fondo a cui si trova qualche volta la forma dell’amore e la paura.
L’ORDINE DELLE COSE
per Manuela Pasquini
Nell’ordine delle cose ci sono
i pomeriggi e le sere di vento
la casa vuota, la voce al telefono,
frasi che andrebbero dimenticate
e che ritornano come una febbre
leggera sulla pelle, alle cinque:
un’aria appena più densa, qualcosa
che riaffiora dal vano sulla soglia.
Di sotto all’apparenza e alle occasioni
c’è solo il lento passare del tempo:
gli strappi ce li siamo immaginati
gli sguardi dati e le ultime volte,
messi sui giorni come trasferelli
si staccheranno lenti, e gently weeping
la melodia del sintetizzatore
suona ogni volta, ma senza rancore,
la sigla del game over nel tuo gioco.
Nota biografica
Vincenzo Bagnoli (Bologna, 1967), autore di saggi (Contemporanea, Esedra, 1997; Letterati e massa, Carocci, 2000; Lo spazio del testo, Pendragon, 2003), è stato tra i fondatori di «Versodove». Suoi versi sono apparsi su «Rendiconti», «Origini», «Tratti», «il Verri» e in antologie uscite per Transeuropa e LietoColle, nonché in molti blog, siti e webzines (Nazione indiana, Absolutepoetry, Poetarum Silva, Atlante dei poeti, Librobreve, L’Ulisse, Le parole e le cose, Poesia del nostro tempo, Niedergasse). Ha pubblicato le raccolte 33 giri stereo LP (prefazione di G. Caserza, Gallo & Calzati, 2004), FM – Onde corte (Bohumil, 2007), Deep Sky (d’if, 2008), Offscapes. Beyond the Limits of Urban Landscapes (con foto di V. Reggi e prefazione di Antonio A. Clemente, Trafika Europe, 2016; ed. it. Offscapes. La parte distante del paesaggio, Sala Editori, 2017), Soundscapes. 33 giri extended play (prefazione di V. Frungillo, Carteggi Letterari, 2018), Waves (prefazione di Luca Frazzi, postfazione di Marco Berisso, Industria&Letteratura, 2022). Ha realizzato i testi dell’album Bologna ’67-77 della band Stratten (NML, 2012) e del graphic novel di Elena Guidolin, Outlandos (GIUDA edizioni, 2016); ha inoltre collaborato ad alcuni documentari di Home Movies e Mammutfilm.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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