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Sulla lapide aerea intestata a Prospero Podiani

Una discordanza fra la lettura del Siepi e lo stato attuale dell’iscrizione fece rizzare le orecchie e stimolò le sinapsi a Mario Roncetti, Direttore dell’Augusta nel ventennio 1974-1994 e degno successore di Podiani alla guida della prestigiosa biblioteca comunale.

Eravamo ai primi anni Novanta e la divergenza venne notata dal coltissimo Roncetti in occasione di una consulenza di carattere epigrafico a favore del poeta Bruno Dozzini, il quale stava redigendo, per Guerra editore, una preziosa guida della città: Perugia in 1420 monumenti, dagli Etruschi ad oggi (1998) con prefazione dello stesso Roncetti, impreziosita da disegni e acqueforti della pittrice e poetessa perugina Serena Cavallini.

Dozzini, raffinato poeta e scrittore, oltre che accreditata guida cittadina, aveva una conoscenza relativa della lingua latina e si era perciò affidato per la revisione dei testi, della correttezza delle trascrizioni epigrafiche e delle traduzioni allo stesso Roncetti. Il quale, nell’occasione, lesse, tradusse, interpretò e interpolò (correttamente!) le abbreviazioni dell’epigrafe posizionata in alto, sul Palazzo comunale lungo corso Vannucci, sotto il loggiato disegnato dall’architetto perugino Galeazzo Alessi.

La cosa che però non tornava, e che Roncetti notò immediatamente, consisteva nella mancanza della parte iniziale dell’iscrizione, così come riferita dal Siepi. Era sicuramente riportata sulla porzione di pietra sostituita dalla testa di un cherubino o putto, fiancheggiata da due piccole ali, secondo una facies iconografica ricorrente in opere architettoniche e scultoree barocche, specie in edifici di carattere sacro, ma non solo.

Aggiungo, peraltro, che Roncetti conosceva così bene il Siepi da averne rieditato, curis et impensis propriis, con la complicità di sua moglie Anna Maria, l’ormai introvabile opera, arricchendola con correzioni ai tomi delle preziose Annotazioni storiche. Proseguendo la mission di Francesco Santi, volontà eseguita dalla vedova Barbara Marini Clarelli per omaggiare la memoria del marito, che aveva dedicato l’operazione alla memoria della madre Cesira Piccini Santi.

Roncetti fece distribuire le copie di quest’opera in cinque volumi alla Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, al cui beneficio furono destinati i relativi proventi. Del che gli va reso onore e merito in affettuosa memoria.

L’iscrizione di cui parliamo viene riportata dal Siepi nella Descrizione tipologica-istorica della città di Perugia esposta nell’anno MDCCCXXII da Serafino Siepi, nella Parte topologica (vol II, parte II, p. 932), dopo la premessa che la contestualizza: “Nella facciata del palazzo che è di prospetto alla Via Nuova si veggono affisse tre [grassetto mio] pietre scorniciate l’una sopra dell’altra qui poste circa il 1588 quando fu ampliato lo stesso palazzo…con disegno di stabilirvi la Libreria Podiani”.

Recita l’iscrizione: “SIXTI V. P.O.M. MUNIFICENTIA AUGUSTAE PERUSIAE MUSAEUM PROSPERO PODIANO PUBBLICAE COMMODITATI CONSTITUTUM ILL. DEC.” [e c’è qualche omissione e incomprensione di abbreviazioni su cui torneremo].

L’iscrizione è oggi mancante della parte SIXTI V. P.O.M. MUNIFICENTIA che, in tutta evidenza, doveva essere contenuta nel primo elemento, poi sostituito dal putto alato. D’altronde il Siepi la vedeva e la trascrive come la prima delle tre parti.

Ci si chiede come mai questo primo segmento in alto sia stato sostituito da un elemento esornativo. Non è difficile rispondere, intercettandone la causa nel diffuso anticlericalismo del periodo post-unitario, tendente a rimuovere riferimenti al dominio papalino e a quanto di buono fosse stato eventualmente realizzato.

La risposta al perché quella pietra poi rimossa onorasse il nome e la memoria del Papa Sisto V è stata fornita da Giovanni Cecchini (La biblioteca Augusta del Comune di Perugia), e Roncetti glielo ascrive correttamente. La spiegazione risiede in un episodio significativo per cui i perugini avrebbero manifestato gratitudine al pontefice in questione. Si trattava dell’accoglimento del ricorso presentato dal Comune di Perugia contro l’interruzione (e per sollecitarne la continuità) del beneficio, concesso da papa Gregorio XIII, del diritto alla riscossione della “Gabella della Cenceria”, un cespite che sarebbe appunto servito per finanziare la biblioteca Podiani ai nastri di partenza.

È perfettamente coerente che la lapide, posta al di sotto dei locali che avrebbero dovuto accogliere la biblioteca podiana, rendesse pubblico elogio ed esprimesse riconoscenza al papa che aveva in qualche modo finanziato l’istituzione. Così come è altrettanto comprensibile che i perugini, in età anti/post papalina, tendessero a rimuoverne il nome e l’iscrizione di grata memoria. Accade spesso quando un nuovo sistema politico subentra a un precedente regime, specie se inviso, come quello papalino, in memoria dei sanguinosi fatti, definiti ‘Stragi di Perugia’, del XX Giugno 1859.

Sul perché la lapide nel suo complesso sia posizionata in quel punto c’è da rilevare che quel vano soprastante avrebbe dovuto accogliere (anche se poi le cose andarono diversamente) la raccolta libraria che Podiani aveva ceduto al Comune di Perugia nel 1582. E dunque era giusto rendere omaggio al bibliotecario e donatore Prospero Podiani per la cessione effettuata (sebbene con ripetuti ripensamenti). Omaggio invero non tanto visibile, data l’altezza in cui la lapide è collocata.

Non è però casuale la scelta del punto, considerando che proprio di fronte si apre la Via Nova (poi Mazzini), nel corso della quale è posizionato l’attuale Centro Camerale Galeazzo Alessi, in origine chiesa parrocchiale di Santa Maria “de foro”, ristrutturata nel Cinquecento proprio dall’Alessi. Ecco che la questione si lega perfettamente, in modo prospettico: la loggetta dell’Alessi (e l’iscrizione di cui parliamo) con l’ex chiesa da lui rimaneggiata nella facciata.

Ora, anche a un occhio non esperto suonano strane alcune circostanze. In primo luogo, la presenza del cherubino come elemento ornamentale, incongruente con la natura laica, laicissima dell’iscrizione, tendente ad esaltare Prospero Podiani come fondatore e primo bibliotecario della biblioteca pubblica comunale.

Un’altra stonatura in chiave disarmonica consiste nella rigidità geometrica delle cornici, in contrasto con la forma tondeggiante del cherubino, le cui dimensioni sembrano/sono fatte a misura della necessità di colmare lo spazio fra i due elementi laterali aggettanti, ossia sporgenti, quasi a tettuccio di protezione per la scritta contenuta nelle superfici piane inferiori.

L’epigrafe in parola, riportata alla pagina 86 del Dozzini (doc. 393-394) suona: “Augustae / Perusiae / Museum / a Prospero / Podiano / Pub. Com. / Instituto” con qualche approssimazione grammaticale consistente in “instituto” per “institutum” (riferito a Museum) e senza riportare (ILL. es DEC.ri) e il monco …RA…RUNT (per curaverunt o la forma contratta curarunt).

La ricostruzione di Roncetti (effettuata nel Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, vol. XCIX, secondo fascicolo del 2002) è completa e convincente, anche se non esplicita l’abbreviazione POM (certo fin troppo scontata per un target colto come i lettori del Bollettino), che sta per PONTIFEX OPTIMUS MAXIMUS, ma che rischia di ingenerare confusione con quella V precedente indicante il numerale ordinale romano.

L’ipotesi restitutiva, completa ed esauriente, è questa: “Sixti V, Pontificis Optimi Maximi munificentia, Augustae Perusiae Museum, a Prospero Podiano, publicae commoditati institutum, illustres decemviri curaverunt”, che nella lingua di Dante suonerebbe: “Museo istituito a beneficio della pubblica utilità, da parte di Prospero Podiani, grazie alla generosità del Pontefice Ottimo Massimo Sisto V, gli illustri decemviri curarono”.

sandroallegrini@libero.it

 

 

 

 

L'autore

Sandro Allegrini
SANDRO ALLEGRINI ha pubblicato studi di filologia classica e storia, arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Ha creato e dirige collane di biografie (“Umbri”), di dialetto “I grandi classici in perugino” (Dante, Michelangelo), di poesia (“Officina del Dialetto”), narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”, Orient Express). Ha pubblicato oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, autore di documentari sui rioni di Perugia (Futura Edizioni). Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Tra le sue ultime pubblicazioni “Mia zia Maria Callas. Dietro le quinte” (2024) con Angelo Meneghini e “La Costituzione Italiana m perugino” (Morlacchi editore, 2025), col magistrato Beatrice Meniconi. Ne Il Giornale dell’Umbria.com scrive sotto il brand di Inviato Cittadino, cura le sezioni Accademia del Dónca e la rubrica Palcoscenico