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Un tardivo commiato a Nikos Zivas

“Η ΣΥΝΑΞΗ ΤΩΝ ΕΤΕΡΟΚΛΗΤΩΝ” [Il raduno degli eterocliti] è uno di quei libri che si perdono temporaneamente nelle nostre biblioteche, soltanto per ritornare più tardi con una forza emotiva ancora maggiore. Così è accaduto anche con il catalogo dei collage di Nikos Zivas. Ho iniziato a cercarlo il giorno successivo all’addio. È riapparso pochi giorni fa, mentre cercavo un altro libro. Alla fine lo avevo collocato tra i libri di poesia e non tra i vecchi cataloghi di mostre e le pubblicazioni d’arte della mia biblioteca. Sfogliandolo, sono riaffiorate alla memoria le immagini e le emozioni che le sue opere avevano generato in me il giorno dell’inaugurazione, nel giugno del 2025. Si è riaperta quella piccola soglia privata verso un mondo in cui immagine, poesia e trauma convivono in modo indissolubile.

Nikos Zivas non considerava il collage una semplice tecnica. Lo considerava un atto di salvezza. Tagliava, spostava, collegava, ricollocava, non per scomporre il mondo, ma per offrirgli una seconda possibilità di esistenza. Le sue opere sembrano nate dai frammenti di ciò che la Storia lascia dietro di sé. Vecchie riviste, fotografie, tessuti, memorie, resti architettonici, corpi umani, sguardi, mani, animali, barche, corone, rovine. Tutto ciò che, se fosse rimasto isolato, sarebbe apparso scollegato, inutile, silenzioso. Nelle sue mani, invece, acquisiva un nuovo significato, come se avesse atteso per anni il momento di incontrarsi.

Nei suoi collage c’era sempre qualcosa di profondamente poetico, anche quando il tema era violento. Forse perché lui stesso comprendeva che la violenza non si trova soltanto negli eventi, ma anche nel modo in cui li guardiamo o scegliamo di non guardarli. Nell’opera “I sacri macelli architettonici”, per esempio, le mani che sorreggono le lame insanguinate sopra le cupole non parlano soltanto della distruzione dell’Oriente o del “Mercato del Terrore”, come scrive nel poema che accompagna l’opera. Parlano anche dell’abitudine sistematica della civiltà contemporanea a distruggere ciò che non riesce a comprendere, a smembrare la memoria, a trasformare il sacro in spettacolo. E sotto quelle enormi lame, la piccola figura umana con i pantaloni rossi sembra sostenere ancora, inutilmente ma con coraggio, il peso di un mondo che crolla.

Dall’altra parte, in “Navigazioni senza scopo”, la barca all’interno del palazzo veneziano, tra figure che sembrano navigare senza una meta, ci ricorda che la Storia non è mai immobile. I corpi vengono trascinati via, gli imperi affondano, i palazzi diventano preda delle onde, ma il bisogno di navigare persiste. Nikos Zivas aveva questa rara capacità di far sembrare persino l’immobilità qualcosa di provvisorio. Come se sapesse che tutte le cose, anche le più pesanti, custodiscono dentro di sé un impercettibile desiderio di fuga.

Questo era il suo grande dono. Vedeva il mondo non come qualcosa di compatto e definitivo, ma come un campo di trasformazioni continue. I suoi collage non chiedevano semplicemente di essere guardati. Chiedevano di essere letti. Di soffermarsi sulle loro cuciture, sulle discontinuità, sulle piccole dissonanze delle proporzioni, sulle imperfezioni volute. Era proprio lì che si trovava la loro verità. Non nell’illusione della perfezione, ma nella visibilità della loro costruzione, nella loro ostinazione a non nascondere mai di che cosa fossero fatti.

Oggi che Nikos Zivas non è più qui, le sue opere acquistano una dimensione ancora più intensa. Sembrano piccole macchine della memoria. Ci invitano a ricordare non soltanto lui, ma anche un modo di guardare il mondo. Con curiosità, con ironia, con tenerezza, con inquietudine, con consapevolezza politica, con lucidità poetica.

Forse è per questo che ho impiegato tanto tempo a ritrovare il catalogo. Perché alcuni libri, come alcune persone, non si perdono mai davvero. Aspettano semplicemente il momento in cui saremo in grado di ritornare da loro.

Due poesie

ΤΑ ΙΕΡΑ ΑΡΧΙΤΕΚΤΟΝΙΚΑ ΣΦΑΓΙΑ

Με του Δυτικού Πολιτισμού την
Μάχαιρα
λαμβάνοντας χώρα ο τεμαχισμός
των Αρχιτεκτονικών σφαγίων της
Ανατολής,
λαμβάνουν και οι δυστυχείς ιθαγενείς
το αίμα, επί των κεφαλών αυτών
μαζί με ό,τι σύγχρονο ιπτάμενο
διατίθεται
στην αγορά του Τρόμου…
Οι ικεσίες δεν εισακούγονται
μέχρι να στερέψουν τα δάκρυα και οι
οιμωγές
επί των πτωμάτων των αθώων,
και να ξαναεμφανιστεί η Πολιτική
Αντίσταση,
έτσι ώστε ο βασανισμένος Βασανιστής
ως εκπρόσωπος της Αυτοκρατορικής
Βίας
να προσπαθεί επί ματαίω
να ολοκληρώσει τον κύκλο του
Αίματος…

I SACRI SVENTRAMENTI ARCHITETTONICI

Con la lama della Civiltà Occidentale
mentre si compie
lo smembramento
dei sacri sventramenti architettonici
dell’Oriente,
anche gli infelici indigeni
ricevono il sangue sui loro capi
insieme a tutto ciò che di moderno e volante
viene messo in vendita
sul Mercato del Terrore…
Le suppliche non vengono ascoltate
fino a quando non si asciugano le lacrime e i lamenti
sui corpi degli innocenti,
e non riappare la Resistenza Politica,
così che il Torturatore torturato
quale rappresentante della Violenza Imperiale
tenti invano
di completare il ciclo
del Sangue…

 

ΑΣΚΟΠΟΙ ΠΛΟΕΣ

Ο Κόσμος, ένα Ενετικό παλάτι,
έρμαιο των κυμάτων,
διάτρητο απ’ τους ανέμους,
διαπερατό από πλεούμενα,
σχεδόν πετούμενα
από την ελαφρότητά τους,
να τιθασεύουν τους πλόες τους
βολοδέρνοντας με χάρη,
πανάργχαια αναδυόμενα κορμιά
να προσπαθούν
με την ελπίδα, τούτο το τσούρμο
της συμφοράς
να δέσει σ’ αγκυροβόλι
βαθύ της Ιστορίας…

Ν.Ζ.

NAVIGAZIONI SENZA SCOPO

Il Mondo, un palazzo veneziano,
preda delle onde,
trafitto dai venti,
attraversabile da imbarcazioni,
quasi volanti
per la loro leggerezza,
domano le loro rotte
vagando con grazia,
corpi remotissimi che riemergono
tentando,
con la speranza, questa ciurma
della sventura,
di attraccare a un ancoraggio
profondo della Storia…

 

Breve nota biografica

Nikos Zivas studiò pittura presso la Facoltà di Belle Arti di Atene, nel laboratorio di Nikos Kessanlis. Alla fine degli anni Ottanta visse e lavorò a Roma, dove presentò le sue prime mostre personali e definì il proprio linguaggio artistico iniziale.

Dall’inizio degli anni Novanta operò ad Atene, presentando opere di pittura, scultura e installazioni. Parallelamente curò la collezione di frammenti architettonici dell’architettura greca moderna (1830–1930), raccolta da suo padre Konstantinos Zivas.

Dal 2014 diresse lo spazio culturale Zivasart Gallery, a Marousi, dove furono ospitate mostre d’arte, eventi performativi e manifestazioni musicali.

Ha presentato una serie di mostre personali come: “Campi gravitazionali”, “Vetrate”, “La traccia delle forme nascoste”, “La riunione degli eterocliti”, “Nel minimo il bello”, oltre all’installazione ambientale “The Blood of Memory”.

La sua opera si concentra sulla ricomposizione creativa dei materiali, sulla trasformazione degli oggetti e sulla valorizzazione della memoria della materia come esperienza artistica. Oggetti consumati, frammenti di demolizioni, forme architettoniche e materiali di ogni genere segnati dal loro uso precedente e dalla loro storia assumono una nuova forma nelle sue creazioni. Il rapporto tra pittura, scultura e installazione viene riorganizzato, con al centro la relazione tra materia, memoria e tempo. Il suo linguaggio visivo funziona come un’archeologia del passato recente.

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.