La raccolta poetica Koscinìzo fonè – Κοσκινίζω φωνές – Setaccio voci di Leo Luceri non è soltanto un libro di poesia: è un atto di resistenza linguistica, una dichiarazione d’esistenza di una lingua minoritaria che continua ostinatamente a respirare dentro la memoria collettiva del Salento grecofono.
Fin dal titolo, il gesto del “setacciare” assume una forte valenza simbolica. Luceri non raccoglie semplicemente parole: egli filtra, salva, recupera voci minacciate dall’oblio, parole che appartengono a un idioma, il griko, posto ai margini della modernità linguistica. La poesia diventa così una forma di archeologia del suono e della memoria. Non sorprende che una delle immagini centrali della raccolta sia proprio quella delle «morte parole» custodite nel palmo della mano e donate «a chi sa ascoltare».
L’elemento più significativo dell’opera risiede proprio nella scelta linguistica. Scrivere oggi poesia in griko non rappresenta un’operazione folkloristica o nostalgica, ma un gesto profondamente politico e culturale. Luceri utilizza un idioma che sopravvive in una fragile condizione di minoranza nella Grecìa Salentina, una lingua sospesa tra grecità arcaica, stratificazioni bizantine e contaminazioni romanze. La raccolta mostra come il griko non sia un reperto museale, bensì una lingua ancora capace di produrre visioni poetiche contemporanee, immagini potenti e una musicalità irriducibile alla lingua standard.
Non è casuale che la raccolta verrà presentata lunedì 11 maggio a Martano, città in cui il poeta vive e che rappresenta uno dei centri simbolici della Grecia Salentina. La presentazione assume così un valore che va oltre il semplice evento editoriale: è il ritorno della lingua alla propria comunità, il momento in cui la poesia rientra nel tessuto vivo del territorio che l’ha generata. In un’epoca in cui molte lingue minoritarie sopravvivono soltanto negli archivi o negli studi specialistici, il fatto che il griko continui a essere pronunciato, ascoltato e celebrato pubblicamente nel proprio luogo d’origine conferisce a questo libro una dimensione profondamente civile.
La struttura trilingue del volume, griko, greco moderno e italiano, non ha una funzione puramente traduttiva. Essa mette in scena un dialogo tra lingue sorelle, una circolazione continua della memoria mediterranea. Il griko appare come una lingua che “ricorda”, che conserva nella propria materia sonora tracce di mondi antichi e popolari. In questo senso, la raccolta si colloca all’interno di una riflessione più ampia sulla sopravvivenza delle lingue minoritarie europee e sul loro ruolo nella costruzione dell’identità culturale.
Particolarmente preziosi risultano i testi introduttivi che accompagnano la raccolta, veri e propri strumenti ermeneutici per comprendere la profondità storica e culturale del griko. Christina Petropoulou, nel saggio Perle di memoria. Il griko come custode della memoria collettiva e della poesia contemporanea, legge la poesia di Luceri come una forma di resistenza all’oblio linguistico e culturale, sottolineando come il poeta trasformi il “setacciare” delle voci in un recupero delle stratificazioni della memoria collettiva.
Altrettanto significativa è l’introduzione di Alexandra Zambà, significativamente intitolata La lingua che ricorda, nella quale il griko viene interpretato non come reliquia del passato, ma come organismo vivente, capace di attraversare i secoli conservando una continuità culturale che unisce Magna Grecia, Bisanzio e contemporaneità mediterranea. Zambà insiste sul valore della traduzione come gesto storico e spirituale, come attraversamento simbolico tra comunità linguistiche diverse ma profondamente connesse.
La stessa scelta della triplice presentazione linguistica, griko, greco moderno, italiano, assume dunque un valore teorico oltre che editoriale. Il lettore non si trova davanti a semplici “versioni” dello stesso testo, ma a un sistema di risonanze linguistiche che evidenzia continuità, trasformazioni e sopravvivenze. La traduzione diventa qui pratica di cura e di trasmissione culturale, tentativo di restituire voce a un patrimonio linguistico fragile ma ancora capace di generare poesia.
Le quattro sezioni del libro, Canzone delle morte parole, Tutto taceva, Amore dell’amore, Setaccio voci, costituiscono un percorso poetico coerente, attraversato da una costante tensione tra perdita e recupero. La lingua è insieme ferita e salvezza. Nei testi dedicati alle “parole morte”, Luceri costruisce un vero e proprio inventario lirico della memoria contadina e popolare: erbe, vento, pietra, sangue, lino, animali, elementi naturali si susseguono come frammenti di un lessico ancestrale destinato a scomparire. La frammentarietà del verso richiama la tradizione orale del Salento grecofono, dove la lingua sopravvive più nel ritmo e nella voce che nella fissità della scrittura.
Dal punto di vista stilistico, la poesia di Luceri si distingue per essenzialità e intensità evocativa. I versi sono brevi, spesso nominali, costruiti attraverso accumulazioni lessicali e accostamenti improvvisi che producono un effetto quasi liturgico. La parola non descrive. Evoca. Ogni termine sembra portare il peso di una civiltà intera. È proprio questa densità simbolica a rendere il libro particolarmente significativo nel panorama contemporaneo: Luceri dimostra che anche una lingua considerata “minore” può esprimere una poesia di respiro universale.
Koscinìzo fonè – Setaccio voci è dunque un libro necessario. Non solo per chi si interessa di poesia, ma per chiunque voglia interrogarsi sul rapporto tra lingua, identità e memoria. Leo Luceri riesce in un’impresa rara: trasformare un idioma minoritario in una lingua poeticamente assoluta, capace di parlare non soltanto ai discendenti della Grecìa Salentina, ma a ogni lettore che riconosca nella parola poetica un luogo di sopravvivenza dell’umano.
Alcune poesie
TRAÙDI JA TA LOJA PESAMMÈNA
ΤΡΑΓΟΥΔΙ ΓΙΑ ΤΙΣ ΠΕΘΑΜΕΝΕΣ ΛΕΞΕΙΣ – CANZONE DELLE MORTE PAROLE
I
loja pesammèna
eces’ ston grotto-mu vastò
piako
ta charìzo cinù pu fseri na kusi
min kanonìsi ta mavra nerà
pu àtto’ petto mu guènnun’
èrkutte apù palèa frèata
krimmèna
ecimpì stu’ tichu tis lipi-mu
piàko possa teli
ndiàzzutte
na min allimonìsi ta sòmata
àtton ascìo sciopammèna
tes fonè fsevammène
àtton àdeko tu cerù
piàko ena
puru to pleo sterèo
su ndiàzzete
na min ghettì fseno
nâi panta stennù to nòma-su
I
πεθαμένες λέξεις
Στη γροθιά μου βαστώ
πιάσε
τις χαρίζω σ’ κείνους που ξέρουν ν’ ακούνε
μην κοιτάς τα μαύρα νερά
που από το στήθος μου βγαίνουν
έρχονται από φρέατα παλιά
κρυμμένα
πίσω από τους τοίχους της λύπης μου
πιάσε όσες θέλεις
σου χρειάζονται
για να μη λησμονήσεις τα σώματα
από τον ίσκιο σκεπασμένα
τις φωνές που ξεθώριασαν
από την αδικία του χρόνου
πιάσε μία
ακόμη και την πιο σκληρή,
θα σου χρειαστεί
να μην νιώθεις ξένος
να έχεις πάντα στο νου τ’ όνομά σου
I
morte parole
racchiudo nel palmo
prendine
le regalo a chi sa ascoltare
non guardare le nere acque
che dal petto mi sgorgano
vengono da antichi pozzi
nascosti
dietro muri di dolore
prendine quante vuoi
servono
a non dimenticare i corpi
avvolti dall’ombra
le voci sbiadite
dall’offesa del tempo
prendine una
anche la più dura
ti servirà
a non sentirti estraneo
a ricordare sempre il tuo nome
OTIKANÈ MÙTTIZE
ΟΛΑ ΣΙΩΠΟΥΣΑΝ – TUTTO TACEVA
‘o fengo
ìone ciùri
satti pu stin akra
esù katèvenne
e tàlassa
mana asimègna
èmene
na se sianòsi
otikanè mùttize
το φεγγάρι
ήταν πατέρας
σαν εσύ κατέβαινες
στην ακτή
η θάλασσα
ασημένια μάνα
περίμενε
να σε καλωσορίσει
ὀλα σιωπούσαν
la luna
era padre
mentre a riva
scendevi
il mare
madre d’argento
aspettava
per accoglierti
tutto taceva
NOTA BIOGRAFICA
Leo Luceri, nato a Martano, comune della Grecìa Salentina, ha trascorso buona parte della sua vita lavorando e studiando all’estero. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito il dottorato di ricerca in Letteratura Comparata presso l’Universidad Autónoma di Madrid. Ha svolto attività come lettore di italiano in diverse università straniere (Quito, Madrid, Bratislava) ed è stato docente di lingua francese negli istituti di istruzione superiore in Italia. Ha pubblicato articoli di critica letteraria su riviste specializzate e le seguenti raccolte poetiche:
Catumerèa – versi multilingui a sud del sud (Musicaos Editore, 2022);
Negli occhi miei liquidi – En els meus ulls líquids (Pont del petroli, Badalona, 2026);
Koscinìzo fonè – Κοσκινἰζω φωνἐσ – Setaccio voci (Kyfanta, Atene, 2026).
Sue poesie e traduzioni poetiche sono presenti in collettanee e riviste letterarie. Scrive in lingua italiana, in griko e, occasionalmente, in spagnolo. Si occupa della salvaguardia della lingua grika e della promozione della letteratura del territorio.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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