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Riscoprendo Antonio Amurri

Nel romanzo autobiografico umoristico di Antonio Amurri, Piccolissimo, ripubblicato dalla casa editrice Baldini+Castoldi nel 2026, con prefazione e nota critica di Mariarosa Bastianelli, la famiglia italiana degli anni Settanta diventa materia narrativa viva, imperfetta, caotica e profondamente umana. Attraverso una scrittura ironica ma mai crudele, Amurri costruisce un microcosmo domestico dove il quotidiano si trasforma continuamente in teatro dell’assurdo, e dove il comico nasce non dalla caricatura, ma dal riconoscimento.

La nota critica di Mariarosa Bastianelli svolge un ruolo fondamentale nell’accompagnare il lettore contemporaneo dentro l’universo di Amurri.

Lontana dall’essere una semplice introduzione editoriale, la sua lettura contestualizza storicamente e culturalmente il libro, mostrando come Piccolissimo sia stato capace, nel 1973, di intercettare un bisogno collettivo di umorismo in un’Italia attraversata da tensioni politiche, crisi economiche e inquietudini sociali. Bastianelli coglie con precisione il valore quasi “antropologico” dell’opera: la famiglia di Amurri non è eccezionale, ma rappresentativa di una normalità condivisa, fatta di litigi, nevrosi, disordine, fragilità e tenerezza.

È proprio qui che emerge la grandezza di Amurri come autore comico. La sua comicità non è mai costruita artificialmente attorno alla battuta, ma nasce dalla capacità di osservare il reale. In questo senso, Amurri appartiene a quella tradizione del “comico italiano” che oggi sembra sempre più rara: una comicità narrativa, intelligente, autoironica, profondamente legata alla scrittura e all’osservazione sociale. Non a caso, leggendo molte pagine di Piccolissimo, viene spontaneo pensare a figure come Paolo Villaggio o Achille Campanile, ma anche alla tradizione anglosassone dello humour domestico che la stessa Bastianelli individua nel testo.

Il nucleo del libro è la famiglia Amurri: la moglie Milvia, i figli Valentina, Franco, Roberta, il piccolo Lorenzo e persino la cagnetta Zeta. Ogni personaggio viene tratteggiato attraverso dettagli minimi, tic, abitudini, manie quotidiane. La comicità nasce dalla ripetizione, dall’esasperazione del reale, ma anche da una profonda componente affettiva. Persino quando Amurri racconta episodi potenzialmente drammatici, come il lungo capitolo dedicato alla pipì a letto del figlio Franco, il risultato non è mai umiliante o cinico. Al contrario, il lettore percepisce continuamente la tenerezza del padre dietro l’ironia.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è il modo in cui demolisce, con anni di anticipo, il mito della famiglia perfetta. Bastianelli osserva giustamente che Amurri è ancora lontano dalla futura “famiglia Mulino Bianco” degli anni Ottanta. La sua casa è rumorosa, disordinata, piena di urla, corse, incomprensioni, vestiti sparsi, bambini ingestibili e nevrosi quotidiane. Eppure, proprio questa imperfezione rende il racconto autentico. La famiglia non viene idealizzata: viene amata nella sua imperfezione.

Straordinaria è anche la costruzione linguistica. Il ritmo di Amurri ricorda spesso quello di uno sketch radiofonico o teatrale, probabilmente grazie alla sua lunga esperienza come autore televisivo e radiofonico. Dialoghi rapidissimi, accumulazioni, ripetizioni ossessive e improvvise deviazioni paradossali trasformano la quotidianità in comicità narrativa. Il celebre brano “Estate, inverno…” è quasi una partitura musicale del caos domestico, dove la voce della madre diventa un flusso continuo di ordini, richiami e disperazione.

Ma dietro il riso si nasconde anche qualcosa di più malinconico. Amurri sembra intuire continuamente il passare del tempo, la trasformazione inevitabile della famiglia, la fragilità dell’infanzia. La comicità diventa allora una forma di resistenza emotiva contro il caos della vita. Non sorprende che Bastianelli sottolinei più volte la dolcezza e la sincerità dello sguardo dell’autore verso i suoi familiari.

La ripubblicazione di Piccolissimo permette oggi di riscoprire un autore che il panorama culturale italiano rischia talvolta di relegare soltanto alla memoria televisiva o radiofonica. In realtà, Antonio Amurri fu uno dei grandi osservatori del costume italiano del Novecento. La sua scrittura conserva ancora oggi una sorprendente freschezza perché parla di dinamiche universali: il rapporto tra genitori e figli, il peso delle piccole nevrosi quotidiane, la fatica della convivenza, il desiderio impossibile di ordine dentro il disordine della vita familiare.

Mariarosa Bastianelli, con la sua introduzione, contribuisce in modo decisivo a questa riscoperta critica. Il suo lavoro non si limita alla contestualizzazione storica, ma restituisce dignità letteraria a un autore spesso considerato soltanto “umorista”, ricordando invece quanto la comicità possa essere uno strumento raffinato di lettura della società e della condizione umana.

Piccolissimo rimane così non soltanto un libro divertente, ma anche un documento affettivo e culturale dell’Italia degli anni Settanta: un’Italia imperfetta, rumorosa, fragile e profondamente viva.

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.