
Abbiamo bisogno dello sguardo dell’altro per esistere. La prima immagine in cui ci rispecchiamo è quella della madre: attraverso di lei impariamo a conoscere il mondo e, prima ancora, a conoscere noi stessi. È nel suo sguardo che acquistiamo consistenza e identità. In questo senso la madre è la nostra prima “ombra gemella“. L’ombra non è soltanto ciò che si nasconde dietro di noi; è la proiezione visibile della nostra interiorità, il segno che possediamo un corpo e apparteniamo alla vita. Senza ombra saremmo puro spirito. Lo spirito non proietta ombre: è il corpo, la materia, l’esistenza concreta a generarla. Per questo l’ombra non è negazione dell’essere, ma la sua testimonianza più evidente. Il rispecchiamento diventa allora il momento originario della conoscenza. Conosciamo noi stessi attraverso l’altro, così come riconosciamo la nostra figura osservandone l’ombra. In questa prospettiva il titolo di Silvio Raffo richiama il grande tema del doppio, tanto caro alla letteratura romantica e decadente: l’ombra gemella è quella parte di noi che ci assomiglia e al tempo stesso ci inquieta, una presenza perturbante che mette in crisi identità e razionalità.
La vicenda è ambientata a Nemi, luogo carico di suggestioni letterarie e simboliche, legato tanto all’immaginario romantico di Byron quanto agli studi antropologici di James George Frazer (1854-1941), storico delle religioni e autore de Il ramo d’oro, celebre per le sue ricerche sul sacro, il sacrificio e i miti della rigenerazione. Qui vive, nella sua appartata Villa Armonia, un professore senza età, affascinante e misantropo, conduce un’esistenza isolata fino all’arrivo di un giovane poeta appassionato di letteratura e occultismo. L’intervento di un ipnotista introduce il tema centrale del romanzo: il sospetto di un destino condiviso, di un karma comune che lega i due protagonisti in una sorta di gemellarità spirituale.
L’ombra ci segue senza appartenere alla luce. Immagine che avvia la riflessione simbolica che attraversa tutto il romanzo. La scelta dei termini, “ombra” e “gemella” nel titolo, racchiude infatti la complessità del rispecchiarsi nell’altro. L’ombra è ciò che ci accompagna costantemente, mentre il gemello è colui che ci assomiglia fino a confondere i confini della nostra identità. Dalla fusione di queste due immagini nasce una presenza al tempo stesso familiare e inquietante, capace di suscitare quel sentimento perturbante che deriva dall’incontro con qualcosa che riconosciamo come nostro e che tuttavia percepiamo come estraneo. È proprio in questa oscillazione tra riconoscimento e smarrimento che si genera la tensione del romanzo, una forza di attrazione che spinge i personaggi l’uno verso l’altro e che conduce il lettore a interrogarsi sul mistero dell’identità e del doppio.
Viene spontaneo pensare a La donna senz’ombra di Hugo von Hofmannsthal. Anche lì l’ombra non è un semplice fenomeno fisico, ma il simbolo della condizione umana. Nel mondo romantico e fiabesco il sogno diventa rappresentazione del desiderio, e paradossalmente l’ombra non indica ciò che è impalpabile, bensì ciò che ci rende profondamente umani. Avere un’ombra significa avere un corpo; avere un corpo significa appartenere alla vita. E appartenere alla vita significa inseguire l’amore, perché l’amore è sempre relazione, incontro e riconoscimento dell’altro. In questo senso, Raffo e Hofmannsthal suggeriscono una lettura innovativa dell’ombra: non più solo lato oscuro o perturbante dell’uomo, ma incarnazione stessa della nostra possibilità di entrare nel mondo, di generare relazioni, di vivere pienamente. L’ombra diventa così simbolo di umanità e di incarnazione, una traccia concreta della vita che ci lega agli altri e alla realtà.
Leggere questo libro ci aiuterà a capire quanto importanti siano quelle prime interazioni con il mondo. Esse ci segnano e accompagnano la nostra vita; è sempre da li che ripartiamo per sbrogliare e capire l’Erlebnis, l’esperienza vissuta a cui vogliamo dare un senso, spiegare il metafisico e il destino che è in noi. Il senso di colpa che spesso non ci rende padroni della vita, perché viviamo al posto di un altro che avremmo voluto conoscere e così i nostri incontri ci rivelano il mistero della sincronicità e di un tempo non più orizzontale ma verticale che tutto insieme comprende.
L'autore
- Appartengo al Sud di questa bellissima Italia, antica terra che una volta si chiamava Italia e il cui nome fu dai Romani traslato a tutta la penisola. Vivo a Catanzaro Lido, cittadina posta nel golfo di Squillace. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici, quello privato a Vibo Valentia, Liceo Linguistico Pentecoste e poi negli Istituti Statali: Istituto Tecnico per il Turismo a Marina di Gioiosa Ionica e al Liceo Linguistico Enrico Fermi di Catanzaro Lido. Il lavoro, il mio impegno nella Scuola e la famiglia sono stati la Stella polare della mia vita. Mi sono adoprata per la realizzazione di progetti europei come Socrates, Comenius ed ho partecipato a progetti Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della Scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. La lettura occupa molto tempo della mia giornata e se il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli. Mi affascina cogliere il non detto o immergermi tra le metafore delle pagine letterarie per cercare di raccontarle come materia viva del nostro presente, forse per questo leggere del passato mi affascina di più. Scrivo per la rivista letteraria Il Randagio. Collaboro con la la Rivista trimestrale di SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA - Casi e questioni tra diritto e organizzazione - Rivista scientifica ANVUR Euroedizioni Torino.
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