Claudia Borghetti è professoressa associata in Didattica delle lingue moderne presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne dell’Università di Bologna. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano l’educazione linguistica interculturale, il plurilinguismo, la didattica dell’italiano L2 e la scrittura in contesti scolastici e accademici. Autrice di numerosi contributi scientifici, ha partecipato e collaborato a progetti di ricerca nazionali ed europei, tra cui DiverSIta, FILPP IEREST, RICH-Ed, ATIAH, TICKET, UNICORN e GCMC Toolkit. È membro del Direttivo della Società Italiana di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa (DILLE).

Carissima Prof.ssa Borghetti, la ringrazio per aver accettato il nostro invito. Vorrei partire dalla genesi di questo progetto: la Laurea Magistrale in Didattica dell’Italiano L2, Plurilinguismo, Interculturalità (DIPI) nasce in un momento in cui le società europee sono sempre più caratterizzate dalla mobilità e dal contatto tra lingue e culture diverse. Da quali riflessioni scientifiche e didattiche è nata l’idea di progettare questo nuovo corso di laurea e quali esigenze avete avvertito come più urgenti?
Innanzitutto, grazie a lei per questa opportunità. Sì, la nascita della Laurea Magistrale in Didattica dell’Italiano L2, Plurilinguismo, Interculturalità (DIPI) è il risultato di una riflessione maturata negli ultimi anni attorno ai profondi cambiamenti linguistici e culturali che stanno caratterizzando le nostre società. Oggi il plurilinguismo rappresenta una delle dimensioni costitutive delle realtà in cui viviamo. Si tratta di temi che la ricerca studia da decenni e che oggi trovano un riconoscimento sempre più esplicito anche nelle politiche linguistiche ed educative. Per questo abbiamo ritenuto necessario ripensare il percorso formativo alla luce di questo quadro scientifico e delle indicazioni del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e dell’UNESCO, che sottolineano l’importanza di sviluppare competenze linguistiche, interculturali e di cittadinanza globale.
A suggerirci questa direzione sono state anche le richieste degli studenti e delle studentesse. Negli ultimi due anni abbiamo avviato momenti di ascolto e consultazione dai quali è emersa con chiarezza l’esigenza di una formazione capace di interpretare le trasformazioni contemporanee. Ci chiedevano strumenti per comprendere e gestire la diversità linguistica e culturale, per progettare interventi educativi inclusivi e per operare concretamente in contesti sempre più complessi e diversificati. Abbiamo cercato di raccogliere queste sollecitazioni e di tradurle in un progetto formativo coerente e innovativo. Naturalmente saranno gli studenti e le studentesse a dirci se ci siamo riusciti.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento: negli ultimi anni il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne ha consolidato competenze e linee di ricerca proprio negli ambiti della diversità linguistica e culturale. Questo corso nasce quindi dall’incontro tra una domanda sociale reale, le esigenze espresse dagli studenti e le studentesse e un patrimonio scientifico che il Dipartimento ha scelto di mettere al servizio della didattica.
Rispetto ad altri corsi di area linguistica e glottodidattica, quali sono gli elementi che caratterizzano maggiormente questa nuova laurea magistrale e che la rendono innovativa nel panorama accademico italiano ed europeo?
Più che parlare di un’assoluta novità, direi che questo corso si inserisce in una direzione che oggi è riconosciuta sempre più necessaria. Plurilinguismo, interculturalità e formazione linguistica sono ambiti di studio consolidati, che negli ultimi anni hanno assunto una crescente centralità anche nel dibattito educativo e nelle politiche linguistiche. La nostra proposta prova a dare una risposta a queste esigenze con alcune caratteristiche specifiche.
Una delle più importanti è la presenza di due curricula: uno dedicato alla didattica dell’italiano L2 e uno orientato alla didattica delle lingue moderne. In entrambi i percorsi, gli studenti e le studentesse approfondiscono due lingue straniere. È una scelta precisa: l’esperienza diretta di apprendimento di più lingue favorisce una maggiore consapevolezza dei processi linguistici e acquisizionali e costituisce una risorsa importante per chi insegnerà italiano L2 e/o una lingua straniera.
Un secondo elemento distintivo riguarda alcuni insegnamenti innovativi, che difficilmente – almeno per il momento – si trovano in altri percorsi. Mi vengono in mente il “Laboratorio di didattica delle lingue e IA”, “Educazione linguistica interculturale” e “Approcci plurali alla didattica delle letterature”. Ma sono ovviamente solo tre esempi.
Infine, un terzo aspetto riguarda il rapporto tra continuità e rinnovamento. Questa laurea magistrale nasce dall’esperienza della precedente Lingua e Cultura Italiane per Stranieri, che negli anni ha formato professionisti dell’insegnamento dell’italiano L2 e ha costruito un patrimonio solido di competenze scientifiche e didattiche. Era però arrivato il momento di ripensarne l’impianto, alla luce dei cambiamenti linguistici, culturali e professionali degli ultimi anni. DIPI raccoglie questa eredità e la amplia, mantenendo una forte attenzione alla formazione umanistica. Anche questa è una scelta consapevole. Oggi servono figure professionali capaci di muoversi in contesti diversi, di leggere criticamente le dinamiche linguistiche e socioculturali e di adattare quanto sanno alle situazioni concrete di contatto linguistico e culturale. Non esistono soluzioni valide ovunque. Bisogna saperle cercare e, per cercarle, occorre fare le domande ‘giuste’, anche interrogando il passato o il presente di realtà culturali diverse da quelle a cui si è abituati.
Negli ultimi anni il concetto di plurilinguismo ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle politiche linguistiche europee. In che modo questo principio si traduce concretamente negli insegnamenti, nelle attività e nell’impostazione del nuovo corso di laurea?
Il plurilinguismo è uno dei principi che orientano l’intero corso di laurea, ma non è soltanto un concetto-guida. Prima di tutto, è un oggetto di studio scientifico. DIPI è una laurea magistrale in Linguistica (LM-39) e affronta il plurilinguismo attraverso gli strumenti propri delle scienze del linguaggio, tra cui l’analisi della variazione linguistica, del contatto tra lingue, dei processi di apprendimento e insegnamento nonché delle politiche linguistiche.
Questo approccio emerge chiaramente negli insegnamenti trasversali ai due curricula. Ne menziono di nuovo solo alcuni. Ad esempio, “Sociolinguistica”, “Diversità linguistica”, “Didattica delle lingue moderne” e “Politiche linguistiche famigliari e scolastiche”. Questi insegnamenti affrontano il plurilinguismo come fenomeno linguistico, sociale ed educativo. Gli studenti imparano ad analizzare il rapporto tra lingua, società e identità, a comprendere la diversità linguistica che caratterizza le comunità umane, a riflettere sui processi di apprendimento delle lingue e a esaminare le politiche linguistiche che orientano le scelte delle famiglie, delle scuole e delle istituzioni. Si tratta di strumenti di analisi linguistica indispensabili per interpretare con competenza la complessità delle società contemporanee.
Poi, in DIPI, il plurilinguismo è anche una pratica concreta. Come dicevo, tutti gli studenti studiano due lingue straniere e sperimentano in prima persona ciò che significa apprendere e usare lingue diverse. Questa dimensione trova un naturale completamento nel tirocinio curriculare, che permette di mettere in pratica le competenze linguistiche sviluppate e di confrontarsi direttamente con contesti professionali caratterizzati dalla diversità linguistica.
Oggi insegnare una lingua significa spesso confrontarsi con classi caratterizzate da background linguistici e culturali molto diversi. Quali competenze specifiche acquisiranno gli studenti per affrontare queste sfide educative e comunicative?
Se parliamo della scuola italiana, la pluralità linguistica e culturale è ormai una realtà consolidata, anche se distribuita in modo non uniforme a seconda dei territori. E rappresenta una grande opportunità, una ricchezza. D’altra parte, la diversità pone anche questioni complesse, come sono complessi tutti i fenomeni sociali, quando non vengono ridotti a meri slogan o a ricette. Implica ad esempio lavorare in classi caratterizzate da livelli molto diversi di competenza linguistica in italiano, incontrare difficoltà di comunicazione con alcune famiglie e gestire situazioni di fragilità sociale ed economica.
Di fronte a ciò, il corso non propone soluzioni preconfezionate. Molto semplicemente, non sarebbe possibile. L’obiettivo, come dicevo, è piuttosto fornire strumenti di analisi e di intervento che consentano di comprendere i contesti e di individuare, di volta in volta, le strategie più adeguate. Gli studenti e le studentesse imparano come funzionano le lingue, come si sviluppano i processi di acquisizione linguistica, quali dinamiche caratterizzano le comunità con retroterra migratorio e in che modo le relazioni di potere tra lingue influenzano le opportunità comunicative, educative e sociali degli individui. Imparano inoltre a conoscere e valutare criticamente diverse metodologie per l’insegnamento in classi linguisticamente eterogenee, a valorizzare le risorse già presenti nei repertori linguistici degli apprendenti e a considerare le somiglianze e le differenze tra le lingue come possibili risorse per la didattica. Tutto questo contribuisce a costruire un repertorio di strumenti che i laureati e le laureate potranno adattare criticamente alle diverse situazioni professionali in cui si troveranno a operare.
Va poi ricordato che DIPI non forma esclusivamente per la scuola pubblica e non solo per quella ‘del mattino’. Il corso guarda anche all’insegnamento delle lingue in contesti privati e alla formazione degli adulti. Insegnamenti come “Alfabetizzazione in italiano L2” affrontano ad esempio le specificità dell’apprendimento linguistico in età adulta, con particolare attenzione a persone che stanno imparando a leggere e scrivere per la prima volta in una lingua non nativa.
Infine, una parte importante della formazione riguarda la comprensione e la gestione delle differenze culturali. E con “cultura”, non intendiamo soltanto appartenenze nazionali, linguistiche o religiose. Le relazioni sociali sono influenzate anche fattori generazionali, di genere, di orientamento sessuale e politico e, sempre più spesso, dalle disuguaglianze socioeconomiche. Nel complesso, gli insegnamenti di DIPI invitano a sviluppare uno sguardo ampio e critico sulla delicata nozione di “cultura”.

Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente il modo in cui apprendiamo, usiamo e insegniamo le lingue. In che modo queste innovazioni entrano nella formazione proposta dal corso e quali opportunità o sfide pongono per i futuri professionisti del settore?
Nel corso della laurea magistrale gli studenti e le studentesse utilizzano l’intelligenza artificiale generativa in diversi insegnamenti, come uno degli strumenti a supporto dello studio, della ricerca linguistica e della progettazione didattica. Abbiamo però scelto di dedicarle specificamente un modulo del “Laboratorio di didattica delle lingue e IA”, un insegnamento del secondo anno comune a entrambi i curricula. L’obiettivo è imparare a usare vari strumenti, a sperimentarne i possibili impieghi nella progettazione didattica, nella personalizzazione dell’apprendimento e nella valutazione, ma anche a riconoscerne limiti, rischi e implicazioni etiche. Credo che questa sia la sfida principale per i professionisti del futuro: non decidere se usare o non usare l’IA, ma capire quando, come e perché (non) utilizzarla.
Vorrei però sottolineare che questo dedicato all’IA è soltanto uno dei due moduli che compongono il Laboratorio. Nel corso dell’altro modulo, realizzato in collaborazione con il Centro Linguistico di Ateneo dell’Università di Bologna, gli studenti e le studentesse osservano lezioni tenute da professionisti dell’insegnamento dell’italiano L2 e delle lingue straniere. In contemporanea, insieme ai colleghi e colleghe, analizzano in aula quanto osservato, per capire con sguardo analitico il perché di alcune scelte didattiche, delle reazioni degli apprendenti, delle modalità di correzione adottate, ecc. Anche questa componente del Laboratorio, per quanto ne so, ha pochi equivalenti nel panorama universitario italiano.
Quando si parla di lingue si pensa spesso esclusivamente all’insegnamento della lingua. In realtà gli sbocchi professionali sono molto più ampi. Quali percorsi lavorativi possono intraprendere i laureati e quali figure professionali sono oggi maggiormente richieste?
La ringrazio per questa domanda, perché, anche se l’insegnamento dell’italiano L2 e delle lingue straniere è naturalmente uno sbocco professionale molto importante, nel progettare DIPI abbiamo guardato con attenzione anche ad altri ambiti professionali in forte evoluzione.
Negli ultimi due anni abbiamo avuto un confronto molto intenso con associazioni, cooperative, enti pubblici, aziende e organizzazioni del terzo settore che collaborano con il Corso di Studio. Molte delle figure professionali previste dal nuovo ordinamento nascono proprio dagli spunti e dalle esigenze emerse durante questo dialogo.
Grazie alle competenze che sviluppa in merito a plurilinguismo e interculturalità, il corso forma anche figure professionali capaci di operare nell’ambito della facilitazione linguistico-culturale, della progettazione e gestione di percorsi formativi a distanza e della cooperazione internazionale.
Credo che competenze come la capacità di analizzare e gestire le complessità legate alle dinamiche linguistiche e culturali in contesti multilingui e multiculturali sarà sempre più richiesta in molti settori della società contemporanea.
Per concludere, se dovesse rivolgersi direttamente a uno studente o a una studentessa che sta valutando il proprio futuro universitario, quali sarebbero le ragioni principali per scegliere la Laurea Magistrale in Didattica dell’Italiano L2, Plurilinguismo, Interculturalità dell’Università di Bologna?
Consiglierei DIPI a chi è interessato alle lingue e al loro ruolo nella costruzione di una società più inclusiva. Le lingue, da sole, non esistono mai: esistono sempre in relazione a storie, culture, identità, percorsi educativi e contesti sociali. Questo corso prova a tenere insieme tutte queste dimensioni, con rigore scientifico e senza appunto perdere il contatto con la realtà.
Ringraziamo la Prof.ssa Claudia Borghetti per la disponibilità e per aver condiviso con noi la visione che ha ispirato questo nuovo percorso magistrale. Per chi desiderasse approfondire temi come plurilinguismo, interculturalità e didattica dell’italiano L2, consigliamo anche di guardare i video dedicati ai due curricula del corso:
Curriculum “Italiano L2 in prospettiva plurilingue e interculturale”: https://youtu.be/KW3XK2WoqRE
Curriculum “Lingue moderne per la pluralità culturale”: https://youtu.be/SOShQCZonHI
L'autore
- Anna Raimo è nata a Pisa il 25 dicembre 1995. Laureata magistrale con il massimo dei voti in Linguistica e didattica dell’italiano nel contesto internazionale presso l’Università degli Studi di Salerno e l’Universität des Saarlandes di Saarbrücken, ha in seguito conseguito un Master di II Livello in Didattica dell’Italiano L2 presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla linguistica e didattica della lingua italiana alla storia, letteratura e poesia contemporanea. Si è infatti occupata dell’italiano dei semicolti nella sua tesi di Laurea Magistrale e ha recentemente pubblicato un articolo su una particolare varietà della lingua italiana: "L’e-taliano: uno scritto digitato semifuturista?", in (a cura di S. Lubello), Homo scribens 2.0: scritture ibride della modernità, Franco Cesati Editore, Firenze 2019, pp. 159-164. Tra i suoi autori preferiti vi sono Mario Vargas Llosa, Jung Chang, Philip Roth, Azar Nafisi, Orhan Pamuk, Anna Achmatova, Rainer Maria Rilke, Federico García Lorca, Alda Merini, Bertolt Brecht e Wisława Szymborska. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura di poesie e i viaggi, soprattutto in Germania, paese di cui adora la storia, la cultura, l’arte e i magnifici castelli.
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