
Ci sono raccolte di poesie che si impongono come veri e propri dispositivi di memoria. L’ultima raccolta di poesie di Antonis D. Skiathas dal titolo Χειρόγραφα [Manoscritti] appartiene senza esitazione a questa categoria. Un archivio lirico che attraversa figure, traumi storici, simboli culturali e inquietudini esistenziali, componendo una geografia della perdita e della resistenza.
Skiathas non si limita a evocare nomi e biografie. Trasforma figure come Sylvia Plath, Vladimir Majakovskij, Lord Byron, Alan Turing o Marco Aurelio in autentici dispositivi enunciativi, maschere attraverso cui la parola poetica interroga la sconfitta, la memoria, l’assenza. In questo senso, la sua scrittura si muove in una zona liminale, dove l’identità individuale si dissolve per lasciare spazio a una voce più ampia, quasi corale, che tenta di salvare, contro ogni evidenza, un residuo di luce dentro il buio.
Particolarmente significativa è la tensione intertestuale che lega la raccolta alla grande tradizione della poesia italiana del Novecento. In più passaggi, la parola di Skiathas sembra sfiorare il registro essenziale e tragicamente sobrio di Giuseppe Ungaretti, soprattutto quando l’esperienza umana viene ridotta alla sua nuda esposizione davanti alla guerra e alla morte. Nei versi dedicati a Rachmaninov, «Malati i giorni senza poeti, / emozioni prese in prestito con giovani / uccisi», si avverte quella stessa capacità ungarettiana di trasformare la storia in ferita, in una materia che non smette di sanguinare.
Allo stesso tempo, l’immaginario di Skiathas entra in risonanza con la tensione disgregativa di Eugenio Montale: paesaggi in rovina, immagini marine, una percezione insistente dell’erosione esistenziale. Il verso «Ci risucchierà tutti e tutto l’infinito» si inscrive in questa linea come un gesto di radicale sottrazione di senso, mentre «Solo Omero resterà» si configura come un estremo rifugio simbolico nel collasso delle ideologie e delle strutture politiche.
Nei componimenti dedicati a Marco Aurelio, Freud o Magellano, la scrittura si avvicina alla densità simbolica di Salvatore Quasimodo, nella sua capacità di condensare riflessione filosofica e memoria storica in immagini fortemente cariche. «Il poeta come dispensatore di morte / racconta ancora e ancora, / cercando i treni di Auschwitz / i nidi degli usignoli»: qui la poesia si misura con il limite, con la possibilità, sempre precaria, di guardare la distruzione senza rinunciare del tutto alla promessa della bellezza.
Non mancano, inoltre, momenti in cui emerge una prossimità con l’universo poetico di Cesare Pavese. Gli oggetti quotidiani, un gatto, un orologio, una radice di begonia, una valigia, cessano di essere semplici dettagli per trasformarsi in depositi di memoria, in superfici su cui si iscrive la perdita. Nel potente testo sulla distruzione di una casa, la domanda reiterata «Dov’è la pompiere?» si carica di una valenza che eccede il piano narrativo: diventa una vera e propria domanda ontologica, un grido rivolto a un mondo che arriva sempre troppo tardi, quando tutto è già irrimediabilmente perduto.
Χειρόγραφα [Manoscritti] non è, dunque, una raccolta di riferimenti, né un esercizio di erudizione letteraria. È piuttosto una mappa, frammentaria e insieme coerente, delle traiettorie della memoria e della perdita. Figure appartenenti a epoche e geografie diverse convergono in uno stesso spazio simbolico: quello in cui l’essere umano tenta, ostinatamente, di preservare la propria umanità di fronte al tempo, alla Storia e alla catastrofe.
Ed è proprio in questa tensione, tra dissoluzione e resistenza, tra buio e persistenza del senso, che si colloca la forza più autentica della raccolta.
Μάρκος Αυρήλιος
Μνήμη Ράμπελας Στυλιανού
Στην τελευταία αράδα του ποιήματος
περί του χαμένου χειρογράφου του
αυτοκράτορα Μάρκου Αυρήλιου,
ο χρόνος εραστής σε ολιγοήμερη εκδρομή
της γλώσσας ξεστόμισε ότι η συγκίνηση
των φωνηέντων πάντα αποκρύπτει
τη θλίψη των συμφώνων.
Με αυτά και μ’ αυτά μια νέα γυναίκα,
ένας νέος άνδρας, ένας άνθρωπος·
προχωρούν ψάχνοντας την απάντηση
για τις ευλογίες και τις κατάρες,
για τις αστραπές και τα ουράνια τόξα
στα επιβλαβή πρωινά της μοναξιάς.
Σε δρόμους Ετρούσκων καλλιεργητών,
σε μοναχικές παραλίες Ιώνων,
σε σύνορα σύντομων βιογραφικών
ορίζοντας την ελπίδα πριν και μετά τον
θάνατο, ψάχναμε με επικούρεια αταξία
την εφηβεία του χρόνου.
Με αυτά και μ’ αυτά στο δέκατο
βιβλίο του Μάρκου Αυρήλιου «Τα εις
εαυτόν»,
και για τον νέο άνδρα και για τη νέα
γυναίκα, μα και για τον άνθρωπο των
σπηλαίων και τον άνθρωπο των drones,
είναι φανερή η συμβουλή του.
Θα γίνεις, άραγε, ποτέ, ψυχή μου,
αγαθή, απλή, ενιαία και γυμνή,
πιο φανερή από το σώμα που σε περιβάλλει;
Θα γευτείς, άραγε, ποτέ τη διάθεση να
αγαπάς και να νιώθεις στοργή;
Με αυτά και μ’ αυτά ολοκληρώνεται
το θαύμα των τοκετών.
Ο ποιητής ως διανομέας θανάτου
ιστορεί πάλι και πάλι,
τα τρένα του Άουσβιτς ψάχνοντας
τις φωλιές των αηδονιών στην
αφόρητη ζέστη της ελπίδας.
Marco Aurelio
In memoria di Rambela Stylianou
Nell’ultimo verso della poesia
sul manoscritto perduto
dell’imperatore Marco Aurelio,
il tempo, amante in una breve escursione
della lingua, ha detto che l’emozione
delle vocali cela sempre
la tristezza delle consonanti.
Così, tra una cosa e l’altra, una giovane donna,
un giovane uomo, un essere umano;
avanzano cercando la risposta
alle benedizioni e alle maledizioni,
ai lampi e agli arcobaleni
nei mattini nocivi della solitudine.
Su strade di coltivatori etruschi,
su spiagge solitarie di Ioni,
ai confini di brevi biografie,
definendo la speranza prima e dopo la
morte, cercavamo, con disordine epicureo,
l’adolescenza del tempo.
Così, tra una cosa e l’altra, nel decimo
libro di Marco Aurelio, A se stesso,
per il giovane uomo e per la giovane
donna, ma anche per l’uomo delle
caverne e per l’uomo dei droni,
è evidente il suo consiglio.
Diventerai mai, anima mia,
buona, semplice, unitaria e nuda,
più visibile del corpo che ti circonda?
Gusterai mai la disposizione a
amare e a provare tenerezza?
Così, tra una cosa e l’altra, si compie
il miracolo delle nascite.
Il poeta, come dispensatore di morte,
narra ancora e ancora,
cercando nei treni di Auschwitz
i nidi degli usignoli
nel calore insopportabile della speranza.
Nota biografica
Antonis D. Skiathas, nato ad Atene, vive a Patrasso. Laureato in Ingegneria chimica, ha proseguito la propria formazione con studi post-laurea in Conservazione delle opere d’arte e in Scrittura creativa. Poeta, antologista e critico letterario, è una presenza attiva nel panorama culturale e poetico contemporaneo. Le sue poesie sono state tradotte in diciassette lingue e accolte in numerose antologie pubblicate in Grecia e all’estero.
Negli anni Novanta ha co-diretto la rivista letteraria «Elitrochos». In seguito ha ideato e dirige il Patras World Poetry Festival, il «Grafeion Poiiseos» (Ufficio della Poesia), il Premio di Poesia «Jean Moréas» e Culture Book, spazio e piattaforma dedicati alla cultura e alla letteratura contemporanee.
Nel 2020 EUNIC, la rete degli istituti nazionali di cultura dell’Unione Europea, lo ha scelto per rappresentare la Grecia, in qualità di poeta, nel Regno Unito. Ha inoltre insegnato poesia nell’ambito del Programma interuniversitario di studi post-laurea in Scrittura creativa dell’Università della Macedonia Occidentale e dell’Università Aristotele di Salonicco.
È membro della Società degli Scrittori Greci, del Circolo dei Poeti, di PEN Greece e dell’Associazione Filologica «Parnassos». È presidente onorario della Greek Library of London e membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Ellenica per il Libro e la Cultura. Nel 2023 è stato eletto nel Consiglio di amministrazione della Società degli Scrittori Greci.
La raccolta «Η Αρχιτεκτονική της σιωπής» [L’architettura del silenzio] è entrata nella rosa dei finalisti del Premio Nazionale Greco di Poesia del 2023. Nel 2025, in Romania, gli è stato conferito il Premio «Nichita Stănescu» alla carriera, quale riconoscimento per l’insieme della sua opera.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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