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ECFRASI: la letteratura come non l’avete mai vista. Dialogo con Francesco Gallina

 ECFRASI è un progetto digitale in cui la grande letteratura prende vita grazie all’AI cinematografica, all’interno di un lavoro di alta qualità che unisce ricerca, cura filologica, progettazione visiva e montaggio, sapientemente guidato dalla competenza, tutta umana, del suo ideatore.Attraverso i video disponibili sui canali dedicati (Instagram, Facebook, Youtube, TikTok)i più grandi testi della letteratura italiana e internazionale diventano pura arte visiva: con ECFRASI prendono forma immagini, movimenti di camera e scene costruite per tradurre visivamente l’impatto emotivo ed esperienziale che i capolavori della letteratura già possiedono ma che spesso, specie per i più giovani, resta nascosto tra le pieghe del testo. Ne parliamo con Francesco Gallina, professore di italiano e storia nelle scuole superiori, ricercatore e fondatore di ECFRASI.

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Link trailer: https://www.youtube.com/shorts/kK0TeuLjGoM

Link episodio 1 – Giovanni Pascoli, X agosto: https://www.youtube.com/shorts/tlogDq8i8cw

Link episodio 2 – Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale: https://www.youtube.com/shorts/kDMAsLbBu6c

Link episodio 3 – Alessandro Manzoni, la Monaca di Monza (I promessi sposi,capp. IX-X): https://youtu.be/78Inc1O-zI0

La prima domanda è d’obbligo: come nasce l’idea di ECFRASI?

ECFRASI nasce da una domanda che mi accompagna da sempre, come lettore prima ancora che come docente e ricercatore: cosa accade davvero quando un testo smette di restare sulla pagina e comincia a vivere dentro di noi? La lettura costruisce una sorta di realtà virtuale nel senso più autentico del termine: un mondo immateriale di immagini, sensazioni, emozioni e significati, capace tuttavia di coinvolgerci con la forza di un’esperienza. Oggi le neuroscienze mostrano ciò che ogni lettore sperimenta intuitivamente: il nostro cervello non si limita a decifrare parole, ma può riattivare, almeno in parte, sistemi coinvolti nelle esperienze che quelle parole evocano. Un’azione descritta può coinvolgere i circuiti motori, un dettaglio sensoriale riattivare quelli della percezione, e la mente diventa il primo, autentico spazio in cui la parola scritta acquista corpo e presenza: il luogo dove, finalmente, la pagina comincia a vivere. Molto prima delle tecnologie digitali, la letteratura possedeva già questa straordinaria facoltà di far emergere un mondo nell’atto stesso della lettura.

ECFRASI nasce dal desiderio di esplorare quella soglia percettiva in cui la letteratura, prima ancora di essere vista, comincia già a far vedere. Il nome viene dal greco ékphrasis, da ekphrázein, «descrivere in modo vivido», portare cioè qualcosa alla piena evidenza attraverso la parola. Il progetto riparte proprio da questo gesto, ma ne rovescia la direzione: muove dalla pagina scritta per esplorarne la forza figurativa e tradurre una delle sue possibili interpretazioni nel linguaggio vivo del cinema. L’immagine diventa così un’estensione della lettura, mai la sua sostituzione: accoglie una possibilità già racchiusa nel testo, le dà corpo e movimento e la offre allo spettatore senza pretendere di esaurirne la ricchezza.

Ogni episodio prende vita da un nucleo testuale o biografico preciso: una poesia, un racconto, un personaggio, un capitolo di romanzo o un episodio della vita di un autore. La restituzione cinematografica è sempre accompagnata dalla lettura del testo originale e da un apparato pensato per l’uso didattico, così da offrire strumenti di contestualizzazione, analisi e confronto tra parola e immagine.

Il metodo? Competenza, visione, rigore, etica e responsabilità autoriale.

A proposito di metodi e strategie: ECFRASI utilizza l’AI cinematografica come strumento creativo e produttivo. Qual è il tuo rapporto con questa tecnologia e quale ruolo le riconosci all’interno del progetto? C’è un accesissimo dibattito in corso…

Che piaccia o meno, l’intelligenza artificiale generativa è ormai una realtà, destinata con ogni probabilità a restare e a svilupparsi a una velocità già oggi impressionante. Il punto, allora, è imparare a farci i conti nel modo più intelligente e originale possibile. Questa prima stagione ha mostrato quanto sia facile produrre in pochi istanti immagini capaci di attirare lo sguardo e quanto sia invece più difficile dare loro un autentico valore culturale. Ormai anche in ambito accademico si parla di AI slop per indicare contenuti generati in grande quantità, con estrema rapidità e scarsissima cura o supervisione umana.

ECFRASI nasce da una scelta diversa. L’intelligenza artificiale entra in un processo già governato dalla lettura, dalla cura filologica e da un’esperienza critica maturata nel tempo, fino a tradursi in una precisa intenzione registica, sulla quale naturalmente si può (e si deve) discutere: sarebbe strano il contrario, visto che quella resta umana, troppo umana, direbbe il caro Nietzsche. L’immagine arriva dunque alla fine di un percorso nel quale le fonti vengono verificate e ogni soluzione visiva cerca una ragione nel testo o nel contesto storico. Quando la documentazione si interrompe, entra in gioco l’immaginazione, chiamata però a restare coerente con l’opera e con il mondo che la circonda. La libertà creativa nasce in questo spazio, dove ciò che manca può essere ricostruito senza scivolare nell’arbitrio. La qualità estetica dipende da questo equilibrio. Una scena funziona davvero quando creatività e controllo procedono nella stessa direzione. L’AI può aprire possibilità visive straordinarie, ma senza una regia consapevole rischia di produrre soltanto rumore.

Come è organizzato il tuo lavoro e come scegli i testi da riprodurre?

Tutto parte dal testo e al testo ritorna. L’ideazione di ogni episodio richiede una lettura attenta, orientata a riconoscere ciò che la pagina rende già visibile e a capire quale forma possa assumere sullo schermo, conservandone precisione e intensità. Anche la ricerca storica nasce da questa esigenza: dare a ogni immagine un fondamento saldo nell’opera e nel mondo che la circonda. Quando la scena prende forma, è la scrittura a guidare lo sguardo e il ritmo dell’azione. A volte basta un gesto minimo; altre volte è lo spazio a indicare la via. Per me dirigere significa proprio questo: trovare la forma cinematografica capace di far affiorare ciò che le parole già custodiscono, senza impoverirne la ricchezza.

La scelta dei soggetti risponde alla stessa logica e spazia dai grandi classici alle voci più laterali, purché racchiudano una particolare forza visiva, narrativa o simbolica. Una sola pagina può contenere il movimento di un intero episodio, così come un dettaglio apparentemente marginale può schiudere una prospettiva inattesa. È qui che entra il mio sguardo, perché ogni regia nasce anche da un modo personale di leggere e di sentire. ECFRASI vive in questo incontro fecondo tra fedeltà all’opera e sensibilità contemporanea, facendo fiorire sullo schermo una delle molte vite possibili del testo. Cerco un contatto vivo con le opere, capace di farle risuonare nel presente e di raggiungere chiunque le incontri, custodendo la profondità da cui tutto ha origine.

A chi è destinato questo progetto?

ECFRASI nasce per chiunque desideri lasciarsi ancora sorprendere dalla grande letteratura: per gli studenti che la incontrano per la prima volta, per gli insegnanti che la attraversano ogni giorno, per chi legge da sempre e per chi vorrebbe ritrovare confidenza con i classici, ma anche per chi pensa che la letteratura non faccia per lui e può invece scoprirla, attraverso un nuovo sguardo, sorprendentemente vicina. Spesso la distanza che ci separa da un’opera si riduce cambiando il modo in cui la guardiamo.

Chi cresce oggi abita un flusso continuo di immagini. ECFRASI parte da questa familiarità e prova a trasformarla in uno sguardo più attento, curioso e consapevole. Il cinema diventa così un mediatore dell’apprendimento, capace di affiancare la lettura e di offrire un accesso più immediato all’opera senza mai sostituirla. Ma al centro continua a esserci la parola: è la scrittura a determinare il respiro della scena, a orientarne il ritmo e a ricondurre ogni volta lo spettatore alla pagina. Il testo possiede già una propria forza visiva ed emotiva; ECFRASI cerca di farla emergere grazie al linguaggio cinematografico, accompagnando chi guarda verso una comprensione più profonda.

Che ruolo può avere ECFRASI nella scuola di oggi?

ECFRASI muove da un’intuizione squisitamente didattica: l’apprendimento più autentico prende forma quando chi studia entra da protagonista nel cuore di ciò che incontra. Di fronte alla parola e all’immagine, lo studente è invitato a orientare il proprio sguardo, mettere in relazione linguaggi diversi, formulare ipotesi e costruire il senso in prima persona. Anche la consapevolezza metacognitiva può svilupparsi attraverso questo esercizio: riconoscere il proprio modo di leggere e comprendere quali passaggi favoriscano la comprensione. La multimodalità apre così accessi differenti al medesimo testo. In sintonia con i principi dell’Universal Design for Learning, la pluralità dei linguaggi permette di valorizzare inclinazioni e modalità di apprendimento diverse all’interno di un’esperienza condivisa.

In questo orizzonte, la visione cinematografica può offrire un primo orientamento nell’opera e accompagnare gradualmente verso una lettura sempre più autonoma e consapevole. Abituato a questo dialogo, lo studente impara a cogliere nessi nascosti nelle pieghe del testo, a immaginare soluzioni visive differenti o a ridiscutere la prospettiva proposta da ECFRASI, tornando ogni volta alla pagina per motivare le proprie scelte. L’opera si rivela così per ciò che può essere anche a scuola: un laboratorio aperto, uno spazio vivo di ricerca. È in questo confronto che il pensiero critico si esercita e l’agency del lettore si rafforza nella capacità di elaborare una voce personale e argomentata.

In un presente in cui l’intelligenza artificiale rende immediata la produzione di immagini di forte impatto, questa sensibilità diventa ancora più importante. L’AI entra infatti nella vita dei ragazzi molto prima della scuola superiore. Già tra gli 8 e i 9 anni il 35% dichiara di averla utilizzata; tra i 9 e i 12 anni, negli Stati Uniti, la quota arriva all’81%. In Italia, oltre la metà dei 14-19enni utilizza consapevolmente strumenti di AI generativa. La questione, allora, non è più se le nuove generazioni la usino, ma come la usino. Oggi ricorrono all’AI soprattutto per semplificare compiti, cercare informazioni, riassumere, trovare idee o ottenere risposte. Può diventare uno strumento per comprendere meglio oppure una scorciatoia che finisce per delegare parte del pensiero.

Riconoscere la qualità culturale significa allora andare oltre l’impatto visivo e chiedersi quanto una rappresentazione sia fondata, coerente e responsabile. È qui che la media literacy acquista un ruolo decisivo: osservare significa anche imparare a interrogare ciò che vediamo, risalire alle fonti e comprendere quale interpretazione abbia trasformato un testo in immagine. Per questo ogni episodio di ECFRASI nasce da una cura filologica quanto più rigorosa possibile. Solo su questa base il cinema può accompagnare davvero dentro l’opera, rendendone percepibile la forza senza ridurne la complessità.

Ci faresti alcuni esempi pratici di uso nella didattica?

Dopo la visione, una classe può tornare al testo con uno sguardo diverso: distinguere ciò che è effettivamente scritto sulla pagina da ciò che nasce da una scelta interpretativa, discutere le soluzioni adottate, proporre letture alternative, immaginare perfino una regia diversa. È proprio qui che ECFRASI può diventare uno strumento di comprensione profonda e di pensiero critico: non chiede di accettare passivamente un’immagine, ma di verificarla, discuterla e metterla alla prova attraverso il testo.

Questa impostazione rende il progetto molto flessibile. Può essere utilizzato in contesti scolastici differenti, adattandosi all’età degli studenti e agli obiettivi della classe. In una lezione di lettere può introdurre una lettura ravvicinata, uno storyboard o un confronto tra parola e immagine; in un laboratorio di tecnologia o informatica può offrire l’occasione per riflettere sull’intelligenza artificiale, sulle scelte che orientano la generazione dei contenuti e sulla loro qualità. Nei percorsi dedicati ai linguaggi visivi permette invece di mostrare concretamente che ogni immagine è una costruzione e che dietro ogni soluzione figurativa agiscono fonti, interpretazioni e responsabilità.

La componente multimediale e multimodale può offrire inoltre un supporto importante sul piano inclusivo. Per uno studente con DSA, per chi presenta bisogni educativi speciali o per un ragazzo arrivato da poco in Italia, l’incontro tra immagine e parola letta può costituire un primo punto di orientamento e rendere più accessibile l’ingresso nel testo, senza sostituirlo. Può sostenere anche chi necessita di più tempo per affrontare la pagina o trova nel canale visivo un aiuto alla comprensione. In questo senso il video può funzionare come scaffolding: accompagna i primi passaggi, rende più leggibili relazioni e contesti e lascia poi progressivamente spazio all’autonomia.

ECFRASI può così configurarsi come un ambiente di apprendimento condiviso, nel quale ciascuno trova modalità diverse di accesso ma tutti lavorano sullo stesso testo e sulla medesima esperienza culturale. Con il crescere degli studenti cambia anche il tipo di attività possibile: dapprima il video può sostenere la comprensione; in seguito può stimolare progettazione, interpretazione e produzione. Il passaggio più interessante avviene quando chi guarda comincia a creare, traducendo la propria lettura in immagini, sequenze, suoni e scelte di regia. È in quel momento che competenza tecnologica e formazione umanistica si incontrano davvero e lo studente passa dal ruolo di spettatore a quello di autore consapevole.

Come si svolge la “sceneggiatura grafica”, ovvero come scegli quali immagini costruire su determinati versi o parti del testo?E che tipo di strumentazioni utilizzi per la realizzazione dei tuoi video?

Il punto di partenza resta sempre il testo. Prima di generare le immagini, ricostruisco il contesto attraverso fotografie, dipinti, mappe, documenti, abiti e architetture, cercando di capire quale universo visivo possa davvero appartenere a quell’opera e a quel tempo. Da lì comincia il lavoro sui personaggi, sugli ambienti, sui gesti, sugli sguardi, sulla luce e sui movimenti di camera, con una particolare attenzione alla continuità tra le inquadrature. Ma la difficoltà non riguarda soltanto la generazione: il montaggio è altrettanto decisivo, perché materiali nati separatamente devono trovare un ritmo comune e diventare un episodio unitario. Durata delle scene, raccordi, voce, silenzi e suono concorrono tutti alla costruzione finale.

Per questo non bisogna dimenticare gli strumenti più artigianali del lavoro, che per me restano essenziali: il testo, le fonti, l’occhio. Se gli strumenti cambiano rapidamente, il metodo deve restare saldo. Cerco nella pagina i punti di maggiore densità visiva, sapendo, per esempio, che una poesia richiede un trattamento diverso da un romanzo. Il compito consiste allora nel trovare immagini capaci di far emergere quella forza senza ridurla, mantenendo sempre la scrittura come misura delle scelte.

Con La monaca di Monza il processo è stato particolarmente articolato. Manzoni possiede già una straordinaria capacità di dirigere lo sguardo, come Umberto Eco ha osservato leggendo l’incipit dei Promessi sposi quasi nei termini di un movimento di macchina. Ho quindi trattato i capitoli IX e X come una vera partitura cinematografica, cercando nella pagina movimenti, punti di vista, pause, soglie e tempi della visione. Mi interessava soprattutto rendere percepibile ciò che Lucia avverte prima ancora di comprenderlo: l’esitazione, il disagio, la sensazione che qualcosa non coincida con ciò che dovrebbe essere. Il suo volto, i silenzi, la distanza dagli altri personaggi e il rapporto con lo spazio diventano così strumenti narrativi preziosi.

È attraverso il suo sguardo che Gertrude appare dapprima come una figura enigmatica, quasi una sfinge. Solo in seguito la narrazione può aprirsi retrospettivamente sul suo passato e mostrare il progressivo restringersi delle possibilità che le vengono concesse. Mi sono divertito anche a inserire un brevissimo cortocircuito horror proprio nel punto in cui affiora il non detto dell’omicidio della conversa. Grande attenzione è riservata infine alle voci: timbro, ritmo e pause devono accordarsi al personaggio e alla tensione della scena.

ECFRASI nasce da questo lavoro di traduzione: interrogare la pagina e trovare, di volta in volta, la forma cinematografica capace di renderne visibile una possibilità senza impoverirne la complessità.

Com’è strutturata la messa in onda dei video?

ECFRASI segue ora una cadenza di circa due episodi al mese. Ho scelto un ritmo che consenta a ogni produzione di avere il tempo necessario per la ricerca, la costruzione visiva e il montaggio, mantenendo al tempo stesso una continuità editoriale. Gli episodi circolano su Instagram, Youtube, Facebook, TikTok. La presenza su piattaforme diverse risponde alla natura stessa del progetto: portare i testi nei luoghi digitali frequentati ogni giorno da pubblici differenti. Lo stesso video può incontrare uno studente durante lo scroll, entrare in una classe oppure raggiungere un lettore adulto che da tempo non frequenta più la letteratura, riattivando memorie legate agli anni della formazione e accendendo una nuova curiosità, fino al desiderio di tornare ai testi.

Finora sono stati pubblicati X agosto, Ho sceso, dandoti il braccio e La monaca di Monza. Quali sono le prossime opere in programma? Cosa dobbiamo aspettarci da ECFRASI?

Vorrei che ECFRASI diventasse una prima, piccola «cineteca della letteratura», italiana e internazionale, capace di attraversare secoli, generi e linguaggi e di articolarsi per autori, territori e temi. Tra i primi nomi ci saranno Cecco Angiolieri, Italo Svevo e Giuseppe Ungaretti. Un’attenzione specifica sarà riservata anche alle scritture femminili, così da costruire nel tempo un archivio sempre più ampio e plurale. Accanto ai singoli episodi, immagino cicli più estesi e una sperimentazione cinematografica via via più consapevole, capace di trovare applicazione anche in ambito accademico e di aprirsi a progetti di natura diversa. L’AI generativa evolve rapidamente, ma proprio per questo alla crescita della potenza tecnica deve corrispondere una maggiore precisione nella lettura e nelle scelte. Più avanzano gli strumenti, più deve crescere, credo, la responsabilità dello sguardo.

È possibile collaborare al progetto o sostenerlo in qualche maniera?

Assolutamente sì. Potete contattarmi all’indirizzo: ecfrasi.info@gmail.com. ECFRASI è aperto al dialogo con realtà editoriali, scuole, università, corsi, progetti didattici, istituzioni culturali, musei, festival e iniziative di divulgazione. Le collaborazioni possono svilupparsi attorno a un singolo episodio, a un autore, a un territorio, a un anniversario o a un percorso pensato per la didattica. Mi interessano in particolare gli scambi con studiosi, docenti e ricercatori: dietro pochi minuti di video c’è infatti un lavoro molto più ampio di studio, documentazione e interpretazione, che ECFRASI può portare a un pubblico più vasto in una forma accessibile, senza rinunciare a precisione e rigore. Anche case editrici, enti e aziende possono sostenere singoli episodi o cicli tematici, purché all’interno di progetti coerenti con l’identità culturale e gli obiettivi di ECFRASI.

Nota biografica

Francesco Gallina (1992) ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze filologico-letterarie, storico-filosofiche e artistiche, ottenendo la certificazione di Doctor Europaeus. Oltre a essere docente di ruolo di Letteratura italiana nelle scuole superiori, è cultore della materia in Italianistica presso il Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali (DUSIC) dell’Università di Parma. Qui fa parte dell’editorial board della rivista internazionale di studi sulla citazione «Parole Rubate/Purloined Letters» ed è membro del gruppo di ricerca Ghosts of Tyranny: The LiteraryRepresentations of the Tyrant from the Middle Ages to the Twenty-First Century e del gruppo di lavoro Officina 900. La monografia “Speculando per sapienza”. Vita, opere e poetica di Giovanni Gherardi da Prato (Rubbettino, 2022) è il frutto della sua ricerca dottorale. Dal 2020 ha pubblicato numerosi articoli su riviste scientifiche di classe A ANVUR, tra cui «Bollettino di italianistica», «Finzioni», «Giornale storico della letteratura italiana», «Griseldaonline», «Italianistica», «L’ospite ingrato», «Paideia», «Parole Rubate/Purloined Letters», «Rassegna europea della letteratura italiana», «Studi e problemi di critica testuale», «Studi novecenteschi» e «Studi pasoliniani» (e, in corso di stampa, «Dante e l’Arte» e «Tenzone»). Le sue ricerche vertono principalmente sulla ricezione di Dante dal Medioevo alla contemporaneità, sulla novellistica, sulla letteratura italiana del Novecento, con particolare attenzione all’ultima stagione di Pier Paolo Pasolini, e sulle rappresentazioni letterarie del carcere e delle istituzioni educative. Alla ricerca accademica affianca attività di divulgazione e produzione culturale. Il suo esordio poetico, Medicinalia (Marco Saya Edizioni, 2022), ha vinto il Premio SIAE Under 35 e il Premio Violani Landi, venendo poi candidato al Premio Strega Poesia. Nel 2024 ha ideato, scritto e diretto il documentario Isa Guastalla. Una vita, costruito attraverso interviste, documenti e materiali d’archivio per ricostruire la vicenda biografica e intellettuale di Isa Guastalla, ripercorrendo la sua formazione con Attilio Bertolucci e Giuseppe De Robertis e i rapporti con figure quali Mario Colombi Guidotti, Pier Paolo Pasolini, Dario Fo, Franca Rame, Mario Luzi, Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi e Adriano Olivetti, restituendo il profilo di una protagonista della vita culturale parmigiana inserita in una rete intellettuale di respiro nazionale.

teresa.agovino@unimercatorum.it

 

L'autore

Teresa Agovino
Teresa Agovino (1987) ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2016 presso l'Università 'Orientale' di Napoli con una tesi incentrata sulle riprese manzoniane nel romanzo storico del Novecento. Insegna Letteratura italiana presso l'Università Mercatorum (Roma) e Metodologie di scritture digitali presso l’Università Europea di Roma. Si occupa di ricerca su Alessandro Manzoni, Primo Levi, Giancarlo De Cataldo, Andrea Camilleri, autori sui quali ha pubblicato numerosi articoli in rivista e atti di convegno. Ha pubblicato i volumi: Dopo Manzoni. Testo e paratesto nel romanzo storico del Novecento e Elementi di linguistica italiana (Sinestesie, Avellino 2017 e 2020); I conti col Manzoni e «Sotto gli occhi benevoli dello Stato». La banda della Magliana da Romanzo criminale a Suburra (La scuola di Pitagora, Napoli, 2019 e 2024);“Non basta essere bravi. Bisogna essere don Rodrigo”: Social, blog, testate online, Manzoni e il grande pubblico del web (Armando editore, 2023). Ha vinto il premio 2023 dell’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti, Classe di Lettere, con il saggio Da Manfredi all’innominato. Suggestioni dantesche in Manzoni.