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Vent’anni senza Vanni

Venti anni fa moriva Vanni Scheiwiller, «un editore inutile di libri e microlibri», per usare le parole con cui lui stesso era solito presentarsi. Nato nel 1934 da Giovanni, Vanni era figlio d’arte e successe al padre nella guida delle edizioni “All’Insegna del Pesce d’Oro” nel 1951 a soli diciassette anni. Editore controcorrente, Vanni Scheiwiller era una persona generosa, sempre pronto a mettere in gioco se stesso per le idee nelle quali credeva. Nella seconda metà degli anni ’60 si trovò a manifestare solidarietà a popoli caduti sotto il giogo della dittatura: in primis con il volume Poeti ciprioti contemporanei, a cura di Margherita Dalmati (Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1967) con accluso foglio di augurio per la libertà della Grecia, uscito a seguito dell’imposizione del regime fascista da parte dei Colonnelli, in secundis con Omaggio a Praga = Hold Praze, a cura di Giovanni Giudici (Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1968), dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia per reprimere la cosiddetta Primavera. Mostrò lo stesso coraggio nel pubblicare autori scomodi, tra i quali Pound (che lui stesso aveva contribuito a far uscire dal manicomio criminale in cui era rinchiuso), Evola (in una lettera inedita al poeta dialettale Biagio Marin scrive d’averlo pubblicato per “polemica” contro il conformismo intellettuale), e così via. A ricordare l’importanza di questo editore provvedono ora alcuni libri, successivi alla mostra tenutasi a Perugia nel 2010, confluita nel volume Vanni Scheiwiller editore europeo, Perugia, Volumnia, 2011.

Il primo in ordine di tempo è opera di Laura Novati, Giovanni e Vanni Scheiwiller editori. Catalogo storico 1925-99, Milano, Unicopli, 2013. Si tratta di uno straordinario lavoro di più di seicento pagine che passa in rassegna, con ottime note di commento, tutte le pubblicazioni di padre e figlio. Grazie a esso si può osservare il grandissimo ventaglio di autori proposti da Vanni, che comprende non solo i più importanti poeti italiani (Montale, Ungaretti, Bertolucci, Sbarbaro, Sereni, Piccolo), ma anche quelli dialettali (Tessa, Pierro, Guerra, Marin, Scataglini, Trombadori, Noventa); anzi riguardo a questi ultimi il ruolo di Vanni Scheiwiller è stato fondamentale nell’emancipazione della letteratura vernacolare nella nostra penisola. Il volume permette inoltre di saggiare da un lato la finezza critica ed estetica dell’editore, capace di pubblicare in Italia autori stranieri, del tutto sconosciuti, che in seguito verranno insigniti con il Premio Nobel, come Szymborska e Heaney; dall’altro la sua passione per l’arte contemporanea, come dimostrano le svariate collane che dedicò ad essa.

Il secondo libro si deve alla cura di Maria Nieves Arribas, Jorge Guillén, Vanni Scheiwiller. Un epistolario inedito,  Prefazione di Cesare Segre, Roma, Aracne, 2014. Il volume raccoglie nella sua interezza il carteggio fra l’editore e il poeta della Generazione del ’27 Guillén. La lettura ci permette da un lato di ripercorrere le tappe dell’amicizia tra i due, dall’altro di avere una panoramica sulla cultura del periodo, tramite riferimenti ad autori e intellettuali. Troviamo così tra le lettere i nomi di Damaso Alonso, Vicente Aleixandre, Maria Zambrano, Ezra Pound, Rafael Alberti, Cesco Vian, Carlo Bo. Vanni Scheiwiller era talmente appassionato della poesia di Guillén che nella lettera del 30 gennaio del 1959 non esitò a dichiarare la sua preferenza per la produzione del destinatario rispetto a quella del più gettonato Garcia Lorca: “Mio caro e straordinario Guillén, ho finito alle 2,30 (di notte), il suo “Federico in persona” e il vostro carteggio. Bellissimo. Il suo scritto è riuscito a farmi amare e rileggere Lorca: lo lessi male e prevenuto dall’Università alcuni anni addietro. Tutti i miei compagni universitari (soprattutto le ragazze) ne andavano pazzi io naturalmente no. Niente Lorca ma Guillén. Li scandalizzavo perché davo via brontolando tutto Lorca (le poesie non il teatro naturalmente) per quelle sole poesie tradotte dal mio Montale. E al diavolo tutte le guitarrie e i guitarristi”. Già da qualche anno Vanni Scheiwiller era diventato l’editore italiano di Guillén (Luzbel desconcertado è del 1956), e proprio a Guillén egli dedicherà uno dei suoi rari volumi di grande formato: Aire nuestro, la raccolta completa di tutte le liriche in lingua del poeta spagnolo fino al 1968. Un volume che costò moltissimo all’editore e per il quale Vanni Scheiwiller vendette dei quadri di De Pisis della sua raccolta privata pur di compiacere il suo grande amico poeta.

Il terzo Ezra Pound, Dante dalle carte Scheiwiller, a cura di Corrado Bologna e Lorenzo Fabiani (Venezia, Marsilio 2015), può considerarsi una vera e propria scoperta filologica. Si tratta del ritrovamento delle bozze di stampa del libro contenente i saggi danteschi di Pound che Vanni Scheiwiller si proponeva di pubblicare già negli anni Sessanta (il primo frontespizio delle bozze reca la data del 1965), ma che per svariate ragioni, ottimamente descritte dai curatori nell’Introduzione (pp. VII-XLIII), non vide mai la luce. Come scrivono i curatori «questo volume è il coronamento di un sogno inseguito lungo tutta una vita, e mai realizzato, da Vanni Scheiwiller (…), il quale lavorò al progetto per più di trent’anni senza mai abbandonare l’idea che potesse vedere la luce. E poi, della cultura: perché il Dante di Pound è il cardine nascosto attorno al quale ruotano le sorti della ricezione che spettò all’opera critica del poeta americano presso gli intellettuali italiani intorno agli anni ottanta del Novecento».

 

L’ultimo in ordine di tempo è il catalogo della mostra Vanni Scheiwiller e l’arte da Wildt a Melotti, a cura di Giuseppe Appella e Laura Novati, Milano, Silvana, 2019. Questa mostra, che ha avuto luogo a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, ha dato modo di conoscere non solo alcuni pezzi della collezione privata di Vanni (Azuma, Bartolini, Burri, Cocteau, Modigliani, Melotti, Wildt  e così via), ma anche di comprendere quanto fossero forti i suoi legami con l’arte contemporanea, come del resto testimoniano le collane citate in precedenza.

Nel definire la figura di Vanni non mi limiterei pertanto al suo ruolo, peraltro importante, di editore, ma parlerei piuttosto di un vero e proprio promotore culturale, degno di essere imitato in un periodo di crisi come quello odierno.