Siamo molto lieti quando le nostre opere letterarie sono apprezzate in altre nazioni, nella sorella Francia soprattutto, e sono tradotte rivelando affinità e fertili scambi culturali. Per questo ci rallegra assai la traduzione firmata da Monique Baccelli, di un curioso libretto in versi, parzialmente inedito in Italia, di Gabriella Sica: La fabuleuse vie. Poèmes 1986 et 2024 (EDITIONS LABORINTUS, Lille 2024) Gabriella Sica è presentata in copertina come “une des voix les plus reconnaissable et originales de la poésie italienne depuis plus de quarante ans” (“una delle voci più riconoscibili e originali della poesia italiana da più di quarant’anni”), quale è veramente, se ripensiamo a tutte le sue raccolte, quelle giovanili e quelle della maturità artistica, e se ascoltiamo la sua voce. Voce che ha sempre saputo coniugare natura e vita, levità di stile e ricerca profonda di quell’essenza che sola appartiene all’arte e all’arte poetica in particolare.
Di più in lei è ravvisabile la frequentazione con i grandi della letteratura, con Petrarca in particolare, con Emily Dickinson, che ha tradotto, con Amelia Rosselli e con molti poeti contemporanei, con alcuni dei quali ha stretto amicizia, legame profondamente sentito se si pensa al libro di versi Tu io e Montale a cena, un vero e proprio ‘canzoniere’, dedicato a Valentino Zeichen.
Lei stessa nella postfazione Histoire et chrono histoire de La fabuleuse vie rammenta d’aver creato la rivista “Prato pagano” (1979-1988), che raccolse intorno a sé una nuova generazione di poeti, i quali, condividendo il ritorno alla tradizione, si trovarono a vivere l’avventura del fare poesia, l’avventura del dire l’amore ideale, incontrandosi in una città ospitale e bella tra bar e teatri. In un “Quaderno di Prato pagano” uscì nel 1986 La famosa vita, poesie che ora sono riproposte nella versione francese di Baccelli con testo italiano a fronte. Ma l’originalità del libro dipende dal fatto che a queste antiche poesie, si affiancano altre liriche composte in anni recenti e raccolte sotto il titolo La nouvelle fameuse vie (La nuova famosa vita), liriche che dialogano a distanza di tempo con i versi visionari e freschi del passato. Il tema d’amore appartiene ai due tempi della vita e dell’opera, ma le nuove poesie esprimono una maggiore esperienza di vita e d’arte poetica. Eppure il dialogo appare vero, per una felicità di scrittura e di sguardo sull’esistenza, che coinvolgono e commuovono.
Desiderio di un incontro, un brindisi solitario, la ricerca di “un viso /un lampo vivido di luce/ o di sogno forse” o di un uomo “che piange e ride se piango e rido io?”, le amiche per cui prepararsi “ a festa”, una cameretta di sapore petrarchesco, giochi amorosi e crudeltà, immagini di cielo e domestici gioielli femminili, malinconie e scatti d’ira creano un tessuto vario e ricco di fremiti, che ben si accorda col tempo di un amore tenero e avido, inquieto e aspro, ma lucente e incantato nell’attesa. La poesia dà a tutto questo i colori perfetti della giovinezza, il tono sorridente e dolce della festa del vivere. Più scuri e meno luminosi i colori delle liriche nuove, perché “incerto è il vivere” e “quanti gli inciampi alla felice vita”. Anche lo stilema del contrasto tra due situazioni appare più crudo e introduce pensieri che abbuiano il verso, benché mai vengano meno la fede nella vita e la sua luce:
Ho sognato stanotte com’era la vita
buia un abisso come intorno la notte
ma all’alba la luce l’ha illuminata
è risorta interamente bella e santa
come un angolo fiorito di paradiso
La favola lieta che portava con sé un’eco da Elsa Morante, pare lontana, lasciata nella Famosa vita con “abbracci e miraggi miei amori diletti”; dinanzi ora vi è la “fiaba estrema” della fine, la quale tuttavia non impedisce che la vita sia ancora “la favolosa vita” (“ma fabuleuse vie”) in un tessuto stilistico onirico e fluido in cui il tempo trascorre circolarmente e non spegne la speranza della rinascita che la poesia porta con sé: “Tout est une nuage merveilleux” (“Tutto è una nuvola meravigliosa”), dice Sica, chiudendo il suo scritto, fiduciosa nella sacralità della vita, che tutto abbraccia: “fil d’or, léger e finalement ludique” (“filo d’oro, leggero e infine giocoso”).
Monique Baccelli si è accostata alle poesie di Gabriella Sica con fedeltà e fine sensibilità amicale, condividendo la visione lirica dell’originale, che trasposto nella lingua francese, conserva proprio il “filo d’oro” e il volo e il suono di un discorso amoroso intrecciato con la vita e con la poesia.
L'autore
- Gabriella Palli Baroni laureata in Lettere Classiche a Pavia, allieva di Lanfranco Caretti, perfezionata a Chicago e a San Diego sul pensiero scientifico rinascimentale e su Machiavelli, vive a Roma. Scrittrice e saggista, è studiosa di letteratura dell’800 e del 900 ed è critica di letteratura contemporanea. Collaboratrice di «Strumenti Critici», «L’Illuminista», «Il Ponte» e di altre riviste italiane e straniere, si è dedicata in particolare ad Attilio Bertolucci, del quale ha curato il Meridiano Mondadori Opere, le prose Ho rubato due versi a Baudelaire, gli scritti sul cinema e sull’arte, e a Vittorio Sereni, del quale ha curato i carteggi con Bertolucci (Una lunga amicizia. Lettere 1938-1983, Garzanti 1993) e con Ungaretti Un filo d’acqua per dissetarsi. Lettere 1949-1969, Archinto, 2013). Ha inoltre pubblicato l’antologia Dagli Scapigliati ai Crepuscolari (Istituto Poligrafico dello Stato 2000) e Tavolozza di Emilio Praga (Nuova SI, 2008). È autrice di saggi sulla poesia di Amelia Rosselli e ha collaborato al Meridiano L’opera poetica, uscito nel 2012 e al numero monografico XV, 2-2013 di «Moderna» (Serra, 2015). Nel 2020 ha pubblicato di Attilio e Ninetta Bertolucci, Il nostro desiderio di diventare rondini. Poesie e lettere (Garzanti).
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