avvenimenti · In primo piano

L’assenza come dato

«La scrittura comincia solo quando viene
ad abitare quello spazio in cui non è più possibile parlare».
Maurice Blanchot, Lo Spazio Letterario

Nel libro R.I.F – La morte su Facebook, Maria Yiayiannou tenta qualcosa di più di una semplice registrazione letteraria della vita e della morte digitale nell’epoca dei social network. Crea un’opera frammentaria e ibrida che funziona contemporaneamente come elogio funebre, manifesto e esercizio filosofico di memoria. Qui, Facebook non è solo uno strumento; è il luogo del lutto incompiuto, della morte che non tace, della memoria che non dimentica ma livella.

La lettura di R.I.F. attraverso la teoria di Maurice Blanchot — e in particolare attraverso i concetti di silenzio, assenza e morte nella scrittura — rivela l’originalità radicale e l’acume culturale dell’opera.

L’identità come traccia e fantasma
L’acronimo R.I.F. varia l’epitaffio noto R.I.P. (Rest In Peace), e rimanda a Facebook come campo necrotopico, dove la morte si registra e si conserva come dato — come “profilo”. Il defunto non è assente; resta come entità digitale, accessibile, commentabile, talvolta “attiva”.

Scrive Yiayiannou: «Il giorno in cui sei morto non era un giorno. Era un post senza risposta. Una notifica finale. Non ero sicura se ti avevo visto morire o restare sulla timeline».

In questo punto, la teoria di Blanchot illumina la dialettica presenza-assenza: la morte non è mai assoluta; è «un passaggio che non si può attraversare», una silenziosa insistenza del non-presente che diventa visibile tramite la scrittura. La registrazione digitale non tace; non lascia che il tempo faccia il suo corso.

La memoria senza silenzio
Su Facebook, la memoria funziona come richiamo meccanico: compleanni, post, promemoria. È una memoria senza oblio, senza omissione, e dunque — secondo Blanchot — senza reale possibilità di lutto. L’algoritmo assume il ruolo di mnemosyne, ma senza strazio; con fredda regolarità.

Osserva Yiayiannou: «Se non fai log out dalla memoria, ti ricorderanno sempre come ti ricorda l’algoritmo».

La memoria artificiale intrappola la vita nel presente del meccanismo. Invece di un ricordo traumatico, abbiamo un automatismo. La morte diventa un’informazione fra le tante, un evento archiviato.

La scrittura come resistenza alla luce digitale
La forma del libro è elegantemente frammentaria: microtesti, fratture verbali, discontinuità. Questo stile non imita la frammentazione digitale; la espone come punto di disgregazione del senso. R.I.F. si scrive contro la facilità del consumo. Ritorna alla scrittura come esperienza di confronto con il non rappresentabile.

La lingua stessa diventa forma di lutto: «Non ti cerco più. So dove sei. Le tue parole ti hanno marcato. Tu non ci sei. Ma loro, sì».

Questa frase si accorda con l’idea di Blanchot sull’assenza che resta come traccia nel linguaggio. La scrittura non lenisce; non consola; rende presente l’assenza. In un mondo digitale che illumina tutto,  Yiayiannou  ritorna all’ombra dello spazio letterario.

La politica dell’ineffabile
L’opera di Yiayiannou  non è tecnofobica. Al contrario, propone uno spazio riflessivo di resistenza: la scrittura come atto di non-consenso all’oblio digitale e al livellamento estetico. Facebook si trasforma in campo di micro-potere dove memoria e perdita sono soggette a condizioni di visibilità e d’uso. Al cuore dell’opera domina la domanda: Cosa significa morire pubblicamente?

Blanchot risponderebbe: significa non morire mai veramente; significa essere presenti come assenza. E Yiayiannou  lo incorpora letterariamente.

Epilogo
Rest In Facebook non è un’opera che semplicemente si legge — si vive come lutto, come riflessione, come resistenza letteraria alla morte del reale. Con il pensiero di Blanchot come corrente sotterranea, Yiayiannou  ci invita a ripensare la scrittura, la memoria e la morte non come dati, ma come interrogativi inquieti.

In un mondo in cui tutti moriamo con il nostro profilo ancora attivo, la letteratura può ancora sussurrare: «Taci. Non condividere la morte. Scrivila».

Nota biografica

Maria Yiayiannou (1978) è nata ad Atene. Ha studiato Comunicazione e Media, Gestione Culturale e Filosofia dell’Arte. Lavora come giornalista sui temi dell’arte e della cultura, è curatrice di mostre e copywriter pubblicitaria. Ha pubblicato 13 libri (narrativa, teatro, saggistica, libri per bambini). È stata premiata con il Athens Prize for Literature come miglior romanzo del 2022, R.I.F. La morte su Facebook (ed. Steréoma), è stata inclusa nella Golden List di Elniplex con due suoi libri per bambini ed è stata nominata in diverse shortlist (Premi Statali greci, Premi Letterari della rivista Anagnostis, Athens Prize for Literature della rivista (de)kata, Periodico Chartis e.t.c.).

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.