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Francesco tra le righe. Dialogo con Fabio Pusterla

L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni

Fabio Pusterla è nato a Mendrisio nel 1957. Laureato in lettere moderne presso l’Università di Pavia, vive e lavora tra la Lombardia e la Svizzera, dove insegna lingua e letteratura italiana presso il Liceo cantonale e l’Università di Lugano; ha tenuto per alcuni anni dei corsi presso l’Università di Ginevra.  È stato tra i fondatori della rivista letteraria “Idra”, edita a Milano da Marcos y Marcos. È attivo come poeta, traduttore (soprattutto dal francese, con qualche incursione nella letteratura portoghese) e saggista. Collabora a giornali e riviste in Svizzera e in Italia. Dal 2014 è professore titolare presso l’ISI di Lugano. In campo poetico, accanto alle pubblicazioni in riviste o antologie, è autore di svariate sillogi: la sua prima, Concessione all’inverno (con prefazione di Maria Corti, Bellinzona, Casagrande, 1985, 2001), suscita il consenso immediato di critici e poeti. La sua poesia selvatica, luminosa, molto comprensibile, conquista. Da allora si succedono Bocksten (Milano, Marcos y Marcos, 1989, 2003), Le cose senza storia (ivi, 1994, 2007), Pietra sangue (Milano, Marcos y Marcos, 1999), Folla sommersa (ivi, 2004) e così via. L’ultima in ordine di tempo è Tremalume (Milano, Marcos y Marcos, 2022). Le sue opere sono tradotte in molte lingue e gli sono valse premi prestigiosi, tra i quali il Montale nel 1986, lo Schiller nel 1986, 2000, 2011; il Gottfried Keller nel 2007, il Napoli nel 2013 per l’insieme dell’opera, l’N.C. Kaiser Preis e il Carducci nel 2022, infine il Betocchi, nel 2024. Alla sua figura e opera di poeta è dedicato il documentario Libellula gentile di Francesco Ferri.

Fabio Pusterla sarà ospite di Francesco tra le righe mercoledì 28 maggio, alle ore 17, presso l’Aula IV Montessori di Palazzo Gallenga dell’Università per stranieri di Perugia (p. Braccio Fortebraccio 4).

Nel ringraziarti d’aver accettato di essere tra gli ospiti del ciclo di incontri Francesco tra le righe, ti chiedo a quando risale la tua prima conoscenza del Cantico delle creature?

Credo di avere incontrato per la prima volta il Cantico da ragazzo; sicuramente al Liceo, ma forse anche prima, autonomamente. Forse, molto giovane, avevo visto il film di Zeffirelli, del 1972; oggi lo ritengo un film mieloso e insopportabile, ma può darsi che all’epoca mi avesse colpito e spinto a leggere il testo. Da allora, anche in relazione alla mia professione di insegnante, è stata comunque una rilettura costante, e non solo in prospettiva didattica. Come mi capita con gli altri grandi classici, mi interessa soprattutto cogliere i riflessi del Cantico nella poesia dei secoli successivi e soprattutto in quella della nostra epoca.

Ci sono dei versi del Cantico che ti hanno particolarmente colpito e perché?

Direi soprattutto la prima parte, con la lode ai vari elementi del mondo fisico, e in particolare al fuoco e all’acqua, che per ragioni in parte coscienti in parte no mi hanno sempre chiamato e affascinato. In un certo senso, tutta l’acqua che scorre nella storia della poesia italiana inizia a sgorgare da qui.

Ritieni che la sua lettura possa aver ispirato la composizione di qualche tua poesia?

Non direttamente, credo; anche perché il rapporto con la natura è profondamente mutato nell’epoca in cui viviamo; sicché leggo e rileggo il Cantico con una sensazione di profonda nostalgia. In anni recenti, tuttavia, ho scritto una poesia un po’ particolare, in cui è emersa dalla memoria la parola allumini, che deriva ovviamente da un termine del Cantico. Non è stata una citazione cosciente, ma qualcosa che è venuta da sé, e che ho capito soltanto dopo.

A 800 anni dalla sua composizione, credi che il Cantico abbia ancora una sua attualità?

Penso di sì, anche se, come ho già detto, più che la distanza cronologica o ideologica mi sembra che ci separi dal Cantico una coscienza profondamente diversa nei confronti della natura; cosa che non ci impedisce affatto di leggere con ammirazione quei versi, ma che ci costringe a misurare proprio leggendoli la nostra condizione moderna. Forse, mi dico, è appunto in questa zona di contrasto che il Cantico continua ad avere una sua forza e una sua attualità.

L'autore

Carlo Pulsoni
Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).