Un lucreziano aderire ai moti e ai silenzi della Natura, interrogandoli poeticamente, caratterizza questo nuovo compatto libro di Giuseppe Grattacaso, stazione importante di un percorso che si segnala per coerenza e continuo approfondimento tematico e stilistico, laddove la prosodia evidenzia una felice risoluzione endecasillabica e le agglomerazioni tematiche, fortemente strutturate, ci raccordano a una riflessione che non ha sosta, non definizioni che ci vincolino, e in linea generale più domande che risposte. Tale è la complessità della materia presa in considerazione che il poeta decide di misurarvisi in chiave sia comica che drammatica e a schematicamente indicare i due termini entro cui è il suo procedere direi senz’altro Gozzano e Leopardi. Leopardi, che ci giunge in soccorso con una citazione dalle Operette morali; Gozzano di cui il poeta ha recentemente curato una bella edizione de Le farfalle. Epistole entomologiche (Interno Libri 2023). È che il lavoro di Giuseppe Grattacaso si vuole sempre più interessato all’ibridazione di più codici, nell’idea di una poesia quale momento conoscitivo e di esperienza. Il discorso scientifico diviene pertanto via percorsa, come si può verificare anche nella lettura di questo Dei vertebrati, degli invertebrati (Interno Poesia, Latiano (BR) 2025, 104 pp., 15 euro), fin dal suggestivo titolo che si deve a Leonardo Sinisgalli e va spiegato con le parole stesse del poeta ingegnere poste in esergo: “Sono vertebrati gli alberi, le foglie, i piedi, i cristalli, i muri ecc. Sono invertebrati l’acqua, il fumo, le nuvole, la cenere, la polvere.” (Horror Vacui).
In tale ampiezza di orizzonte gli endecasillabi di Giuseppe Grattacaso muovono di preferenza per strofe di diversa struttura, ma trovano anche stampo nel sonetto, nelle quartine fino a toccare la misura del distico isolato, e sarà quello inquietante quasi a chiusura del libro (“nel primo istante che non ha il secondo, / il tempo che non sa restare al mondo.”). Pure lo sguardo del poeta è fermo, e porta a giorno una radice stoica che si può cogliere fin dal primo componimento, poiché “Il destino è nel gesto che trascorre, / nel pensiero che libera e finisce / in nessun conto, dove approderemo / è ancora mondo, ora stiamo qua / lungo il confine fragile e infinito.” Ed è una riflessione che alla luce della successiva lettura appare programmatica e può comprendere colorazioni più scure (“la polvere dispersa che dimentica / d’essere stata un tempo l’esistenza / della mano, dell’occhio, ora minima / presenza, particella, micrometro / che un giorno nel cammino incontrerà / asteroide o fango o nucleo di cometa / e si disperderà prossimo al sole.”) come momenti di luminosa leggerezza, quali ad esempio nel componimento sui licheni dedicato a Sbarbaro, in cui all’estroso fanciullo Grattacaso ruba il vertiginoso lessico scientifico montandolo secondo il procedimento, che in questo libro è frequente e felice, dell’enumerazione di ascendenza barocca: “nigritulus, fusculus, furvellus, / il verde cedro e il rosso di corallo, / cinabro, cocciniglia, sangue a grumi, / il cesio, l’ametista, l’albicocca, / badio, gilvo, galbulo carfinio[.]” La leggerezza, che si colora di ironia informa l’originale sezione intitolata Lo stato naturale, che appare in rapporto alle altre sezioni del libro quale un orto concluso su cui si affaccia la casa. In quest’orto sono le piante, i frutti, i legumi a prendere la parola e il loro argomentare, le loro posture e stravaganze, hanno qualcosa che ricorda il Bestiario di Apollinaire, ma anche, per altri versi, L’intelligenza dei fiori di Maurice Maeterlinck di cui Grattacaso è consentaneo traduttore (Elliot 2022). Alla cipolla sepolta sotto i suoi strati è precluso lo sguardo sul mondo, il pomodoro “avido di sole” gode del qui e ora finché gli va bene, “perché tutto tramonta troppo in fretta”, la postura del porro autorizza la rêverie: “in altra vita fu albero di nave, / maestro in traversate solitarie / in rotta verso oriente, torreggiante / più dei palmizi nobili di Beirut[.]”
Sensibile è allora lo stacco con la sezione Aprile, e non un crudele aprile come tanti, ma quell’aprile, del 2020, l’aprile del confinamento dentro casa mentre ogni sera la televisione comunicava il numero dei morti: “forse è solo uno sbaglio, quale aprile / diresti possa essere così.” La solitudine, lo spazio vuoto, il silenzio, l’incertezza, l’attesa, tutto questo raccontano gli endecasillabi di Aprile ma non solo questo, perché in tanto e allarmante silenzio può capitare all’improvviso di cogliere la voce di chi è stato sempre oscurato dal nostro rumore: “una malia d’aprile / se il cardellino fischia una romanza.” Poi, certo, occorrerà ricominciare, “riavvicinarci al mondo, confidare / nell’assetto diverso e lì sostare / a un passo dalla soglia, lungo il limite / che non dà guida e non offre ritorno[.]” E in quel ricominciare, sembra suggerirci il poeta, non sarà male ampliare il nostro sguardo, portarlo su un mondo di sorprendente estensione e varietà che ci parla e chiede di essere ascoltato, anche nel nostro interesse, poiché più che non pensiamo sono le cose che ad esso ci accomunano e ci possono far riflettere su di noi. Non altrimenti quel passero, ritratto quasi in explicit, quasi irridente “assaggio incerto di precarietà / sapienza d’equilibrio e sventatezza”.
L'autore

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Marco Vitale (Napoli 1958) vive a Milano dove al lavoro in biblioteca unisce la traduzione letteraria e le collaborazioni editoriali. Tra le sue traduzioni le Lettere portoghesi, Bur 1995, Gaspard de la Nuit di Aloysius Bertrand, Bur 2001, Stanze della notte e del desiderio di Jean-Yves Masson, Jaca Book 2008, Miseria della Cabilia di Albert Camus, Nino Aragno Editore 2011. Il suo ultimo libro di poesia è La strada di Morandi (Passigli 2024) mentre la poesia precedente è raccolta nel volume Gli anni (Nino Aragno Editore 2018, premio Luciana Notari e premio Dino Campana 2019, premio internazionale Gradiva 2020) che comprende cinque volumi di versi. È stato tradotto in tedesco da Maja Pflug (Ein Winter, Josef Weiss Editore, Mendrisio 2008) e in inglese da Barbara Carle (Emblems of Sleep, Gradiva, New York 2020). Collabora a “Cenobio” e a “Succedeoggi” e fa parte della redazione delle Edizioni di poesia Il Labirinto.
(foto di Dino Ignani)
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