In primo piano · L'arte del tradurre

Il laboratorio del traduttore

Alla 21° Fiera Internazionale del Libro di Salonicco che ha avuto come ospite d’onore l’Italia, il 10 maggio, è stata presentata una selezione dei Canti di Leopardi, tradotti e annotati da Ioannis Kyprianidis, di cui si riproduce qui di seguito il discorso.

«Vi parlerò della mia traduzione, o – come dicono i moderni – vi porterò nel laboratorio del traduttore.
Innanzitutto, devo dire che non sono un traduttore professionista. Ho fatto qualche traduzione di testi filosofici, solo per uso personale. Su suggerimento dell’editore , mi sono dedicato alla traduzione di alcuni dei canti di Giacomo Leopardi.
Si dice che la poesia non si possa tradurre. Non sono d’accordo: è semplicemente un lavoro difficile che richiede tempo e, come ha detto qualcuno, il traduttore è un poeta, ma non è il poeta, e la traduzione è una poesia, ma non la poesia.

Avevo a disposizione tre ferri del mestiere che ritengo assolutamente necessari per chi traduce. La prima è la conoscenza profonda e ampia della lingua di partenza. E parlando dell’italiano, bisogna risalire fino alle sue radici, il latino, e la sua evoluzione come lingua volgare, con Dante e Petrarca, il rinascimento e il Risorgimento del XIX secolo, fino all’italiano odierno. E purtroppo, i titoli di studio non bastano: serve il contatto vivo con la lingua quotidiana, con i dialetti e le parlate locali.

Il secondo, ancora più importante, è la conoscenza della lingua verso cui si traduce. Il greco è così ricco di vocaboli, strutture e significati (un vero universo), che rende la scelta delle parole più adatte – sia per rendere i significati che per rispettare l’esigenza poetica – estremamente difficile (senza contare che gran parte di questa ricchezza oggi non viene più compresa da molti).

Il terzo è la familiarità con l’oggetto in questione, e in questo caso con la poesia.
Ho avuto la fortuna di avere a disposizione una ricchissima biblioteca da parte di mio padre, e inoltre ho avuto la fortuna di crescere nella Grecia degli anni ’50 e ’60. In quel periodo, il nostro Paese era un fenomeno unico a livello mondiale per la presenza di tantissimi, e soprattutto grandissimi, poeti. Il Paese letteralmente navigava nella poesia, accompagnata da una musica impareggiabile. L’elenco dei nomi è infinito.
Noi che avevamo passione per la letteratura, il teatro, la poesia, non facevamo in tempo ad arricchire la nostra biblioteca, la nostra mente e il nostro cuore. Poi, si è aggiunto il viaggio in Italia e l’incontro con la poesia straniera letta nella lingua in cui era scritta. Infine, il rientro in Grecia e l’apertura della Libreria “Loxias”, dedicata anche alla poesia. Per oltre trent’anni, è stata il punto di riferimento per molti poeti – non solo di Salonicco – e la culla di tanti giovani emergenti che oggi sono tra i nostri migliori esponenti.

Queste erano, amici miei, le mie tre armi, i miei tre ferri del mestiere. Eppure non erano sufficienti!
Una sera alla RAI, era ospite Giuseppe Ungaretti, l’altro ‘mostro sacro’ della poesia italiana. A un certo punto dell’intervista, gli chiesero a cosa si stesse dedicando. Rispose: ‘Traduco’. E con gli occhi spalancati, il vecchio dai capelli bianchi cominciò a recitare con pronuncia erasmiana: “Ἄντρα μόϊ ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον…”.
“Ah, l’Odissea!” disse la giornalista. “Conosce il greco?”
“Ma certo,” rispose, “sono cresciuto ad Alessandria d’Egitto. Ma non basta.
Ho pregato e ho detto: Poesia, io che conosco la tua lingua e ho viaggiato nei tuoi mondi, dammi la forza di trasportarti nella mia lingua, affinché anche coloro che la parlano possano viaggiare nei tuoi mondi…”

Così ho fatto anch’io con Leopardi. Mi sono completamente dedicato immergendomi nella sua malinconia. Leopardi fu una persona di straordinaria intelligenza, erudito, pieno di desiderio di vita, amore, gloria, fama. Nulla si avverò, così sprofondò nella disperazione. Accusò la Natura “di ingannare i suoi figli, perché nulla concede agli adulti di quanto aveva promesso alla giovinezza”. Cercò la morte liberatrice, che lo colse all’età di 39 anni.

Mentre lo leggevo e lo traducevo, sentivo la stessa emozione che provo come abitante di Salonicco di vecchia data, quando vedo gli splendidi tramonti sul golfo Termaico, sopra l’Olimpo e i monti della Pieria. Le nuvole tinte di rosa che lentamente diventano viola, poi blu brillante, finché non le inghiottisca l’oscurità.

 

Nota biografica del traduttore

Ioannis Kyprianidis è nato a Salonicco nel 1945. Ha studiato a Ferrara negli anni ’70. Nel 1987 ha aperto a Salonicco la libreria «Loxias», che è rimasta attiva fino al 2017. Si è dedicato alla traduzione di testi filosofici e saggi di autori italiani, per uso personale. Nel 2024 la casa editrice «Tyrfi» ha pubblicato la sua traduzione di una selezione dei Canti di Giacomo Leopardi. Ha due figli. Vive a Oreokastro, località nei pressi di Salonicco.

 

 

 

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.