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Gaza: la poesia come resistenza e memoria

Con la poesia Gaza, Abdel Khaleq Said Fathi Said, uno dei cinque vincitori assoluti del Premio Nosside 2025, il Nosside 40, offre una poesia che non è soltanto un omaggio ai poeti palestinesi uccisi nelle loro case, ma un atto politico nel senso più alto e necessario del termine. La sua voce si colloca nel punto in cui la parola poetica diventa testimonianza, denuncia, memoria resistente.

In questi versi, Gaza non è un nome geografico: è il luogo simbolico dove l’umanità viene messa alla prova. Said restituisce dignità a coloro che “scolpivano mosaici negli astri” e che oggi vengono “persi nella via dell’inferno”, vittime di una storia scritta con il linguaggio della violenza e dell’impunità. La poesia dà volto ai morti senza volto, ai civili lasciati senza protezione, ai poeti silenziati prima ancora che le loro parole potessero farsi luce.

L’autore non indulge nella retorica del dolore: cerca piuttosto la radice della responsabilità collettiva. La domanda che emerge, implicita ma potentissima, è questa: come può il mondo guardare altrove mentre si spegne la speranza di un popolo?
Nella sua visione, la fede, la storia e la libertà non sono consolazioni astratte, ma ciò che resta, e resiste, quando la distruzione tenta di cancellare anche la memoria.

Said scrive da un punto di rottura ma anche da un punto di rinascita: “ritornano dalla morte, sorgente di libertà, di acqua santa”. È un’immagine che non assolve nessuno; al contrario interroga la coscienza globale. Il suo testo ricorda che la poesia non può fermare le bombe, ma può impedire che il silenzio diventi complicità.

Nel riconoscere quest’opera, il Premio Nosside riafferma la sua vocazione universale: dare spazio a voci che non temono di confrontarsi con la realtà più bruciante, restituendo alla poesia il suo ruolo etico, civile e umano.

غزة

كانوا ينحتون الفُسيفساء في النجوم،

وينامون في القمر بسلام.

الآن قد أضعتموهم في طريق الجحيم،

حين نهضوا من اليأس الأبدي،

ليبحثوا عمّا تبقّى من الأمل.

كانوا أبهى من النور،

الذي يُظهِر جذورهم الطويلة في التاريخ.

أيديهم ثابتة، لا تُريد أن تُوقّع على موتها.

بصماتهم في ظلّ الملجأ

تُبرِز غايتهم.

لكنّ إله المحبّة غائب،

وتضحية أرواحهم،

ترسم في السماء خلاص الأرض.

يعود الإله مرّة أخرى،

ويعودون هم من الموت،

ينبوع للحرّية،

وماءٌ مقدّس.

Gaza

Una volta scolpivano mosaici negli astri.

Dormivano nella luna in pace.

Ora li avete persi nella via dell’inferno,

Quando sorgevano dalla eterna disperazione,

Per vedere cosa è rimasto della speranza.

Erano più radiose della luce che faceva apparire le lunghe radici nella loro storia.

Le loro mani sono ferme e non vogliono firmare la loro morte.

Le loro impronte nell’ombra del rifugio

Evidenziano la loro meta

Ma il Dio dell’amore scomparso

Il sacrificio del loro animo

Disegna nel cielo la salvezza della terra.

Il Dio riappare per un’altra volta.

E loro ritornano dalla morte, sorgente di libertà,

Di acqua santa.

 

Γάζα

Κάποτε λάξευαν μωσαϊκά στ’ άστρα.
Κοιμόντουσαν ειρηνικά κάτω απ’ το φεγγάρι.
Τώρα τους βλέπετε να χάνονται στον δρόμο της κόλασης,
ενώ αναδύονταν από την αιώνια απόγνωση
κοιτάζοντας ό,τι είχε απομείνει από την ελπίδα.

Οι αρχέγονες ρίζες της ιστορίας τους

ήταν πιο λαμπερές από το φως που τις περιέλουζε.
Τα χέρια τους μένουν ακίνητα,
δεν θέλουν να υπογράψουν τον θάνατό τους.

Τα αποτυπώματά τους στη σκιά του καταφυγίου
υπογραμμίζουν τον προορισμό τους.
Μα ο Θεός της χαμένης αγάπης,
η θυσία της ψυχής τους,
ζωγραφίζει στον ουρανό τη σωτηρία της γης.

Ο Θεός επανεμφανίζεται για άλλη μια φορά.
Κι εκείνοι επιστρέφουν από τον θάνατο, ως πηγή ελευθερίας,
από αγίασμα.

***

Abdel Khaleq Said Fathi Said è nato a Jenin, in Palestina, dove ha vissuto fino alla fine delle scuole superiori. Quello fu il periodo delle prime esperienze di attivismo in difesa dei diritti del suo popolo, negli anni della Prima Intifada. Prima ancora avevo già conosciuto il carcere: tre volte, praticamente da bambino. La sua colpa era di distribuire libri, riviste e manifesti proibiti. La parola — già allora — era la sua arma più naturale. Poi, per una circostanza che considera un vero miracolo, è arrivato in Giordania, dove ha trascorso un anno di passaggio. Successivamente ha scelto l’Italia ed è approdato a Venezia, città che è diventata la sua casa affettiva. Lì ha studiato lingue e letterature medio-orientali e, per un periodo, ha anche insegnato all’Università Ca’ Foscari. Nel 2005 è diventato rifugiato politico, a seguito di un decreto di espulsione ingiusto — nato dal pretesto di documenti scaduti. Da allora il suo esilio non è solo geografico: è anche interiore. Nel corso degli anni ho ricevuto diversi riconoscimenti internazionali; tra questi, il Premio Mondiale di Poesia Nosside — 40ª edizione — che ha vinto come autore assoluto a livello globale. Said non ha studiato poesia: ci è nato dentro. È qualcosa che ha ricevuto così com’è, come un timbro di voce. Nella mia famiglia, in Medio Oriente, ci sono stati poeti e scrittori noti: io appartengo a quella stessa linea, a quella stessa radice. Per me la poesia è il luogo in cui la ferita si trasforma in respiro, e il mondo ritorna pronunciabile.

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.