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La realtà che sopravvive allo sguardo

In Ammennicoli, Maurizio Soldini elabora una poetica della minima rivelazione, un’estetica dell’insignificante che si trasforma in dispositivo conoscitivo. Il titolo, volutamente dimesso, chiama il lettore a un patto di discrezione: qui non si offre il mondo nella sua interezza, ma nelle sue minuzie, nei suoi residui, in ciò che Blanchot avrebbe definito l’infimo che insiste, ciò che persiste nel margine, al di fuori della rappresentazione.

La raccolta è costruita come una costellazione di frammenti, non nel senso classico del frammento romantico, che ambiva alla totalità, ma nel senso moderno del “frammento come forma di sopravvivenza”, secondo la formula di Agamben. La poesia non ricompone, ma osserva le rotture e le lascia risuonare. Ogni testo è un gesto minimo che si arresta sull’orlo del dicibile, come quando Soldini ammette:
«il vento s’appoggia sui davanzali».
Appoggiarsi è il gesto essenziale del frammento: non occupa, non reclama dominio; semplicemente si posa, accenna una direzione, apre un campo di possibilità.

In questo spazio di sospensione si inscrive anche la dimensione politica del libro. La guerra, ad esempio, non è descritta come evento straordinario, ma come interferenza nel ritmo del quotidiano:
«arriva sempre di notte il boato/ … /ma non c’è meraviglia o stupore».
Il verso di Soldini mette in scena una dinamica percettiva che trova un’eco teorica profonda nella distinzione nella teoria di Barthes tra studium e punctum.
Nei Frammenti di un discorso amoroso e ancor più in La camera chiara, Barthes definisce punctum ciò che “punge”, ciò che ferisce l’immagine, introducendo un’eccedenza improvvisa che destabilizza la percezione ordinaria. È l’elemento che interrompe la continuità del senso, colpendo il soggetto in modo imprevisto e non decodificabile.

Nel verso di Soldini il boato notturno della guerra dovrebbe costituire esattamente questo: l’irruzione dell’evento traumatico, il punto di rottura che perfora il quotidiano e produce, in chi ascolta, una ferita percettiva.

Il punctum, qui, non accade più.
L’evento traumatico si è normalizzato, assorbito nella struttura stessa dell’esperienza quotidiana. Non punge, non ferisce, non sorprende: si ripete.

Questo “fallimento del punctum” è concettualmente decisivo. Significa che il reale del trauma non produce più interruzione, non perfora, non altera, perché è diventato atmosfera, condizione, consuetudine. La guerra, che dovrebbe arrivare come lacerazione, arriva invece come routine. Il boato notturno, pur nella sua violenza, non apre alcun varco nella percezione: non sorprende, non illumina, non disturba il studium.

Si potrebbe dire che Soldini registra un processo di anestesia percettiva: quando la violenza è continua, quando “arriva sempre”, non può più funzionare come punctum. Diventa sfondo, rumore, sedimentazione. È proprio questa trasformazione che il verso illustra con lucidità:
la guerra non è più l’evento eccezionale che interrompe l’ordine, ma la condizione che lo struttura.
Da un punto di vista teorico, Soldini mostra come il punctum, che in Barthes è l’elemento che riattiva l’umano, che produce un incontro, possa essere annullato dalla ripetizione. Il trauma che si ripete non trafigge più: si deposita. E la mancanza di meraviglia o stupore diventa essa stessa un sintomo politico, una dichiarazione poetica potentissima sulla normalizzazione della violenza.
«fissare lo sguardo in un punto immobile dove le onde spumeggiando si accartocciano».
La chiarezza non nasce dalla fissazione, che irrigidisce, che congela, ma dal movimento laterale. È la logica dell’“inapparente” di cui scriveva Char: ciò che si rivela non sempre si mostra frontalmente. Il frammento è appunto l’esito di questo sguardo decentrato: coglie ciò che si dà di scorcio, ciò che non può essere colto se osservato direttamente. Il quotidiano, nella sua esilità, diviene scena privilegiata dell’apparizione poetica. Quando Soldini scrive:
« Le linee delle immagini feriali si sciolgono veloci in case e voci si levano dalle finestre accese», l’unità di misura dell’esistenza non è nella totalità del giorno, ma nel silenzio delle sue microforme. Paul Celan avrebbe parlato di attenzione estrema: la poesia come ascolto radicale del minimo, come esercizio di prossimità verso ciò che sfiora il nulla. Una dichiarazione di poetica è forse racchiusa nella sottrazione, che qui, coincide con una responsabilità etica. Il poeta non pretende di saturare il senso; al contrario, lo lascia aperto, lo espone all’incompiuto. Blanchot definirebbe questa pratica una “scrittura dell’interruzione”: la verità non è ciò che si afferma, ma ciò che resta in sospeso.

Il frammento come forma dominante della poesia contemporanea italiana

La scrittura di Soldini si inserisce nel più ampio processo di ridefinizione del lirismo italiano contemporaneo, dove il frammento non è più indice di dispersione, ma forma operativa della riflessione. L’eredità di Zanzotto, la tensione diaristica di Anedda, la prosa poetica di Celati, fino alle recenti forme della poesia postmediale, indicano una direzione comune: abbandonare la totalità come orizzonte e affidarsi alla parzialità come unica forma onesta di conoscenza. Il frammento, oggi, non rappresenta una mancanza ma un metodo. È il luogo in cui il reale può essere osservato senza essere costretto in una struttura. È la risposta poetica alla complessità del mondo contemporaneo, che si presenta sempre più come insieme discontinuo di dati, eventi, scarti, rotture. La poesia, rifiutando di ricomporre artificialmente questo disordine, sceglie la via della precisione minima: afferrare il senso nel punto in cui si spezza.
In questo scenario, l’opera di Soldini non imita la tradizione del frammento: la rinnova.
La sua è una poesia che non risponde, ma custodisce; non ordina, ma orienta; non mostra l’intero, ma lo lascia intravedere attraverso la fessura. È proprio in questa fessura che il lettore di Ammennicoli trova il luogo più autentico della conoscenza poetica: uno spazio fragile, estremamente preciso, dove l’inapparente diventa finalmente visibile.

Due poesie

MIRAGGIO

il miraggio nell’ora meridiana
è scolpito come un sortilegio
nell’anticamera dell’inferno

il calore febbrile dell’estate
sulla pelle ch’arde negli occhi
obnubila ragione e sentimento

una fonte una fonte e ombra ombra
dove rifocillare il corpo
per non vedere ancora il doppio

 

GLI AFRORI DEL CARRUBO

Il solstizio d’estate guarda da lungi
un’aria disfatta di pioggia e pollini,
gli afrori del carrubo ingannano
ellissi di desiderio con sfuriate di eros.

Un film di luce liquefa i sampietrini
che rispecchiano i volti delle nuvole,
un lampo di genio illumina i vicoli
dove si abbracciano stagioni e amori.

 

Nota biografica

Maurizio Soldini è nato nel 1959 a Roma, dove vive e lavora. Scrittore e poeta, insegna Bioetica e svolge l’attività di clinico medico presso la “Sapienza” Università di Roma. Ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale a Professore Associato in Bioetica MED/02. Ha all’attivo numerosi interventi, articoli e saggi anche su riviste internazionali. Collabora con Riviste e quotidiani, in particolare ha collaborato come editorialista con il quotidiano Il Messaggero e ha collaborato e tutt’ora collabora con le pagine culturali oltre che come editorialista con il quotidiano Avvenire. Collabora con diversi blog, pagine letterarie e risate cartacee. Ha pubblicato diverse monografie tra cui: La bioetica e l’anziano (ISB, 1999), Argomenti di Bioetica (Armando, 1999 e 20022), Bioetica della vita nascente (CIC, 2001), Filosofia e medicina. Per una filosofia pratica della medicina (Armando, 2006), Wittgenstein e il libro blu (Mattioli 1885, 2009), Il linguaggio letterario della bioetica (Libreria Editrice Vaticana, 2012), Hume e la bioetica (Mimesis Edizioni, 2012), Misericordia e Medicina (Mattioli 1885, 2016) e Scritti di Bioetica. Dalla medicina alla filosofia alla poesia, Il Convivio Editore, 2020. Ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Frammenti di un corpo e di un’anima (Aracne, 2006), In controluce (LietoColle, 2009), Uomo. Poemetto di bioetica (LietoColle, 2010), La porta sul mondo (Giuliano Ladolfi Editore, 2011), Solo per lei. Effemeridi baciate dal sole (LietoColle, 2013), Lo spolverio delle meccaniche terrestri (Il Convivio Editore, 2019) e Il sodalizio con gli specchi (Il Convivio Editore, 2021). È presente, inoltre, in diverse antologie poetiche. Numerosi anche suoi interventi di critica letteraria. Ha fatto e fa parte di giurie in concorsi letterari.
Si sono occupati della sua poesia tra gli altri: Ivo Flavio Abela, Raffaele Aggujaro, Franca Alaimo, Sandro Angelucci, Leopoldo Attolico, Pasquale Balestriere, Giorgio Barberi Squarotti, Ferdinando Battaglia, Angelo Bozzi, Franco Campegiani, Franco Caporossi, Giovanni Caso, Francesco Casuscelli, Ester Cecere, Carmine Chiodo, Marco G. Ciaurro, Carmelo Consoli, Giuseppe Conte, Salvatore Contessini, Flaminia Cruciani, Maurizio Cucchi, Aurora De Luca, Rosaria Di Donato, Riccardo Duranti, Maria Grazia Ferraris, Claudio Fiorentini, Alessandro Fo, Biancamaria Frabotta, Cristiana Freni, Emerico Giachery, Antonietta Gnerre, Marco Godio, Giovanni Guanti, Dino Ignani, Giuliano Ladolfi, Maria Lanciotti, Giorgio Linguaglossa, Dante Maffia, Roberto Maggiani, Giuseppe Manitta, Valerio Magrelli, Salvatore Martino, Cinzia Marulli Ramadori, Enrico Mattoccia, Eugenio Montale, Roberto Mussapi, Massimo Nardi, Eugenio Nastasi, Guido Oldani, Nazario Pardini, Roberto Pazzi, Elio Pecora, Plinio Perilli, Domenico Pisana, Alberto Pucciarelli, Maria Pia Quintavalla, Roberto Raieli, Maria Rizzi, Merys Rizzo, Paolo Ruffilli, Loredana Savelli, Massimo Seriacopi, Elisabetta Sgarbi, Antonio Spagnuolo, Antonietta Tiberia, Lorena Turri, Stefano Verdino, Giuseppe Vetromile, Marcello Vitale e molti altri ancora.

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.