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Alla ricerca di Maria Schell

“Yes, We Schell!” è il nuovo libro di Marie Theres Relin, scrittrice e attrice, che da una quindicina di giorni è uscito nelle librerie in Germania (e che anche in Italia si può acquistare sia come libro cartaceo, ebook e CD letto dall’autrice). Il libro incomincia con una telefonata di Romy Schneider a Maria Schell verso il 1971. Basterebbe questo a renderlo un libro imperdibile per gli amanti del cinema ma è anche un prezioso documento umano, una memoria, una scintilla lanciata contro l’oblio, la ricerca di una madre da parte di una figlia.

“Yes, We Schell!” è un amabile gioco di parole tra il cognome austriaco Schell e il verbo modale inglese shall (che significa potrebbe, dovrebbe), Sì, Noi Schell ma anche Si, Noi possiamo che si riferisce invece alla possibilità delle donne di essere indipendenti e libere – un tema sul quale Maria Theres Relin sta lavorando da tempo scrivendo saggi e avendo fondato un sito web visitato da milioni di persone. La famiglia Schell è la Royal Family del cinema tedesco, austriaco, svizzero. Infatti, già la madre di Maria Schell, Margarete Schell von Noé, era una famosa attrice e scrisse un libro autobiografico. Il padre, Hermann Ferdinand Schell era uno scrittore svizzero.

Nella parte iniziale del libro si legge uno scritto autobiografico inedito di Maria Schell, molto piacevole e sintetico, in cui racconta di una famiglia di artisti, non ricca ma colta, di ideali umanitari e antifascisti che quando nel 1938 Hitler invase Vienna e l’Austria si trasferì in Svizzera. Maria Schell descrive, purtroppo brevemente, una Svizzera anni ’40 affascinante e misteriosa, piena di antiche leggende e un incontro con un eremita.

Nata nel 1926 aveva debuttato da bambina in un film e poi, poco dopo, aveva iniziato una rapida carriera cinematografica. A 22 anni era già un’attrice famosa ma il film che le diede il successo internazionale fu “Die Letzte Brücke” (Quell’ultimo ponte) diretto da Helmut Käutner (1954), premiato al Festival del cinema Cannes e che ebbe successo anche in Italia. Maria Schell fu la prima, fra le attrici di lingua tedesca, a diventata una star internazionale negli anni ’50. Forse ciò non è stato abbastanza evidenziato ma dopo la tragedia della guerra ella rappresentò il volto nuovo dell’Austria e della Germania. E proprio attraverso il suo bel viso, il suo sguardo luminoso e trasparente, ingenuo (lo dico in senso positivo) e determinato al tempo stesso si ricominciò ad amare la Germania. Così come Anna Magnani, dopo la guerra, fece amare di nuovo l’Italia. Anche il fratello di Maria Schell, Maximilian Schell, fu un celebre attore, vincitore di un Premio Oscar. Nel 1957 Maria Schell venne scelta da Luchino Visconti, come coprotagonista insieme a Marcello Mastroianni nel bellissimo “Le notti bianche”. Non era semplice perché Visconti era un regista geniale ma anche molto esigente. L’interpretazione le valse la coppa Volpi al festival del cinema di Venezia (un premio molto prestigioso). Il film era ispirato ad un libro di Dostoevskij e qualche anno dopo a Hollywood avrebbe interpretato un altro personaggio di Dostoevskij, Grushenka de “I fratelli Karamazov” (The Brothers Karamazov) insieme a Yul Brynner (che lei descrive come un uomo misterioso che amava suonare ovunque la chitarra). Gruschenka era allora, nel 1958, un ruolo cinematografico molto ambito da Marilyn Monroe (di cui Maria Schell ha lasciato un commosso ritratto in un’intervista su YouTube) e il fatto che al posto di Marilyn fosse stata scelta Maria rende l’idea di quanto la giovane attrice svizzera fosse importante. Tra i molti film da lei interpretati ricordiamo anche lo splendido “Gervaise” di René Clément (Francia 1956) tratto dal romanzo di Émile Zola e il celebre western “Cimarron” diretto da Anthony Mann (USA 1960).

Nel libro la stessa Maria Schell racconta senza alcuna presunzione qualcosa dei molti attori, attrici e registi da lei incontrati come Laurence Olivier, John Gielgud, Simone Signoret e altri (tra cui von Karajan) ma “Yes, We Schell!” va oltre la figura illuminata dai riflettori sui set cinematografici o ritratta nelle copertine glamour nelle riviste andando alla ricerca di una donna.

Marie Theres Relin, bella e simpatica attrice in molti film, è autrice di numerose opere tra le quali “Meine Schells: Eine Familie gesucht und mich gefunden” e “Szenen keiner Ehe” (da me già recensito) nel quale lei e il suo ex marito, Franz Xavier Kroetz, celebre commediografo e attore, sue le opere teatrali più rivoluzionarie degli anni ’70/90 a Monaco di Baviera, raccontano a due mani un soggiorno fuori dagli schemi convenzionali nell’isola di spagnola Tenerife. Libri che sono stati best sellers in Germania e che dovrebbero essere tradotti e pubblicati anche in Italia. Non stupisce dunque che Marie Theres Relin abbia sentito il desiderio di dedicare un libro specificatamente a sua madre, ad una donna coraggiosa per i tempi in cui visse, non celando anche aspetti più drammatici della vita dell’attrice che ci ha lasciati nel 2005 in un villaggio austriaco in Carinzia dopo una lunga e grave malattia fisica e un malessere psicologico.

Alle attrici è richiesto di saper recitare bene ma soprattutto di essere belle e sorridenti e sono pochi coloro che si chiedono quale possa essere la loro vita fuori dalle scene. Non le si vede più come donne come le altre ma come dee che frequenterebbero solo parties e serate mondane. Come sappiamo dalla storia del cinema purtroppo dietro agli sguardi più sorridenti ci sono state vite drammatiche, pensiamo a Marilyn Monroe, ai matrimoni sfortunati di Rita Hayworth, ai problemi psicologici di Gene Tierney e Judy Garland, alla tragica fine di Romy Schneider fino ai troppi drink della simpatica Ava Gardner e alla gentile introversione di Audrey Hepburn. Se essere un’attrice famosa dà gratificazioni professionali, possibilità di viaggiare e incontrare gente nuova, agiatezza economica ha però anche un altro lato: non è sempre facile far combaciare l’immagine pubblica con la vita privata. Essere assediate quotidianamente da giornalisti, fotografi, televisione (fino ad arrivare allo stalker che nel 1981 ha sparato al presidente Reagan solo per attrarre l’attenzione di Jodie Foster, evento per il quale lei aveva pensato seriamente di abbandonare il cinema) e al tempo stesso avere un neonato da accudire, un problema pratico o interiore da risolvere, un eventuale conflitto con un marito, solo per fare degli esempi, non è semplice da gestire. E neppure mostrarsi sorridenti in un giorno complicato, essere affascinanti per un servizio fotografico di un fotografo di successo in un pomeriggio malinconico o paziente con un press agent ed evitare abilmente ammiratori sentimentali e loschi produttori.

Maria Schell si sposò due volte ed ebbe due figli, Marie Theres e Oliver. In alcune pagine del libro l’attrice stessa racconta pregi e difetti del suo secondo marito, il regista Vet Relin, e lui fa altrettanto riguardo alla moglie. “Yes, We Schell!” alterna testi autobiografici inediti, una intensa lettera postuma, dialoghi e una riflessione. È un libro scritto molto bene che segue il filo ondulato della memoria. Una scelta assai valida letterariamente perché, se Marie Theres Relin avesse iniziato il suo nuovo libro come usualmente incominciano le biografie, per fare un esempio: “Sono nata in un giorno di sole a Monaco di Baviera…” sarebbe stato, per quanto interessante, un volume simile ad altri. Invece questa varietà stilistica, i salti nel tempo e negli argomenti (ma sempre chiari nell’accompagnare la lettura) vivacizzano e incuriosiscono il lettore sempre più intrigato da questa storia familiare privata e al tempo stesso pubblica. Una scelta anticonformista. Non a caso Marie Theres Relin ha sposato il più iconoclasta dei commediografi, Kroetz. E non a caso una dei loro tre figli, Josephine Kroetz, è anch’essa attrice e autrice di un libro.

 

L'autore

Lavinia Capogna
Lavinia Capogna è una scrittrice, poeta e regista. È figlia del regista Sergio Capogna e di Giuliana Scappino, produttrice cinematografica. Ha pubblicato finora otto libri: "Un navigante senza bussola e senza stelle" (poesie); "Pensieri cristallini" (poesie); "La nostalgia delle 6 del mattino" (poesie); "In questi giorni UFO volano sul New Jersey" (poesie), "Storie fatte di niente", (racconti), che è stato tradotto e pubblicato anche in Francia con il titolo “Histoires pour rien” ; il romanzo "Il giovane senza nome" e il saggio "Pagine sparse – Studi letterari" e "Poesie 1982 - 2025". Ha scritto 200 articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Ha studiato sceneggiatura con Ugo Pirro e scritto tre sceneggiature cinematografiche e realizzato come regista il film "La lampada di Wood" che ha partecipato al premio David di Donatello, il mediometraggio "Ciao, Francesca" e alcuni documentari tra Londra e Zurigo. Collabora con le riviste letterarie Insula Europea, Il Randagio e un paio website. Da circa vent’anni ha una malattia che le ha procurato invalidità.