Calvino un neorealista che si separa dal neorealismo per aprirsi a una dimensione fantastica e immaginaria? Se analizziamo con attenzione anche solo la scelta dei titoli delle sue opere potremmo notare che Calvino realista non lo è stato mai.
Nel 1947 pubblica Il sentiero dei nidi di ragno: titolo che non è forse immaginifico? Riusciamo davvero a trovare un sentiero nella fitta tela che i ragni tessono? Seguono Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959), fino a Le città invisibili (1972) e Il castello dei destini incrociati (1973).
Notiamo la scelta accurata dell’attributo: esso è sempre una negazione di ciò a cui la realtà del nome vorrebbe richiamarci. I titoli si fondano su ossimori e paradossi concettuali, in cui l’attributo nega o devia il senso naturale del nome, trasformando il titolo in uno strumento conoscitivo. Non si tratta di una descrizione del reale, ma di una interrogazione critica della realtà stessa.
Affrontiamo la lettura consapevoli che dovremo districarci tra paradossi e contraddizioni. La contraddizione linguistica non nasconde forse una contraddizione logica? La contraddizione può anche assumere il valore di antifrasi, ossia di affermazione implicita che nega ciò che apparentemente enuncia. In Calvino, il destino non è mai una linea tracciata, ma una rete di possibilità che emergono dall’incrocio, non dalla necessità.
Nel caso de Il castello dei destini incrociati si tratta di un paradosso: la contraddizione non è solo linguistica, ma logica. Il castello è stabile e chiuso, mentre i destini incrociati introducono mobilità, casualità e interferenza. È la favola della vita raccontata nel nuovo mondo quantico, una realtà in cui il senso nasce dall’intreccio, non dalla linearità.
Incrocio al bivio: la favola della vita nel nuovo mondo quantico
La narrazione inizia come una bellissima favola:
“In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti. Passai per un ponte levatoio sconnesso; il ponte traballava. Smontai di sella in una corte buia: stallieri silenziosi presero in consegna il mio cavallo. Ero senza fiato; le gambe mi reggevano appena: da quando ero entrato nel bosco, tali erano state le prove che mi erano occorse, gli incontri, le apparizioni, i duelli.”
Tutto si trasforma in un incubo sospeso tra sogno e realtà:
“Non riuscivo a ridare un ordine né ai movimenti né ai pensieri.”
La prima domanda che ci si pone è: riuscirò a sopravvivere e a uscire indenne da questo bosco? Con Calvino ci si trova subito immersi in un mondo tridimensionale.
Gli attori che ci accompagnano sono strani personaggi appartenenti a un mondo antico, di cui forse abbiamo solo letto: castelli e castellane che si degradano a spoglie e buie locande, popolate da osti, ostesse e illustri avventori che cercano ristoro da quell’inestricabile bosco della vita. Essi vi sono arrivati passando per “un ponte levatoio sconnesso e traballante”, immagine la cui metafora non è difficile da interpretare.
A fare quadrato intorno a un tavolo, dame e cavalieri al centro di un mazzo di carte, i tarocchi, un insieme di ipotesi possibili, interpretabili a piacimento e a seconda della connessione tra loro: cioè a dire se si siano incontrati prima o dopo. Ogni incontro – un Bagatto, una Regina, un Re di Coppe con un Due di Denari – dà vita a una storia; ma appena si scopre un’altra carta ecco una deviazione: si riparte con un’altra prospettiva, un’altra meta da raggiungere, un nuovo nodo da sbrogliare, una sventura da affrontare. Il Penduto è sempre in agguato: se nel bel mezzo del banchetto compare la morte, cosa significherà? Fine o rinascita?
La morte può essere fine, ma le cose non sono mai come appaiono: sono anche il loro contrario, ma soprattutto rappresentano un nuovo inizio, un sole che tramonta ma è pronto a risorgere. Di lui, del Penduto, non ci si può fidare; se lo incontri devi controllare ogni mossa, sperando che la prossima carta sia la Ruota della Fortuna che neutralizzi le sue azioni.
Immagini criptiche ci spingono e ci accompagnano in un itinerario conoscitivo: vi sono Elena di Troia; l’Orlando Furioso; Astolfo; Angelica e Medoro; Carlo Magno; Faust; Mefistofele; l’Indeciso; il Vampiro; la Strega; la Regina; il Re; il Cavaliere errante; Parzival; Herzeloide; Amfortas; Lancillotto. Ogni volta che si chinano sulle carte, la storia si legge in un altro modo: subisce correzioni, varianti, oscilla tra due poli, il tutto e il nulla.
Mentre questa sarebbe la conclusione (sempre provvisoria) di Parzifal:
“Il nocciolo del mondo è vuoto, il principio di ciò che si muove nell’universo è lo spazio del niente; attorno all’assenza si costruisce ciò che c’è; in fondo al Graal c’è il Tao.”
E indica il rettangolo vuoto circondato dai tarocchi.
Difficile ricordare o riraccontare una delle storie lette: rimane un contorto vorticare di pensieri sul campo di Kurukshetra.
L'autore
- Appartengo al Sud di questa bellissima Italia, antica terra che una volta si chiamava Italia e il cui nome fu dai Romani traslato a tutta la penisola. Vivo a Catanzaro Lido, cittadina posta nel golfo di Squillace. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici, quello privato a Vibo Valentia, Liceo Linguistico Pentecoste e poi negli Istituti Statali: Istituto Tecnico per il Turismo a Marina di Gioiosa Ionica e al Liceo Linguistico Enrico Fermi di Catanzaro Lido. Il lavoro, il mio impegno nella Scuola e la famiglia sono stati la Stella polare della mia vita. Mi sono adoprata per la realizzazione di progetti europei come Socrates, Comenius ed ho partecipato a progetti Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della Scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. La lettura occupa molto tempo della mia giornata e se il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli. Mi affascina cogliere il non detto o immergermi tra le metafore delle pagine letterarie per cercare di raccontarle come materia viva del nostro presente, forse per questo leggere del passato mi affascina di più. Scrivo per la rivista letteraria Il Randagio. Collaboro con la la Rivista trimestrale di SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA - Casi e questioni tra diritto e organizzazione - Rivista scientifica ANVUR Euroedizioni Torino.
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