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San Francesco ad Atene

Nel 2026 ricorrono otto secoli dalla morte di San Francesco d’Assisi. Il rischio di ogni anniversario è quello di trasformare la memoria in un oggetto da museo, di allontanare una figura dalla sua dimensione viva e di imprigionarla nella sicurezza del mito.

Il libro di Angelo Saracini San Francesco ad Atene… otto secoli dopo, che accompagna la mostra fotografica L’Uomo oltre il mito – Riflessi di umanità in un tempo di oscurità, ospitata nella Chiesa dei Santi Francesco e Chiara ad Atene, tenta esattamente il contrario: liberare San Francesco dalla distanza creata dalla santificazione e cercare, dietro il mito, l’uomo.

Realizzata in occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, la mostra nasce in un momento storico attraversato da nuove follie umane, guerre e profonde divisioni, in cui la figura del Santo emerge non come un’immagine statica appartenente al passato, ma come un faro di umanità capace ancora oggi di orientare lo sguardo dell’uomo contemporaneo.

Il percorso fotografico, curato da Frate Romano Cerantola e dall’architetto Angelo Saracini, invita a riscoprire il Francesco “storico”: un uomo inquieto, attraversato dalle contraddizioni della propria epoca, talvolta severo, ma capace di una dolcezza rivoluzionaria. Un uomo che ha conosciuto le ombre del suo tempo senza mai arrendersi al buio, lasciandoci ancora oggi una possibile via per rimanere umani.

Alla realizzazione del progetto hanno collaborato Antonella Marandino (Roma), Francesca Pasqualini, Linda De Rosa, M. Luisa Berra, Silvana Cerrullo, Andronikos Babatsikos, Aris Ioannidis e Anastasia Grigoriadou.

La mostra si tiene presso la Chiesa dei Santi Francesco e Chiara, in via Guilford 7–7A, Piazza Victoria, Atene.

Saracini non va alla ricerca del San Francesco fissato nella rassicurante immobilità della tradizione e della leggenda, ma dell’uomo nascosto dietro l’immagine. Una figura che continua a porre interrogativi e a illuminare le contraddizioni del presente. In un mondo segnato da guerre, esclusioni sociali, crisi ecologica e nuove forme di alienazione umana, il Santo di Assisi ritorna non come nostalgia di un passato perduto, ma come domanda rivolta al futuro.

Il punto di partenza del libro è francescano nella sua stessa semplicità: un invito inatteso. Una domenica di maggio, dopo la messa nella parrocchia italiana di Atene, Frate Romano chiede a Saracini di realizzare una mostra fotografica dedicata agli ottocento anni dalla morte di San Francesco. Ma lo spazio destinato ad accoglierla non sarà una galleria neutra: sarà la chiesa stessa.

È proprio qui che inizia il percorso interiore dell’autore. La fotografia è chiamata ad abbandonare il ruolo di semplice immagine estetica per diventare un atto di ascolto. La sfida più grande non è tecnica, ma spirituale. Come si può fotografare un Santo senza limitarsi a riprodurre un’immagine già conosciuta? Come ci si può avvicinare a un uomo che la tradizione ha trasformato in simbolo senza perdere l’uomo dietro il simbolo?

Ed è qui che risiede il valore particolare di questo libro. Non è una biografia tradizionale, né un semplice catalogo di una mostra. È piuttosto un diario personale di scoperta spirituale. Saracini presenta San Francesco non come un uomo nato santo, ma come un’esistenza che si è trasformata.

Il giovane di Assisi che amava la musica, le feste e i sogni di gloria cavalleresca diventa progressivamente l’uomo capace di scoprire un’altra forma di libertà: non la conquista del mondo, ma la riconciliazione con esso.

La povertà di Francesco non è una negazione della vita. È liberazione da tutto ciò che impedisce una relazione autentica con l’altro. In un mondo in cui “l’avere” oscura “l’essere”, San Francesco propone un radicale capovolgimento: l’uomo diventa veramente ricco quando smette di temere la perdita.

Da Assisi al mondo: il viaggio di un’umile rivoluzione

È proprio questa forza di trasformazione a spiegare perché San Francesco abbia potuto oltrepassare i confini della propria epoca e diventare una delle figure più universali della storia dell’umanità.

Saracini non lo presenta come patrimonio esclusivo dell’Italia medievale o della tradizione cattolica, ma come un archetipo umano alla ricerca di un diverso modo di esistere: un’esistenza in cui la forza viene sostituita dalla mitezza, il possesso dal dono e la distanza dall’incontro.

Il “Poverello di Dio” è diventato universale non perché si sia allontanato dalla realtà umana, ma perché vi è entrato profondamente. La sua povertà non è stata una fuga, ma un nuovo modo di abitare il mondo, nel quale l’essere umano ritrova il proprio legame con l’altro, con la natura e con l’intera creazione.

Il Cantico delle Creature appare oggi quasi profetico. Il sole, l’acqua, la terra e tutti gli elementi della natura non vengono presentati come oggetti da sfruttare, ma come presenze che partecipano allo stesso respiro comune del mondo. San Francesco parla il linguaggio di una sensibilità ecologica molti secoli prima che questa diventasse un’urgenza del nostro tempo.

Il suo incontro con il Sultano al-Malik al-Kāmil durante le Crociate rimane una delle immagini più potenti di questa universalità. Là dove dominava la logica dello scontro, Francesco scelse il dialogo. Non cercò di cancellare la differenza, ma di incontrare l’essere umano al di là di essa. Da qui nasce anche la capacità di San Francesco di attraversare tradizioni diverse, di parlare all’Oriente, alla letteratura, alla musica e, infine, alla contemporaneità.

Lo specchio dell’Oriente: l’enigma di Francesco nella teologia ortodossa

Uno degli aspetti più interessanti del percorso proposto da Saracini è il rapporto di San Francesco con l’Oriente. Come ha potuto un santo dell’Occidente latino trovare risonanza in un universo spirituale e teologico differente?

La risposta non va cercata soltanto nelle possibili convergenze dottrinali, ma soprattutto in una comune esperienza interiore. Lo spogliarsi di ogni forma di certezza egocentrica, l’umiltà intesa come cammino verso la libertà, il rapporto fraterno con tutta la creazione e la ricerca di una luce capace di attraversare la materia costruiscono un ponte invisibile tra il Poverello di Assisi e la spiritualità dell’Oriente cristiano.

Il Crocifisso di San Damiano assume, in questo contesto, un significato particolare. L’immagine che, secondo la tradizione, invitò il giovane Francesco a “riparare” la Chiesa porta in sé evidenti elementi dell’iconografia bizantina. L’Oriente è dunque simbolicamente presente già all’origine stessa dell’esperienza francescana.

Anche la presenza di San Francesco in alcune chiese bizantine di Creta testimonia come l’arte sia spesso capace di superare i confini che la storia, la politica e le divisioni religiose hanno costruito.

Francesco d’Assisi nella letteratura della Grecia moderna

L’incontro tra Francesco e la Grecia continua anche nella letteratura neogreca. Gli autori greci non hanno visto nel Santo di Assisi soltanto una figura appartenente alla tradizione cattolica occidentale, ma un’immagine universale dell’uomo: colui che si libera dal peso della materia per trasformare la propria esistenza in spirito, poesia e ricerca dell’assoluto.

Un posto particolare spetta a Nikos Kazantzakis. Per lo scrittore cretese San Francesco rappresentava uno dei grandi combattenti dello spirito, una di quelle figure estreme capaci di superare i limiti dell’umano attraverso una continua lotta interiore. Francesco è l’uomo che tenta di trasformare l’argilla fragile dell’esistenza umana in una fiamma di luce.

Angelo Branduardi: il trovatore che ha trasformato la musica in ricerca spirituale

Il viaggio del messaggio francescano prosegue attraverso la musica. Il cantautore italiano Angelo Branduardi ha saputo trasportare la voce di Francesco nella sensibilità contemporanea, trasformando la sua esperienza spirituale in linguaggio poetico e musicale.

Attraverso la sua opera, il Santo di Assisi appare come il poeta della creazione, come una voce che continua a ricordare l’armonia originaria tra l’essere umano, la natura e il divino. Una voce semplice e radicale, fragile e potente allo stesso tempo.

Dall’icona bizantina alla fotografia di Saracini, dalla scrittura visionaria di Kazantzakis alla musica di Branduardi, San Francesco continua ad attraversare epoche e linguaggi, cambiando forma senza perdere la propria essenza.

La presenza francescana in Grecia: un umile saio come luce nelle inquietudini del nostro tempo

Questo percorso trova il suo naturale compimento nella presenza viva dei Francescani in Grecia. Non si tratta di una semplice eredità del passato, ma di un segno concreto di servizio e testimonianza nel presente.

Di fronte alle crisi umanitarie, alla solitudine, all’emarginazione e alle nuove forme di povertà, il messaggio di San Francesco si rivela oggi più attuale che mai. La sua rivoluzione silenziosa continua a proporre un altro modo di abitare il mondo: non attraverso il dominio, ma attraverso la cura; non attraverso il possesso, ma attraverso la relazione.

Ed è proprio questa la dimensione più profonda della mostra L’Uomo oltre il mito – Riflessi di umanità in un tempo di oscurità: non cercare il Santo fuori dal mondo, ma dentro le ferite del mondo.

Otto secoli dopo, Francesco d’Assisi non ritorna ad Atene come semplice oggetto di memoria o di venerazione. Ritorna come presenza viva, come una domanda aperta rivolta all’uomo contemporaneo.

Lo sguardo di Angelo Saracini cerca precisamente questo Francesco oltre il mito: non la figura irraggiungibile di un Santo racchiuso nella perfezione della leggenda, ma l’uomo che continua a camminare accanto agli uomini, ricordandoci che la trasformazione più difficile e necessaria rimane sempre quella della nostra stessa esistenza.

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.