Venerdì 25 settembre, nell’ambito del Festival Analogio 2026, ho ascoltato la relazione di Roni Bou Saba sulla traduzione dal greco in arabo, presentata durante una conferenza organizzata in occasione della Giornata mondiale della traduzione. Al centro del suo intervento non vi era soltanto il passaggio dei testi da una lingua all’altra, ma anche la storia dei contatti, delle mediazioni e delle conoscenze che attraversano il Mediterraneo. Ho pensato che questa riflessione, scritta in greco, potesse interessare anche i lettori di Insula Europea: per questo la propongo qui nella mia traduzione italiana.
Dal greco all’arabo: una marea traduttiva
La marea rimanda al mare. A quale mare? L’immagine poetica prende avvio da un mare reale, il Mediterraneo. Un mare che separa e al tempo stesso unisce, che crea confini ma li attraversa. Nel corso dei secoli, il Mediterraneo è stato uno spazio di circolazione di persone, merci, idee, religioni, scritture e lingue. Considerarlo come spazio di comunicazione, oltre che come realtà geografica, permette di leggere in una luce diversa il rapporto millenario tra la cultura greca e quella araba.
La vicinanza geografica dei due mondi permette di supporre che i contatti linguistici e culturali tra popolazioni di lingua greca e di lingua araba risalgano già all’antichità. Naturalmente, non dobbiamo intendere questi contatti esclusivamente come un’attività di traduzione organizzata. Molto prima della comparsa di istituzioni dedicate alla traduzione, vi erano persone che fungevano da tramite: mercanti, viaggiatori, diplomatici, figure religiose e, più in generale, mediatori bilingui o plurilingui. Attraverso di loro passavano non soltanto parole, ma anche informazioni, concezioni e modi di comprendere l’altro.
Significativa è la testimonianza di Erodoto. Nel terzo libro delle Storie egli parla degli Arabi e delle loro pratiche religiose, e presenta Gaza come una città del re degli Arabi. Questo riferimento è particolarmente interessante se lo si osserva dal punto di vista della mediazione interculturale. Le informazioni che Erodoto riporta su un mondo di lingua e cultura diverse presuppongono persone in grado di trasmettere tali conoscenze da una comunità linguistica all’altra. In questa prospettiva, la traduzione assume il significato più ampio di mediazione culturale, anche quando non abbiamo davanti a noi un testo scritto tradotto.
Indicazioni analoghe vengono anche dalla storia della scrittura. Nella regione dell’odierna Giordania sono state rinvenute iscrizioni arabe risalenti al IV secolo d.C., scritte con l’alfabeto greco, prima che si definisse un alfabeto arabo. Il fenomeno mostra che identità linguistica e sistema di scrittura non coincidevano sempre. La lingua araba poteva essere trascritta mediante un sistema grafico appartenente a un’altra tradizione culturale. Testimonianze analoghe della presenza di Arabi nel mondo grecofono si trovano già negli Atti degli Apostoli, dove gli «Arabi» sono menzionati tra i popoli presenti a Gerusalemme.
Questi contatti proseguono e si trasformano nei secoli successivi. Testimonianze manoscritte ed epigrafiche mostrano che il greco e l’arabo hanno convissuto in ambienti diversi e che la conoscenza di una delle due lingue da parte di parlanti dell’altra non è un fenomeno recente. Il Mediterraneo funzionava come una rete complessa, nella quale la lingua viaggiava insieme alle persone.
Tuttavia, quando parliamo della traduzione della letteratura in arabo, dobbiamo tenere conto di una particolarità importante della tradizione letteraria araba: il concetto di adab. Tradurre questo termine con «letteratura» è riduttivo. L’adab è legato all’istruzione, alla formazione culturale, alla conoscenza, alle buone maniere e alla formazione della persona colta. Comprende la conoscenza della lingua e della retorica, la poesia e la prosa, ma anche conoscenze storiche, religiose e filosofiche. Non si tratta quindi semplicemente di un insieme di «opere letterarie», bensì di un universo culturale più ampio. Questa concezione ha conseguenze dirette anche sulla scelta dei testi da tradurre: se consideriamo il testo come veicolo di formazione e non soltanto come oggetto letterario, possiamo ampliare il campo delle opere che riteniamo interessanti per la traduzione e cercare testi che dialoghino più concretamente con le esigenze formative, culturali e di lettura del pubblico arabo. Così la traduzione non si limita a trasferire la letteratura, ma può fungere da canale di formazione, ampliando gradualmente lo spazio in cui le due tradizioni scritte si incontrano.
Questo è importante anche per il modo in cui intendiamo la traduzione. Trasporre un testo dal greco in arabo o dall’arabo in greco non significa soltanto trasferire un’opera. Significa trasmettere conoscenza e, a un livello più profondo, una forma di formazione culturale. La traduzione può contribuire ad ampliare l’adab: è un modo in cui l’altra lingua e l’altra cultura entrano nell’orizzonte culturale di una società.
Da qui possiamo tornare al mare e all’immagine della bassa e dell’alta marea. La storia dei rapporti greco-arabi non è una storia lineare di scambi continui e ininterrotti. Vi sono periodi in cui la comunicazione arretra, come la bassa marea, e altri in cui gli scambi si intensificano, come l’alta marea. Ma il riflusso non significa assenza. Come il mare, ritirandosi, rivela sulla riva ciò che ha lasciato dietro di sé, così ogni periodo di contatto culturale lascia tracce che possono essere riattivate in un momento successivo.
Particolarmente significativo è il caso della traduzione di testi religiosi e innografici. La trasmissione di testi greci nel mondo arabofono non si è limitata alla letteratura nel senso moderno del termine. La letteratura religiosa, l’innografia e l’istruzione sono state importanti vie di comunicazione greco-araba. La presenza di scuole ecclesiastiche greche e di istituzioni religiose ha creato nuove possibilità per l’apprendimento della lingua greca e la ricezione della sua tradizione scritta.
Ed è qui che si trova, a mio avviso, un punto cruciale per la realtà della traduzione odierna: nessuna traduzione è isolata da quelle che verranno dopo. Ogni traduzione, qualunque sia il suo ambito, prepara il terreno per altre traduzioni. La traduzione di un testo religioso può creare strumenti terminologici e linguistici che saranno poi utili per un’opera storica o filosofica. Una traduzione accademica può familiarizzare il pubblico e gli editori con una lingua, rendendo possibile in seguito la traduzione di un’opera letteraria. Una traduzione letteraria, a sua volta, può suscitare un interesse nei lettori che aprirà la strada alla traduzione di saggi, studi o altri tipi di testi. Ogni traduzione, dunque, è insieme il risultato di una precedente alta marea e la preparazione di quella successiva. In questo senso, anche una singola traduzione può avere conseguenze ben più ampie del libro tradotto.
Oggi possiamo parlare della possibilità di una nuova alta marea nei rapporti di traduzione tra greco e arabo. Le iniziative della Direzione generale della cultura contemporanea, la partecipazione attiva alle fiere internazionali del libro e i finanziamenti alla traduzione da parte di enti come la Fondazione Ellenica per il Libro e la Cultura, oltre che di organismi analoghi del mondo arabo, creano un contesto favorevole. L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero dei titoli tradotti. È creare un flusso stabile di traduzioni, una rete che permetta alla conoscenza di muoversi continuamente tra le due sponde.
La marea può dunque diventare qualcosa di più di un titolo poetico. Può diventare un modo di pensare la traduzione e il dialogo culturale. La bassa e l’alta marea non sono forze opposte: sono le due fasi di uno stesso movimento. E il Mediterraneo, come la traduzione, non appartiene esclusivamente all’una o all’altra sponda. Abita lo spazio tra le sponde, là dove le lingue si incontrano.
Ogni volta che il mare ritorna, non è mai esattamente lo stesso. Porta con sé ciò che ha raccolto sull’altra sponda. Forse è questo il significato più profondo della traduzione: non limitarsi a portare un testo da una sponda all’altra, ma spostare la sponda stessa, ampliando lo spazio della formazione, della conoscenza e della convivenza culturale.
Profilo biografico di Roni Bou Saba
Roni Bou Saba è nato in Libano nel 1983 e vive stabilmente in Grecia dal 2006. Insegnante di lettere, traduttore tra gli altri di Najwan Darwish, ricercatore e docente, ha studiato filologia araba e greca, nonché teologia. Dal 2012 insegna arabo presso il Centro per l’insegnamento delle lingue straniere dell’Università Nazionale e Capodistriaca di Atene. Ha maturato una lunga esperienza didattica in istituzioni formative greche. Lavora inoltre come traduttore e interprete e ha partecipato a convegni e giornate di studio in Grecia e nel mondo arabo, con interventi dedicati alla letteratura araba, all’insegnamento della lingua araba e alle relazioni culturali greco-arabe. È fondatore e direttore di Masar, un’organizzazione culturale attiva nell’insegnamento dell’arabo, nella traduzione, nell’editoria e nella promozione della cultura araba in Grecia. Ha pubblicato studi in volumi collettanei e ha collaborato come giornalista e traduttore con il quotidiano arabo Al-Araby Al-Jadeed, traducendo opere di poeti greci del XX e XXI secolo.
L'autore
- Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.
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