In primo piano · Interventi

Emilio Agostini, la voce di Sassetta tra memoria, Maremma e libertà

Emilio Agostini (Sassetta, 5 maggio 1874 – Rio nell’Elba, 11 luglio 1941) fu poeta, narratore e farmacista, una personalità letteraria oggi poco conosciuta ma che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento riuscì a entrare in rapporto con alcuni degli ambienti più vivaci della cultura italiana del suo tempo. Il suo nome compare accanto a quello di Diego Garoglio, Ettore Cozzani, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Sem Benelli, Ferdinando Martini e Ferdinando Zoppi, mentre le sue poesie trovarono spazio anche sulle pagine della Riviera Ligure, la rivista diretta da Mario Novaro che costituì uno dei più interessanti luoghi di incontro della cultura letteraria italiana fra Otto e Novecento. La successiva marginalizzazione della sua opera rende oggi particolarmente interessante ricostruire la distanza fra la considerazione di cui Agostini godette durante la vita e il lungo oblio che ne seguì. Figlio di Agostino Agostini, medico condotto di Sassetta, e di Anna Binelli, originaria di Rio nell’Elba, frequentò il ginnasio a Lucca e il Cicognini di Prato, per poi trasferirsi a Pisa, dove dal 1894 al 1898 studiò farmacia. Gli anni universitari furono importanti anche per la sua formazione letteraria: entrò in un cenacolo di giovani intellettuali e fu soprannominato “Tigrino”, appellativo destinato a seguirlo per tutta la vita (il nome aveva un preciso riferimento alla storia e all’immaginario di Sassetta, poiché il “Tigrin della Sassetta” era stato ricordato da Giosuè Carducci nella Faida di Comune). Il rapporto con Carducci assunse fin dagli anni della formazione, una dimensione insieme familiare, territoriale e letteraria: il padre di Emilio era in rapporti amicali con il poeta, che frequentò in varie occasioni la casa degli Agostini, e la tradizione locale ha conservato diverse testimonianze di questi incontri (anche se alcuni episodi appartengono ormai alla memoria biografica e andrebbero distinti dalla documentazione direttamente verificabile). Agostini lavorò dapprima a Castagneto, quindi si trasferì ad Orbetello, dove dal gennaio 1903 al giugno 1904 fu direttore della farmacia dell’Ospedale San Giovanni di Dio; successivamente esercitò ad Albano Laziale e a Velletri, prima di tornare in Toscana e stabilirsi infine a Rio nell’Elba. Questa mobilità geografica non cancellò tuttavia il legame con Sassetta, che rimase il principale luogo della memoria e della scrittura. La distanza dal paese natale sembra anzi avere contribuito a trasformare l’esperienza vissuta in materia letteraria: Sassetta, la Maremma, la costa, i boschi, i lavori agricoli e le persone incontrate durante l’infanzia ritornano continuamente nelle sue poesie e nei suoi racconti.

Nel 1898 uscì a Livorno Lontani sorrisi, prima raccolta di versi, cui seguirono Inno a Roma, Maremma (1904), Ode al compagno caduto (1906) e Rami di Quercia (1911). Nel 1909 venne pubblicato Venti salmastri, legato alla sua importante collaborazione con La Riviera Ligure. Più tardi comparvero Canti dell’Ombra (1921), e Canti della Luce (1939), entrambi pubblicati da L’Eroica. Questa successione permette di seguire un’attività letteraria durata per oltre quarant’anni e caratterizzata da una progressiva oscillazione fra il paesaggio, la memoria, la dimensione autobiografica e una più ampia riflessione sull’esistenza individuale e sulla società. Particolarmente significativo è il rapporto con La Riviera Ligure di Mario Novaro; rivista nata a Oneglia e pubblicata fra il 1895 e il 1919, fu una delle principali sedi di circolazione della poesia italiana del periodo. La sua importanza deriva anche dalla varietà degli autori ospitati: accanto a Pascoli, Pirandello, Deledda, Gozzano, Moretti e altri scrittori già affermati trovarono spazio numerosi giovani e autori provenienti da differenti aree culturali. Fra le liriche pubblicate su di essa compaiono testi come I bufali, Ai pascoli, Per la borgata, Stagni sull’alba, Verso l’aratro, Fuoco di passione in Maremma, Isola del Giglio, Primo mattino, Miseria e San Giovanni. È una serie significativa perché permette di individuare alcuni dei nuclei fondamentali della poesia di Agostini: il mondo agricolo, gli animali, il lavoro, il mare, le stagioni e il paesaggio maremmano (la Maremma viene utilizzata come ambiente concreto nel quale si muovono uomini, animali e comunità). La presenza su La Riviera Ligure colloca inoltre Agostini all’interno di un circuito editoriale nazionale, ridimensionando l’immagine di un autore esclusivamente provinciale; essa, infatti, ospitava nello stesso spazio poeti legati a tradizioni carducciane e pascoliane, simbolisti, decadenti e, negli anni successivi, alcuni degli autori destinati a caratterizzare il primo Novecento.

Il libro più noto di Agostini rimane tuttavia Lumiere di Sabbio, raccolta di racconti dedicati alla Sassetta dell’infanzia. La prima edizione, pubblicata da Giusti, risale al 1902 secondo la ricostruzione del Circolo Culturale “Emilio Agostini” (il volume fu successivamente riproposto con il titolo Ricordi d’infanzia). I racconti comprendono Lumiere di sabbio, La vendemmia, Seccatoi accecati, Il bene dei morti, Raccolta delle olive, Le pietraccole, Natale, Sant’Antonio, Fiera di bestiame, San Giovanni, Sigarette col bocchino e Ritorno al paese. La loro unità non dipende da una trama complessiva, ma dalla presenza costante di una comunità e di un paesaggio riconoscibili; in queste pagine Agostini racconta il mondo rurale di Sassetta attraverso i suoi lavori, le feste, le consuetudini, le credenze, i rapporti familiari e le gerarchie sociali. Il paese diventa così una sorta di microcosmo, nel quale la memoria individuale dell’autore coincide con la memoria collettiva di una comunità, i racconti conservano informazioni sulla vita quotidiana, sui mestieri, sulle relazioni sociali e sulla cultura materiale di Sassetta alla fine dell’Ottocento. È anche per questo che Lumiere di Sabbio è stato successivamente utilizzato dagli studiosi come fonte per la storia linguistica e antropologica del territorio: alla fine del volume Agostini inserì un Vocabolarietto di voci e modi peculiari sassetani, raccogliendo termini e locuzioni legati alla parlata del paese; il testo è prevalentemente in italiano, ma lascia entrare nel tessuto narrativo parole, forme e modi di dire locali. Questa caratteristica ha permesso a Silvia Calamai di utilizzare Lumiere di Sabbio come fonte per lo studio del dialetto sassetano. La linguista ha dedicato ad Agostini vari studi e nel 2003 ha pubblicato “Una lingua vertadera”. Profilo del dialetto di Sassetta, realizzato in collaborazione con il Circolo Culturale “Emilio Agostini”. Il volume comprende, oltre alla descrizione fonetica e morfologica, un’ampia sezione sul lessico, sui rapporti fra dialetto e letteratura e sugli etnotesti. Il lavoro di Calamai ha inoltre permesso di osservare le trasformazioni intervenute nelle diverse edizioni di Lumiere di Sabbio, dato che alcune forme locali presenti nelle prime redazioni vennero successivamente sostituite da parole italiane più comuni.

Accanto alla lingua, un altro elemento centrale è la rappresentazione del lavoro: nei racconti e nelle poesie di Agostini compaiono contadini, allevatori, braccianti, boscaioli, vendemmiatori e figure legate ai mestieri tradizionali; il paesaggio è quasi sempre attraversato da un’attività umana. L’aratro, gli animali, i pascoli, le campagne, i seccatoi e la raccolta delle olive sono parti di un sistema sociale codificato. È in questo rapporto fra paesaggio e lavoro che la scrittura di Agostini acquista una particolare capacità documentaria (soprattutto oggi che molte delle pratiche descritte appartengono a una realtà profondamente trasformata). Agostini registra l’ingresso di nuove idee, la crisi degli equilibri tradizionali e l’emergere di tensioni sociali che interessano anche il mondo rurale, ma la sua posizione politica rimase tuttavia difficilmente riconducibile a una precisa appartenenza partitica: le fonti lo descrivono come uomo di formazione liberale, laica e fortemente individualista, sensibile ai problemi sociali e alla condizione delle classi popolari. Il rapporto con il fascismo costituisce uno degli aspetti più delicati della sua biografia: le fonti del Circolo ricordano che nel 1926 Lumiere di Sabbio fu giudicato inadatto come testo scolastico, poiché considerato carente di sufficienti finalità educative morali e patriottiche, inoltre la documentazione biografica riporta segnalazioni politiche negli anni Trenta e un procedimento seguito a una frase attribuita ad Agostini contro il regime, procedimento che venne successivamente archiviato (nel 1935 il suo nome sarebbe nuovamente comparso nella documentazione di controllo politico). Questi dati contribuiscono a comprendere il lungo silenzio editoriale dell’autore, anche se la ricostruzione completa della sua posizione politica richiederebbe l’esame diretto della documentazione d’archivio.

Il silenzio fu favorito anche dal carattere particolarmente severo con cui Agostini giudicava la propria produzione. Ettore Cozzani, che apprezzò molto la sua poesia, ricordò la volontà dello scrittore di lavorare per anni senza pubblicare, fino a conservare soltanto ciò che avesse ritenuto veramente degno. Questa esigenza di autocontrollo aiuta a spiegare la presenza di opere rimaste inedite, fra cui Terre selvatiche, Epistolae ad sodales e il romanzo Gervaso. Con Canti dell’Ombra, pubblicato nel 1921 da L’Eroica con prefazione di Cozzani, Agostini tornò comunque a presentarsi come poeta di ambizione nazionale: la raccolta mostra un autore ormai lontano dagli esordi giovanili e più interessato ai temi della memoria, della crisi individuale e della natura. Nel 1939 uscì invece Canti della Luce, ultima importante raccolta pubblicata durante la sua vita. La contrapposizione fra “ombra” e “luce” può essere letta anche come una significativa testimonianza della fase più tarda della sua esperienza, segnata dall’isolamento, dalla crisi politica e dalla progressiva rarefazione dell’attività letteraria. Il problema della fortuna critica di Agostini rimane quindi centrale: durante la vita ebbe estimatori autorevoli e pubblicò in sedi che lo mettevano in contatto con il mondo letterario nazionale; dopo la morte, invece, il suo nome si è progressivamente allontanato dalle principali ricostruzioni della letteratura italiana del Novecento; la sua produzione è rimasta prevalentemente affidata alla memoria locale e agli studiosi interessati alla cultura toscana, alla Maremma e alla storia linguistica. Proprio questa sproporzione fra la circolazione contemporanea e la fortuna successiva costituisce uno dei motivi per cui Agostini meriterebbe una nuova ricostruzione complessiva. In questa prospettiva assume un’importanza decisiva il lavoro svolto dal Circolo Culturale “Emilio Agostini” di Sassetta. L’atto costitutivo dell’associazione porta la data del 14 febbraio 1987, all’interno di quel generale risveglio culturale che interessò Sassetta negli anni Ottanta e che portò alla pubblicazione di studi sulla storia del paese e alla valorizzazione delle sue tradizioni, e già nel settembre dello stesso anno il Circolo pubblicò l’opuscolo di Gianfranco Benedettini Vita ed opera di Emilio Agostini, poeta di Sassetta, pensato come premessa alla ristampa delle opere dello scrittore.

Da quella prima iniziativa nacquero i “Quaderni del Circolo”, collana destinata a pubblicare testi di Agostini e studi dedicati alla storia e alla cultura sassetana. Fra il 1989 e il 1993 il Circolo curò inoltre la ristampa di Lumiere di Sabbio in sei fascicoli, restituendo ai lettori il principale libro dello scrittore; il progetto si estese alla pubblicazione di opere inedite o poco conosciute e alla valorizzazione della storia, delle tradizioni e della lingua di Sassetta. La collaborazione con Silvia Calamai portò alla pubblicazione nel 2003 di “Una lingua vertadera”. Profilo del dialetto di Sassetta, opera che ancora oggi costituisce un riferimento per lo studio della parlata sassetana. Il Circolo trasformò così la memoria letteraria di Agostini in un progetto più ampio di documentazione culturale: attraverso i suoi testi è stato possibile tornare sulla lingua, sulla storia e sulle tradizioni della comunità che egli aveva descritto. Alla sua memoria è stato inoltre intitolato il Premio Letterario “Emilio Agostini”, dedicato a opere di interesse locale. L’iniziativa ha progressivamente allargato il significato dell’eredità dello scrittore. Il Circolo ha continuato ad affiancare alla memoria letteraria la ricerca storica, linguistica e documentaria, mantenendo in vita una tradizione di studi che altrimenti avrebbe rischiato di interrompersi.

L'autore

Gabriele Fabrizi
Gabriele Fabrizi (Livorno, 1999) si è laureato con lode in Italianistica presso l’Università di Pisa con una tesi in Letteratura italiana dal titolo «Una funicolare dove porta, amici nella notte». Commento alle Stanze della funicolare di Giorgio Caproni (relatrice Ida Campeggiani). In precedenza, ha conseguito la laurea triennale in Lettere moderne presso il medesimo Ateneo con una tesi dedicata a ricreare una Breve storia del turismo balneare a Livorno (relatore Paolo Macchia). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla letteratura italiana del Novecento, con particolare attenzione all’opera di Giorgio Caproni, alla poesia contemporanea e alla filologia d’autore. È collaboratore dell’ISTORECO (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea) di Livorno, dove si occupa di ricerche e attività legate alla storia culturale e letteraria livornese. Intende proseguire il proprio percorso di ricerca in ambito italianistico con un progetto di dottorato dedicato all’opera di Caproni.