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Gianni Rodari e la (pessima) didattica manzoniana

Nella raccolta Novelle fatte a macchina, uscite in volume nel 1973, ma già pubblicate da Gianni Rodari nel corso del 1972, sulla terza pagina del quotidiano «Paese sera», a partire dal mese di agosto, è presente la novella Mister Kappa e I Promessi Sposi, che oggi diremmo novella saettante come un tweet. Ecco il testo della novella:

«Il professor Ferrini, severissimo insegnante d’italiano, è fissato con i riassunti de I Promessi Sposi. Un giorno riceve una lettera anonima che denuncia che la sua allieva prediletta copiò i riassunti da un quaderno segreto e che non siano quindi farina del suo sacco. Ferrini assume l’investigatore privato Mister Kappa per indagare sul mistero e scopre che l’autore di tali riassunti era nientemeno che il Manzoni».

Gianni Rodari, come scrittore, aveva il gran dono di riuscire a parlare, e a scrivere, per i piccoli, con l’intenzione, però, di arrivare anche agli adulti (fossero, questi “adulti”, insegnanti, genitori, educatori, nonni, etc. etc.). Egli, cioè, voleva arrivare al cuore e alla mente di tutti coloro che, con ruoli, tempi, e stili differenti, influenzavano, ieri come oggi, il mondo dei piccoli, imponendo loro scelte e comportamenti quotidiani. In questo caso, nel testo della novella tweet «Mister Kappa e I Promessi Sposi», fatta a macchina (e forse, oggi, noi la definiremmo novella «fatta con l’I.A., fatta con ChatGPT»), il mondo degli adulti è rappresentato dalla scuola, dal «severissimo professor Ferrini», che impone ai suoi studenti l’obbligatoria pratica del riassunto, dopo aver letto (si suppone) un capitolo del romanzo manzoniano (croce e delizia della scuola italiana, da quel lontano 1867, allorquando, cioè, complice l’allora ministro della Pubblica Istruzione, Emilio Broglio, e dello stesso Alessandro Manzoni, che presiedeva la Commissione voluta da quel suo amico ministro, rese obbligatoria quella lettura, nelle classi degli anni inziali di tutti gli ordini scolastici). Il professor Ferrini, severissimo, aveva una vera e propria «fissa» per I promessi sposi, come precisa Gianni Rodari, imponendo ai suoi studenti la pratica didattica del riassunto.

 

In questa novella, come si può ben comprendere, l’attacco di Gianni Rodari non si concentra sulla lettura del romanzo di Manzoni, che, qualora fosse una libera scelta del gruppo classe (e non, invece, una imposizione), e qualora fosse didatticamente accompagnata da pratiche ludiche e creative (di ri-scrittura, per esempio), e non, invece, sterilmente vessatorie, come nel caso del severissimo professor Ferrini, sarebbe anche auspicabile. No. L’ironico attacco di Rodari è tutto concentrato sulla inutile e odiosa prassi didattica del riassunto, e sulle dinamiche disturbate che tutto ciò mette in atto nel suo gruppo classe. All’interno di quel gruppo classe, infatti, come si evince semplicemente leggendo la novelletta in forma di tweet di Rodari, tra i ragazzi, c’è rivalità canagliesca, fino al punto che uno di loro scrive una lettera anonima, indirizzata al professore, per denunciare una compagna di classe, accusata anche di essere (forse, suo malgrado) allieva prediletta del severissimo professor Ferrini, accusandola di non scrivere da sola i riassunti assegnati, ma, addirittura, di copiarli. Altro che gioco della lettura. Altro che sana competizione. Altro che piacere della scoperta di un Classico. In quel gruppo classe, per colpa degli stolti comportamenti del severissimo professor Ferrini, serpeggia l’invidia, la delazione, l’imbroglio, la competizione più bieca e malandrina. Dinanzi a tutto ciò, cosa fa il nostro severissimo professor Ferrini? Anziché mettere in discussione i suoi metodi didattici, assume un investigatore privato, Mister Kappa, per l’appunto, con il compito di indagare e scoprire il “colpevole”. Il severissimo professor Ferrini, cioè, affronta la questione scoppiata all’interno del suo gruppo classe, non come un educatore, ma come un poliziotto. Questa piccola novella di Gianni Rodari, fatta a macchina, ci indica, nella forma fulminante di un odierno tweet, cosa didattica non è. Comportamenti e prassi didattiche (odiose e sterili) ancora oggi diffuse, che fanno male agli studenti, distruggono il gusto per la lettura, che deve rimanere sempre attività libera e giocosa, e, in fondo in fondo, fanno anche male alla memoria del (povero) Alessandro Manzoni.

trifone.gargano@uniba.it

 

 

L'autore

Trifone Gargano
Trifone Gargano
Trifone Gargano è professore presso l’Università degli Studi di Bari, con l’insegnamento «Lo Sport nella Letteratura». Ha insegnato «Linguistica italiana» al Corso di Laurea Magistrale in «Scienze della Mediazione Linguistica», e «Didattica della lingua italiana» per l’Università degli Studi di Foggia, e «Storia della lingua italiana» in Polonia (Università di Stettino). È autore di numerose pubblicazioni e collabora con la Enciclopedia Treccani, con il quotidiano «Corriere del Mezzogiorno» («Corriere della sera»), e con diversi blog letterari. Realizza lezioni-spettacolo sui Classici della Letteratura italiana, ed è commentatore televisivo e radiofonico.