![]()
Daniela Bombara, dottore di ricerca presso l’Università di Messina, insegna italiano agli stranieri. Si occupa di letteratura italiana dell’Ottocento e del primo Novecento, di letteratura femminile, di fantastico, dei rapporti fra forme letterarie, musicali e linguaggi multimediali, di letteratura siciliana. Ha pubblicato su riviste scientifiche internazionali e di classe A. Ha curato recentemente, con Ellen Patat: Verga Pop. Rifrazioni verghiane nelle arti visive, performative, nella letteratura e cultura popolare, dossier tematique ”Filoloski pregled”, 2, 2023, 1, 2024; Dal margine al centro: rappresentazioni della disabilità nella letteratura e cultura dell’Italia contemporanea, sezione monografica, “Cuadernos de Filología Italiana”, n. 31, 2024; Charms and Hermeneutics of Sounds. A Journey between Literary Music and Sounds, “Interférences litteraires/literaire interferenties”, Vol. 29 No. 1, 2024.
Ellen Patat è docente presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Istanbul. Ha precedentemente lavorato come docente a contratto presso l’Università degli Studi di Milano e altri atenei lombardi. Oltre alla ricerca sulla letteratura di viaggio, sia in italiano che in inglese, in cui si concentra soprattutto sul rapporto tra formazione identitaria e dimensione spaziale, si interessa di letteratura contemporanea. Altre aree di interesse sono gli studi sulla traduzione e l’insegnamento della lingua straniera.
Carissime a nome di Insula europea, vi ringrazio per questa bellissima opportunità di parlare del vostro nuovo libro Epifanie entomologiche. Gli insetti nella cultura italiana. Per iniziare, cosa vi ha spinto a curare un volume interamente dedicato alla presenza degli insetti nella cultura italiana?
Il progetto ha avuto una gestazione complessa: c’è stata una prima elaborazione diversi anni fa, nel 2018, come sessione del convegno AATI di Cagliari. Ci interessava all’epoca dare voce alle forme culturali nascoste, emarginate, che potessero incarnare “verità svelate”, come indicava il titolo del nostro panel. Gli insetti si prestano perfettamente a questo intento: la complessa metaforologia di questo minuscolo essere nella cultura europea, come simbolo di assoluta alterità, del male, del peccato, dell’omologazione, ma anche di operosità, sapienza, o perfetta organizzazione sociale, è ben nota sia a studiosi che a semplici lettori. Si pensi, per fare solo qualche esempio, al celebre Ungeziefer di Kafka, allo scarafaggio di Zeno, ma anche al grillo parlante di Pinocchio, o agli esperti entomi ‘musicanti’ in d’Annunzio.
![]()
Il successo della proposta ci ha convinto a far confluire i contributi in un numero monografico della rivista serba di fascia A Filoloski pregdel; il primo nucleo si è notevolmente ampliato, arrivando a coprire un vasto arco cronologico della letteratura italiana, da Boccaccio alla seconda metà del Novecento, includendo anche forme teatrali, musicali e videoludiche. In questa seconda fase abbiamo quindi privilegiato un approccio comparatistico, che potesse dare maggiore evidenza alla figura sfaccettata e multiforme dell’insetto, specchio di un’umanità declinata negli aspetti più svariati. La notizia di questo special issue, diffusa nella mailing list degli italianisti anglosassoni, ha suscitato un certo interesse ma soprattutto scalpore, dando luogo a una vivace polemica sull’opportunità di affrontare tematiche così specialistiche e, per alcuni, periferiche. Ne sono derivati scontri ideologici, ma anche ottime proposte editoriali, che abbiamo colto al volo. La configurazione finale del volume, pubblicato con la prestigiosa Troubador Italian Studies in tre lingue – italiano, inglese, francese –, costituisce un ulteriore ampliamento del nucleo originale.
Gli insetti, spesso marginalizzati rispetto a creature più “carismatiche” come i mammiferi, possono sorprendentemente incarnare significati profondi. Qual è l’aspetto più affascinante che emerge dal loro studio in ambito letterario?
Sicuramente l’effetto di straniamento šklovskiano che comporta adottare una prospettiva entomologica: abbiamo smantellato stereotipi critici, rivisto con occhi nuovi autori frequentatissimi del panorama letterario, o periodi storici ben noti. Facciamo solo un esempio: l’orrore e la disumanità della Prima guerra mondiale risulta di particolare evidenza se si prende in considerazione la contiguità degradante e raccapricciante fra soldati e pidocchi, come riportano le pagine dei letterati del tempo nell’articolo di Salvatore Pugliese. Lo straniamento si rivolge però anche alla percezione ordinaria che abbiamo dell’insetto come essere abietto, repellente. Per molti scrittori l’entoma incarna invece la bellezza, l’eleganza di forme effimere ma armoniose, come le farfalle descritte da Guido Gozzano nel contributo di Ellen Patat, o la saggezza e la perfezione, anche sul piano dell’organizzazione sociale; pensiamo, ad esempio, alle api di cui ci parla sia lo scrittore rinascimentale Giovanni Rucellai, nell’articolo di Michele Comelli, sia Mario Rigoni Stern, nel saggio di Cristiano Bedin. Infine l’insetto può costituire una preziosa chiave di lettura per ‘leggere’ la natura e comprendere il profondo legame che ad essa ci lega, come avviene nell’opera di Vincenzo Cardarelli, indagata da Remo Castellini.
Nel volume, si esplora come diversi autori, da Dante a Calvino, abbiano utilizzato immagini entomologiche. Quale autore, secondo voi, ha sfruttato al meglio il potenziale simbolico degli insetti e perché?
Certamente Dante, anche per il carattere enciclopedico della sua opera maggiore: dai punitivi e repellenti tafani infernali alle ‘divine’ api, l’entoma attraversa tutto il discorso dantesco, svolgendo una densa trama simbolica che si polarizza sulle diadi peccato-salvazione, imperfezione terrena- perfezione celeste. La complessità e varietà dell’entomologia dantesca ci ha d’altra parte convinto alla scelta forse inusuale di inserire ben due articoli che offrono le prospettive differenti ma complementari su Dante letterato, come suggerito da Leonardo Canova, e Dante entomologo, così come emerge dal saggio di Rinaldo Nicoli Aldini.
L’introduzione del volume accenna a un’interpretazione ambivalente degli insetti, sia come simboli di bellezza che di repulsione. Come avete riscontrato questa dualità nell’analisi delle opere letterarie?
L’ossimoro entomologico è alla base della poetica di Franco Scaldati, uno dei più importanti esponenti del teatro contemporaneo in Sicilia, ma attraversa anche le opere di Italo Calvino: ne Il sentiero dei nidi di ragno, ad esempio, gli insetti esprimono il carattere doppio, al tempo stesso repellente e affascinante, del mondo naturale e umano, brutale e aggressivo; sono metafora dell’insensato esistere in Il cavaliere inesistente, mentre le cicale di Palomar racchiudono nel loro vibrare le norme inesplicabili dell’universo.
In che modo la dimensione entomologica arricchisce la comprensione dei testi classici, come nel caso della Divina Commedia o del Decameron?
La polarità fra insetti negativi, orribili, disgustosi, e insetti positivi, come ad esempio la perfetta comunità delle api produttrici di miele, rende con assoluta evidenza la demarcazione fra Inferno e Paradiso nella Commedia. Alla già menzionata complessa eterogeneità entomologica dantesca, si contrappone la sporadica presenza degli entomi nel Decameron. Secondo Roberta Maugeri, che si è occupata degli insetti ‘assillanti’ di Boccaccio, questa presenza-assenza è marcatamente significativa e, in effetti, inusuale, se si considera il minuzioso realismo dell’opera. Tafani, vespe e mosche compaiono nei momenti in cui i personaggi sono sanzionati per comportamenti ingannevoli, alla stregua di veri e propri strumenti di giustizia, simboli della forza inesorabile che riequilibra le azioni umane, tra ‘fortuna’, ‘amore’ e ‘ingegno’.
Il saggio di Elisabetta Convento su Dino Buzzati offre una lettura entomologica della sua opera. Quali elementi del fantastico buzzatiano si prestano maggiormente a un’interpretazione attraverso la lente entomologica?
La lente entomologica consente di esplorare temi come l’inquietudine, la solitudine, l’angoscia esistenziale e la trasformazione, aspetti fondamentali nella narrativa di Buzzati. Elisabetta Convento ha svolto una pregevole disamina delle presenze inquietanti che abitano i racconti buzzatiani, come manifestazione esterna di una minaccia interiore; gli insetti nello specifico rinviano ai lati oscuri, perturbanti e spaventosi dell’esistenza. Si pensi al lettore spaesato e angosciato dalla lettura di Le formiche mentali; l’invasione delle formiche balcaniche rimanda alle nevrosi e alle ossessioni che affliggono l’uomo, prendendo il controllo dei suoi pensieri. Gli insetti diventano talvolta un memento mori, come ne La farfalletta (Bestiario), su quel filo sottile, tra realtà e dimensione fantastica, in cui la realtà si trasforma nel peggior incubo dell’uomo, sottolineando l’ineluttabilità del destino. Talvolta, l’insetto è un mero tramite che rivela l’istinto primitivo dell’uomo e svela l’orrore umano. Gli esempi al riguardo sono numerosi, invitiamo alla piacevole lettura del saggio.
L’uso degli insetti come metafora nel teatro contemporaneo siciliano, a esempio nell’opera di Franco Scaldati, è particolarmente suggestivo. Qual è il messaggio che Scaldati trasmette tramite queste figure?
Abbiamo accolto con piacere il saggio di Stefania La Vaccara su Scaldati, drammaturgo che negli ultimi dieci anni è stato fatto oggetto di una vera e propria riscoperta: ricordiamo solo la pubblicazione dell’Opera Omnia in 8 volumi, in corso dal 2022, e il progetto speciale “Il Poeta ha inventato i nomi”, con rassegne teatrali e cinematografiche, mostre fotografiche, laboratori. Il teatro scaldatiano è pervaso da insetti di tutti i generi, che esprimono due concetti fondamentali del suo complesso discorso scenico: il doppio e l’incessante trasformazione di ogni cosa. Fra gli entomi la mosca e la farfalla, coppia scenica opposta ma complementare, rappresentano le pulsioni distruttive e creatrici dell’uomo: da un lato la morte, la decomposizione, il male, dall’altro la bellezza, l’armonia, l’amore; ma la mosca diventa anche farfalla, indicando l’intreccio indissolubile fra positivo e negativo.
Nel contesto del volume, si discute anche di cinema e videogiochi. Quali potenzialità offrono questi media nell’esplorare il simbolismo entomologico rispetto alle arti tradizionali?
Semplificando molto un discorso che meriterebbe ben altra articolazione, diremmo la possibilità di visualizzare l’alterità dell’insetto, quindi di focalizzare, in alcuni casi con una resa altamente drammatica, l’incontro/scontro fra noi umani e un essere così ‘alieno’, anche fisicamente. Il confronto può tradursi nell’accogliere in sé l’altro che l’entoma incarna, come avviene in Phenomena di Dario Argento, di cui ci parla David El Kenz, per quanto noi spettatori proviamo al tempo stesso disgusto per l’affollarsi sullo schermo di mosche coprofaghe; può ancora dar luogo a una raffinata comprensione degli ossimori amorosi, fra Eros e Thanatos, nel momento in cui, giocando a Don’t make love, il videogame esaminato da Francesco Toniolo, incarniamo una mantide religiosa destinata a uccidere o a morire nell’atto sessuale.
![]()
Il legame tra entomologia e musica è stato trattato in uno dei saggi. In che modo i suoni prodotti dagli insetti sono stati trasposti in musica e quali significati simbolici ne derivano?
Risponde Daniela: In realtà nel mio contributo ho parlato soprattutto di Soundscape entomologici, dunque sonorità prodotte dagli insetti, più che di veri e propri testi musicali. Gli insetti ‘orchestranti’ sono solo dannunziani, ambasciatori di una possibile (e auspicata) armonia fra i coltissimi personaggi e il Tutto; le altre fonie insettologiche richiamano la morte, la violenza, comunque una sessualità perturbante (bombi, cavallette, api, in Pascoli e Maria Messina), o una sfacciata pienezza vitale (i grilli assordanti di Tozzi). Ed è nota l’immagine pirandelliana del suono incessante della modernità come fastidioso calabrone, parallela alla meno conosciuta raffigurazione del progresso quale mostruoso insetto che divora i lavoratori in Gli Ammonitori di Giovanni Cena.
L’approccio interdisciplinare è evidente in questo progetto, che spazia dalla letteratura al cinema, dalla musica al teatro. Quali sono state le maggiori sfide nell’affrontare un tema così vasto e diversificato?
Il rischio principale era ridurre il tutto a una pura esemplificazione, a una piatta descrizione dell’esistente; abbiamo quindi selezionato contributi che non solo offrono prospettive inedite su autori consolidati, o rilevano l’importanza dei ‘minori’, ma anche presentano tematiche trasversali, che possano costituire un’ideale letteratura entomologica italiana. Pensiamo, ad esempio, al motivo erotico, che ritroviamo in Domenico Tempio, su cui scrive Chiel Monzone, e nel Seicento galante di cui ci parla Patrizia Bettella, ma anche il tema ecologico, presente in forme diverse in Bianciardi, trattato da Diego Varini, e Mario Rigoni Stern, affrontato da Cristiano Bedin. Per quanto riguarda gli aspetti extraletterari, è stato indispensabile trattarne in primo luogo per offrire un’immagine sfaccettata dell’insetto, che abita le pagine scritte ma soprattutto è visto, ascoltato, percepito con tutti i sensi. Si è poi voluto evidenziare la valenza riscritturale del discorso entomologico, che dal testo narrativo sfocia nel teatro musicale –menzioniamo al riguardo La Metamorfosi di Silvia Colasanti, presentato da Roberto Russi – o nella danza, come avviene nel Pinocchio di Jasmin Vardimon, di cui ci parla Armando Rotondi.
Guardando al futuro, quali sviluppi prevedete per la ricerca entomologica in ambito culturale? Ci sono progetti o collaborazioni che intendete avviare?
Per quanto il volume comprenda 21 contributi, molti autori, come pure forme artistiche e periodi culturali, potrebbero ancora essere trattati sub specie entomi; lo sguardo dal basso e dislocato dell’insetto, e dell’entomologo che lo studia e classifica, sicuramente aprirebbe nuove prospettive critiche. In questi anni di laboriosa elaborazione delle Epifanie entomologiche abbiamo trovato una miriade di spunti e possibili linee di ricerca di grande interesse; manca ad esempio nel nostro progetto uno ‘sguardo femminile’, se è possibile ipotizzarlo, sul mondo degli entomi, le donne trattate sono state veramente poche: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, Paola Masino, Maria Messina, Jasmin Vardimon. Non escludiamo quindi di proseguire in futuro questo tipo di lavoro, che interessa in effetti un campo ancora praticamente inesplorato per l’area italiana, mentre nella critica anglosassone si è da tempo affermata la Cultural Entolomology; un valido e noto studioso in questo ambito di ricerca, Eric C. Brown, ha scritto per noi la prefazione al volume, e manteniamo un assiduo contatto con Klein A. Barrett, entomologo e autore di The Insect Epiphany (Timber Press, 2024), nonché artista; abbiamo infatti utilizzato un suo disegno per la copertina delle nostre Epifanie.
D’altra parte, adottare un punto di vista ‘altro’ e inusuale per scoprire aspetti meno evidenti ma criticamente rilevanti della cultura italiana, anche in direzione comparatistica, è un po’ il nostro modus operandi: lavoriamo insieme da cinque anni come editors di special issues per riviste o volumi, affrontando tematiche come la scienza irregolare e trasgressiva in un volume per Patron del 2022, le declinazioni popolari di un celeberrimo quale Verga in due sezioni monografiche per Filoloski pregled fra il 2023 e il 2024, la disabilità nelle forme letterarie e artistiche, ospitata da Cuadernos de Filologia Italiana nell’anno in corso; un nostro progetto sui paesaggi sonori, dall’antichità classica al graphic novel contemporaneo, è stato appena pubblicato su Interférences littéraires / Literaire interferenties. In questa serie di iniziative, alcune destinate a sfociare in ulteriori attività editoriali, potrebbe trovare un suo spazio anche il minuscolo, emarginato e bistrattato insetto, che si infila negli interstizi del reale permeandoli della sua presenza; immagine potente, fra tutte le altre, del dolore e dell’alienazione degli ‘ultimi’.
L'autore
- Anna Raimo è nata a Pisa il 25 dicembre 1995. Laureata magistrale con il massimo dei voti in Linguistica e didattica dell’italiano nel contesto internazionale presso l’Università degli Studi di Salerno e l’Universität des Saarlandes di Saarbrücken, ha in seguito conseguito un Master di II Livello in Didattica dell’Italiano L2 presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla linguistica e didattica della lingua italiana alla storia, letteratura e poesia contemporanea. Si è infatti occupata dell’italiano dei semicolti nella sua tesi di Laurea Magistrale e ha recentemente pubblicato un articolo su una particolare varietà della lingua italiana: "L’e-taliano: uno scritto digitato semifuturista?", in (a cura di S. Lubello), Homo scribens 2.0: scritture ibride della modernità, Franco Cesati Editore, Firenze 2019, pp. 159-164. Tra i suoi autori preferiti vi sono Mario Vargas Llosa, Jung Chang, Philip Roth, Azar Nafisi, Orhan Pamuk, Anna Achmatova, Rainer Maria Rilke, Federico García Lorca, Alda Merini, Bertolt Brecht e Wisława Szymborska. Le sue passioni sono la lettura, la scrittura di poesie e i viaggi, soprattutto in Germania, paese di cui adora la storia, la cultura, l’arte e i magnifici castelli.
Ultimi articoli
avvenimenti1 Luglio 2026Insegnare le lingue in una società plurale. Dialogo con Claudia Borghetti
avvenimenti25 Febbraio 2026Dialogo con Matteo Maselli e Teresa Agovino sulla nuova collana Thematika
Libro Futuro2 Dicembre 2025When a Library Finds Its Voice: A Conversation with Gabriele Biandolino and Salvatore Copani of “Scaffali scomposti”
In primo piano2 Dicembre 2025La biblioteca che parla: dialogo con Gabriele Biandolino e Salvatore Copani, voci di “Scaffali scomposti”
