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Leo Valli editore. Dialogo con Giuseppe Bellosi  

Permettimi di dire che questo libro è una dichiarazione d’amore nei confronti della tua terra natale, la Romagna. Per iniziare ti chiedo a quando risale il tuo interesse per la famiglia Valli di Lugo?

Credo che la prima volta che mi sono imbattuto nella famiglia Valli sia stata leggendo, nella seconda metà degli anni  Settanta, l’Autobiografia di Francesco Balilla Pratella, pubblicata in forma ridotta a Milano nel 1971 (poi edita integralmente, col titolo Testamento, a Ravenna nel 2012). Negli stessi anni trovai un articolo apparso nel 1931 sulla rivista romagnola «La Piê» in cui si descriveva la sontuosa villa e la grande azienda di questa famiglia di produttori e commercianti di vini. E lessi le deliziose pagine in cui Ugo Ojetti raccontava che il re Vittorio Emanuele III, durante un viaggio in Romagna nel maggio 1918, fu anche a Lugo, e accettò di far visita al capo dei repubblicani della cittadina, Giacomo Valli, «molto ricco, molto grasso, molto simpatico», il quale, nell’occasione, stappò personalmente in presenza del sovrano ben 200 bottiglie. L’interesse si è rinnovato quando, nel 2015, Antonio Castronuovo, Mauro Chiabrando e Massimo Gatta hanno pubblicato, presso Biblohaus, un libro su uno dei Valli, Federigo, detto Ghigo (1906-1971), che come recita il sottotitolo del volume è Un esponente rimosso dell’editoria italiana del Novecento, il cui destino, come scrivono gli autori, è stato «quello di un Carneade qualunque nonostante siano rimaste a testimoniare il suo talento le belle pagine della rivista “Documento” (1941-43) e la vasta produzione editoriale pubblicata tra il 1941 e il 1947». Ghigo Valli fu editore di Moravia, Savinio, Maccari, Guttuso e altri noti scrittori e artisti.

Non conoscevo la straordinaria produzione editoriale di Leo Valli, l’enologo che «si è fatto editore di pochi ma eletti libri che vengono alla luce sotto la sua diretta responsabilità, in quantità esigua di esemplari ma con aristocratica forma d’arte» (T. Nediani, Le edizioni lughesi della Caveja, in «La Piê», 1931). Quando nasce la tua passione per le edizioni Valli, dal momento che oltre a essere un bibliografo sei anche un bibliofilo?

Da alcuni decenni nella mia collezione avevo solo due delle pubblicazioni realizzate da Leo Valli: Corna e vino  di Pratella e Trullalà! del fratello di Leo, Ghigo. Nel 2002 mi ero occupato di Leo Valli, le cui edizioni erano state in gran parte realizzate dal grande tipografo lughese Edmondo Ferretti, in un contributo apparso nel volume Nell’Officina dei Ferretti, Storia di una famiglia di tipografi lughesi, pubblicato in occasione della mostra omonima tenutasi a Lugo. Non ero più riuscito a trovare altri lavori editi da Valli fino al 2021, quando mi è capitato di acquisirne alcuni, ma non tutti. Ho cominciato a cercare notizie su Leo, e mi sono accorto che, ad eccezione dell’articolo di Nediani che hai citato, nessuno si era occupato della sua breve, ma straordinaria, attività editoriale. Così nel 2023 ho pensato di mettermi al lavoro per fare un libretto di 30 o 40 pagine, poi mi sono lasciato prendere la mano ed è venuto fuori un volume di 244 pagine in grande formato. E per seguire l’esempio di Leo, ne ho stampato una tiratura limitata a 99 copie.

Tra gli autori pubblicati da Valli, troviamo nomi che hanno avuto una notevole fortuna a livello nazionale, tra i quali Pratella, a cui si deve nel 1929 la pubblicazione di Corna e vino, ovverso le caratteristiche dalla Festa di San Martino a Lugo di Romagna. Nel 1931 Valli pubblica, a cura di Pratella, Cante e poesie di Lino Guerra. Considerando la politica linguistica del fascismo riguardo ai dialetti, sulla quale hai già scritto anche in questa sede, ti risulta che questi libri abbiano avuto dei problemi, visto che presentano testi in romagnolo?

Negli anni Venti, all’interno del regime fascista, convivevano due diverse posizioni: una favorevole ai dialetti, l’altra contraria. All’inizio degli anni Trenta la politica linguistica del fascismo, spinta da motivazioni nazionalistiche, andò indirizzandosi all’imposizione del monolinguismo, a sfavore dei dialetti. Lo stesso Mussolini intervenne di persona, nel 1932, nella campagna antidialettale e antiregionalistica. Ma all’interno del regime, soprattutto a livello locale, c’era anche chi continuava a manifestare opinioni regionalistiche e filodialettali, incurante delle direttive centrali. In ambito romagnolo, Leo Valli era tra questi ultimi. E ancora nel 1939 l’imolese Luigi Orsini componeva una collana di trenta sonetti dialettali (intitolata Lò, «Lui») che narravano, «per bocca di un contadino dell’imolese, l’epopea mussoliniana»; e nel 1940 il lughese Luigi Donati dedicava A e’ Duce, definendolo «e’ prém òm de’ mond» («il primo uomo del mondo»), i suoi versi dialettali. Il dialettologo Manlio Cortelazzo ritiene che la campagna antidialettale del fascismo sia stata, «tutto sommato sopravvalutata», ma che, per il problema dei dialetti, il regime abbia sempre «adottato la soffice politica del doppio binario, che gli ha permesso di fare la faccia feroce e, nel medesimo tempo, di esercitare una tolleranza che oggi possiamo ritenere perfino eccessiva per un regime totalitario». Perciò anche Corna e vino di Pratella e Cante e poesie di Lino Guerra non subirono censure.

L’edizione che più mi ha stupito è quella del Carmen votivum. Alla piacente di Gabriele D’Annunzio (1932). Si tratta di 42 carte contenenti il poemetto erotico in 27 strofi di sei versi dedicato all’attrice Elena Sangro. Senza entrare nel merito della tiratura del mazzo o della sua uscita come edizione pirata, mi chiedo quale possa essere stata l’occasione per questa stampa. Non potrebbe essere stata semplicemente una transazione economica con D’Annunzio che autorizza questa pubblicazione dietro compenso?

Non sappiamo perché Leo Valli abbia deciso di relizzare questa curiosa edizione, che rappresenta la prima stampa del testo in caratteri tipografici (D’Annunzio aveva realizzato un’edizione fuori commercio in facsimile del proprio manoscritto). I bibliografi dannunziani inseriscono la pubblicazione tra quelle non autorizzate. Alcuni studiosi accennano a una vertenza legale fra il poeta da una parte e Valli e il tipografo Edmondo Ferretti dall’altra, ma non riportano la fonte della notizia. Finora non sono riuscito ad approfondire la ricerca in proposito.

L'autore

Carlo Pulsoni
Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).