L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni
Stefano Dal Bianco (Padova 1961) vive in provincia di Siena, dove insegna Poetica e stilistica all’università. Si è occupato prevalentemente di Francesco Petrarca, Ludovico Ariosto, Andrea Zanzotto. Ha pubblicato La bella mano (1991), Stanze del gusto cattivo (1991), Ritorno a Planaval (2001, 2018), Prove di libertà (2012), Paradiso (2024). I suoi saggi di poetica sono raccolti in Distratti dal silenzio. Diario di poesia contemporanea, 2019. Con Paradiso ha vinto, tra gli altri, il premio Viareggio-Rèpaci 2024 sezione poesia e il premio Strega poesia 2024.
Stefano Dal Bianco sarà ospite di Francesco tra le righe mercoledì 4 giugno, alle ore 17, presso la Sala delle Conferenze della Galleria Nazionale dell’Umbria (Corso Pietro Vannucci 19).
Nel ringraziarti d’aver accettato di essere tra gli ospiti del ciclo di incontri Francesco tra le righe, ti chiedo a quando risale la tua prima conoscenza del Cantico delle creature?
Mi sa che si perde nella notte dei tempi, sicuramente in un’aula scolastica, probabilmente già alle elementari.
Ci sono dei versi del Cantico che ti hanno particolarmente colpito e perché?
Potrei rispondere di no, poiché il testo è molto compatto nella sua struttura e nel messaggio ma, rileggendolo ultimamente, mi ha colpito l’accenno alla morte secunda, verso il finale, di cui non avevo memoria:
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò scappare:
guai a cquelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no’l farrà male.
Ritieni che la sua lettura possa aver ispirato la composizione di qualche tua poesia?
Direi di no, non direttamente, ma è chiaro che in ciò che scrivo qualche cosa di francescano c’è. Il Cantico è nel bagaglio culturale e psichico di qualunque parlante italiano. Nessuno può liberarsene, neanche volendo.
A 800 anni dalla sua composizione, credi che il Cantico abbia ancora una sua attualità?
Per forza, e forse oggi più che mai, non solo per il suo ecologismo di fondo, ma perché ci riporta alle radici, alle motivazioni profonde dell’idea di salvaguardia della Natura, sfrondandola degli aspetti superficiali e generici. Ciò che si va perdendo è la componente del sacro, che sta nella Natura. Qualunque discorso ecologista è vuoto se non mira al recupero di questa dimensione, che da sempre è centrale in poeti come Friedrich Hölderlin e Andrea Zanzotto.
L'autore
- Carlo Pulsoni è il coordinatore di Insula europea (http://www.insulaeuropea.eu/carlo-pulsoni/).
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