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Andare di fronda in fronda quando la calura ci asfissia è una liberazione…chissà se saranno ancora lassù

Vi è mai capitato che qualcuno vi prendesse per mano e vi portasse in giro per alberi, di elce in elce, di olmo in olmo e di gelso in gelso, alberi di ogni specie e non solo, anche di glicini e viti di quelli così sottili su cui stare in piedi? È, a dir poco, un’impresa, ma una volta riuscitici non si potrà più rinunciare all’ebbrezza di quella leggerezza. Lui viveva nella villa Ombrosa e da lì, il salto sugli alberi era stato breve. Lui era uno che non sopportava antagonismi, ipocrisie e follie, tutte cose che venivano fuori quando la famiglia sedeva a tavola e queste un giorno determinarono la sua ribellione e tutto per un piatto di lumache. Decise di vivere sugli alberi non perché fosse un misantropo ma perché voleva osservare gli uomini dall’alto, sicuro che, a debita distanza, li avrebbe capiti di più. Punito ingiustamente covò un profondo rancore verso la famiglia e così il 15 giugno prese la definitiva decisione: mai più avrebbe rimesso piede sulla terra. Andare sugli alberi gli piaceva tanto e non vi andava per motivi utilitaristici ma per arrivare più in alto che poteva e guardare il mondo laggiù. Vi sembrerà strano, ma conduceva una vita molto normale lassù, riuscì perfino ad innamorarsi. Incontrò un giorno una bambina vicino ad una altalena ed iniziarono subito delle scaramucce. Ognuno rivendicava il suo territorio e lui per nessuna ragione avrebbe invaso il territorio di lei se questo avesse potuto significare diventare suo schiavo..ma la ragazza andò via e lui rimase sugli alberi ad osservare da lassù e gettava sguardi alle ortolane e alle damigelle in carrozza e in tutte c’era qualcosa che non era interamente in nessuna. Poi un giorno venne a sapere che a Oliva-Bassa c’era una genia di Spagnoli che viveva sugli alberi e da allora non ebbe pace finché non li conobbe, erano stati esiliati lassù e fu lì che conobbe Ursula. Ella era l’amore tanto atteso. Ma egli amava stare sugli alberi e quando il padre di Ursula le chiese di accasarsi, e gli disse che lo avrebbe accettato come un figlio e insieme avrebbero portato a termine quella lotta che avevano intrapreso lì sugli alberi, non poté accettare, non era quella la vita che voleva, salutò Ursula e le disse addio per sempre, augurandole di essere felice. Continuò la sua vita fin quando un giorno non rivide quella bambina di Villa Ombrosa che aveva incontrato tanto tempo fa. E’ lei, è lei, pensò. Lui le raccontò di aver conosciuto altre donne, ma nessuna era come lei. Si conobbero e la cosa più bella fu che lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così. Una storia di non tanto tempo fa, lui si chiamava Cosimo Piovasco di Rondò e lei Sofonisba Viola Violante d’Ondariva.

La scelta radicale e la leggerezza delle Lezioni americane in simbiosi nel Barone rampante

Se Italo Calvino scrive le Lezioni americane, è perché individua alcune categorie decisive per attraversare il mondo contemporaneo. Ma già nel 1957, con Il barone rampante, quelle categorie appaiono in forma narrativa. Letto retrospettivamente, il romanzo anticipa soprattutto la leggerezza: salire sugli alberi non significa superficialità, ma assumere uno sguardo d’insieme, sottrarsi all’inerzia sociale per comprendere meglio il mondo.

Cosimo è un barone, appartiene alla nobiltà. Se siamo animati da un senso di giustizia, il cambiamento non può che cominciare dall’interno. Il suo gesto iniziale non è un capriccio adolescenziale, ma un atto di fondazione etica: liberarsi dall’arbitrio dell’autorità paterna senza distruggerla. Cosimo non incendia la casa, non rinnega la comunità; prende distanza per poterla abitare diversamente. La sua non è una ribellione nichilistica, ma una responsabilità assunta nel tempo. Studia, partecipa, aiuta, ama. Resta nel mondo senza lasciarsi coinvolgere dal mondo.

 

In questa prospettiva, il romanzo dialoga con la riflessione di Massimo Recalcati sulla funzione paterna. L’autorità del barone Arminio appare irrigidita nel comando, priva di quella dimensione simbolica che fonda l’autorevolezza. Cosimo non abolisce la Legge: la interiorizza e la reinventa. L’autonomia non nasce dall’assenza di limite, ma dalla scelta consapevole del limite. L’appartenenza non viene negata; viene trasformata. Si può dissentire senza smettere di appartenere, perché l’identità si costruisce dentro una relazione rielaborata, non contro ogni legame.

Cosimo è un uomo del Settecento, un illuminista: ha fiducia nella ragione, curiosità scientifica, aspirazione alla giustizia. Incarna un’utopia praticabile, non un sogno astratto ma una coerenza quotidiana. È letteralmente leggero perché vive sugli alberi; simbolicamente leggero perché rifiuta il peso dell’inerzia sociale. Il Barone rampante resta così una parabola sulla libertà, un romanzo di formazione atipico, una riflessione sull’autonomia morale e una metafora dell’intellettuale – o forse del santo laico che sta nel mondo senza coincidere con esso. Favola apparentemente semplice, sa parlare agli adulti perché mostra una verità ancora attuale: si può essere radicali senza essere distruttivi, critici senza essere cinici.

Il punto più delicato di questa architettura morale è però l’amore. Nel ritrovamento di Viola, il romanzo introduce la prova decisiva. Se la vita sugli alberi rappresenta coerenza e leggerezza, Viola incarna l’irruzione del desiderio nella sua eccedenza: passione, gelosia, conflitto. L’amore tende a colmare la distanza su cui Cosimo ha fondato la propria libertà. Qui l’utopia razionale incontra il suo limite.

Viola rappresenta simbolicamente la vita che sfugge al progetto, il reale che non si lascia ordinare. Cosimo non scende per lei: non per eroismo, ma per fedeltà a un principio che comporta un costo. Non è certo che avrebbe trovato una felicità pienamente armonica; ma certamente rinuncia alla possibilità di una fusione totale. Calvino non costruisce un eroe trionfante, bensì una figura luminosa e malinconica.

E tuttavia la leggerezza non viene negata: viene messa alla prova. Non consiste nell’evitare il peso dell’amore, ma nel non lasciarsene schiacciare. Cosimo soffre, desidera, si espone, ma resta fedele alla propria forma. La distanza, quando è abitata come pensiero e non come rancore, non separa dal mondo: lo illumina.

Forse è questa la lezione più moderna del romanzo: la libertà ha bisogno di distanza; l’amore chiede prossimità. In questa tensione irrisolta si misura la qualità della leggerezza di Cosimo, non fragile sospensione ma equilibrio dinamico tra altezza e abisso.

 

L'autore

Maurizia Maiano
Appartengo al Sud di questa bellissima Italia, antica terra che una volta si chiamava Italia e il cui nome fu dai Romani traslato a tutta la  penisola. Vivo a Catanzaro Lido, cittadina posta nel golfo di Squillace. Ho frequentato una scuola cattolica e poi il Liceo Classico Galluppi che ha ospitato Luigi Settembrini, che  fu poeta e scrittore, liberale e patriota. Ho studiato alla Sapienza di Roma Lingua e letteratura tedesca. Ho soggiornato per due anni in Austria dove abitavo tra Krems sul Danubio e Vienna, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri per lo svolgimento della mia tesi di laurea su Hermann Bahr e la fin de siècle a Vienna. Dopo la laurea ritorno in Calabria ed inizio ad insegnare nei licei linguistici,  quello privato a Vibo Valentia, Liceo Linguistico Pentecoste e poi negli Istituti Statali: Istituto Tecnico per il Turismo a Marina di Gioiosa Ionica e al Liceo Linguistico Enrico Fermi di Catanzaro Lido. Il lavoro, il mio impegno nella Scuola e la famiglia sono stati la Stella polare della mia vita. Mi sono adoprata per la realizzazione  di progetti europei come Socrates, Comenius ed ho partecipato a progetti Erasmus. Ho seguito nel 2023 il corso di Geopolitica della Scuola di Limes diretta da Lucio Caracciolo. La lettura occupa molto tempo della mia giornata e se il libro mi parla, cerco di raccogliere i miei pensieri e raccontarli. Mi affascina cogliere il non detto o immergermi tra  le metafore delle pagine letterarie per cercare di raccontarle come materia viva del nostro presente, forse per questo leggere del passato mi affascina di più. Scrivo  per la rivista letteraria Il Randagio. Collaboro con la la Rivista trimestrale di SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA - Casi e questioni tra diritto e organizzazione - Rivista scientifica ANVUR Euroedizioni Torino.