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Leggendo Marta Cai

Centomilioni di Marta Cai è uno di quei romanzi brevi che riescono a lasciare un’impressione sproporzionatamente grande rispetto alla loro estensione. Non tanto per ciò che accade, perché, in fondo, accade pochissimo, quanto per il modo in cui la scrittura riesce a trasformare l’inerzia, la solitudine e il desiderio mancato in materia narrativa.

La protagonista, Teresa, ha quarantasette anni, vive ancora con i genitori in una cittadina di provincia e conduce un’esistenza scandita da rituali minimi, dalla dipendenza emotiva, dalle sigarette e da una quotidianità quasi immobile. Lavora in un istituto privato, insegna inglese, attraversa giornate che sembrano tutte uguali e si definisce lei stessa ‘una signorina senza qualità’. Poi, improvvisamente, nella sua vita riappare Alessandro, un ex studente molto più giovane di lei, e questo basta per incrinare l’equilibrio già precario del suo mondo interiore.

Più che raccontare una storia d’amore, Marta Cai mette in scena il desiderio nella sua forma più dolorosa: quella che resta confinata nell’immaginazione, nei pensieri, nei dialoghi mai pronunciati, nelle possibilità che non diventano mai realtà. Teresa vive infatti un amore quasi interamente mentale, costruito dentro il diario, dentro la propria voce interiore, dentro una fantasia che diventa progressivamente più ingombrante della realtà stessa. È una dinamica che ricorda, per certi aspetti, le ossessioni e i giochi di specchi di Nabokov, ma senza alcuna compiacenza letteraria: tutto resta immerso in un paesaggio di provincia asfittico, fatto di villette, mercati, madri invadenti, cibo, pettegolezzi e orizzonti che sembrano infiniti ma che, in realtà, non portano da nessuna parte.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio la lingua. Marta Cai costruisce una prosa nervosa, affilata, ironica e insieme lirica, capace di muoversi continuamente tra il discorso narrativo e il pensiero della protagonista. Le voci si confondono: a volte non è chiaro se a parlare sia Teresa, la narratrice o quella voce interna che accompagna chi vive troppo a lungo nella solitudine. È una scrittura che sembra avvitarsi su sé stessa, riflettere continuamente sul proprio stesso farsi, e che riesce a trasformare una “non storia” in qualcosa di ipnotico.

Per il gruppo di lettura dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene, che ha scelto questo romanzo per l’incontro previsto nel mese di aprile, il libro potrebbe offrire molti spunti interessanti di discussione. Innanzitutto, il tema della provincia come spazio fisico e mentale, quasi una condanna che impedisce ai personaggi di immaginare una vita diversa. Poi il rapporto tra desiderio e immaginazione, tra ciò che si vive e ciò che si sogna soltanto. E ancora il tema della dipendenza familiare, del peso della madre, della difficoltà di emanciparsi anche in età adulta. Teresa è un personaggio che può suscitare reazioni molto diverse: fastidio, pietà, riconoscimento, persino irritazione. Ma è proprio in questa ambivalenza che il romanzo trova la sua forza maggiore.

Dopo il percorso del gruppo di lettura che negli ultimi mesi ha spesso privilegiato libri capaci di mettere in discussione le relazioni umane, la memoria e la vulnerabilità, Centomilioni sembra inserirsi molto bene anche nel dialogo aperto da libri come Platone. Una storia d’amore, pur muovendosi su un registro completamente diverso. Se nel libro di Matteo Nucci l’amore è tensione verso la conoscenza e apertura verso l’altro, qui il desiderio si ripiega su sé stesso, si consuma nella fantasia e diventa quasi una forma di prigionia interiore.

È forse proprio questa la qualità più inquieta e più riuscita del romanzo: mostrare quanto possa essere violenta non tanto la mancanza d’amore, quanto l’impossibilità di trasformare il desiderio in vita.

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.