[Questo articolo è frutto della collaborazione tra Federica De Bastiani e Ettore Bonanno]
Un nuovo approccio alla cultura identitaria
Oggi le comunità arbëreshe dell’Italia meridionale stanno vivendo un profondo cambiamento di prospettiva e di visione. La cultura è più di un patrimonio da custodire, è qualcosa di cui fare esperienza nella vita individuale e comunitaria, per rafforzare le basi del presente e costruire un futuro che ci ricordi sempre chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Operare oggi in Arbëria significa dare una voce contemporanea all’identità, per integrarla nella società odierna e nella vita di chi sceglie di vivere in queste comunità.
Con questo approccio, la lingua e le tradizioni possono trovare nuove vie di attualizzazione e nuovi spazi di espressione. I riti e i racconti orali arbëreshë, preziosamente conservati nella memoria individuale, familiare e testuale, possono e devono continuare ad essere un’esperienza condivisa che unisca le generazioni nei punti naturali in cui si incontrano.
Tuttavia, è necessario compiere passi concreti affinché l’identità arbëreshe ritorni e rimanga al centro della vita quotidiana e nelle pratiche di tutti i giorni. Da una parte, i paesi sentono il bisogno di acquisire nuova vitalità, di rivitalizzare gli spazi pubblici e di rendere la cultura una risorsa di cui non solo si parla, ma da cui attingere e che si possa sperimentare nei gesti e nel semplice vivere umano. Dall’altra parte, la lingua — l’arbërisht — deve acquisire una dimensione sempre più legata all’uso contemporaneo. Essa dovrebbe continuare a essere parlata in casa, in famiglia e nei luoghi di aggregazione, sia istituzionali che privati, nella vita sociale, in un’ottica non di isolamento, bensì di profonda valorizzazione. Occorre che riprenda vita nella celebrazione dei riti – in cui ogni parola sapientemente rievoca qualcosa –, nei progetti educativi e nelle attività comunitarie. Essa, infatti, ha un ruolo creativo e produttivo ed è lo strumento che, per eccellenza, definisce l’identità di un popolo.
La nascita e la missione di Fili Meridiani
Tali esigenze hanno ispirato la fondazione dell’Associazione Culturale “Fili Meridiani APS” (senza scopo di lucro), con sede a Pallagorio (Puherì), nell’Arbëria crotonese, in Calabria. Essa è nata con il chiaro intento di essere una realtà presente sul territorio, per la promozione della lingua e la valorizzazione del patrimonio immateriale. Il suo punto di forza è l’impegno collettivo: la convinzione che fare insieme e mettere i talenti di ognuno al servizio di tutti sia la chiave per creare condivisione e sviluppo, generando un impatto positivo sul territorio.
Fili Meridiani è come un laboratorio sperimentale: si occupa di tutela e di promozione, e lo fa ricorrendo a forme moderne di espressione. Il suo punto di vista va oltre l’osservazione nostalgica del passato e si concentra su una domanda concreta: “Cosa si può fare oggi, con le possibilità che abbiamo?”. Con questo spirito, i soci lavorano, scoprendo lungo il percorso prospettive e opportunità inedite. Un tratto distintivo dell’associazione è la capacità di sviluppare progetti che, partendo dalle potenzialità dei media moderni, si concretizzano nella realtà attraverso collaborazioni ed eventi dal vivo. Fili Meridiani parla infatti i linguaggi dei contenuti digitali, riuscendo ad arrivare — prima digitalmente e poi anche fisicamente — oltre lo schermo: in Arbëria, nei Balcani e oltre.
La comunicazione e i linguaggi digitali: Pop Arbëresh e Rai Calabria
Uno degli obiettivi principali è la costruzione di un racconto contemporaneo e autentico sull’Arbëria, capace di coinvolgere attivamente le persone. Con la sua modalità espressiva, Fili Meridiani racconta il territorio e le sue comunità attraverso l’esperienza vissuta direttamente sul campo: non solo perché i suoi membri, come si è detto, vivono in prima persona l’essere arbëreshë, ma anche per la costante volontà di attribuire valore a tutti gli aspetti della vita sociale e culturale di questa realtà. Per questo, la comunicazione avviene con un linguaggio fresco e nuovo, che arriva lontano grazie a strumenti e materiali digitali.
In questo tipo di produzione rientra anche la creazione di “Pop Arbëresh” — il primo podcast interamente dedicato al mondo arbëresh — realizzato con il supporto del Comune di San Demetrio Corone, nell’area cosentina. In questo racconto a più voci, strutturato attraverso interviste che coinvolgono una pluralità di testimonianze in vari ambiti, sono le comunità le vere protagoniste: ogni persona intervistata, infatti, offre il suo prezioso contributo per restituire quel ricco mosaico dell’Arbëria che l’associazione si propone di raccontare, dando spazio ai racconti dell’esperienza personale e ai progetti condivisi.
Una grande novità per la diffusione di questa lingua e cultura è lo spazio dedicato da “Rai Calabria” all’interno della nuova sezione “Rai Calabria Arbëreshe”. L’iniziativa permette alla minoranza linguistica di raccontarsi in prima persona in radio e in TV. Grazie a questo potente strumento di comunicazione, storie e volti di questa realtà raggiungono un pubblico vasto, stimolando un dialogo profondo tra le diverse identità linguistiche calabresi e italiane. Fili Meridiani, insieme a Ettore Bonanno, partecipa attivamente al progetto proponendo format creativi e contributi originali che raccolgono un enorme entusiasmo da parte degli ascoltatori.

La letteratura e il centro culturale MUZÉ
Uno degli aspetti a cui l’associazione tiene particolarmente è la valorizzazione degli autori arbëreshë. A Pallagorio, Fili Meridiani ha creato uno spazio di incontro in cui la scrittura e la letteratura diventano esperienze da cui lasciarsi coinvolgere.
L’idea prende vita all’interno del “MUZÉ – Spazio Arbëria”, un luogo in cui si svolgono attività e laboratori di vario tipo, sempre rivolti al coinvolgimento della comunità. È qui che si svolge il ciclo di incontri “Voci d’Autore”, un’iniziativa che mette gli scrittori in contatto diretto con il pubblico, stimolando interazione, dialogo e riflessione dal vivo.
Tra i vari ospiti, la rassegna ha accolto il giovane Giuseppe Amato con il romanzo “Nebbie su Maribor” e Vincenzo Demasi con il libro “Cartoline di viaggio”, oltre agli appuntamenti dedicati a Don Sergio Spezzano e a Ofelia Giudicissi. La particolarità di queste serate è quella di avvicinare le persone a un mondo letterario che le rende, ancora una volta, protagoniste.
Riti, tradizioni e il percorso verso l’UNESCO
L’impegno costante nella valorizzazione delle pratiche rituali vede Fili Meridiani partecipare attivamente alla candidatura dei riti del “Moti i Madh” come patrimonio dell’UNESCO. Il progetto, nato e sostenuto dalle cattedre di Albanologia di diverse università italiane, è coordinato dalla Fondazione Universitaria “F. Solano”. In questo contesto, l’associazione ha contribuito in modo significativo alla riscoperta del Martedì di Pasqua a Pallagorio: si tratta di un’antica festa rituale parzialmente celata dalla devozione moderna. Sebbene oggi la ricorrenza sia dedicata a Sant’Antonio, la sua vera essenza custodisce i riti originari della fratellanza arbëreshe. Questo lavoro di ricerca ha documentato la memoria storica restituendola alla comunità attraverso la rinascita della Vagha, la danza circolare che a Pallagorio si era interrotta da oltre settant’anni. Vedere la piazza riempirsi di generazioni diverse che tornano a ballare insieme dimostra come la cultura possa rigenerarsi e rafforzare i legami comunitari.
Editoria e grafica: la rivista “VEMI” e lo stile Pop
L’esperienza editoriale della rivista annuale “VEMI Arbëria” costituisce un altro passo significativo per la promozione territoriale. La pubblicazione racconta i luoghi e i protagonisti dell’Arbëria, con un focus particolare sull’area crotonese. Disponibile anche online nella traduzione in lingua albanese curata da Federica De Bastiani, la rivista mira a creare un ponte con i Balcani: il progetto è infatti seguito con grande interesse in Albania e in Kosovo, e punta a costruire un vero e proprio archivio dell’Arbëria contemporanea.
Sul fronte dell’innovazione si colloca invece “U Jam Arbëresh”, il progetto della graphic designer Francesca Liuzzo. Attraverso una serie di poster in stile pop, le espressioni tradizionali e la lingua acquisiscono nuova energia grazie a un linguaggio visivo contemporaneo. L’incontro tra parole antiche e design moderno dà vita a simboli identitari capaci di catturare l’attenzione dei più giovani, dimostrando come il mondo arbëresh sappia comunicare e raccontarsi in modo attuale e originale.
Risultati concreti e impatto sul futuro
Nel corso degli ultimi anni, le attività dell’associazione hanno coinvolto oltre 5.000 partecipanti: un traguardo significativo per un’area composta da piccoli borghi. Nel 2025, i contenuti digitali in lingua arbëreshe hanno raggiunto circa 9 milioni di visualizzazioni, a testimonianza di un interesse che supera ampiamente i confini locali. I video e i post hanno generato migliaia di interazioni dai Balcani e dall’intera diaspora albanese, confermando la capacità del progetto di tessere legami internazionali stabili e duraturi.
Il percorso proposto da Fili Meridiani si configura come un modello d’avanguardia in cui narrazione, cultura, identità, letteratura, turismo, natura e ricerca si intrecciano costantemente. L’associazione dimostra come la tutela del patrimonio identitario assuma un valore autentico solo quando si trasforma in una pratica viva, capace di generare nuove forme di appartenenza. In questo orizzonte, Fili Meridiani APS custodisce un’eredità millenaria, dotandola di energie e risorse per il domani. Attraverso la coesione delle idee, l’innovazione dei linguaggi e la partecipazione attiva, i fili dell’Arbëria continuano a tendersi e a connettersi con il mondo, rafforzando radici che trattengono, ma che allo stesso tempo proiettano lontano.
L'autore
- Federica De Bastiani è una traduttrice letteraria. Si è laureata in Lingue e Letterature Moderne presso l’Università della Calabria, specializzandosi in albanese, inglese e tedesco. Si occupa di far conoscere il mondo letterario albanofono in Italia e, al tempo stesso, la realtà arbëreshe d’Italia nei Balcani. È membro dell’associazione Fili Meridiani, con cui collabora per la realizzazione di progetti culturali e di promozione territoriale. Ha vinto il premio per la traduzione “Jusuf Vrioni” e il premio “Martin Camaj” per l’impegno dedicato allo studio e alla traduzione di questo autore.
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